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"Sole non causa melanoma", bufera su nutrizionista-oncologa Rasio. Dermatologi: "Mistificazione e follia"

(Adnkronos) - Sole e melanoma, schermi protettivi e cancro: è bufera su un video social pubblicato da Debora Rasio, nutrizionista e specialista in Oncologia che su Instagram sentenzia: "Quando si parla di melanoma il primo pensiero è che sia causato dal sole. I dati, però, dicono altro: una maggiore esposizione solare protegge dal melanoma". Invece "le creme solari aumentano il rischio di tutti i tumori della pelle e soprattutto del melanoma". Per prevenirlo, "la vitamina D che produciamo esponendoci al sole è il più importante fattore protettivo".  

 

 

Affermazioni che la dottoressa mette nero su bianco citando alcuni studi. Insorgono i dermatologi: "Negare che i raggi Uv causino i tumori della pelle è mistificazione e follia", attacca la Sidemast, Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. "I raggi Uv sono cancerogeni e la fotoprotezione rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione", chiariscono gli esperti. “I falsi messaggi sono di per sé negativi - ammoniscono - ma quando mandati da medici sono estremamente pericolosi". 

Secondo Rasio, dunque, il sole non provoca il melanoma. "Addirittura chi si espone regolarmente al sole per lavoro ha un rischio di melanoma inferiore fino a circa il 40-50%, rispetto a chi trascorre la settimana prevalentemente al chiuso. Analogamente, un basso livello complessivo di esposizione al sole aumenta il rischio di melanoma", sottolinea la dottoressa che fa riferimenti bibliografici: "Studi: Relationship of Cutaneous Malignant Melanoma to Individual Sunlight-Exposure Habits, J Natl Cancer Inst. 1986 e Occupational Sun Exposure and Risk of Melanoma According to Anatomical Site, International Journal of Cancer. 2014". Anche il messaggio no-sunscreen, dice, è supportato dalla ricerca: "Studio: Gene-Environment Analyses in a UK Biobank Skin Cancer Cohort - Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2023, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37642678/". E sulle virtù-scudo della vitamina D: "Inibisce la via Wnt/β-catenina, una delle principali vie che guidano proliferazione, invasività e metastatizzazione del melanoma; potenzia l'immunità antitumorale, riduce l'espressione di numerose vie proliferative, riduce la formazione di metastasi nei modelli sperimentali ed è un fattore prognostico indipendente di sopravvivenza sia nel melanoma primitivo sia in quello metastatico". In conclusione, "esponiamoci al sole con buon senso, evitando le scottature. La dose giusta è diversa per ogni tipo di pelle, deve stimolare la produzione di melanina senza arrivare a scottare. Proteggiamoci dagli eccessi con schermi fisici: cappello, maglietta e ombrellone. Buona estate in salute!", chiosa Rasio. 

I dermatologi non ci stanno. "Estrapolare un dato e ignorare le conclusioni degli studi scientifici alimenta una disinformazione che può avere gravi conseguenze sulla salute", si legge in una nota del direttivo Sidemast. "È evidente e innegabile che i raggi Uv siano cancerogeni e la principale causa di tumori della pelle", confermano. Per fare un esempio, "un albino (malattia che non fa produrre melanina alla pelle) in Paesi ad alta esposizione solare svilupperà, se non adeguatamente protetto, già in giovanissima età e con certezza assoluta, numerosi tumori cutanei. Il messaggio che i dermatologi italiani vogliono ribadire per il bene della salute della pelle è che l'eccessiva e scorretta esposizione solare è il principale fattore di rischio di tumore alla pelle. È però altrettanto importante evitare messaggi semplicistici nel senso opposto: prendere il sole non è di per sé dannoso", precisano gli specialisti: "Una corretta esposizione solare apporta benefici all'organismo, tra cui la sintesi della vitamina D. Ciò che aumenta il rischio di tumori della pelle è un'esposizione eccessiva e non protetta, soprattutto nelle ore centrali della giornata, associata a esposizioni prolungate e a scottature solari ripetute". 

"Per l'ennesima volta - scrivono i dermatologi - raccomandiamo prudenza e intelligenza a chi sta andando in ferie in questo momento dell'anno per evitare di dover rimpiangere in futuro le azioni di oggi. Inutile controbattere una tesi costruita sull'estrapolazione di un dato, e non sull'analisi del lavoro scientifico che afferma esattamente l'opposto di quanto riportato dalla collega oncologa: infatti il lavoro citato", un'analisi della coorte UK Biobank, pubblicata nel novembre 2023 su 'Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention', "conclude che la principale causa dei tumori cutanei è l’esposizione agli Uv e raccomanda protezione e prevenzione in tal senso, anche con la corretta applicazione di creme solari". 

