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Caro carburanti, oggi il Consiglio dei ministri: sul tavolo una misura ponte

(Adnkronos) - "Bisogna trovare una soluzione e fare presto". È mattina di martedì 25 agosto quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riunisce da remoto i leader della sua maggioranza. Sul tavolo c'è il caro carburanti, il tema che in queste settimane rappresenta una vera spina nel fianco per gli italiani, colpiti nelle tasche, in vacanza come nella vita di tutti i giorni, dagli effetti del protrarsi della guerra tra Usa e Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz. Un'emergenza che la premier sa essere delicata anche sul piano politico, mentre le opposizioni incalzano. 

Meloni decide così di convocare per oggi mercoledì 26 agosto un Consiglio dei ministri dedicato al caro carburanti. L'urgenza viene ribadita dalla premier durante la call con gli alleati: i vicepresidenti del Consiglio Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, l'uomo che tiene i cordoni della borsa e che dovrà trovare i soldi necessari a finanziare il provvedimento. 

 

Del resto, il governo è ormai da settimane alle prese con una misura che viene prorogata di volta in volta, inseguendo l'andamento dei prezzi e le (poche) risorse disponibili. Il 27 luglio c'è l'ok al decreto legge n. 133, che riduce di 14 centesimi al litro l'accisa sul gasolio, con un effetto complessivo alla pompa di circa 17 centesimi, per il periodo dal 28 luglio al 6 agosto. 

L'operazione, come spiegato dal titolare del Mef, vale complessivamente circa 125 milioni di euro. Pochi giorni dopo arriva un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri. Il 4 agosto il governo approva il dl n. 139, che proroga la riduzione delle accise dal 7 al 24 agosto. Anche in questo caso l'aliquota sul gasolio viene fissata a 532,90 euro per mille litri, con un taglio di 14 centesimi sull'accisa, pari a circa 17 centesimi al litro considerando l'Iva. Il costo della misura è quantificato in 190,2 milioni di euro per il 2026. Al provvedimento si aggiungono 42,1 milioni per la proroga ad agosto del credito d'imposta per l'autotrasporto. 

Ma anche quella finestra si avvia alla scadenza. Per evitare che lo sconto venga meno immediatamente, il governo ricorre quindi a un ulteriore decreto interministeriale, firmato da Giorgetti e dal ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che attiva il meccanismo delle accise mobili e consente di mantenere la riduzione fino al 26 agosto. Il provvedimento, per i due giorni del 25 e 26 agosto, utilizza 20,8 milioni di euro di maggior gettito Iva realizzato nel mese di luglio. 

 

Ed è proprio qui che si arriva alla riunione di oggi. Il Cdm dovrebbe prorogare per alcuni giorni le misure già in vigore, così da consentire al governo di lavorare a un intervento più mirato. Quella in scadenza, viene precisato, non sarà dunque la soluzione definitiva, ma servirà a guadagnare il tempo necessario per mettere a punto l'intervento strutturale, destinato a supportare le fasce più deboli. L'obiettivo, spiegano fonti di Palazzo Chigi, "è predisporre una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento più efficace e selettivo". 

La linea è confermata da Salvini: "Faremo un Consiglio dei ministri, intanto prorogheremo lo sconto diesel. Poi stiamo ragionando più a lungo termine, occorrono dei soldi ovviamente e i soldi vanno chiesti laddove ci sono". La proroga sarà "di alcuni giorni, fino a settembre immagino. Poi io vorrei fare qualcosa di più continuativo, di più sostanzioso". 

Anche Lupi insiste sulla necessità di superare la logica delle proroghe: il Cdm "prorogherà l'intervento che fino a oggi c'è stato", ma servirà "per permettere alla maggioranza del governo di individuare una risposta più strutturale". L'obiettivo, dice, è "smetterla di inseguire gli aumenti delle accise ma fare interventi strutturali però mirati". Resta il nodo delle coperture. "Siccome si tratta di un intervento strutturale e importante, si troveranno le coperture necessarie. Troveremo come sempre una sintesi", assicura Lupi. 

