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La Nazionale riparte dal tridente Malagò-Mancini-Ranieri: "Vogliamo vincere e riportare i giovani a vedere l'Italia ai Mondiali"

(Adnkronos) - Il nuovo tridente azzurro è servito: Roberto Mancini a sinistra, Giovanni Malagò al centro e Claudio Ranieri a destra. Da qui ripartirà l'Italia del nuovo corso per tornare dove merita e riconquistare un posto al prossimo Mondiale. Dopo la querelle Pirlo, l'addio dopo 16 giorni di Maldini e Leonardo, l'ex presidente del Coni - da presidente della Figc - ha messo il suo timbro sul nuovo assetto: si riparte dall'ultimo ct vincente in azzurro, Roberto Mancini, che ha conquistato l'Europeo 2021 e da un uomo serio, competente e di grande esperienza come Claudio Ranieri. Non sarà un percorso facile ma l'intento è stato subito chiaro. "Sono molto felice di presentare Roberto Mancini, nuovo ct della Nazionale, e Claudio Ranieri, direttore tecnico, e tutti sentiamo il peso della responsabilità per riportare l'Italia ai Mondiali", ha detto Malagò nella conferenza stampa che ha aperto la nuova era. 

"Vogliamo vincere tutte le partite. Farò in modo che la Nazionale possa giocare bene per farmi perdonare di quanto accaduto tre anni fa. Con Gravina ho chiarito, la responsabilità dell’addio è stata mia, se ci fossimo parlati non sarebbe accaduto nulla", le parole iniziali di Mancini, che ricomincia dall'azzurro 1081 giorni dopo aver lasciato la Nazionale. Il tecnico di Jesi ha preso subito la parola per tornare al 13 agosto 2023, a quelle dimissioni inaspettate, rassegnate in piena estate pochi giorni prima di iniziare una nuova esperienza sulla panchina della Nazionale dell'Arabia Saudita. Una scelta della quale si è pentito: "Allora ci fu una mancanza di comunicazione tra me e il presidente Gravina -ha esordito nella Sala Conferenze della sede Figc di via Po- e probabilmente se ci fossimo parlati a quattr’occhi sarebbe cambiato tutto. È andata così e sono molto dispiaciuto, per me la maglia della Nazionale è sempre stata molto importante. È un po' come la donna della vita, se la perdi hai sbagliato qualcosa. Adesso, grazie al presidente Malagò, ho la possibilità di rifarmi. Cercherò di riportare la Nazionale dove merita". 

Una Nazionale che ripartirà dal 4-3-3: "La base sarà quella, ci darà uno spirito offensivo. Troveremo i nuovi Bonucci e Chiellini per fare da chioccia ai giovani. Nel 2018, quando siamo arrivati, il 90% dei giornalisti riteneva l’Italia la settima o ottava squadra in Europa. Non sono mai stato d'accordo. Se in quattro anni abbiamo centrato 37 risultati utili di fila, e la Spagna ci ha rubato il record solo ora, vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di buono. Quando l'Italia va al Mondiale o all'Europeo, diventa pericolosa. Il nostro obiettivo è formare una squadra subito e puntare a ottenere risultati dappertutto: Nations League, Europeo, Mondiale", ha sottolineato Mancini. 

Poi sui troppi stranieri in Serie A: "La percentuale è più o meno la stessa di tre anni fa, purtroppo. La nostra speranza è che vengano impiegati più italiani, poi se vanno all’estero e giocano va bene”, ha proseguito il ct che sugli attaccanti ha poi sottolineato che "non credo che lì davanti siamo messi così male. Pio, Kean, Retegui… e nessuno di questi va considerato “giovane”. Spero che i nuovi facciano gli stessi gol che ha fatto Immobile in Serie A". 