"È inoltre importante ribadire - prosegue la Sidemast - che non esistono evidenze scientifiche che dimostrino un effetto cancerogeno delle creme solari. Al contrario, si tratta di prodotti regolamentati, sottoposti a una rigorosa disciplina europea e a continue verifiche di sicurezza e a un costante monitoraggio da parte delle autorità competenti. I filtri solari autorizzati sono progettati per agire sulla superficie della pelle, senza oltrepassarne gli strati superficiali né determinare un assorbimento sistemico. Utilizzate correttamente, le creme solari rappresentano uno degli strumenti più efficaci, insieme agli altri comportamenti di fotoprotezione, per ridurre il rischio di tumori cutanei". 

"Purtroppo la sete di sensazionalismo può fare molti danni", conclude la società scientifica. "Noi dermatologi che da sempre ci occupiamo della gestione dei tumori cutanei ci schieriamo indignati contro questi messaggi pericolosi. Ringraziamo anche i colleghi di altre discipline e le associazioni pazienti che hanno con chiarezza scientificità e professionalità contrastato questa pericolosa e falsa comunicazione". 

28 lug 2026

Temptation Island, due falò e una proposta di matrimonio: cosa è successo ieri sera

(Adnkronos) - È finalmente arrivata la resa dei conti a Temptation Island. Quel momento in cui le coppie che hanno animato maggiormente l'edizione si ritrovano sedute sul tronco davanti al falò del confronto finale. Nella puntata di ieri sera, la prima dei tre appuntamenti conclusivi, è stato il turno di Soraya e Cristian.  

Lui, per tutto il percorso, agli occhi dei telespettatori è passato come il ragazzo 'vittima', quello dal 'faccino buono'. Lei, al contrario, è stata dipinta come la 'cattiva' pronta a voltare pagina tanto da avvicinarsi sempre di più al single Dimitri ignorando totalmente la presenza delle telecamere perché "io so che mi merito di più". Dopo due falò di confronto anticipati richiesti da Cristian, stanco di dover assistere all'evoluzione del rapporto tra Soraya e il tentatore, questa volta è stata lei che, dopo aver trovate le sue 'risposte', decide di affrontarlo perché "non ho nulla da temere". Ed è qui che prende il via uno dei confronti più accessi e discussi di tutta Temptation Island. Il pubblico si divide. Da una parte c'è chi continua a vedere in Cristian l'unica vittima della relazione; dall'altra, chi ascoltando il racconto della coppia, comincia a comprendere le ragioni che hanno spinto Soraya a comportarsi in quel modo.  

Il confronto si è concentrato soprattutto sugli errori del passato e su quella 'dannata' maschera di Spiderman che, per quanto possa sembrare assurdo, è diventata quasi il simbolo della loro crisi. Un acquisto da 50 euro - cifra corretta poi da Cristian che ha precisato essere di 26 euro - per cui lui è stato più volte (tantissime volte) deriso e per cui, a detta di Soraya, non sarebbe nemmeno stato in grado di pagarsi l'affitto. "Mi hai umiliato", ha ripetuto più volte Cristian. E come dargli torto.  

E forse la rabbia, il non sentirsi mai desiderata, ha portato Soraya a esagerare, per essere finalmente vista e ascoltata. E quando, nel corso del confronto, ha capito di avere la comprensione del conduttore, allora è sembrata acquisire sempre maggiore sicurezza, fino a lasciarsi andare a dei sorrisetti che sui social hanno fatto parecchio discutere. Alla fine, entrambi arrivano alla stessa conclusione e capiscono che tra di loro non c'è più amore. E considerando che la relazione è durata 1 anno e 8 mesi, dove, secondo Soraya, negli ultimi otto non c'è mai stato nemmeno un 'ti amo', allora sorge spontaneo chiedersi quanto fosse solido quel rapporto.  

Spazio poi (di nuovo) ad Alessandra e Rosario. Lei al falò di confronto, rifiutato per due volte (la seconda perché lui era impegnato a cucinare al barbecue), aveva deciso di tornare a casa da sola perché non credeva più alle parole di lui. Lui però ha richiesto di incontrarla e lei ha accettato.  

Lo sguardo soddisfatto di Rosario non appena l'ha vista arrivare sembrava già raccontare l'esito del falò. Il discorso è apparso come un copione già scritto e, alla fine, Alessandra ha deciso di concedergli una seconda (o forse decima) possibilità. Tornano insieme. Nonostante i tradimenti del passato, nonostante le mancanze di rispetto davanti alle telecamere, Alessandra alla fine cede. Una dinamica che ricorda la coppia formata da Iris e Andrea. Ma in fondo è uno dei copioni più ricorrenti: chi arriva a Temptation Island per mettere alla prova la relazione segnata da tradimenti finisce spesso per uscire mano nella mano con quella stessa persona che anche dentro il villaggio non si è risparmiata.  

