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Non capisce l'italiano, il sindaco 'congela' la consegna della cittadinanza

(Adnkronos) - Una donna non capisce l'italiano e il sindaco 'congela' l'acquisizione della cittadinanza. Succede a Cadoneghe, comune veneto di circa 15mila abitanti. E' il sindaco Marco Schiesaro, con un post su Facebook, a spiegare l'episodio. "Come accade periodicamente, in Comune ho incontrato diversi nuovi cittadini per il giuramento previsto al termine del percorso per l’acquisizione della cittadinanza italiana. È sempre un momento importante. Diventare cittadini italiani significa entrare pienamente a far parte della nostra comunità, acquisendo diritti ma anche assumendosi doveri e responsabilità. La legge stabilisce requisiti precisi e, nei casi previsti, richiede anche un’adeguata conoscenza della lingua italiana. Oggi, però, per la prima volta durante il mio mandato, mi sono trovato davanti a una situazione che mi ha lasciato profondamente perplesso", spiega il primo cittadino. 

"Una persona convocata per il giuramento non era in grado di comprendere le domande più semplici in italiano e nemmeno di leggere autonomamente il verbale del proprio giuramento. Ho provato a rivolgerle alcune semplici domande, ma non è stata in grado di rispondere in italiano. Il marito, presente al giuramento, ha cercato di rispondere al suo posto, ma naturalmente non ho accettato: chi presta giuramento deve essere personalmente consapevole e comprendere ciò che sta facendo. Di fronte a una situazione del genere ritengo doveroso fermarsi e chiedere che vengano svolte tutte le verifiche necessarie", afferma Schiesaro. 

"Non è una questione di provenienza. Non è nemmeno una questione di essere più o meno accoglienti. È una questione di rispetto delle regole e del valore stesso della cittadinanza italiana. La cittadinanza non può essere considerata una semplice formalità burocratica. Significa appartenere a una comunità, conoscerne le regole, rispettarne le leggi e comprendere il significato dell’impegno che si sta assumendo davanti alla Repubblica. E soprattutto una soluzione c’è: imparare l’italiano e fare concretamente lo sforzo di integrarsi", prosegue il sindaco. 

"Nessuno pretende la perfezione. Si può sbagliare una parola, avere un accento, incontrare delle difficoltà. Ma deve esserci almeno la volontà e lo sforzo di imparare la lingua del Paese di cui si chiede di diventare cittadini. Perché conoscere l’italiano significa poter lavorare, costruire relazioni, conoscere i propri diritti e doveri, parlare con le istituzioni e partecipare davvero alla vita della comunità. Integrare significa anche questo: fare la propria parte", evidenzia il primo cittadino concludendo che "la cittadinanza italiana è un traguardo importante. Proprio per questo va rispettata, valorizzata e presa sul serio". 

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23 set 2026

Usa-Cina, Xi Jinping vola da Trump: i dossier sul tavolo e le incognite

(Adnkronos) - Si erano incontrati a Pechino a metà maggio. Si rivedranno quasi quattro mesi dopo a Washington, passati più di nove anni dal loro primo summit. Sarà il terzo faccia a faccia in meno di un anno e, secondo gli osservatori, difficilmente da Xi Jinping arriveranno 'concessioni' per Donald Trump. I colloqui, in programma per giovedì, si terranno mentre per il tycoon si avvicina il voto di Midterm. L'attenzione è concentrata su una possibile proroga della tregua commerciale, concordata nell'ottobre dello scorso anno e in scadenza a novembre, dopo l'incontro di domenica a New York tra il vicepremier cinese He Lifeng, zar dell'economia, e il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent. 

Una nuova guerra di dazi e controdazi, di misure sui minerali critici, una nuova guerra commerciale, evidenzia David Pierson nella sua analisi per il New York Times, colpirebbe i consumatori americani a ridosso delle elezioni ed è un rischio che Trump non può permettersi, mentre tenere a bada il tycoon consentirebbe a Xi di avere il tempo necessario per lavorare al rilancio dell'economia cinese, per 'ricomporre' i vertici militari dopo le epurazioni nel contesto della lotta alla corruzione e per continuare a 'insistere' su potenza industriale, tecnologica e militare. 

