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Farmaci, Carugi (Farmindustria): "Plasmaderivati strategici, in Italia sistema all'avanguardia"

(Adnkronos) - Plasmaderivati, ovvero farmaci biologici salvavita prodotti dall'industria a partire dalla lavorazione del plasma umano, la parte liquida del sangue donata da volontari. Medicinali che “hanno un valore importantissimo, pochi sanno che in Italia l'80% del plasma che viene raccolto all'interno del sistema di autosufficienza nazionale viene poi conferito alle aziende per essere frazionato e per produrre poi i plasmaderivati. E soltanto un 20% è dedicato alle emergenze”, spiega all'Adnkronos Salute Francesco Carugi, presidente del Gruppo Emoderivati Farmindustria. (VIDEO) 

Un settore importante, insomma, ma con caratteristiche peculiari sul piano della produzione. "Il plasma - continua Carugi - è una materia prima di origine biologica quindi non è sintetizzabile in laboratorio e conseguentemente è legato esclusivamente alla donazione. In Italia esiste un sistema per l'autosufficienza molto all'avanguardia che ha raggiunto negli ultimi anni delle cifre assai importanti, oltre 900 mila chili di plasma raccolto". Tra i plasmaderivati ci sono immunoglobuline, albumina umana, l'alfa 1-antitripsina, fattori della coagulazione .“Questi farmaci sono indirizzati prevalentemente a malattie rare, spesso non hanno alternative terapeutiche, quindi per migliaia di pazienti, la disponibilità del plasma coincide con l'opportunità di avere una continuità terapeutica e una migliore qualità di vita”.  

Per quanto riguarda l'approvvigionamento, continua Carugi ,“in Italia esiste una legge che dovrebbe portare alla totale autosufficienza nazionale. Purtroppo la quantità di plasma che viene raccolto nel nostro Paese non basta a coprire l'intero fabbisogno”. Le aziende, quindi, “intervengono con un secondo canale”, continuando a fornire i farmaci necessari ma derivati "da plasma non italiano, proveniente dagli Stati Uniti o da altri Paesi europei”. I processi di produzione in questo campo, evidenzia il rappresentante di Farmindustria “sono molto sofisticati, tecnologicamente avanzati, sono processi industriali molto lunghi. Addirittura dal momento in cui c'è una sacca che arriva da un donatore al momento in cui un plasmaderivato diventa disponibile per una terapia possono passare anche 12 mesi” 

Il ruolo dell'industria, però, non si ferma soltanto alla produzione di plasmaderivati c'è anche “un'attività significativa di ricerca e sviluppo: da un lato per aumentare il paniere delle plasma proteine disponibili, dall'altro lato anche per sviluppare nuove indicazioni per i farmaci già esistenti mediante la ricerca clinica". E infine c'è anche "l'affinamento dei processi industriali per cercare di avere la maggior resa possibile per ogni chilo di plasma che viene conferito all'industria”. 

6 ott 2026

Export, Tripoli: "Con AI le Pmi rischiano di sparire dalle selezioni, noi le aiutiamo"

(Adnkronos) - Le Camere di commercio puntano soprattutto sulle imprese di minori dimensioni per accompagnarle nei processi di internazionalizzazione, dalla valutazione della capacità di affrontare un mercato estero fino ai primi contatti con operatori e imprenditori stranieri. Un’attività costruita anche attraverso un rapporto diretto con le singole aziende, per verificarne prodotto, organizzazione e potenziale sui mercati internazionali. 

Lo ha detto Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, durante la diretta speciale Adnkronos alla conferenza “Obiettivo Export. Imprese e territori del centro Italia” organizzata a Roma dal ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. 

“Il sistema delle Camere di commercio lavora da tempo sul tema dell’internazionalizzazione e guarda soprattutto alle imprese di minore dimensione, quelle che da sole non riescono ad andare all’estero e vorrebbero essere aiutate”, ha spiegato Tripoli. Il valore aggiunto del sistema camerale, ha aggiunto, è anche “quel contatto one to one con le singole imprese” per capire se abbiano “la potenzialità per coprire un mercato estero”, verificando l’adeguatezza del prodotto e dell’organizzazione e accompagnandole poi nei primi rapporti con il mercato. 