Sono tortati anche Gabriele e Sara. Lei l'aveva lasciato al falò di confronto scegliendo di uscire da sola perché aveva detto di aver bisogno di ritrovarsi, lontano da lui e dalle sue gelosie eccessive. Lui, incapace di accettare questa decisione, decide di scriverle una lettera. Un'epistola . Un romanzo. In cui tra le lacrime, disperate, promette di aspettare la sua "Saretta" anche per tutta la vita. Lei impassibile, continua a rispettare la sua decisione. 

Per conoscere il destino definitivo tra Giovanni e Sabrina bisognerà attendere la puntata di questa sera. Ma quello mostrato ieri è già bastato per immaginare la conclusione del loro rapporto. Sabrina è apparsa come la liceale profondamente innamorata del ragazzo più popolare della scuola - il tentatore Lory - che non accetta un no come risposta. Lui, Giovanni, da 'bambino immaturo' - che ha bisogno della mamma per fare pure la valigia - sta uscendo dal programma in una posizione decisamente più favorevole. Lui era entrato nel programma per capire se Sabrina lo amasse davvero. Mentre lei aveva già la sua risposta ma la vacanza non l'ha rifiutata.  

Il lieto fine, l'unico vero di questa stagione, quella tra Bernadette e Diamante. Insieme da 16 anni, lui era convinto di voler entrare nel programma per provare (giustamente) nuove esperienze. Poi però si rende conto che il suo cuore è già troppo (in senso positivo) pieno, occupato dall'unica donna che ama e che vuole al suo fianco, Bernadette. E allora, dopo aver fatto piangere anche Bisciglia, con un mazzo di rose e senza il bisogno di fare gesti plateali o corse disperate sulla spiaggia, raggiunge il villaggio delle fidanzate e se la riprende con un bonus: le chiede finalmente di sposarlo.  

28 lug 2026

"Malagò mi ricorda Proietti", la nuova critica di Abodi sul caso ct

(Adnkronos) - Giovanni Malagò come Gigi Proietti, parola di Andrea Abodi. Continua il caos intorno alla panchina della Nazionale. Il caso Pirlo ha provocato, a catena, le dimissioni del duo Maldini-Leonardo, scelto per rifondare l'Italia calcistica dopo l'ennesimo fallimento e il cui regno è durato appena 17 giorni. Alla base della decisione proprio la scelta del nuovo presidente della Figc Malagò di non procedere con la nomina di Pirlo a ct a causa dei suoi rapporti commerciali con Fonbet, provider russo di scommesse. 

Nella giornata di ieri si è consumato il botta e risposta proprio tra Malagò e il ministro per lo Sport e i Giovani. "Adesso dobbiamo recuperare una brutta figura", aveva detto Abodi, ricevendo la replica secca del presidente della Figc: "Parla di brutta figura? Bisogna vedere chi l'ha fatta". 

Il dibattito a distanza si è arricchito poi di un nuovo capitolo, con tanto di nostalgico riferimento a uno dei grandi del cinema italiano. "Malagò mi ricorda un po' Gigi Proietti sul caso Pirlo", ha dichiarato Abodi, "non ho mai creduto che le brutte figure di uno possano distrarre da quelle di un altro, ma in ogni caso non faccio mai il tifo contro la mia Nazionale". 

Il chiaro riferimento di Abodi è a una delle gag più iconiche di Proietti, che nel film 'Le barzellette' veste i panni dell'avvocato. Durante un colloquio con un cliente, l'attore e comico romano sfoglia le carte ed esclama: "Qua se l'inc*lamo, qua te se 'n*ulano". Una gag che, a sentire il ministro, è più attuale che mai. 

 

28 lug 2026

Incendi in Francia e Spagna, corsa contro il tempo per domare fiamme prima di nuova ondata di caldo

(Adnkronos) - Una corsa contro il tempo, prima del ritorno del grande caldo. I vigili del fuoco in Francia e Spagna stanno lavorando a ritmo serrato per domare i vasti incendi che stanno devastando la zona, prima che un'altra ondata di calore, prevista per questa settimana, complichi ulteriormente gli sforzi per spegnere le fiamme.  

Il ministro dell'Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha definito le giornate di ieri e oggi "assolutamente cruciali", prima che le temperature risalgano da domani. Il primo ministro, Pedro Sánchez, ha avvertito: "Ci aspettano ore difficili, ore complesse". Funzionari dell'Ue hanno affermato che gli incendi potrebbero continuare a divampare fino all'inizio di novembre, in quello che rischia di essere un anno da record per la superficie di terreno bruciato.  

Un incendio divampato sulle colline di Ávila, a ovest di Madrid, è diventato il più grande mai registrato in Spagna, bruciando 50.000 ettari. Le autorità stanno combattendo contro due incendi distinti a nord-ovest di Madrid, portando la superficie totale di terreno bruciato nei pressi della capitale a 70.000 ettari. L'agenzia meteorologica statale spagnola, Aemet, ha dichiarato che l'ondata di calore durerà almeno fino a domenica, rendendo più difficili le operazioni antincendio a causa delle alte temperature e dei venti meridionali. 