Secondo i media americani, l'intelligenza artificiale sarà in cima all'agenda. Difficile non si parli di Iran. Sul tavolo, anche il dossier Boeing. Dopo l'atteso faccia a faccia, è la conclusione dell'analisi del Nyt, la Cina potrebbe acconsentire ad aumentare gli acquisti di prodotti agricoli, ma le aspettative sono basse su questioni come sicurezza dell'intelligenza artificiale e squilibri commerciali. E, sottolinea ancora sul quotidiano Keith Bradsher, le restrizioni imposte dalla Repubblica popolare sulle esportazioni di terre rare restano una delle questioni più difficili da risolvere. 

Gli osservatori si aspettano nuove pressioni da parte di Xi, 73 anni fatti il 15 giugno, su Trump, 80 anni compiuti il 14 giugno, sul dossier Taiwan, su cui il leader cinese aveva insistito durante il faccia a faccia di maggio con Trump. 

Per Taiwan, isola di fatto indipendente che rivendica la sua democrazia, Pechino vuole la "riunificazione" senza escludere l'uso della forza. Il Wall Street Journal evidenzia come il gigante asiatico continui con il pressing militare sull'isola, anche se - secondo persone che sarebbero a conoscenza dei timori di Xi - a preoccupare il leader cinese sarebbe la possibilità che un'invasione possa trasformarsi in un pantano. Pechino, sottolinea il quotidiano, sta anche intensificando il lavoro con l'obiettivo di creare divisioni all'interno della società taiwanese (a fine novembre chiamata alle urne per elezioni locali), di convincere sempre più abitanti che è inutile 'resistere' al controllo cinese, 'corteggiando' il Kmt e chi si oppone all'indipendenza, seminando dubbi sull'impegno degli Usa nei confronti di Taipei (Pechino ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento in campagne di disinformazione), che ha una manciata di alleati nel mondo e conta da sempre sugli Stati Uniti come principale sostenitore pur in assenza di relazioni diplomatiche formali. 

Il leader cinese, continua il giornale, intravede un'apertura alla luce di un timore crescente a Taiwan, ovvero che il tycoon possa sacrificare il sostegno assicurato all'isola in nome di relazioni migliori con Pechino. 

Secondo un sondaggio recente della Brookings Institution, rilanciato dal Wsj, solo il 24% degli elettori di Taiwan considera gli Stati Uniti un partner affidabile. Per Chiu Chui-Cheng dell'ente governativo di Taipei incaricato di gestire le relazioni con Pechino, il Dragone continua a considerare il secondo mandato di Trump alla Casa Bianca come una "occasione rara" per influenzare l'opinione pubblica dell'isola. "Pensano - ha affermato - che l'imprevedibilità di Trump sugli impegni americani dia a Xi più margini di manovra". 

Così l'obiettivo di Xi in vista del faccia a faccia con il tycoon sarebbe, secondo consiglieri politici cinesi citati dal giornale, portare Trump a esprimersi chiaramente contro l'indipendenza di Taiwan. Se per il tycoon si avvicina il voto di Midterm, Xi - nonostante le voci sulle sue condizioni di salute - si prepara a un quarto mandato senza precedenti alla guida del Partito comunista cinese e, scrive Pierson nella sua analisi per il Nyt, sembra aver concluso che il modo migliore per 'gestire' gli Usa oggi sia quello di coinvolgere Trump in vertici di alto livello, ricchi di immagine e poveri di sostanza. 

 

23 set 2026

Conti pubblici, Italia resta in procedura: il ruolo della clausola di salvaguardia nazionale

(Adnkronos) - L'arbitro alla fine ha fischiato il rigore, ma non nell'area in cui sperava Roma. L'Istat ieri ha certificato che il deficit/Pil dell'Italia nel 2025 si è attestato al 3,1%, quindi sopra il 3% del Pil, come nei dati comunicati prima dell'estate. Di conseguenza, l'Italia resta nel braccio correttivo del patto di stabilità, cioè nella procedura per deficit eccessivo (Edp), almeno fino alla prossima primavera/estate.  

Il nostro Paese sarebbe potuto uscire in anticipo dalla procedura in cui è entrato nel luglio 2024 se il deficit del 2025 fosse risultato a consuntivo, dopo le revisioni, inferiore al 3% del Pil. Lo stesso commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis aveva confermato più volte che l'uscita dalla Edp quest'anno era "certamente una possibilità", a condizione però che il deficit rientrasse sotto soglia. Così non è stato: l'Istituto Nazionale di Statistica ha confermato che il disavanzo 2025 è stato pari al 3,1%, quindi l'Italia resta in procedura.  