 

Sul fronte digitale, Tripoli ha ricordato il lavoro svolto attraverso i Pid, i Punti impresa digitale delle Camere di commercio, che hanno aiutato “alcune centinaia di migliaia di imprese” ad acquisire maggiore familiarità con gli strumenti digitali e ad avviare i primi investimenti tecnologici. 

Ora, però, secondo il segretario generale di Unioncamere, l’intelligenza artificiale impone un salto ulteriore. “Siamo a un punto di svolta”, ha osservato, sottolineando che la questione riguarda un sistema produttivo italiano composto per il 99% da Pmi e chiama in causa tutti gli attori pubblici. 

“È già capitato che diverse aziende non siano state selezionate più da buyer, persone fisiche all’estero, ma da sistemi legati all’intelligenza artificiale”, ha spiegato Tripoli. Il rischio, soprattutto per le realtà più piccole, è che se non riescono a fornire ai nuovi strumenti digitali gli elementi necessari per essere individuate e valutate “scompaiono semplicemente dalle selezioni. Anche la qualità del prodotto a quel punto non viene più conosciuta”. 

“Questo è un problema vero e grosso per tutte le aziende medie e soprattutto per quelle piccole o piccolissime del nostro Paese”, ha concluso Tripoli. Per affrontarlo, ha aggiunto, servono competenze capaci di accompagnare le imprese e risorse per sostenere gli investimenti necessari. 

6 ott 2026

Export, Garbellini: "Mercosur apre nuove opportunità, Italia si è posta da pioniere"

(Adnkronos) - “Dal primo maggio del 2026 è in vigore il nuovo accordo tra l’Unione europea e il Mercosur, che progressivamente ridurrà le tariffe e i dazi doganali fino ad eliminarli del tutto su oltre il 90% dei prodotti fatti nell’Unione europea. È un momento effettivamente storico che apre nuove opportunità per le aziende italiane ed europee”. Lo ha detto Alessandro Garbellini, responsabile dell’Ufficio economico-commerciale dell’Ambasciata d’Italia a Brasilia, durante la diretta speciale Adnkronos alla conferenza “Obiettivo Export. Imprese e territori del centro Italia” organizzata a Roma dal ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. 

Le possibilità per le imprese italiane, spiega Garbellini, riguardano numerosi comparti. “Si va dal tradizionale settore dei macchinari, sempre più avanzati per l’industria, fino al farmaceutico e medicale, all’energia rinnovabile e a tutte le tecnologie per la transizione energetica. Ma anche ai macchinari per l’agroalimentare e ai prodotti agroalimentari delle eccellenze italiane”. 

Un passaggio importante riguarda proprio il Made in Italy alimentare. “L’accordo finalmente introduce anche la tutela per 57 indicazioni geografiche”, sottolinea il consigliere, spiegando che questo permetterà anche ai territori italiani di proiettarsi con maggiore forza sul mercato brasiliano. 

L’Italia, aggiunge Garbellini, ha cercato di muoversi in anticipo per accompagnare le aziende nella nuova fase. Il 9 settembre una missione guidata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha portato in Brasile una delegazione con il presidente di Confindustria e circa cento rappresentanti tra associazioni di categoria e imprese. 

Nel corso della missione è stata inoltre concordata con il ministro del Commercio brasiliano l’attivazione di un tavolo bilaterale Italia-Brasile, con l’obiettivo di affrontare le eventuali difficoltà incontrate dalle aziende nella fase di attuazione dell’accordo e individuare nuove opportunità commerciali. “È stato un momento in cui l’Italia si è posta effettivamente da pioniere”, conclude Garbellini. 

6 ott 2026

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6 ott 2026

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6 ott 2026

Export, Agostini (Inta): "Senza capitali pazienti l'innovazione non arriva sul mercato"

(Adnkronos) - Nata nel 2020 come spin-off della Scuola Normale Superiore e dell’Istituto Nanoscienze del Cnr di Pisa, Inta è oggi una Pmi innovativa con oltre 15 persone e diversi milioni di euro raccolti attraverso investimenti di venture capital. La società sviluppa Nano Analyzer, uno strumento hardware e software che consente di individuare rapidamente marcatori biologici nei liquidi senza dover effettuare le analisi nei laboratori ospedalieri. 