Pronto a mettersi a disposizione di Mancini e della Federazione, Claudio Ranieri ha ammesso come "questo incarico è il coronamento di una carriera, non credevo potesse accadere. Sono molto orgoglioso, so che ci sarà da lavorare tantissimo, ma la mia carriera da allenatore credo la dica lunga, è un compito arduo. Mi preme tantissimo fare innamorare i tifosi italiani della nazionale di calcio e permettere ai bambini di far vedere la nazionale ai mondiali di calcio che non hanno mai visto", ha aggiunto il nuovo dt azzurro. "Io voglio capire bene come funziona il settore giovanile e scolastico non possiamo permetterci che i bambini sono presi da altri giochi, dai videogiochi, dai telefonini, dobbiamo cercare di abbassare i prezzi. I giovani devono tornare a giocare a calcio. Le nazionali giovanili stanno lavorando bene, è l’ultimo salto che è difficile, bisogna capire cosa fare e come fare per permettere al ct di poter scegliere. Siamo bravi tatticamente, all’estero la tattica non viene così esasperata come da noi, dobbiamo tornare a sviluppare la tattica individuale", ha concluso Ranieri. 

29 lug 2026

Giallo di Pietracatella, oggi sopralluogo nella casa: in tre sentiti in procura

(Adnkronos) - Dopo oltre sei mesi, oggi giovedì 30 luglio saranno tolti i sigilli a casa Di Vita, l’abitazione in cui - secondo l'ipotesi della procura - sono state avvelenate e uccise a Natale Antonella Di Ielsi e la figlia Sara di 15 anni.  

Gli investigaroti tedeschi del Koch Institute, esperti in grado di rilevare tracce di ricina, anche a mesi di distanza entreranno nella casa per un sopralluogo.  

Nei laboratori di Berlino sono stati già analizzati i resti del cibo e le tracce biologiche repertate nella cucina della famiglia Di Vita. Non è escluso che possano già aver trovato qualche traccia del veleno mortale e domani inizieranno ad analizzare, con lo spettroscopio portatile, ogni angolo della casa, per mettere tutte le caselle del puzzle al loro posto.  

E’ convinzione degli inquirenti che trovare le tracce della ricina, in cucina o su qualche capo d’abbigliamento, sia essenziale per dare due risposte: in che cibo, o bevanda, era contenuto il veleno e chi ha portato quel cibo, o quella bevanda, in casa. Al momento vige il massimo riserbo sia in questura, che in procura, anche per quel che riguarda gli ultimi interrogatori.  

Ieri sono stati nuovamente sentiti una coppia di amici di famiglia e la donna denunciata per favoreggiamento, per aver negato dissidi tra Antonella Di Ielsi e il marito. Sul suo telefonino è stato ritrovato uno scambio di messaggi proprio con Antonella, che si lamentava dell'uomo. Ma si trattava di messaggi risalenti al 2019. Le indagini vanno avanti. 

29 lug 2026

Iran, rischio escalation: raid Usa in Iraq e Arabia Saudita in campo, l'analisi

(Adnkronos) - Non solo Iran. La crisi in Medio Oriente si allarga, con il rischio di un'escalation dopo i raid di Stati Uniti e Arabia Saudita, che hanno colpito milizie filo-iraniane in Iraq. Le operazioni sono scattate 15 giorni dopo la visita del neo premier iracheno, Ali al-Zaidi, alla Casa Bianca. E sei giorni dopo la sua prima missione nella capitale iraniana Teheran. Gli attacchi si sono concretizzati poche ore dopo l'incontro nello Studio Ovale tra Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in un quadro di relazioni e negoziati dietro le quinte. Da mesi va avanti il pressing a stelle e strisce su Baghdad: gli Stati Uniti chiedono impegno per il disarmo delle milizie filo-iraniane, che .  

 

Le forze di mobilitazione popolare, per lo più fazioni armate sostenute dall'Iran, hanno confermato che nelle operazioni che hanno colpito loro siti in Iraq sono rimasti uccisi 20 combattenti. Oltre 30 i feriti. Le azioni hanno una doppia valenza. Rappresentano una scintilla che può allargare il teatro del conflitto e, contemporaneamente, sono la conseguenza del primo coinvolgimento diretto dell'Arabia Saudita con un ruolo pienamente attivo e operativo nel conflitto.  