Sullo sfondo resta anche l'ipotesi di un intervento sui cosiddetti extra profitti, chiesto a gran voce dalla Lega, che invoca un "contributo" da parte di grandi banche e big oil. Interpellata sulla lettera con cui Italia e altri cinque Paesi hanno chiesto alla presidenza irlandese di inserire il tema nell'agenda della prossima riunione dei ministri delle Finanze, la Commissione europea ha chiarito che "la tassazione degli extraprofitti è una competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legislazione nazionale". 

 

Una precisazione che ieri Palazzo Chigi ha circoscritto, chiarendo il senso dell'iniziativa italiana. "L'Italia continua a portare avanti con determinazione la propria iniziativa sul tema del contributo sugli extraprofitti del settore energetico, promuovendone la discussione a livello europeo", spiegano fonti della presidenza del Consiglio. "È fondamentale tuttavia chiarire un equivoco sul metodo: la Commissione Europea non è stata 'interrogata' per un parere o un'autorizzazione vincolante su questo specifico punto, né si è di fronte a una censura o un rigetto delle posizioni italiane". La lettera del 22 agosto, precisano le fonti, "è un documento indirizzato alla presidenza di turno irlandese nell’ambito della filiera in sede Ecofin" e si tratta di "un'iniziativa politica pensata per aprire un confronto diretto e un dibattito tra i ministri delle Finanze dei Paesi membri". La Commissione, dunque, "non è [...] il destinatario di un'istanza formale di valutazione". 

Il governo riconosce che "ciascuno Stato mantenga la facoltà di adottare interventi a carattere nazionale", ma avverte che "un'azione limitata al solo perimetro di un singolo Paese rischia di produrre evidenti asimmetrie di mercato". Da qui la preferenza per un intervento comune: "Un intervento coordinato a livello europeo è l'unico strumento in grado di garantire equità e neutralità competitiva", facendo contribuire "in egual misura tutte le aziende petrolifere ed energetiche che operano nel mercato unico Ue". 

25 ago 2026

Caldo, afa riguadagna terreno: giovedì bollino rosso in 3 città, arancione in 9

(Adnkronos) - Il caldo torna a intensificarsi in Italia dopo il passaggio del maltempo che nei giorni scorsi ha fatto scendere le temperature in diverse aree del Paese, soprattutto al Nord. L’afa, rimasta più concentrata sulle regioni meridionali, torna infatti a interessare un numero crescente di città. 

Secondo l’ultimo bollettino sulle ondate di calore del Ministero della Salute, domani, giovedì 27 agosto, saranno tre le città italiane con bollino rosso, corrispondente al livello 3 di allerta per il caldo: Bari, Palermo e Campobasso. 

Palermo è già oggi in allerta massima e manterrà il bollino rosso anche domani. A Bari e Campobasso, invece, il livello 3 scatterà domani. 

Sale anche il numero delle città contrassegnate dal bollino arancione, che indica il livello 2 di rischio per la salute legato alle ondate di calore. Domani saranno 9: Ancona, Cagliari, Catania, Firenze, Latina, Messina, Reggio Calabria, Rieti e Roma. 

Il quadro mostra quindi un progressivo aumento dell’afa lungo la Penisola, dopo il temporaneo calo delle temperature provocato dal maltempo. 

È invece in netta diminuzione il numero delle città con bollino verde, che segnala l’assenza di rischio legato al caldo. Giovedì saranno appena 6: Milano, Genova, Torino, Trieste, Venezia e Frosinone. 

La maggior parte si trova nel Nord Italia, mentre Frosinone rappresenta l’unica città del Centro presente nell’elenco del livello zero. 

Completano il quadro delle ondate di calore 9 città con bollino giallo, indicativo di una situazione di pre-allerta: Bologna, Bolzano, Brescia, Civitavecchia, Napoli, Perugia, Pescara, Verona e Viterbo. 