Anche la Francia è impegnata in una "corsa contro il tempo" per domare gli incendi prima di un'altra ondata di caldo prevista per questa settimana, ha dichiarato Eric Brocardi, portavoce dei vigili del fuoco. I meteorologi hanno previsto che le temperature potrebbero raggiungere i 40°C in alcune zone del Paese a partire da oggi. Ciò complicherebbe gli sforzi per controllare l'incendio nella Gironda, nel sud-ovest della Francia, che il ministro dell'Interno, Laurent Nuñez, ha descritto come "estremamente intenso e imprevedibile a causa dei venti e che avanza in modo irregolare verso l'area metropolitana di Bordeaux". Il sindaco della città, Thomas Cazenave, ha dichiarato alla Bbc di prepararsi a "ogni evenienza", dato che l'incendio si è avvicinato a 15 km dalla città. "Ci stiamo preparando ad accogliere un gran numero di persone qualora venissero ordinate ulteriori evacuazioni", ha affermato. 

Durante una visita a Bordeaux, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato: "Le prossime settimane saranno difficili e dobbiamo resistere". Ha però affermato che un incendio di dimensioni minori nella vicina regione delle Landes, che ha costretto all'evacuazione di oltre 30.000 persone, è stato "contenuto" ma rimane "virulento". "Dobbiamo essere estremamente cauti nelle prossime ore e nei prossimi giorni", ha aggiunto. L'incendio della Gironda ha finora bruciato 42.000 ettari, diventando una delle più grandi devastazioni territoriali in Francia dalla Seconda Guerra Mondiale. Nel comune di Cestas, a circa 16 chilometri dalla città di Bordeaux, i vigili del fuoco hanno utilizzato escavatori meccanici per sradicare gli alberi nel tentativo di creare una fascia tagliafuoco. Il vasto incendio, che ha provocato l'evacuazione di 220.000 persone, non aveva compiuto progressi nelle prime ore di lunedì, ma "non era sotto controllo" e rimaneva "molto difficile da domare", ha dichiarato Nuñez. 

28 lug 2026

Emma bloccata in ascensore, il video diventa virale: "Tutte a me succedono..."

28 lug 2026

Epatite, nel mondo ci convivono circa 287 milioni di persone: 1,3 milioni di morti nel 2024

(Adnkronos) - Nel mondo circa 287 milioni di persone convivono con un'epatite virale cronica, ma una quota rilevante delle infezioni resta ancora oggi senza diagnosi. "Rimane una delle malattie infettive più letali al mondo, con circa 1,3 milioni di decessi stimati nel 2024 e un tasso di mortalità in continua crescita". Sul totale decessi, "circa l'85% è stato correlato all'epatie B" e "dal 2015 le morti associate" a questa infezione "sono aumentate del 17% a causa dei limiti nella diagnosi e nel trattamento. Questo è inaccettabile", è il monito dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in un focus online nella Giornata mondiale dell'epatite che si celebra oggi, 28 luglio, e in un nuovo rapporto che valuta i progressi compiuti nell'attuazione delle Strategie globali per il settore sanitario in materia di Hiv, epatite virale e infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) per il periodo 2022-2030, diffuso in occasione della 26esima Conferenza internazionale sull'Aids in corso in Brasile, a Rio de Janeiro. 

Amcli Ets – Associazione microbiologi clinici italiani richiama l'attenzione sul 'sommerso' delle epatiti virali croniche, uno dei principali ostacoli al raggiungimento dell'obiettivo indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità di ridurre entro il 2030 del 90% le nuove infezioni e del 65% la mortalità correlata, attraverso un accesso equo e universale alla prevenzione, allo screening e alle terapie efficaci. La data della Giornata mondiale istituita dall'Oms è in concomitanza con l'anniversario della nascita di Baruch Blumberg (1925-2011), premio Nobel per la Medicina nel 1976 per la scoperta del virus dell'epatite B e per lo sviluppo del primo vaccino. 

Oggi sono noti 5 virus epatotropi - virus delle epatiti A (Hav), B (Hbv), C (Hcv), D (Hdv) ed E (Hev) - responsabili di infezioni del fegato associate a un rilevante carico di morbilità e mortalità a livello globale, ricorda l'Amcli in una nota. L'Hav, pur non evolvendo verso forme croniche, è responsabile di infezioni acute che si verificano sia nei Paesi con scarse condizioni igienico-sanitarie sia attraverso focolai epidemici nei Paesi ad alto reddito. Nonostante la disponibilità di un vaccino efficace, l'Oms stima che nel 2023 Hav abbia causato circa 35.600 decessi nel mondo. Anche l'infezione da Hev rappresenta una causa rilevante di epatite acuta a livello globale e nei Paesi industrializzati è considerata una zoonosi emergente, spesso associata al consumo di carne suina o di selvaggina cruda o insufficientemente cotta. L'infezione, generalmente autolimitante, può determinare forme severe nelle donne in gravidanza e nei soggetti immunocompromessi, nei quali il virus può andare incontro a cronicizzazione. 