Perché i raid hanno preso di mira le formazioni delle forze di mobilitazione popolare, identificate come Al Hashid Al Shaabi? Le milizie erano state create nel mezzo dell'avanzata del sedicente Stato islamico in Iraq e dal 2014 sono state cruciali nella battaglia contro i jihadisti. E, dicono nella regione, anche se le forze di mobilitazione popolare sono formalmente sotto controllo iracheno, molte fazioni mantengono catene di comando parallele e si ritiene rispondano a Teheran. Parte del cosiddetto 'Asse della resistenza', con la sua influenza sulla politica. 

Le forze di mobilitazione popolare hanno riferito di operazioni che hanno colpito loro basi nelle province di Baghdad, Wasit, Ninive, Bassora, Kirkuk, Kerbala e Diyala. Presi di mira in particolare, secondo le notizie dei media locali, i siti di Al-Fath Al-Mubin, nel governatorato di Wasit, e quello di Abu Muntadhar Al-Muhammadawi, nella provincia di Diyala. 

Gli Stati Uniti hanno fatto il punto dopo le operazioni. Il Centcom, il Comando centrale Usa responsabile per le attività militari nella regione, ha confermato operazioni con le Forze Armate saudite contro "terroristi filo-iraniani, incaricati dai Guardiani della Rivoluzione", i Pasdaran iraniani, "di condurre attacchi contro forze Usa e infrastrutture energetiche saudite". Sono stati colpiti siti per la logistica e per il deposito di armamenti "nell'est dell'Iraq" in risposta - puntualizza il Centcom - a "oltre 30 attacchi con droni" messi a segno in "72 ore" su ordine dei Pasdaran. 

Il ministero della Difesa della monarchia del Golfo, secondo le parole del portavoce riportate dall'agenzia saudita Spa, ha riferito di operazioni, "in coordinamento con il Centcom", contro "obiettivi specifici delle milizie nella Repubblica dell'Iraq collegate ad attacchi contro infrastrutture petrolifere del Regno" dopo attacchi sferrati tra ieri e lunedì da "milizie terroristiche sostenute dall'Iran" con droni fatti partire dal territorio iracheno in direzione delle regioni saudite. Riad insiste sul "diritto all'autodifesa" e afferma di "non cercare un'escalation", ma ribadisce che in caso di ulteriori attacchi "non esiterà ad adottare tutte le misure necessarie a tutela della sua sovranità e per proteggere cittadini e asset" del Paese. 

E' in questo clima che sembra essere saltata, almeno per il momento, l'attesa visita a Riad del premier dell'Iraq, Paese in cui per convenzione l'incarico di primo ministro va a uno sciita e da sempre in una posizione quantomeno difficile tra Usa e Repubblica islamica. Al sito di notizie iracheno Shafaq News una fonte governativa irachena ha confermato che la missione è stata cancellata dall'agenda di al-Zaidi, mentre da Riad non ci sono commenti. Al-Zaidi, 41 anni, salito al potere a maggio dopo una lunga fase di stallo politico e di fatto con il via libera di Trump, era arrivato il 13 luglio negli Usa nel mezzo delle continue tensioni tra Washington e Teheran e del costante pressing americano su Baghdad per il disarmo delle milizie filo-iraniane. 

Da quando il 28 febbraio scorso Usa e Israele hanno lanciato i primi attacchi contro l'Iran, le milizie irachene hanno di fatto consentito all'Iran di avere più 'opzioni' per "rispondere", come dicono a Teheran dopo decine di attacchi che hanno preso di mira obiettivi nei Paesi del Golfo. E tra gli osservatori non manca chi ritiene i Paesi del Golfo possano vedere l'Iraq come terreno in cui poter rispondere a loro volta senza attaccare direttamente in terra iraniana. 

A fine giugno le autorità irachene hanno indicato la data del 30 settembre come termine ultimo per la consegna delle armi, con l'obiettivo dichiarato di consolidare il controllo esclusivo dello Stato sulle armi. Non è chiaro come intendano eventualmente procedere dopo il 30 settembre. I Pasdaran, dice il Centcom, "e i loro proxy, terroristi, devono porre fine a questi attacchi per evitare un'ulteriore risposta militare Usa".  