“Il nostro percorso è estremamente complesso dal punto di vista regolatorio perché ha a che fare con la salute dei pazienti e delle persone”, spiega all’Adnkronos Matteo Agostini, amministratore delegato e cofondatore di Inta, a margine di Obiettivo Export. “In Europa, ma anche in altri grandi mercati come quello statunitense, esistono percorsi regolatori molto capital intensive: hanno bisogno di molti capitali per poter essere completati con successo, ma anche di tempo e quindi di capitale paziente”. 

Da qui la necessità, per una realtà nata dalla ricerca italiana e ora impegnata nella crescita internazionale, di ampliare la propria capacità di attrarre risorse. “La ricerca di investitori internazionali che possano supportare realtà come la nostra diventa fondamentale, altrimenti il percorso non arriva fino in fondo e non si riescono ad avere neanche i benefici del capitale precedentemente investito”, osserva Agostini. 

Nano Analyzer nasce dalla ricerca di base nelle nanotecnologie, nelle biotecnologie e nell’intelligenza artificiale e sfrutta un brevetto sviluppato dagli stessi fondatori durante l’attività di ricerca. La principale applicazione sulla quale Inta lavora da anni riguarda la diagnosi rapida dei danni cerebrali da trauma attraverso analisi del sangue che possono essere effettuate nel triage ospedaliero, ma anche a bordo di ambulanze o elicotteri. 

La tecnologia non punta a sostituire la Tac, che “mantiene comunque la sua centralità nel percorso clinico”, precisa Agostini, ma a rendere più efficiente la gestione del paziente, riducendo il numero di esami necessari e fornendo un supporto quando l’imaging non può essere effettuato, come in alcuni casi pediatrici o nei pazienti fragili. 

6 ott 2026

Export, Bianchi (Confindustria): "Per arrivare a 700 miliardi le piccole imprese devono crescere"

(Adnkronos) - In Italia 31mila piccole imprese generano da sole 53 miliardi. “È un dato che significa che siamo un paese straordinario, fatto di piccole e medie imprese. Questo dato non ce lo hanno insieme Francia, Germania e Spagna. Significa che la nostra manifattura è rappresentata nel mondo soprattutto da piccole e medie imprese che significa territori, distretti, filiere e soprattutto in queste filiere, dove ci sono le nostre piccole imprese, significa famiglie”. Lo ha detto Fausto Bianchi, vicepresidente di Confindustria e presidente di Piccola Industria, durante la diretta speciale Adnkronos alla conferenza ‘Obiettivo Export. Imprese e territori del centro Italia’ organizzata a Roma dal ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. “Il contributo che dà il comparto al totale dell’export è il 49% e abbiamo un obiettivo sfidante, ribadito oggi più volte, di arrivare a 700 miliardi di export totale partendo da 643. Se non facciamo in modo che le piccole possano agganciare questa crescita, rafforzarsi e crescere attraverso questo percorso, sarà un dato che non raggiungeremo”, ha osservato Bianchi.  

“La crescita fa parte di una filosofia di una strategia che ci siamo dati e che cerca un po’ di risolvere un tema che è quello delle tante transizioni che stiamo affrontando: quella energetica, quella tecnologica, quella geopolitica. Sono tutte quante momenti di difficoltà, ostacoli che le piccole medie imprese devono superare. Per far questo, dotarsi di un’organizzazione, di una capacità e una dimensione maggiore li favorisce nell’affrontare questi mercati. Questo è un tema che in parte si risolve quando si partecipa a ecosistemi a filiere orizzontali come possono essere reti di impresa che insieme, facendo operazioni di sistema” fanno sfumare “il tema dimensionale”, ha evidenziato il presidente. 

