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Morbillo negli Usa, peggiore epidemia in 35 anni: Kennedy Jr raccomanda vaccino

(Adnkronos) - Il 2026 non è ancora finito, ma gli Usa in questi 8 mesi hanno già toccato il record di casi di morbillo, registrando il dato più alto degli ultimi 35 anni e superando il precedente picco raggiunto proprio nel 2025. Secondo i dati al 30 luglio diffusi in questi giorni dai Cdc (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie), le infezioni negli Stati Uniti hanno superato quota 2.370 nel 2026 coinvolgendo 45 giurisdizioni, con 37 nuovi focolai. E il 93% dei pazienti colpiti non era vaccinato. Nel 2025 i casi confermati erano stati in tutto 2.289. Un passo indietro nel controllo di una malattia, che negli Usa è stata dichiarata eradicata nel 2000, uno status che rischia di essere rimesso in discussione. In questo contesto il segretario alla Salute degli States, Robert F. Kennedy jr, più volte finito alla ribalta delle cronache per affermazioni critiche verso i vaccini, ha esortato i genitori a vaccinare i propri figli durante un'accesa intervista alla 'Cnn'.  

Negli ultimi anni si è assistito a un aumento delle sacche di bassa copertura vaccinale negli Usa, fenomeno che gli esperti nelle loro analisi attribuiscono in larga parte alla disinformazione. Kennedy è spesso finito nel mirino di polemiche sul fronte dei vaccini. I critici hanno a più riprese fatto notare il rischio che alcune sue dichiarazioni potessero alimentare l'esitazione vaccinale, ma il segretario Usa alla Salute ha dichiarato nell'intervista che i siti web della sua agenzia raccomandano ai genitori di vaccinare i propri figli contro il morbillo. "Non ho mai messo in dubbio l'efficacia del vaccino" in questione, ha affermato, secondo quanto si legge sul media Usa.  

Complessivamente, negli ultimi due anni si sono registrati negli Stati Uniti più casi di morbillo rispetto a tutto il resto del XXI secolo messo insieme. Prima del 2026, l'ultima volta che si era registrato un numero maggiore di infezioni in un singolo anno è stato nel 1991.  

Come riporta il 'Guardian', la conduttrice della 'Cnn' Dana Bash ha dunque invitato Rfk Jr a parlare direttamente ai genitori in vista del nuovo anno scolastico. E il segretario alla Salute ha a quel punto ribadito che "i genitori dovrebbero far vaccinare i propri figli contro il morbillo. Il vaccino contro il morbillo è efficace, blocca la malattia in circa il 97% dei casi. Le persone dovrebbero vaccinarsi". Alla domanda se si assumesse qualche responsabilità per l'aumento dei casi di morbillo, Kennedy Jr ha risposto: "Assolutamente no", osservando che "le comunità che soffrono a causa del morbillo sono quasi tutte comunità religiose che semplicemente non si vaccinano". 

4 ago 2026

Pd-M5S, disgelo Schlein-Conte ma si apre nuovo fronte su risoluzione riarmo e Nato

(Adnkronos) - La giornata del pranzo del 'disgelo' tra Elly Schlein e Giuseppe Conte si chiude con un nuovo fronte che si apre nel centrosinistra. La risoluzione unitaria Pd-M5S-Avs in vista delle comunicazioni del ministro Giancarlo Giorgetti in Parlamento viene bocciata dall'area riformista dem. No al riarmo, no alle spese assunte in sede Nato, no a nuove spese militari. E se ci dovesse essere uno scostamento di bilancio nessuna risorsa dovrà andare al capitolo armi. Questo in sintesi il canovaccio della risoluzione. Più che soddisfatti i 5 Stelle, ovviamente. Non lo sono affatto i riformisti Pd. "Apprendiamo dalle agenzie di stampa il testo della risoluzione del nostro partito assieme a Avs e M5S. Non sappiamo se sia questo il testo definitivo. Vedremo se la notte porterà consiglio perché quello che si legge non è un testo condivisibile", fanno sapere. 

Insomma, se il testo resta così com'è la frattura è già annunciata. E anche quella degli ultimi giorni, nonostante il pranzo tra Schlein e Conte, sull’Ucraina comunque resta: il leader M5S anche oggi ha ribadito il posizionamento dei pentastellati. "In questi giorni ho detto e ripetuto le stesse cose che io e il M5S diciamo da 4 anni, la nostra posizione è sempre la stessa. Ma rispetto le posizioni del Partito democratico”. 