"L'impatto delle epatiti virali croniche è probabilmente ancora sottostimato, perché una quota rilevante delle persone infette rimane non diagnosticata nonostante la disponibilità di strumenti efficaci per individuare l'infezione - afferma Valentina Svicher, professore ordinario di Microbiologia e microbiologia clinica, università degli Studi di Roma Tor Vergata e componente Gruppo di lavoro Amcli - Molti pazienti convivono per anni con il virus senza sintomi evidenti e arrivano alla diagnosi quandono già presenti complicanze epatiche avanzate. Far emergere questo sommerso attraverso programmi di screening e garantire il collegamento tra diagnosi e presa in carico rappresentano passaggi fondamentali per raggiungere gli obiettivi di eliminazione delle epatiti virali come minaccia per la salute pubblica". 

La vaccinazione rappresenta un pilastro della prevenzione. Per l’epatite B - spiega l'Amcli - è disponibile un vaccino efficace che ha contribuito in modo decisivo alla riduzione dell'incidenza dell'infezione, delle complicanze epatiche e della mortalità correlata, e previene indirettamente anche l'infezione da Hdv, che può replicarsi esclusivamente in presenza di Hbv. Permangono tuttavia importanti criticità nell'attuazione dei programmi vaccinali a livello globale. La copertura della dose di vaccino anti-Hbv alla nascita, fondamentale per prevenire la trasmissione madre-figlio e la successiva cronicizzazione dell'infezione, rimane insufficiente in molte aree ad alta endemia. Secondo l'Oms, la copertura globale della dose somministrata entro le prime 24 ore di vita è pari a circa il 45%, con valori inferiori al 20% nella Regione africana. Disuguaglianze nell'accesso ai servizi sanitari, limitata disponibilità di risorse e insufficiente integrazione tra programmi materno-infantili e vaccinali rappresentano ancora ostacoli significativi al controllo dell'infezione. 

Negli ultimi anni, i progressi terapeutici hanno profondamente modificato la storia naturale delle epatiti virali croniche. "L'introduzione degli antivirali ad azione diretta (Daa) per Hcv ha consentito di raggiungere tassi di guarigione superiori al 95% e di eradicare completamente il virus dall’organismo, con una significativa riduzione del rischio di cirrosi, epatocarcinoma e trasmissione dell'infezione", evidenzia Carlo Federico Perno, direttore Uo Microbiologia, Irccs ospedale pediatrico Bambino Gesù in Roma e componente Gruppo di lavoro Amcli. "Importanti progressi - aggiunge - sono stati compiuti anche per Hbv e Hdv. I farmaci oggi disponibili consentono di sopprimere efficacemente la replicazione virale e di ridurre il rischio di progressione verso cirrosi ed epatocarcinoma. Lo sviluppo di nuove terapie, incluse le strategie finalizzate al raggiungimento della cura funzionale dell'Hbv e a un controllo sempre più efficace dell'Hdv, apre ulteriori prospettive per migliorare la prognosi e la qualità di vita dei pazienti". 

Nonostante questi risultati, l'accesso alle cure rimane insufficiente in molte aree del mondo: nel 2024 meno del 5% delle persone con Hbv ha ricevuto una terapia antivirale e circa il 20% delle persone con Hcv aveva avuto accesso a un trattamento curativo, rimarcano i microbiologi. Una particolare attenzione, per Amcli, deve essere riservata all'Hdv. Nonostante le raccomandazioni delle principali società scientifiche internazionali prevedano il test per Hdv in tutti i soggetti con infezione da Hbv, la ricerca dell'anticorpo anti-Hdv e dei successivi marker virologici viene ancora effettuata in modo non uniforme e frequentemente insufficiente. 

"Oggi disponiamo di strumenti diagnostici e terapeutici che permettono di intervenire efficacemente su molte forme di epatite virale. La sfida è fare in modo che questi strumenti raggiungano le persone che ne hanno bisogno - conclude Pierangelo Clerici, presidente di Amcli Ets - In questo percorso la microbiologia clinica svolge un ruolo centrale: la diagnosi rappresenta il punto di partenza per far emergere le infezioni non riconosciute e indirizzare tempestivamente il paziente verso la presa in carico e il trattamento. Screening, diagnosi e accesso alle cure devono essere parte di un percorso integrato". 

28 lug 2026

Giappone, terremoto di magnitudo 7.1 nel sud del Paese: allerta tsunami

(Adnkronos) - Un forte terremoto di magnitudo 7.1 ha colpito il sud del Giappone oggi, martedì 28 luglio. Lo riferisce l'Agenzia meteorologica giapponese, che ha emesso un allarme tsunami. La scossa ha anche raggiunto il livello massimo possibile, pari a sette, sulla scala di intensità sismica giapponese (Shindo), ha aggiunto l'agenzia. 