Per giovedì 27 agosto, dunque, il bollettino del Ministero della Salute fotografa un’Italia nuovamente alle prese con il caldo, con 3 città da bollino rosso, 9 arancioni, 9 gialle e soltanto 6 verdi. 

25 ago 2026

Trump e il 'D-Day economico' contro l'Iran, l'ultima offensiva Usa dipende dalla Cina?

(Adnkronos) - Con il "D-Day economico" contro l'Iran, il presidente americano Donald Trump e il segretario al Tesoro Scott Bessent ricorrono all'ennesima strategia per uscire da "un'avventura militare andata male" e "stanno ribaltando l'approccio consueto, costringere gli avversari a piegarsi alla volontà americana". E' l'analisi sul New York Times di David E. Sanger, che evidenzia come solitamente gli Usa affrontino un problema - come lo smantellamento del programma nucleare iraniano - con la diplomazia, per poi passare a sanzioni economiche sempre più severe con l'aggiunta di un elemento di coercizione qualora la diplomazia non porti a risultati, tenendo l'intervento militare come ultima opzione.  

Trump è passato direttamente ai bombardamenti dopo un breve round di diplomazia con l'obiettivo di costringere l'Iran a rinunciare alle sue scorte di uranio arricchito e forse rovesciare il governo, ma gli attacchi hanno fallito su entrambi gli obiettivi, al costo di 18 vite americane, centinaia o migliaia di morti iraniani e un costo che analisti indipendenti stimano in oltre 100 miliardi di dollari, anche se le stime del Pentagono sono inferiori. "Solo ora", continua, Trump e Bessent tentano "un altro grande esperimento", la 'Operation Economic Outcast' descritta dalla Casa Bianca come una "campagna senza precedenti per recidere ogni fonte di sostentamento economico" per la Repubblica islamica. E, è l'analisi, "il piano non è inverosimile", si tratta di bloccare ogni transazione che convogli denaro verso Teheran, ma vi sono una serie di interrogativi. 

Primo fra tutti, osserva Sanger, perché, "se sanzioni così ineccepibili sono possibili, non sono state adottate prima che Trump ordinasse l'intervento militare Usa, mettendo in luce la scarsità di munizioni cruciali e i limiti della potenza militare americana?".  

 

"E ora che i militari, nelle parole di Bessent, hanno 'gettato le basi' per il successo, che dire della Cina che nel 2025 ha acquistato più dell'80% delle esportazioni petrolifere iraniane? L'Amministrazione - continua - è disposta a rischiare un altro scontro diretto con Pechino, con cui è già in disaccordo su intelligenza artificiale, Taiwan ed enorme surplus produttivo che minaccia l'economia globale?".  

Questo "D-Day economico", osserva il Nyt sottolineando come non ci sia nulla di nuovo nel tentativo di isolare l'Iran dal punto di vista economico, richiede la "partecipazione" della Cina e "finora non ci sono indicazioni" si concretizzerà, a un mese dall'arrivo a Washington del leader cinese Xi Jinping. 

Bessent ha minacciato le cosiddette "sanzioni secondarie", ma sul Financial Times e durante la conferenza stampa di lunedì non ha mai pronunciato la parola "Cina", evidenzia Sanger, secondo il quale il segretario al Tesoro ha fatto di tutto per "evitare di irritare la seconda economia mondiale e l'unica Nazione che potrebbe decidere se questa nuova strategia della Casa Bianca abbia possibilità di successo". E Sanger indica come "uno degli elementi più curiosi" del discorso di Bessent il fatto di tornare su una promessa fatta da Trump quasi sei mesi fa, quella di creare le condizioni per il 'regime change', anche se con un approccio leggermente diverso. 

Così, la decisione di febbraio di Trump di rinunciare al genere di sanzioni annunciate lunedì e passare direttamente alla forza militare "è stata, in qualche modo, un riconoscimento del fatto che le sanzioni economiche agiscono lentamente e che la storia indica che spesso non funzionano" e "oggi, in assenza di alternative valide, è tornato a quel piano". 