29 lug 2026

Caldo estremo sull'Italia, oggi tre città da bollino rosso. Venerdì allerta massima

29 lug 2026

Iran, Trump insiste: "Colpiremo molto duramente, ora è il nostro turno"

(Adnkronos) - "Colpiremo l'Iran molto duramente, perché è il nostro turno farlo". Donald Trump promette vendetta. Gli Stati Uniti, dice il presidente, risponderanno dopo l'attacco sferrato da Teheran contro le forze americane in Giordania. "Sanno che sta arrivando, ci stanno chiedendo di non farlo", aggiunge il numero 1 della Casa BIanca. "Abbiamo abbattuto cinque razzi che viaggiavano a 8.500 km l'ora. Ci hanno provato, ora tocca a noi", ha quindi affermato, sottolineando come ad attaccare gli Stati Uniti "è stato una fazione diversa" da coloro con i quali parliamo. "Ci hanno già chiesto scusa, ma noi li colpiremo comunque un pochettino", afferma 

"Vorrei che" i membri del Congresso colpissero "l'Iran con i dazi, non soltanto con le sanzioni", dice ancora Trump, riferendosi al disegno di legge su nuove sanzoni alla Russia. "Penso che sia importante - evidenzia - Ci sono dazi sulla Russia, ma non su quei cinque Paesi che hanno a che fare con l'Iran. La misura sarebbe più efficace". 

Le parole di Trump arrivano quando il conflitto in Medio Oriente si sta di fatto allargando. Le forze armate Usa e saudite hanno condotto un'operazione congiunta contro un'alleanza militante in Iraq. Un'iniziativa che ha interrotto la breve tregua osservata negli attacchi diretti statunitensi contro obiettivi in Iran che dal canto suo ha risposto lanciando missili contro la Giordania. 

L'Iran ha inoltre affermato che lo Stretto di Hormuz non tornerà al suo stato precedente. Lo ha detto all'agenzia di stampa studentesca iraniana Isna il vicepresidente del parlamento Ali Nikzad, sottolineando che Hormuz appartiene all'Iran. "Consideriamo lo stretto una conquista della recente guerra imposta e un dono divino alla grande nazione iraniana", ha spiegato Nikzad, aggiungendo che Teheran non rinuncerà a rivendicare i propri diritti su Hormuz. 

L’Arabia Saudita ha trascorso gli ultimi cinque mesi di conflitto tra Usa e Iran nel tentativo di non finire in un conflitto regionale. Come rileva la Cnn in un'analisi, Riad ha sempre esortato alla calma, accusato i danni rispondendo con moderazione e tenuto aperti i canali di comunicazione con Teheran anche mentre i droni iraniani colpivano la sua infrastruttura petrolifera, cruciale per l'economia del regno. Ma ora, con il crescente coinvolgimento dei proxy iraniani in Yemen e in Iraq, il Paese è accerchiato e preso di mira con attacchi asimmetrici da tre lati. Così ieri i caccia sauditi si sono uniti per la prima volta ai raid statunitensi, prendendo di mira l’Iraq orientale, a indicare la decisione saudita di assumere una postura più assertiva nel ridisegnare gli equilibri della regione. 

Il cambio di passo è decisivo per l'Arabia Saudita, protagonista di una politica estera volta alla stabilizzazione e all'apertura della propria economia agli investimenti esteri, al fine di trasformare la petro-monarchia in un Paese a prova di futuro, grazie ad ambiziosi piani di rinnovamento, e prossima potenza regionale. Come parte di questo approccio Riad si è avvicinata a Washington, consolidando le relazioni economiche e militari anche tramite l'acquisto di decine di miliardi di dollari in equipaggiamento militare per modernizzare le proprie forze armate e dotarsi di sistemi di difesa aerea per difendere il proprio immenso territorio. Nel mentre ha lavorato per migliorare il rapporto con lo storico rivale iraniano fino a raggiungere un equilibrio sancito con l'accordo del 2023, mediato dalla Cina. 