Quanto al rapporto con Schlein aggiunge: "Nessun problema personale. Oggi -ha fatto sapere l'ex premier- ci siamo visti a pranzo, lo avevamo concordato già la settimana scorsa. La dialettica politica rimane, ma nel rispetto reciproco". Dalle parti del Nazareno si fa sapere che nell'incontro c'è stato un "clima disteso" e che i due hanno "fatto il punto sui prossimi passi". In serata Conte torna sul tema: sull'Ucraina, dice, "bisognerà trovare una composizione, ci sarà un confronto" col Pd. Ma aggiunge che la questione non potrà comunque restare fuori dalle primarie. "La politica estera non può rimanere fuori dalle primarie. Sarebbe un'assurdità, fermo restando che troveremo dei punti condivisi prima di entrare nelle primarie, Ma è evidente che anche nelle primarie si parlerà di politica estera. Che facciamo? È forse una dei passaggi più qualificanti, delle sfide più qualificanti del paese, dell'Europa e in questo momento anche dello scenario geopolitico internazionale". 

4 ago 2026

Iran, Trump alla ricerca di una via di uscita: intensificare conflitto o avviare negoziati seri

(Adnkronos) - Donald Trump torna a puntare sulla diplomazia per evitare un'escalation della guerra con l'Iran. A tre mesi dalle elezioni di midterm, il presidente degli Stati Uniti ha lanciato quello che definisce "l'ultimo ultimatum" a Teheran, invitando il regime a firmare un accordo. Ma mentre la Casa Bianca parla di negoziati sostenuti da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, l'Iran smentisce l'esistenza di trattative dirette. Sullo sfondo resta il rischio di un conflitto più ampio, con Trump chiamato a scegliere tra escalation militare, diplomazia o ritiro. 

Trump probabilmente punta a raggiungere un accordo con l'Iran già "questa settimana", sottolinea ad Al Jazeera Paul Musgrave, professore presso la Georgetown University in Qatar ma i segnali da Teheran non portano in questa direzione. "Anche se gli iraniani stanno soffrendo sul piano economico, sanno che rendere il costo del conflitto elevato per gli Stati Uniti significherà ottenere un accordo migliore", spiega l'esperto osservando che il potere negoziale degli Stati Uniti risiede nella minaccia di un'escalation e nell'accesso dell'Iran ai capitali e ai mercati globali. Tuttavia, i ripetuti passi indietro di Trump rispetto alle proprie minacce hanno indebolito questa leva, sottolinea Musgrave. 

A meno che Donald Trump non trovi una via d'uscita dalla situazione in cui si è cacciato con l'Iran, rileva la 'Cnn', "la storia potrebbe considerare la sua scelta di entrare in guerra come l'errore che ha definito la sua presidenza. Ma finora ha evitato un possibile errore ancora più grave: un'escalation massiccia del conflitto oltre la sua capacità di controllarlo. La storia dimostra che i presidenti che intensificano le guerre nel tentativo di trovare una via d'uscita, o per proteggere il proprio prestigio o la reputazione degli Stati Uniti, spesso finiscono su un piano scivoloso. In Vietnam, Iraq e Afghanistan, ciò è avvenuto spesso con riluttanza, in guerre che non potevano più essere vinte". 

Non è la prima volta che Trump si trova davanti a un bivio. E sono tre, osserva la 'Cnn', le strade davanti al presidente degli Usa. "Se la via diplomatica continuerà a fallire, sarà disposto a prolungare indefinitamente una campagna finora inconcludente fatta di attacchi aerei, fragili cessate il fuoco e blocchi marittimi statunitensi e iraniani che fanno proseguire il conflitto senza porvi fine? Oppure aumenterà l'offensiva americana, eliminando i propri limiti e andando oltre gli obiettivi prevalentemente militari, colpendo infrastrutture e obiettivi civili iraniani — oltrepassando il Rubicone verso l'impiego di truppe di terra in operazioni limitate? La terza opzione sarebbe profondamente dolorosa: accettare che lui stesso, e gli Stati Uniti, trarrebbero maggior beneficio dal limitare le perdite e ritirarsi dal conflitto lasciando irrisolti i principali obiettivi". 

Ognuna di queste strade, osserva il canale all news Usa, "presenta risposte politicamente e strategicamente scomode, e questo spiega perché Trump sia ancora bloccato in una guerra che non può permettersi né di vincere né di perdere". È un segno della difficoltà della posizione americana il fatto che il Pentagono abbia inviato, secondo un'esclusiva della Cnn, una richiesta a un gruppo di analisti militari per nuove idee su come attaccare l'Iran. 