 

La Cina, in questo quadro, annuncia che "adotterà tutte le misure necessarie per difendere con fermezza" i propri interessi, come afferna Lin Jian, il portavoce del ministero degli Esteri. "Le pressioni massime esercitate nell’ambito di una guerra economica non risolvono affatto i problemi. Al contrario, alimentano ulteriormente le tensioni e i conflitti, provocano effetti di contagio, destabilizzano l’ordine economico e finanziario mondiale e ledono i diritti e i legittimi interessi degli altri Paesi", sottolinea Lin Jian. "La Cina adotterà tutte le misure necessarie per difendere fermamente i propri diritti e interessi". 

 

25 ago 2026

Superenalotto, numeri combinazione vincente oggi 25 agosto: nessun '6' né '5+1'

(Adnkronos) - Nessun '6' né '5+1' al concorso del Superenalotto di oggi, martedì 25 agosto 2026. Centrati 10 punti '5' incassando rispettivamente 19.398,97 euro. Il jackpot per il prossimo concorso sale a 218.056.126,56 euro. 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

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- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

 

Questa la combinazione vincente di oggi, 25 agosto: 15 - 36 - 62 - 67 - 69 - 70 Numero Jolly: 32. Superstar: 15. 

25 ago 2026

Ranucci: "Non mi faranno restare a Report, hanno già cercato di cacciarmi"

(Adnkronos) -  

"Restare a Report? Non credo sia questa l'intenzione" della Rai. "Non è la prima volta che tentano di mandarmi via. Un eventuale ridimensionamento o uno spostamento ad altre testate della Rai per me sarebbe un tornare indietro". Sigfrido Ranucci, risponde alle domande dei giornalisti a Cerveteri prima della tappa del suo tour "Diario di un trapezista". "Se sposti Sigfrido Ranucci" da Report "perché non lo ritieni consono per una trasmissione d'inchiesta, che fai, vai a formare altri 100 Sigfrido Ranucci per poi spostarli dopo che li hai formati? Non ha senso", dice il giornalista. 

Sul futuro in Rai, proprio nei giorni in cui l’azienda discute sul suo ruolo, Ranucci osserva: "Vediamo quali sono le offerte che faranno e farò le mie valutazioni, certo non torno indietro dopo la mia storia, lo devo alla mia famiglia e a tutto quello che ha dovuto subire, compresa la bomba sotto casa". E su cosa ci possa essere meglio di Report, Ranucci chiosa con ironia: "Forse c’è uno spazio informativo dentro Sanremo? Però la vedo dura". 

"Non è la prima volta che tentano di mandarmi via. Hanno chiesto il mio licenziamento nel 2000 quando ritrovai l'intervista di Borsellino. Hanno tentato di farlo con l'inchiesta su Fallujah nel 2005, poi con la storia dell'Autogrill e adesso ci riprovano", aggiunge. L'addio a Report appare scontato. "La squadra di Report è composta da persone che hanno mostrato la loro lealtà nei pezzi e nelle inchieste. Non è importante la lealtà nei miei confronti, è importante la lealtà nei confronti del pubblico e della trasmissione", dice. "Sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti. Non vedo perché bisognerebbe ricorrere a figure esterne che non hanno la memoria di Report". 

"Non sono preoccupato, sono tranquillissimo perché ho la coscienza a posto. Sono 35 anni che sono in Rai, sono nato come assistente al programma, non ho avuto sponsor politici né di sindacato. Ho fatto il mio percorso grazie alle persone che ho incontrato sulla mia strada, Roberto Morrione e Milena Gabanelli", afferma ancora. "Report è la trasmissione più premiata, io sono il giornalista più premiato della storia della Rai. Ho attraversato indenne oltre 240 atti di citazione, querele e mediazioni. Ho tenuto alto l'onore della Rai mettendo a repentaglio la mia vita, quella dei miei cari e anche dei miei inviati". 