 

Restano però dei nodi da sciogliere a livello nazionale ed europeo, primo tra tutti l’energia. “Noi siamo l’ottava potenza economica al mondo e la quarta per export, siamo un paese straordinario ma pieno di paradossi. Il fatto di avere un’energia che, rispetto alle 60 euro a megawattora pagate in Spagna, paghiamo 240 euro/mwh è sicuramente un fattore di non competitività. Noi vogliamo un mercato unico dell’energia che parta dalla sospensione di un meccanismo perverso qual è quello dell’Ets per avere la possibilità di competere da un punto di vista energetico alla pari, quantomeno, dei nostri cugini europei”, ha ribadito Bianchi. Un altro tema è la burocrazia: “In Italia costa 80 miliardi ma abbiamo dimostrato, attraverso programmi di investimenti come quelli legati alla Zes, che in realtà dove poi c’è semplificazione aumenta la capacità di crescere. Siamo un paese pieno di paradossi ma chiedo a tutti cosa saremo senza questi ‘mattoni’ nello zaino. Siamo – ha ribadito poi il vicepresidente di viale dell’Astronomia – un paese fatto di piccole e medie imprese dove ci sono famiglie e soprattutto i territori dove le nostre imprese, soprattutto nelle aree interne, tengono in piedi la coesione sociale a cui teniamo moltissimo”. 

Nella manovra che l’esecutivo si appresta a tracciare, quindi, “ci attendiamo un’accelerazione di quello che può essere un abilitatore per la crescita”. Le imprese, infatti, si trovano di fronte a varie questioni, tra cui la transizione digitale: “Sull’adozione dell’intelligenza artificiale abbiamo bisogno di strumenti che ci permettano di investire nelle nostre imprese, di innovare per aumentare la produttività che è oggettivamente più la dimensione piccole più c’è un coefficiente di produttività che diciamo non ha i dati di quelle che noi vorremmo raggiungere”. 

6 ott 2026

Export, Buratti (Leonardo): "Con i fornitori bisogna giocare d’anticipo sui rischi"

(Adnkronos) - Una rete di oltre 12mila fornitori nel mondo, di cui 4mila in Italia e, tra questi, circa l’85% costituito da piccole e medie imprese. È anche attraverso questa filiera che Leonardo cerca di ridurre l’esposizione alle strozzature sulle materie prime e alle tensioni che attraversano le catene globali di approvvigionamento. 

“Leonardo è un’azienda globale che opera in un mercato abbastanza complesso, in particolare in questo momento nello spazio difesa e sicurezza, ma più in generale la Global Security è un elemento critico per tutti i Paesi”, ha spiegato Marco Buratti di Leonardo nel corso della diretta speciale Adnkronos a “Obiettivo Export” organizzato dal ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. Il gruppo opera in quattro mercati domestici – Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Polonia – e ha una presenza industriale in circa 50 Paesi. 

Una dimensione internazionale che consente di diversificare i canali di approvvigionamento e di sostenere anche i propri fornitori. Leonardo, ha precisato Buratti, non acquista direttamente le materie prime critiche, ma semiconduttori per l’assemblaggio dei componenti elettronici e semilavorati da aziende con le quali esiste un rapporto di “mutua interdipendenza”. 

 

“Favoriamo da parte loro gli investimenti per tenersi aggiornati con la tecnologia e con i processi e, dall’altra parte, cerchiamo di fare accordi con i Paesi che forniscono tali materie prime critiche. Mi viene in mente il Canada piuttosto che l’Australia”, ha osservato. La presenza industriale internazionale di Leonardo può infatti facilitare l’accesso alle fonti di approvvigionamento e permettere di aumentare il numero dei partner, riducendo la dipendenza da singoli canali. 

Il rapporto con i fornitori, però, non riguarda soltanto la gestione delle emergenze. “È importante che noi li affianchiamo nei rapporti dove possiamo far valere la forza della grande azienda e, dall’altra parte, ci aspettiamo un investimento costante in processi e tecnologia. E soprattutto un ruolo di partnership, informandoci laddove esistano delle reali criticità”, ha aggiunto Buratti. 

Finora, ha spiegato, la presenza internazionale del gruppo ha permesso di garantire le forniture necessarie nei tempi richiesti anche in una fase particolarmente complessa. Ma il punto decisivo resta la capacità di anticipare le crisi: “Dobbiamo giocare d’anticipo”. 

La responsabilità della grande impresa si estende così all’intera filiera. Leonardo seleziona e certifica i propri fornitori e punta a costruire con loro rapporti di lunga durata, coinvolgendoli anche nei programmi del gruppo. 

“Noi facciamo da driver per consentirgli di accedere ai grandi programmi internazionali ai quali individualmente non riescono ad accedere, ma dall’altro ci aspettiamo da parte loro un investimento costante”, ha concluso Buratti. “Giochiamo insieme la partita per avere la massima competitività possibile e mitigare al massimo i rischi di questa fase così convulsa a livello internazionale”. 