La scossa si è verificata alle 16.27 ora locale (7.27 ora italiana) sull'isola di Kyushu. Un sisma di magnitudo 7.2 aveva colpito il Giappone settentrionale il 25 giugno, senza tuttavia causare morti o danni importanti.  

 

 

Dopo la potente scosssa circa 45.060 abitazioni e impianti sono privi di elettricità nella prefettura di Kumamoto, riferisce il gestore Kyushu Electric Power, precisando che tre reattori nucleari della regione hanno continuato a funzionare normalmente. Non sono state infatti segnalate anomalie immediate nelle centrali nucleari, rende noto l'Autorità di regolamentazione nucleare giapponese. La società di servizi elettrici locale, Kyushu Electric Power, ha comunicato che tre reattori nucleari in funzione nella regione al momento del sisma hanno continuato le loro normali attività. 

"Quando si è verificato il terremoto, le scosse sono state così forti che non riuscivo a stare in piedi", ha dichiarato alla televisione, mezz'ora dopo il sisma, un dipendente della Nhk nella prefettura di Kumamoto, dove è avvenuta la scossa. "È stato davvero molto forte. Le scosse continuano mentre vi parlo. Alcune persone, me compreso, hanno sentito il cuore battere forte", ha aggiunto. 

Kumamoto era stata colpita nel 2016 da due terremoti devastanti: uno di magnitudo 6,5, seguito due giorni dopo da un altro di magnitudo 7,3, che avevano causato 273 morti e oltre 2.800 feriti. Un terremoto di magnitudo 7.2 aveva inoltre colpito il nord del Giappone il 25 giugno scorso, senza provocare vittime o danni significativi. 

Il Giappone è uno dei Paesi con maggiore attività sismica al mondo, trovandosi sopra quattro importanti placche tettoniche lungo il margine occidentale della 'Cintura di fuoco' del Pacifico. L'arcipelago, che ospita circa 125 milioni di persone, sperimenta centinaia di scosse ogni anno e rappresenta circa il 18% dei terremoti mondiali: la stragrande maggioranza è di entità lieve, sebbene i danni causati varino a seconda della loro posizione e della profondità sotto la superficie terrestre in cui si verificano. 

Il Paese porta ancora il peso della memoria di un forte terremoto sottomarino di magnitudo 9.0 nel 2011, che ha scatenato uno tsunami che ha ucciso o lasciato dispersi circa 18.500 persone e ha devastato la centrale nucleare di Fukushima. Il 20 aprile di quest'anno, una scossa di magnitudo 7.7 ha colpito il nord del Paese, ferendo almeno 10 persone e facendo tremare i grandi edifici a Tokyo. Ciò ha spinto le autorità a emettere un avviso speciale che mette in guardia contro il rischio accresciuto di terremoti di magnitudo 8.0 o superiore. 

28 lug 2026

Incendio all'isola ecologica di Novate Milanese, un ferito

28 lug 2026

Save the Children, in Europa oltre 1.500 minori vittime di tratta

(Adnkronos) - Sono circa 9.500 complessivamente le vittime di tratta identificate nel 2024 nei Paesi dell’Unione Europea, per lo più in Francia e in Italia, seguiti da Paesi Bassi e Germania. Di questi, i minorenni rappresentano il 16% del totale, con 1.555 vittime sotto i 18 anni, in aumento rispetto al 2023 quando le vittime minorenni di tratta costituivano il 12,8% del totale, pari a 1.358 bambine, bambini e adolescenti. Nella grande maggioranza dei casi (77%) si tratta di bambine e ragazze, in totale 1.194. Tra i minori il maggior numero di identificazioni si registra in Francia, con 488 casi, seguita da Romania (333) e Germania (230). A fornire i dati è Save the Children in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani del 30 luglio. In Italia le vittime minorenni identificate nel 2024 sono 65, corrispondenti al 3,4% del totale delle vittime di tratta individuate. In poco più di un caso su due (54%) si tratta di bambine e adolescenti, pari a 35 minorenni. Nel nostro Paese la tratta e lo sfruttamento dei minori continuano a rappresentare una realtà per lo più sommersa, che coinvolge sia flussi migratori internazionali – in quanto territorio crocevia di transito e destinazione di minori vittime di tratta - sia contesti interni di vulnerabilità sociale. A livello mondiale, secondo gli ultimi dati disponibili relativi al 2022, più di una vittima su tre di tratta risulta minorenne (il 38% del totale delle 68.836 persone coinvolte per cui è stata rilevata l’età, cioè oltre 26mila bambini e adolescenti).  

“Negli ultimi anni, il fenomeno della tratta e dello sfruttamento dei minori ha assunto una dimensione sempre più complessa e dinamica, alimentata da crisi globali interconnesse, quali i conflitti armati, le emergenze ambientali, l’acuirsi delle disuguaglianze economico-sociali e le migrazioni forzate, che rendono molti minori estremamente vulnerabili - afferma Antonella Inverno, responsabile Ricerca e Analisi di Save the Children - Le cifre sono sottostimate, ma ogni anno milioni di bambine, bambini e adolescenti vengono coinvolti in forme diverse di abuso e le tecnologie digitali, inclusa l’AI, stanno modificando profondamente le modalità di adescamento, reclutamento, sfruttamento e controllo dei minori, rendendo questi fenomeni più invisibili e pervasivi”.  