Per l'attentato al giornalista, è in carcere Valter Lavitola. L'ex faccendiere, amico di Ranucci, è ritenuto dai magistrati il mandante: "Io non sono puro. Sono abituato a guardare le grandi città, le più belle città, dalle grate di un tombino perché faccio questo mestiere. Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei", dice Ranucci. "Se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola, l'avrei denunciato. Ho sempre denunciato anche cose che riguardavano me. Questa roba la spiego agli inquirenti. Per rispetto ai magistrati, quello che ho da dire lo dico ai magistrati".  

Le proposte di nuovo incarico che la Rai proporrà al giornalista, in alternativa alla attuale vicedirezione 'ad personam' degli Approfondimenti avranno - a quanto apprende l'Adnkronos - un unico comune denominatore: il ritorno in una testata giornalistica. Ma non è chiaro se il ruolo che verrà offerto a Ranucci sarà, come quello attuale, 'ad personam' o operativo. Proprio in queste ore l'ad Giampaolo Rossi sta lavorando alla definizione delle tre proposte, con le direzioni aziendali interessate e con l'ufficio legale. 

Il giornalista ha lavorato in passato, oltre che a Rai3, a Rai International e a Rai News. Nel 1997, è stato infatti assunto in Rai come redattore presso Rai International. Nel 1999 è stato assegnato a Rai News 24 dove, nel 2001, è stato nominato inviato speciale. Dal 2006 è passato a Rai 3, dove ha iniziato a collaborare con 'Report', in qualità di autore (dal 2013 ha ottenuto la carica di capo redattore), diventandone poi conduttore nel dicembre 2016 dopo l'addio di Milena Gabanelli. Nell'ottobre 2020 è stato nominato responsabile, in qualità di vice direttore, dell'unità organizzativa "Informazione, ReportLab" della Direzione Rai 3, destinata alla formazione di giovani giornalisti d'inchiesta. Poi, dal febbraio 2022, ha ottenuto la qualifica di vice direttore 'ad personam' della Direzione Approfondimento, mantenendo transitoriamente (nel passaggio aziendale dall'organizzazione in direzioni di rete a direzioni di genere) l'incarico nella Direzione Rai 3 fino a giugno 2022. 

25 ago 2026

Bari, francese arrestato al porto: trasportava 3 missili da guerra su un furgone

25 ago 2026

Dieci ore chiusi in aereo, il volo da incubo a Bologna a Malaga

(Adnkronos) - Dieci ore chiusi in aereo in attesa di decollare da Bologna per Malaga. E’ "l’assurdo volo di rientro" documentato sui social da Massimo Cedrini, artista riminese. Il volo Ryanair dello scorso 19 agosto sarebbe dovuto decollare alle 17. "Ci hanno imbarcato alle 16.45 e ci hanno fatto rimanere sull’aereo, senza possibilità di scendere e praticamente senza cibo, perché quel poco che c’era a bordo era finito mentre aspettavamo notizie sulla partenza. Ci hanno dato un bicchiere d’acqua a testa, credo, tra l’altro anche quella era quasi finita". 

"La cosa più assurda è che, a mio parere, sembrava che continuassero a rimandare invece di cancellare il volo, perché in caso di cancellazione avrebbero dovuto affrontare le conseguenze e i rimborsi previsti. Praticamente siamo stati 10 ore chiusi dentro un aereo. Durante questa attesa tre persone sono svenute ed è arrivato il 118. Io una situazione e un comportamento del genere li trovo semplicemente assurdi. Condivido questa esperienza – conclude Cedrini - perché credo che sia giusto far sapere alle persone cosa può succedere e, soprattutto, perché situazioni del genere non dovrebbero essere considerate normali". 