6 ott 2026

Export, Strozzi: "Studiamo altri Innovit nei principali tech hub mondiali"

(Adnkronos) - La Farnesina punta a rafforzare la presenza internazionale delle imprese tecnologiche italiane, aumentando la partecipazione alle principali fiere mondiali dell’innovazione e valutando l’apertura di nuovi centri Innovit nei maggiori tech hub globali. Una strategia che affianca ai settori tradizionali dell’export italiano comparti come AI, cybersicurezza, biotecnologie, tecnologie quantistiche, spazio ed energia. 

“Il Ministero degli Esteri abbraccia completamente questa visione e la considera la strategia per far crescere l’economia presente e futura dell’Italia su due leve: internazionalizzazione e innovazione”, ha spiegato Sergio Strozzi, capo dell’Ufficio per la promozione delle filiere industriali innovative e start-up della Farnesina, intervenendo alla diretta speciale Adnkronos durante “Obiettivo Export”. 

L’obiettivo, ha spiegato, è promuovere all’estero “non soltanto i settori tradizionali” nei quali l’Italia è già conosciuta, ma sempre più anche “i settori tecnologicamente di punta”, dall’intelligenza artificiale alla cybersicurezza, dalle tecnologie per l’ambiente e l’energia alla space economy. 

Una trasformazione che passa anche dall’immagine del sistema Paese. “Stiamo facendo un’operazione strategica preliminare di riposizionamento”, ha osservato Strozzi. “Portiamo all’estero un’immagine, una narrativa nuova dell’Italia, fatta di tanta ricerca scientifica e tecnologica d’eccellenza, ma anche di imprese e di commercializzazione di soluzioni e invenzioni”. 

 

Un segnale arriva anche dagli investimenti. Nel 2025, ha ricordato, il venture capital in Italia ha raggiunto circa 2 miliardi di euro e “un 30% è arrivato dall’estero”. Per Strozzi è “un’altra notizia molto positiva”, perché mostra come investitori e operatori internazionali stiano iniziando a guardare all’Italia non soltanto per i comparti più tradizionali, ma anche per il suo ecosistema dell’innovazione. 

La Farnesina, insieme all’Agenzia Ice e agli altri soggetti istituzionali coinvolti, ha creato tre tavoli dedicati all’internazionalizzazione di settori considerati strategici: scienze della vita, pharma e biotecnologie; cybersicurezza; intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. Il lavoro, ha spiegato Strozzi, mette intorno allo stesso tavolo ministeri e operatori privati per individuare nuovi mercati, eventi e fiere internazionali sui quali concentrare la presenza italiana. 

Nel 2025, per esempio, l’Italia ha aperto per la prima volta un padiglione nazionale alla RSA Conference di San Francisco, dedicata alla cybersicurezza. “La prossima settimana, per la prima volta, parteciperemo sotto la bandiera italiana, con un padiglione italiano con Agenzia Ice, alla Cyberweek di Singapore”, ha aggiunto. 

Sul fronte biotech è nato invece il Montalcini Global Biotech Tour, che seleziona ogni anno alcune delle principali fiere internazionali del settore per portare all’estero le eccellenze italiane, dal farmaceutico alla longevity fino alle nuove molecole. Nel 2026 l’Italia ha inoltre partecipato per la prima volta a SPIE Photonics West, appuntamento internazionale dedicato a sensoristica, fotonica e ottica. 

“È una strategia di attacco”, ha sintetizzato Strozzi: da una parte dare maggiore visibilità internazionale alle filiere innovative italiane, dall’altra creare opportunità di incontro con partner commerciali e investitori per startup, Pmi e imprese medio-grandi. 

Un altro tassello è Innovit, l’Italian Innovation and Culture Hub aperto nel 2022 nel cuore della Silicon Valley. In questi anni, ha spiegato Strozzi, poco meno di 500 startup e Pmi innovative hanno partecipato ai suoi programmi, dedicati a verticali che vanno dal cleantech alla transizione energetica, dalla cybersicurezza alla space economy, dall’agrifoodtech al biotech. 