Save the Children chiede da anni di rafforzare il sistema coordinato tra istituzioni e società civile di emersione e protezione per garantire l’individuazione e protezione dei minori vittime di tratta e sfruttamento, attraverso un supporto personalizzato, con accoglienza, assistenza psicologica, medica e legale, e un approccio attento a età e genere, che sappia affrontare anche gli aspetti legati alle nuove forme di sfruttamento e tratta facilitati dagli strumenti digitali. "Importanti passi in avanti - sottolinea l'Organizzazione - potranno oggi realizzarsi a seguito delle norme che attuano in Italia la nuova Direttiva Antitratta, emanate lo scorso giugno. Il decreto rafforza i meccanismi di identificazione precoce e presa in carico delle vittime, la formazione della magistratura e degli altri operatori del sistema, la raccolta dei dati e l’aumento dell’indennizzo per le vittime. Resta importante proseguire in questa direzione nell’attuazione piena delle nuove norme, con particolare attenzione alle esigenze specifiche di bambini, bambine e adolescenti". Save the Children chiede che vengano istituiti "luoghi di accoglienza ad indirizzo segreto per minori a rischio o vittime di tratta, sollecita una cooperazione rafforzata tra forze di polizia ed enti di protezione a livello europeo che includa un focus specifico sulle vittime minorenni e investimenti in ricerca per prevenire fenomeni emergenti e sviluppare politiche efficaci". 

 

  

Nel 2025 il Sistema nazionale Antitratta ha valutato le segnalazioni relative a 3.444 persone, circa 600 in più rispetto al 2024, quando erano 2.853. Di queste, 174 riguardano minorenni, pari al 5,1% del totale, in lieve aumento rispetto al 4,9% registrato l’anno precedente. Si tratta prevalentemente di ragazzi, che rappresentano il 69% dei casi riguardanti i minorenni valutati dagli enti antitratta (120 persone), provenienti soprattutto dal Bangladesh (56) e dall’Egitto (19). Il 64% ha 17 anni, ma sono stati intercettati anche quattro 14enni e un 12enne. Le minorenni di sesso femminile sono 54 e provengono principalmente dalla Nigeria (16); poco più di due su cinque, pari a 23, hanno 17 anni, ma tra le vittime di tratta emerse ci sono anche due 14enni e una 12enne. Le principali regioni di emersione sono la Sicilia, con 59 casi, e l’Emilia-Romagna, con 41 casi.  

Nei primi sei mesi del 2026 in Italia sono state segnalate 1.581 persone, tra cui 95 minorenni, pari al 6% del totale. In questo periodo si conferma, in maniera ancora più marcata, la prevalenza di minori di sesso maschile, che sono 80, ovvero l’84% dei minorenni, per lo più di diciassettenni (59 su 80), provenienti prevalentemente dal Bangladesh (46 casi). Le minorenni femmine sono 15, per lo più tra i 16 e i 17 anni, e presentano provenienze geografiche più diversificate. Tra i casi segnalati, sono 847 quelli presi in carico nel 2025 secondo il Sistema informatizzato per la raccolta di informazioni sulla tratta (SIRIT), dato in lieve aumento rispetto agli 817 registrati nel 2024. I minorenni sono 22, ovvero il 2,6% del totale, e si osserva una leggera prevalenza di ragazze, pari a 12, provenienti principalmente dalla Nigeria (4) e dalla Costa d’Avorio (3), mentre i 10 ragazzi sono prevalentemente originari del Bangladesh (6). Prevalgono i diciassettenni (14 in totale, di cui 6 femmine e 8 maschi). La Sicilia si conferma la principale regione di emersione, con 12 casi. Nel primo semestre del 2026 le persone prese in carico sono state 350. I minorenni rappresentano il 2% del totale, con 7 casi complessivi. Si tratta di cinque ragazze di 16 e 17 anni e di due ragazzi, entrambi diciassettenni. 

“Accanto alle forme più conosciute di sfruttamento, assistiamo oggi a una crescente esposizione dei ragazzi a condizioni di grave sfruttamento lavorativo o per la commissione di attività illegali-prosegue Inverno - Si tratta di fenomeni spesso sommersi che colpiscono in particolare minori stranieri soli, ma non solo, e che rischiano di essere normalizzati come semplici strategie di sopravvivenza. Dietro queste situazioni si intrecciano povertà economica, abbandono scolastico, percorsi migratori fragili e carenza di reti di protezione. Per contrastare questi fenomeni occorre intervenire sulle condizioni di vulnerabilità che li rendono possibili, prima che sul loro esito finale, e rafforzare gli strumenti di protezione”. 