Stati Uniti e Arabia Saudita hanno colpito obiettivi delle Forze di mobilitazione popolare (Al Hashid Al Shaabi), gruppo armato iracheno che include potenti fazioni filo-iraniane e che da tempo costituisce una minaccia per Washington. Le Forze di mobilitazione popolare sono una rete di fazioni a maggioranza sciita creata nel 2014 nel contesto della lotta all'Is. E' nato tutto dopo una fatwa dell'ayatollah Ali al-Sistani, la massima autorità sciita in Iraq, quando l'Is avanzava nel Paese. Gruppi armati filo-iraniani hanno risposto all'appello e a loro si sono uniti anche volontari iracheni da tutto il Paese. 

29 lug 2026

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29 lug 2026

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29 lug 2026

Monica Guerritore, la confessione: "Ho finito oggi la chemio, l'amore è tutto in questi momenti"

(Adnkronos) - Monica Guerritore ha affidato a un video su Instagram la confessione difficile e commossa di come ha affrontato negli ultimi mesi la chemioterapia, mentre era impegnata nella promozione del suo primo film da regista, 'Anna', su Anna Magnani, di cui è anche interprete, e nell'opera 'Le Villi' di Giacomo Puccini, andata in scena all'Opéra Nice Côte d'Azur (Teatro dell'Opera di Nizza) dal 24 al 30 aprile 2026, di cui era voce narrante. Un percorso vissuto nel silenzio sostenuta dall’amore della famiglia e degli amici. Ora che il ciclo di chemio è finito ha deciso di raccontare cosa le è successo, anche per aiutare chi sta affrontando la stessa battaglia.  

 

 

“Era metà aprile - racconta nel video postato sui social con la voce a tratti rotta dell'emozione - e ad un controllo che faccio periodicamente uno dei valori era fuori norma, il CA 125 (un marcatore tumorale, ndr.). Ho immediatamente preso contatto con il mio oncologo, il professor Cortesi. Pochi giorni dopo ho fatto la prima chemio, la prima di un ciclo di 6. Non era la prima volta che mi trovavo ad aver a che fare con un tumore" ma in precedenza non c'era stata "necessità di chemio”, racconta l’attrice. Il primo trattamento è arrivato alla vigilia di un impegno già fissato: “Ho fatto il primo trattamento il giorno prima di partire per Nizza, dove mi aspettavano due settimane di prove all'Opera per 'Le Villi'. Nemmeno per un momento ho pensato di rinunciare. Ce la farò, mi sono detta, e sono partita”. 

Quelle settimane, dice, sono state decisive: “La bellezza della musica, le messa in scena, Puccini, mi hanno distolto dal pensiero del cammino che avevo appena cominciato”. Solo al ritorno a Roma, dopo tre settimane, è arrivato il momento di fare i conti con la realtà: “Le prime ciocche di capelli hanno cominciato a lasciarsi andare. Mi ricordo, ero sul divano, ho abbracciato mio marito, la mia roccia, e ho pianto”. 

Nonostante il percorso di cura, Guerritore ha continuato a rispettare tutti gli impegni pubblici: “Avevo davanti a me tutta una serie di presentazioni, avevo maggio, giugno, luglio pieni… Una serie di impegni per accompagnare 'Anna'. Dovevo andare avanti e per andare avanti non dovevo far trapelare nulla. Non era di me che dovevo parlare, ma del film”. Per farlo, ha nascosto i segni della malattia: “Da brava attrice ho nascosto dietro una parrucca, una frangetta e un taglio strano di capelli quello che mi accadeva”. 

Le uscite ufficiali, come i Nastri d’Argento e i Globi d'oro, sono state un banco di prova emotivo: “Mi sentivo strana, in imbarazzo, ho serrato i denti e sono andata… I flash dei fotografi, gli sgardi dei colleghi. Avevo paura e invece voglio ringraziarli per aver avuto tanto rispetto e tanta delicatezza. Ho sentito il mio mondo, solidale, vicino”. Un sostegno arrivato anche da chi aveva intuito qualcosa: “Ringrazio tutti quelli che per questi quattro mesi hanno capito che c’era qualcosa, mi hanno sorriso e hanno parlato d’altro. Ho toccato con mano la solidarietà e l'umanità delle persone, un regalo che esiste”, sottolinea l'attrice e regista.  