Attorno al centro si è formata anche una comunità di manager tecnologici italiani, ricercatori e professionisti della Silicon Valley, compresi esperti provenienti da università come Stanford e Berkeley, che aiutano i founder italiani a migliorare business plan, presentazioni e capacità di rivolgersi agli investitori. 

I primi risultati, secondo Strozzi, sono già visibili: alcune imprese hanno aperto filiali negli Stati Uniti, altre hanno raccolto capitali o stretto partnership tecnologiche. Ora il modello potrebbe essere replicato. “Stiamo studiando la possibilità di aprire altri Innovit nei tech hub mondiali più importanti, anche al di fuori degli Stati Uniti e della Silicon Valley”. 

6 ott 2026

Export, Battocchi: "Farnesina sempre più casa delle imprese, sui mercati esteri non si va soli"

(Adnkronos) - “La Farnesina in questi mesi e anni è diventata e sta diventando sempre di più la casa dell’export. Per i nostri ambasciatori, per i nostri consoli e anche per i direttori degli Istituti di cultura, la promozione del sistema Italia è una missione centrale”. Lo ha detto Mauro Battocchi, direttore generale per la Crescita e la promozione delle esportazioni della Farnesina, durante la diretta speciale Adnkronos alla conferenza ‘Obiettivo Export. Imprese e territori del centro Italia’ organizzata a Roma dal ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. 

Al centro della giornata, spiega Battocchi, il rapporto diretto tra le imprese del Centro Italia e la rete diplomatica e degli strumenti per l’internazionalizzazione. “Abbiamo una squadra di diplomatici e di professionisti del mondo dell’export che sono qui per dialogare con le imprese. Questo incontro è assolutamente importante perché dobbiamo essere capaci di comunicare, riflettere e soprattutto agire insieme alle aziende”. 

L’obiettivo indicato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani è raggiungere i 700 miliardi di euro di export nel 2027. “Siamo sulla buona strada, i dati lo dimostrano, ma non dobbiamo dormire sugli allori. Le crisi sono tante, l’instabilità è forte, occorre muoversi a sistema”, sottolinea Battocchi. 

Fare sistema, aggiunge, significa offrire alle aziende strumenti concreti: dalle analisi di mercato nei Paesi più complessi ai servizi finanziari, fino all’assistenza delle rappresentanze diplomatiche. “Quando ci sono degli intoppi, delle difficoltà o dei problemi all’estero, bisogna potersi rivolgere all’ambasciata, trovare la porta aperta e dialogare insieme su come i problemi possono essere affrontati”. 

 

Una parte centrale di ‘Obiettivo Export’ è dedicata proprio agli incontri operativi tra aziende e funzionari della rete diplomatica, insieme agli esperti di Ice, Sace, Simest e Cassa Depositi e Prestiti. “È molto importante passare dal dialogo e dal dibattito della conferenza alla parte operativa. Questo è il focus che vogliamo dare alle nostre attività: non soltanto discutere ciò che va fatto, ma agire”, afferma Battocchi. 

L’altro fronte è la diversificazione delle destinazioni dell’export italiano, guardando anche a mercati più lontani e ad alto potenziale. “Sono anche mercati difficili, dove se si va da soli si hanno sicuramente maggiori difficoltà”, osserva. In queste ore, ricorda, è in corso una missione imprenditoriale del sistema Italia organizzata insieme a Ice in Perù e Cile. 

Il calendario delle prossime iniziative prevede inoltre diversi business forum internazionali. A fine ottobre è in programma un appuntamento in Canada, a Toronto. Battocchi richiama anche la nuova app del Piano Export, attraverso la quale le imprese possono accedere a informazioni, strumenti e contatti utili per l’internazionalizzazione. 

La prossima grande tappa sarà poi il 17 dicembre alla Fiera di Milano, con la Conferenza nazionale dell’export. “Avremo 140 ambasciatori, tutti in presenza, per incontrare gli imprenditori. Sarà possibile prenotare gli appuntamenti e dialogare in diretta, senza barriere, senza nessun tipo di ostacolo burocratico, con coloro che all’estero sono chiamati a rappresentare il nostro Paese”, conclude Battocchi. “Crediamo sia una grande opportunità per tutte le aziende che vogliono continuare nel cammino di internazionalizzazione”. 

6 ott 2026

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