 

 

Save the Children è da anni impegnata con progetti di contrasto alla tratta e allo sfruttamento. Il progetto Vie d’Uscita, promosso dal 2012 in collaborazione con enti anti tratta locali, ha l’obiettivo di supportate l’identificazione e l’emersione di minori e neomaggiorenni vittime di tratta e sfruttamento. Nel primo semestre del 2026 ha raggiunto 384 beneficiari, di cui 277 minori. Il progetto Nuovi Percorsi si occupa di sostenere, in tutta Italia, i minori e le mamme sopravvissute alla tratta e allo sfruttamento, al fine di garantire la reintegrazione delle donne, la crescita sana dei minori e l’autonomia dell’intero nucleo. Dal 2021 al primo semestre del 2026 ha supportato 1575 beneficiari. Nel 2022 sono stati avviati il progetto Sportello Nuovi Percorsi Roma, con la finalità di supportare nuclei composti da giovani mamme e minori che si trovano in una condizione di forte vulnerabilità, incluse persone esposte al rischio di tratta o sfruttamento, che fino al primo semestre del 2026 ha sostenuto un totale di 1849 persone. E il progetto Liberi dall’Invisibilità, volto a proteggere e supportare minori e adulti che vivono nella zona agricola della Fascia Trasformata, nella provincia di Ragusa, in partenariato con l’Associazione “I tetti colorati” e con Caritas Diocesana di Ragusa, che fino a dicembre 2025 ha coinvolto complessivamente 665 persone attraverso percorsi personalizzati di empowerment, supporto scolastico e accompagnamento sociale, di cui 356 minori e 309 adulti.  

Parallelamente, grazie ad attività comunitarie sono state raggiunte 2.404 persone, contribuendo a rafforzare il tessuto sociale e a promuovere una cultura dell’inclusione. Infine, da aprile 2023 a marzo 2025, Save the Children ha implementato il progetto transnazionale E.V.A., insieme a partner di Francia e Spagna con l’obiettivo di identificare, nelle zone di transito di Ventimiglia, Irun e nelle città di Parigi e Nimes, possibili vittime di tratta e sfruttamento, che ha permesso di intercettare 995 potenziali vittime di tratta nei 3 Paesi, di cui 416 solo in Italia. A partire dal 2025, l’Organizzazione ha avviato il progetto S.O.L.e.I.L - Servizi di Orientamento al Lavoro ed Empowerment Inter-regionale per un sistema Legale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con capofila Regione Lazio. Il progetto prevede la realizzazione di un sistema volto all’integrazione socio-lavorativa, alla prevenzione e al contrasto dello sfruttamento lavorativo. L’intervento di Save the Children si focalizza sulla promozione di condizioni sostenibili di inclusione sociale, protezione, empowerment e regolarità lavorativa per minori e le loro famiglie a rischio o vittime di sfruttamento nella provincia di Latina, contribuendo alla riduzione delle forme di sfruttamento, abuso, marginalità e disuguaglianze. 

28 lug 2026

Johnson & Johnson offre 5,5 miliardi di dollari per risolvere le cause sul talco

(Adnkronos) - Il colosso farmaceutico statunitense Johnson & Johnson ha offerto 5,5 miliardi di dollari per risolvere decine di migliaia di cause legali che sostengono che i suoi prodotti a base di talco abbiano causato il cancro alle ovaie, ha annunciato l'azienda oggi. L'accordo proposto mira a porre fine a una lunga battaglia legale che ha gravato sull'azienda con sede nel New Jersey per anni. J&J ha affermato che l'accordo copre circa 76.000 cause, rappresentando quasi tutte le cause ancora in corso relative al talco. 

L'azienda nega che i suoi prodotti a base di talco abbiano causato il cancro, ma ha interrotto la vendita del suo borotalco per bambini a base di talco negli Stati Uniti e in Canada nel 2020. Il vicepresidente per il contenzioso ha affermato che le accuse "sono prive di fondamento scientifico". "Questa risoluzione consente all'azienda di lasciarsi alle spalle questa vicenda e di rimanere concentrata sulla sua missione di sviluppare farmaci e dispositivi che salvano vite umane", ha dichiarato in un comunicato. 

L'azienda ha già raggiunto un accordo nella maggior parte delle cause in cui si sosteneva che il suo talco contenesse tracce di amianto, ritenuto responsabile del cancro. Deve inoltre affrontare una causa nel Regno Unito per accuse simili, presentata nel 2025. Secondo lo studio legale che rappresenta circa 3.000 querelanti, la richiesta di risarcimento "è stimata in oltre 1 miliardo di sterline" (1,3 miliardi di dollari). I querelanti affermano che loro stessi o un membro della loro famiglia hanno sviluppato forme di cancro ovarico o mesotelioma dopo aver utilizzato il talco per bambini della J&J. 

28 lug 2026

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