Guerritore parla apertamente della fragilità che ha preceduto la malattia: “Ci si ammala quando il corpo abbassa le difese immunitarie… Quel dato fuori norma era cresciuto all’improvviso per il dispiacere, per un’amarezza, e in quella fragilità ha trovato linfa”. Ma oggi può dire di aver concluso il percorso: “Ora ho finito, ho finito tutte e sei le chemio. È andato tutto molto bene grazie alla straordinaria capacità dei nostri medici. Ringrazio il professor Cortesi, ringrazio la nostra sanità e la ricerca, che sposta sempre l'asticella in avanti e ci protegge e cura. Ancora un paio di festival e vado in vacanza”, sorride.  

Poi il messaggio che le sta forse più a cuore: "L'amore attorno è tutto per chi subisce questo trattamento. Le mie figlie sempre vicino a portarmi il cappuccino di tè… E mio marito sempre con me, mano nella mano, giorno e notte, soprattutto la notte”. 

Poi, la confessione alle amiche e al pubblico: “A voi amiche del mondo chiedo scusa, non ne ho parlato, lo faccio ora, con le mie parole, sinceramente. Ora che 'Anna' può continuare da sola, perché finalmente abbiamo la bella notizia che aspettavamo”. Guerritore annuncia infatti che "dal 1° settembre 'Anna' sarà su Sky Primafila, a disposizione di tutti, e sarete voi a farla continuare a vivere”. Infine, un sorriso: “Mi divertirò per un po', forse, a cambiare taglio… e poi mi direte: bionda, rossa… chissà quale altra donna si prepara”, conclude.  

29 lug 2026

Cnn e piazza Risorgimento a Roma, Alfonsi: "Giusto più alberi e più ombra, ma serve cambiare regole"

(Adnkronos) - "Noi siamo i primi a sostenere che, dove le condizioni lo consentono, servono più alberi e più ombra, ma nelle piazze storiche monumentali di Roma esistono vincoli paesaggistici e architettonici che rendono le piantumazioni molto più complesse rispetto alle altre zone. E per questo è necessario che con le Sovrintendenze cambiamo le regole". Così Sabrina Alfonsi, assessora ad Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale, in un video girato a piazza Risorgimento, replica alle polemiche seguite all'attacco della Cnn. 

 

 

"Il caldo riaumenta e diamo più acqua -spiega nel video Alfonsi- Siamo a Piazza Risorgimento e qui fino a pochissimo tempo fa ci passavano le macchine. Pensate -aggiunge- che in questa piazza sono stati tolti 2000 metri quadri di asfalto e sostituiti con il materiale drenante e il 75% della superficie è diventato pedonale. Nelle scorse settimane si è discusso delle piante che erano state messe qui: è vero alcune di loro hanno sofferto. Hanno sofferto un'ondata di calore eccezionale, come è accaduto in tante città del mondo. Oggi, come vedete, sono curate e in salute".  

Quindi osserva: "Fa sorridere che a impartire lezioni sul cambiamento climatico siano gli stessi politici che per anni lo hanno negato. Noi preferiamo affrontarlo con investimenti ed interventi concreti". Del resto, "Roma è una delle città italiane che investe di più sull'adattamento climatico: abbiamo piantumato decine di migliaia di alberi, abbiamo rafforzato il piano caldo, abbiamo creato rifugi climatici. E proprio ieri abbiamo inaugurato 'Tiberis', un parco fluviale permanente con giochi d'acqua e fontane, perché nella città ci siano rifugi climatici naturali". E allora, conclude, "Dobbiamo garantire una maggiore presenza di alberature senza compromettere il patrimonio storico artistico. E' una sfida che molte città hanno già affrontato e hanno vinto. Roma non può essere da meno". 

29 lug 2026

Detenuti tossicodipendenti, via libera definitivo al ddl: pena nelle comunità di recupero

29 lug 2026

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