 

Rimanere chiusi per dieci ore a bordo di un aereo può generare "frustrazione, rabbia, panico e un notevole disagio". A fare la differenza, secondo Massimiliano Di Carlo, psicologo dell’Emergenza, è soprattutto la qualità delle informazioni fornite ai passeggeri. "Molto dipende dal motivo per cui si deve partire, se per vacanza o per lavoro, e dall’urgenza del viaggio. Ma in situazioni di questo tipo - spiega Di Carlo all'Adnkronos Salute - la qualità dell’informazione è fondamentale. Se la partenza viene continuamente rimandata senza spiegare il motivo e senza fornire indicazioni chiare, la frustrazione aumenta. Possono verificarsi malori e alcune persone possono arrivare a perdere il controllo".  

Secondo Di Carlo, "è fondamentale garantire ai passeggeri anche il necessario sostegno con bevande e viveri, ma l’informazione è decisiva per tranquillizzare le persone e gestire al meglio una situazione di criticità". La situazione può diventare ancora più difficile per chi ha già paura di volare. "Se una persona ha problemi con l’aereo" o soffre di aerofobia, "trovarsi in una condizione simile, soprattutto senza ricevere informazioni, può provocare una reazione molto forte", osserva l’esperto. 

 

"Il problema è che, sul momento, non si sa che si resterà bloccati per nove o dieci ore - fa notare Di Carlo - È diverso rimanere fermi per un periodo definito rispetto a sentirsi dire che l’aereo partirà tra 20 minuti, poi tra 40 e poi tra altri 60 minuti. Il senso di costrizione e l’impossibilità di controllare la situazione possono alimentare l’ansia". 

Le reazioni, sottolinea Di Carlo, possono essere diverse: "Si va dalle crisi di panico fino agli svenimenti. Quando una persona si trova in una situazione dalla quale non può scendere né può partire, può sentirsi completamente priva di controllo". Per questo, conclude lo psicologo, "l’informazione è tutto. Una cosa è non dire nulla, un’altra è fornire informazioni corrette, chiare e oneste. È questo che permette di gestire meglio la situazione e ridurre l’ansia dei passeggeri" conclude. 

25 ago 2026

Bambolina voodoo con amianto, scatta la segnalazione del ministero della Salute: "Pericolosa in caso di rottura"

25 ago 2026

E' morta Dolly Parton, la regina della musica country aveva 80 anni

(Adnkronos) - La cantante Dolly Parton, star della musica country, è morta all'età di 80 anni. La notizia del decesso dell'artista è stata annunciata in un video dal nipote, Bryan Seaver, come riporta il New York Times. Dolly Parton si è spenta nella sua casa di Nashville, in Tennessee. In una carriera durata oltre mezzo secolo, l'artista ha scritto più di 3.000 canzoni. Nell'immensa produzione spiccano brani come "Coat of Many Colors", "Jolene" e "I Will Always Love You". "9 to 5", la canzone che ha dato il titolo al film in cui la cantante ha recitato, è diventata un inno per le donne e per i lavoratori americani. Parton ha pubblicato 49 album e vinto 11 Grammy, entrando a far parte della Hall of Fame del Rock e del Country.  

 

Cantautrice, attrice, imprenditrice, icona culturale e sociale, Parton ha rappresentato un'America che cambia, restando sempre se stessa: figlia del popolo, fiera delle sue origini umili, brillante e indipendente. Con i suoi abiti sgargianti e la voce cristallina, ha scalato le classifiche mondiali, venduto oltre 100 milioni di dischi e scritto più di 3.000 canzoni, molte delle quali diventate pietre miliari della musica americana. Con 25 singoli al primo posto e 49 album in vetta alle classifiche country, ha segnato un'epoca. La sua voce, un soprano limpido e immediatamente riconoscibile, ha raccontato l'amore, la povertà, la famiglia, la fede, la resilienza, senza filtri né retorica. Ha saputo farsi amare da tutti: ricchi e poveri, democratici e repubblicani, giovani e vecchi, in un'America divisa. 