Lo stesso ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti venerdì scorso a Dublino, a margine dell'Ecofin informale/Eurogruppo, era stato molto cauto sulla possibilità che il deficit 2025 subisse una sostanziale revisione al ribasso: "Io non sono fiducioso - aveva risposto - sono speranzoso per l'Italia e per la Repubblica Italiana. Ma non è una decisione che prendiamo noi, è una decisione che prende Istat". E quindi, aveva aggiunto citando l'allenatore serbo della Sampdoria Vujadin Boskov, "è rigore quando l'arbitro fischia. Se non fischia cosa volete che vi dica? Protesterò con l'arbitro, ma non posso farci niente". 

La Commissione Europea ha confermato, in gergo rigorosamente tecnico, che l'Italia non uscirà dalla procedura per deficit quest'anno: Eurostat, ha ricordato un portavoce, pubblicherà i dati definitivi relativi al 2025 per le procedure per deficit eccessivo il prossimo 21 ottobre ma, perché la Commissione Europea "possa proporre la revoca della procedura per deficit eccessivo (Edp, Excessive Deficit Procedure) per l'Italia nel pacchetto d'autunno del Semestre europeo, previsto per novembre, la notifica Edp dell'ottobre 2026 dovrebbe indicare, per il 2025, un disavanzo inferiore al valore di riferimento del 3% del Pil", mentre Istat oggi ha certificato che il deficit 2025 è stato pari al 3,1%.  

Il portavoce ha confermato, nella sostanza, che l'Italia non uscirà dalla procedura per deficit eccessivo quest'autunno, visto che è estremamente improbabile, se non impossibile, che Eurostat riveda al ribasso la stima dell'Istat.  

"Le revisioni tra le notifiche Edp di primavera e quelle d'autunno - ha ricordato il portavoce - sono normali e riflettono l'integrazione di informazioni statistiche nuove e perfezionate, a mano a mano che nel corso dell'anno si rendono disponibili dati più completi. Oggi l'Istat ha diffuso una notifica relativa al disavanzo e al debito delle amministrazioni pubbliche per gli anni precedenti, incluso il 2025. I dati rivisti indicano che l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil si è attestato al -3,1% nel 2025". 

La conferma che l'Italia resterà nella procedura per deficit eccessivo almeno fino alla prossima primavera avrà un impatto sulla prossima finanziaria, riducendo i margini di manovra. Ma l'Italia ha chiesto, l'11 settembre scorso, l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia (Nec), richiesta sulla quale la Commissione sta lavorando "con la massima celerità", ha spiegato il portavoce Balazs Ujvari.  

La Nec, però, può diventare una trappola. A causa di come è stato riformato il patto di stabilità alla fine del 2023, con una fortissima impronta germanica, i Paesi che si trovano in procedura per deficit vengono penalizzati rispetto a quelli che, al contrario, ne sono fuori: in altre parole, la Nec funziona diversamente a seconda se a chiederla è un 'peccatore', cioè un Paese che è in procedura, oppure un 'virtuoso', un Paese che ha un deficit inferiore al 3% e, quindi, è fuori procedura.  

Il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis aveva più volte spiegato che, nel secondo caso, il Paese che la attiva, se aumenta il deficit oltre il 3% per via delle spese militari, non entra nella procedura per deficit eccessivo. Nel primo caso, invece, se il Paese si trova già in procedura e se, al netto delle spese militari aggiuntive, avrebbe visto il proprio deficit scendere sotto la soglia del 3%, al di sopra della quale rimane esclusivamente a causa delle spese militari, ebbene, in questo caso non esce dalla procedura. Questo oggettivamente penalizza i Paesi che si trovano in Edp, rispetto a quelli che non vi si trovano, quando si tratta di scegliere se attivarla o meno. 

Tuttavia il governo italiano, se utilizzerà la clausola con perizia, potrebbe sfuggire a questa 'tagliola'. Ujvari ha spiegato che l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia non necessariamente ostacolerà l'eventuale uscita dell'Italia dalla procedura per deficit nella primavera del 2027, sempre a patto, ovviamente, che il deficit del 2026 scenda sotto il 3% del Pil. Un obiettivo che potrebbe essere a portata di mano: le proiezioni della Commissione lo danno al 2,9% per il 2026 (occorrerà però vedere le previsioni d'autunno). 