Tra i suoi brani più celebri si ricordano veri e propri classici della musica americana, come "I Will Always Love You", una ballata struggente del 1974, riportata al successo planetario nel 1992 dalla potente reinterpretazione di Whitney Houston, diventata uno dei singoli più venduti di tutti i tempi. Altri titoli iconici includono "Jolene" (1973), con il suo irresistibile mix di dolore e implorazione femminile, "9 to 5" (1980), inno ironico e battagliero al lavoro femminile tratto dal film "Dalle 9 alle 5... orario continuato", "Here You Come Again" (1977), che segnò il suo ingresso nel pop, e "Coat of Many Colors" (1971), autobiografico e commovente racconto d'infanzia che incarna perfettamente la poetica della dignità nella povertà. 

Dolly Rebecca Parton nasce il 19 gennaio 1946 a Pittman Center, nel cuore delle Great Smoky Mountains, nello stato del Tennessee, quarta di dodici fratelli in una famiglia povera ma unita, legata alla fede pentecostale e alla musica religiosa. Il nonno era un predicatore; la madre, Avie Lee, le insegnava i canti tradizionali e il padre, Robert Lee, lavorava duramente per sfamare tutti. Già da bambina Dolly canta nelle chiese locali, partecipa a trasmissioni radiofoniche e a 13 anni si esibisce al Grand Ole Opry, dove incontra Johnny Cash. È lui a dirle: "Non fermarti mai. La tua voce può andare lontano." E così farà. 

Appena terminata la scuola, nel 1964 si trasferisce a Nashville, capitale della musica country. Dopo un inizio incerto come cantante pop presso la Monument Records, la sua voce trova la sua vera casa nel country. Nel 1967 pubblica il suo primo album: "Hello, I'm Dolly", un mix di autenticità e talento che conquista critica e pubblico. Nello stesso anno comincia un sodalizio fondamentale con Porter Wagoner, cantante country e conduttore televisivo, che la introduce nel suo programma e la affianca per sette anni. I due pubblicano numerosi album in duo, ma la vera svolta arriva quando Dolly sceglie di percorrere la strada da solista. La separazione artistica da Wagoner è narrata nella commovente "I Will Always Love You" (1974). 

Altri brani che la consacrano icona del country: "Jolene", una supplica accorata a una donna che potrebbe portarle via l'amore, uno dei brani più reinterpretati della storia della musica; "Coat of Many Colors", una canzone autobiografica che racconta la povertà con dignità e poesia; "Love Is Like a Butterfly", "The Bargain Store", "Joshua", successi che dominano le classifiche country e portano Dolly nelle case di milioni di americani. 

Nel frattempo, sviluppa il suo personaggio pubblico: capelli biondissimi, abiti sgargianti, unghie laccate e autoironia da vendere. Ma sotto la superficie, c'è una mente acuta, una penna affilata e un cuore enorme. 

Nel 1980 arriva il debutto cinematografico con "9 to 5" (in Italia: "Dalle 9 alle 5… orario continuato"), al fianco di Jane Fonda e Lily Tomlin. Il film è un successo, ma lo è ancor di più la canzone: "9 to 5", un inno al lavoro femminile, ancora oggi cantato nelle manifestazioni per i diritti. Negli stessi anni Dolly passa con disinvoltura al pop con canzoni come "Here You Come Again", "Baby I'm Burning", "Two Doors Down", Heartbreaker" e "You're the Only One". Nel 1982 recita in "Il più bel casinò del Texas" con Burt Reynolds. Nel 1984 è protagonista in "Nick lo scatenato" e poi in "Fiori d'acciaio" (1989), consolidando la sua fama anche a Hollywood. 

Nel 1986 inaugura Dollywood, un parco a tema nel Tennessee che unisce attrazioni, musica e cultura appalachiana. Oggi dà lavoro a circa 3.000 persone ed è uno dei parchi più visitati degli Stati Uniti. Accanto a questo, Dolly crea un vero impero dell'intrattenimento: teatri, programmi TV, una casa discografica (Dolly Records), produzioni per Netflix e una linea di cosmetici. Nel 1995 fonda l'Imagination Library, che oggi ha distribuito gratuitamente più di 200 milioni di libri per l'infanzia in tutto il mondo. Un gesto nato per onorare suo padre, analfabeta, che sognava di poter leggere. Durante la pandemia da Covid-19, Dolly donò un milione di dollari alla ricerca per il vaccino Moderna, contribuendo concretamente allo sviluppo scientifico. 

Tra la fine del secolo e gli anni Duemila, Dolly Parton torna alle radici con album acclamati come: "The Grass Is Blue" (1999), Little Sparrow (2001) e "Halos & Horns" (2002) 

Vince nuovi Grammy e sperimenta anche nel bluegrass e nel gospel. Collabora con giovani artisti e si apre al mondo dello streaming. Canta con i For King & Country, Miley Cyrus (sua figlioccia) e partecipa a progetti Netflix, come "Natale in città con Dolly Parton", vincendo anche un Emmy. Nel 2020 pubblica "A Holly Dolly Christmas", album natalizio accolto calorosamente dal pubblico. Nel 2023 entra ufficialmente nella Rock & Roll Hall of Fame. 

Dolly è stata sposata per quasi 60 anni con Carl Dean, imprenditore schivo e lontano dai riflettori. Si sono conosciuti nel 1964 davanti a una lavanderia di Nashville. Si sono sposati nel 1966 e non si sono mai lasciati. La sua morte il 3 marzo 2025 all'età di 82 ha segnato profondamente l'artista, che aveva sempre descritto Dean come "l'amore tranquillo della mia vita". Non hanno avuto figli, ma Dolly amava dire: "Forse Dio aveva altri piani. Così ho potuto essere madre di tutti i bambini del mondo". 

25 ago 2026

Milano, focolaio di tubercolosi all'Istituto di Medicina legale: 8 casi conclamati e 7 positivi. Indagini sull'origine del contagio

(Adnkronos) - Focolaio di tubercolosi all'Istituto di Medicina legale di Milano. A denunciare quanto accaduto è stata l'Associazione Liberi specializzandi in Medicina. Il presidente, Massimo Minerva, parla di una situazione preoccupante."La cosa meno grave è che c’è stato un focolaio - dice all'Adnkronos-. Il punto è un altro: è stata fatta la formazione per il trattamento del materiale biologico?". 

Secondo l'Ats, i casi sarebbero 8 con Tbc conclamata, mentre altri 7 risultano positivi e stanno seguendo una terapia di lunga durata. Per l’Associazione, il nodo riguarda la formazione degli specializzandi e la valutazione del rischio all'interno dell'Istituto. 

La vicenda risale a inizio luglio e l'Associazione annuncia che l'esposto verrà presentato domani. Minerva spiega perché i giovani medici non hanno denunciato direttamente: "Ci siamo fatti carico noi della segnalazione per evitare problemi ai singoli. Questi ragazzi sono trattati come lavoratori non pagati". L'Associazione non è nuova a interventi sul tema: a inizio anno aveva avuto uno scontro con Matteo Bassetti, direttore della Scuola di specializzazione in Malattie infettive dell'Università di Genova, sulle condizioni di lavoro dei medici in formazione. 

 

Anaao Assomed segnala gravi lacune nella gestione del focolaio di tubercolosi all’Istituto di Medicina legale di Milano e parla di un problema strutturale con assenza di sicurezza e tutela per dirigenti medici e specializzandi. Secondo il sindacato le risposte della Scuola di Specializzazione non sono adeguate alla gravità della situazione e manca un'azione tempestiva a protezione dei medici in formazione. Anaao chiede l'aggiornamento del Documento di valutazione dei rischi per il rischio biologico, dotazioni impiantistiche adeguate nelle sale autoptiche, attivazione immediata del medico competente e comunicazione trasparente verso tutti gli specializzandi coinvolti. Il caso, sottolineano da Anaao Assomed, conferma le criticità già segnalate alla Regione Lombardia sulla sicurezza e sulle condizioni di lavoro.  

 

25 ago 2026

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