"La questione non è bianco o nero - ha detto il portavoce - prendiamo il caso dell'Italia: se quest'anno dovessimo revocare la procedura per i disavanzi eccessivi (Edp) a suo carico, sarebbe necessario che il deficit di bilancio italiano nel 2025 risultasse inferiore al 3%, a prescindere dalla clausola di salvaguardia nazionale. Guardando poi" agli anni successivi, ha aggiunto, "il deficit dovrebbe mantenersi sotto quella soglia; tuttavia, in questo caso, si potrebbe tenere conto della clausola di salvaguardia nazionale. La questione è più articolata, presenta diverse sfaccettature". 

In pratica, a quanto si apprende a Bruxelles, se il deficit 2026 risulterà, nel 2027, inferiore al 3% e se l'Italia non caricherà troppe spese aggiuntive consentite dalla Nec sull'esercizio 2026, utilizzandola appieno nel 2027 e nel 2028, la Commissione potrebbe decretare l'uscita dall'Edp dell'Italia ugualmente la prossima primavera, a prescindere dall'attivazione della Nec. Per la valutazione del deficit prospettato nel 2027 e nel 2028, si potrà, appunto, "tenere conto" del fatto che è stata utilizzata la clausola nazionale di salvaguardia. Dunque se verrà usata in modo intelligente, cosa della quale a Bruxelles non dubitano, l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia non ostacolerà l'uscita dell'Italia dalla procedura per deficit eccessivo nella primavera dell'anno prossimo. (di Tommaso Gallavotti) 

 

22 set 2026

Pensioni ottobre 2026, cedolino Inps: aumenti, arretrati e rimborsi 730

(Adnkronos) - Pensioni di ottobre, attenzione al cedolino: per alcuni pensionati l’importo potrebbe essere diverso dal mese precedente. Nel pagamento del 1° ottobre entrano infatti diverse novità, tra cui l’applicazione dei nuovi benefici fiscali sulle prestazioni di accompagnamento alla pensione e il riconoscimento degli eventuali arretrati maturati dall’inizio del 2026. Ma non è l’unica voce da controllare: sul rateo possono comparire anche i rimborsi o le trattenute legati al modello 730. Ecco cosa cambia e cosa verificare nel cedolino Inps. 

L’Inps comunica che il cedolino è già consultabile attraverso i servizi online dell’Istituto. I pensionati possono così verificare l’importo della prestazione e conoscere nel dettaglio le eventuali variazioni rispetto ai mesi precedenti. 

L’accredito della pensione sarà effettuato con valuta il primo giorno bancabile del mese, che per ottobre coincide con giovedì 1° ottobre 2026. Per chi ritira la pensione in contanti, resta in vigore il limite di 1.000 euro netti. Nel caso di persone che percepiscono più prestazioni pensionistiche o assistenziali, il pagamento viene effettuato attraverso un unico mandato. 

 

Con la mensilità di ottobre l’Inps applica automaticamente anche i benefici fiscali previsti dalla legge 207/2024 per alcune prestazioni di accompagnamento alla pensione sottoposte a tassazione ordinaria. Tra queste rientrano, ad esempio, l’Ape Sociale, l’isopensione, gli assegni straordinari e le indennità previste dai contratti di espansione. 

Le nuove misure prevedono un beneficio fiscale differenziato in base al reddito. Per i redditi lordi annuali fino a 20.000 euro è prevista una somma non imponibile ai fini Irpef, definita “bonus aggiuntivo”. Per i redditi compresi tra 20.000 e 40.000 euro, invece, è prevista un’ulteriore detrazione d’imposta. 

Con il pagamento di ottobre saranno inoltre riconosciuti gli arretrati del bonus aggiuntivo maturati dal 1° gennaio 2026. L’Inps precisa che la verifica definitiva della spettanza complessiva dei benefici sarà effettuata a consuntivo alla fine dell’anno. Per maggiori approfondimenti è possibile consultare il Messaggio numero 2829 del 14 settembre 2026.  

 

Proseguono inoltre le operazioni di abbinamento dei dati contabili trasmessi dall’Agenzia delle Entrate attraverso i modelli 730/2026. 

Con il rateo di ottobre, l’Inps procederà quindi al pagamento degli eventuali rimborsi a credito non ancora riconosciuti oppure all’applicazione delle trattenute a debito risultanti dalla dichiarazione dei redditi. 

I cittadini possono controllare la propria situazione attraverso il servizio online “Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino”, disponibile sul sito dell’Inps e sull’app Inps Mobile. Per accedere è necessario utilizzare la propria identità digitale. 

 

C’è infine un’ultima scadenza da ricordare. Entro il 10 ottobre, i contribuenti possono presentare telematicamente la richiesta per ottenere la riduzione o l’annullamento della seconda o unica rata di acconto Irpef e della cedolare secca. 

La possibilità riguarda chi ritiene di dover versare un importo inferiore rispetto a quello calcolato sulla base della dichiarazione dei redditi. 

 

22 set 2026

Meloni: "Mattarella ministro firmava per meno stranieri in classe". Dal Pd al M5S, la protesta delle opposizioni

(Adnkronos) - "Il presidente della Repubblica, quando era ministro dell'Istruzione, redigeva circolari che più o meno invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe, ma perché è una misura di buon senso e che quindi mi pare che sia giusto portarla avanti". Giorgia Meloni passa all'attacco. E lo fa contro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lunedì scorso, nel suo intervento all'inaugurazione dell'anno scolastico ad Amatrice, sembrava aver risposto al suo annuncio di un approdo a breve in Consiglio dei ministri di una norma per mettere un tetto al numero di stranieri in classe. "La scuola - aveva ricordato il capo dello Stato - è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti. È aperta a tutti: così dispone l'articolo 34 della Costituzione".  

Ospite di Cinque minuti, nel salotto di Bruno Vespa su Raiuno, la premier dapprima stempera i toni. Nelle parole di Mattarella, infatti, Meloni non vede un attacco a lei, perché quando il presidente della Repubblica dice che "la scuola deve superare le incomunicabilità, non creare ghetti" sta intendendo la stessa cosa che intende lei. "È chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua - spiega -. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire che un ragazzo straniero, quanto anche i ragazzi italiani, possano sentirsi nel ghetto". Poi ci va giù dura. Scatenando le proteste delle opposizioni.  

 

La prima a intervenire in difesa di Mattarella è Elly Schlein. Per la segretaria del Partito democratico, "tirare per la giacca il presidente della Repubblica Sergio Mattarella cercando di trascinarlo, come ha fatto Giorgia Meloni, sulla polemica strumentale del giorno è segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato e costituisce una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato. Una cosa di cui l'Italia non ha assolutamente bisogno". Dai dem intervengono anche i due capigruppo a Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, che definiscono "squallide" le parole della presidente del Consiglio contro l'inquilino del Quirinale. 

Dal Movimento 5 stelle è il presidente dei senatori Luca Pirondini a tirare per le orecchie Meloni. "Delle due, l'una. O Giorgia Meloni non ha capito le parole di Sergio Mattarella sulla sua proposta sconclusionata e inattuabile del tetto agli stranieri nelle scuole, oppure sta manipolando a suo favore le parole del presidente della Repubblica. In entrambi i casi siamo davanti a una presidente del Consiglio fuori controllo che non si fa scrupolo di fare propaganda sulla pelle della scuola pubblica e attaccare il Quirinale con una sola mossa". Per il pentastellato, la premier "ha deciso di avviare la sua campagna elettorale in maniera ancora più sfacciata di quanto non abbia governato in questi anni. Da qui alle elezioni saranno mesi lunghissimi e, davanti alle sparate di Meloni, molto penosi per gli italiani". 

Per Angelo Bonelli, co-leader di Avs, "Giorgia Meloni ormai non ha più limiti. Per giustificare la sua propaganda sul tetto agli studenti stranieri tira in ballo persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Meloni dovrebbe occuparsi dei veri problemi della scuola pubblica italiana", ma "continua invece a usare la scuola come terreno di propaganda e apre uno scontro istituzionale con il presidente della Repubblica creando un problema serio al Paese".  

 

Un assist alla premier, però, arriva da Roberto Vannacci. Il generale e leader di Futuro nazionale, che aveva accolto con favore la proposta di Meloni, si inserisce nel dibattito puntando il dito contro la sinistra, senza mai citare la presidente del Consiglio. "La sinistra sta usando le parole del presidente Mattarella per attaccare il tetto agli alunni stranieri nelle scuole. Peccato che nel luglio del 1990 Mattarella, allora ministro per la Pubblica istruzione, sosteneva la necessità di 'ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani'", mette agli atti in un video sui social. 

 

22 set 2026

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22 set 2026

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