Ora la questione è quella di sapere che cosa succederà se Teheran ignorerà il nuovo ultimatum di Trump. "Qualsiasi grande escalation da parte di Trump - osserva la Cnn - sarebbe una scommessa, poiché non ci sono segnali che l'Iran possa essere costretto con i bombardamenti a tornare al tavolo dei negoziati. Probabilmente l'Iran risponderebbe agli attacchi contro ponti, centrali elettriche e altre infrastrutture colpendo obiettivi simili nei territori degli alleati statunitensi del Golfo e aumentando il costo economico della guerra. I leader regionali sembrano aver sollevato proprio questo scenario con Trump durante il fine settimana" per evitare una nuova escalation. In teoria, sottolinea 'Cnn', "Trump potrebbe usare la Marina statunitense per aprire con la forza lo Stretto di Hormuz. Ma ciò esporrebbe le navi americane a missili e droni. Operazioni terrestri contro gli impianti petroliferi dell'isola di Kharg o per respingere le forze iraniane dallo stretto potrebbero essere sanguinose". 

Molti presidenti degli Usa hanno raggiunto punti di svolta simili a quello di Trump. "Sebbene Vietnam, Iraq, Afghanistan e il conflitto con l'Iran siano iniziati in modi diversi, tutti - sottolinea la 'Cnn' - hanno dovuto far fronte alla stessa equazione: 'status quo negativo, escalation o ritiro'. E nessun presidente vuole essere ricordato per aver perso una guerra". Nel 1965, il presidente Lyndon B. Johnson si trovò a dover decidere se estendere la guerra in Vietnam ereditata da John F. Kennedy. "Abbiamo iniziato a bombardare queste persone; abbiamo superato quel punto", disse Johnson al suo segretario alla Difesa Robert McNamara, in un'affermazione che presenta alcune analogie con la scelta strategica di Trump. "Non credo che nulla sarà tanto grave quanto perdere. E non vedo alcun modo di vincere", aggiunse Johnson. Nonostante ciò, Johnson ordinò l'Operazione Rolling Thunder, intensificando i bombardamenti sul Vietnam del Nord e inviando decine di migliaia di giovani americani in una guerra devastante. "Avrebbe dovuto ascoltare il sottosegretario di Stato George Ball, che in un memorandum senza data scrisse che, una volta subite le prime perdite americane, gli Stati Uniti sarebbero rimasti intrappolati in un 'processo quasi irreversibile' e avrebbero subito un''umiliazione nazionale' se si fossero fermati senza raggiungere i propri obiettivi. Ball, che aveva previsto il baratro imminente, sosteneva che gli Stati Uniti avrebbero danneggiato maggiormente la propria leadership globale continuando la guerra piuttosto che adottando 'un percorso attentamente pianificato verso una soluzione di compromesso'". 

Richard Nixon che ereditò il conflitto dopo aver vinto le elezioni del 1968, ha continuato a combattere nella speranza di definire le condizioni per un ritiro. "Se, quando arriva il momento decisivo, la nazione più potente del mondo, gli Stati Uniti d'America, si comporta come un gigante pietoso e impotente, le forze del totalitarismo e dell'anarchia minacceranno le nazioni libere e le istituzioni libere in tutto il mondo", affermò il 30 aprile 1970, spiegando la decisione di estendere la guerra alla Cambogia. Durante la presidenza Nixon, ricorda la 'Cnn', "morirono in Vietnam più di 20.000 americani. Le ultime truppe da combattimento statunitensi lasciarono il Paese nel 1973 e il personale americano rimanente fu evacuato durante la caduta di Saigon nel 1975, sotto il presidente Gerald Ford". 

Più di trent'anni dopo," il presidente George W. Bush pronunciò un altro discorso nazionale in tempo di guerra. Nel 2007 riconobbe gli errori commessi, ma avvertì che 'il fallimento in Iraq sarebbe stato un disastro per gli Stati Uniti'. E annunciò l'invio di migliaia di soldati aggiuntivi per aiutare le forze irachene a combattere gli insorti. La storia non ha ancora emesso un giudizio definitivo su quell'operazione. La controinsurrezione ebbe successo in alcune aree, ma la questione se le perdite americane fossero giustificate rimane dolorosa, poiché gli Stati Uniti alla fine si sarebbero ritirati completamente". 

Il presidente Barack Obama fu eletto promettendo di porre fine alle guerre infinite americane. "Tuttavia - osserva ancora la Cnn-, otto anni dopo gli attentati dell'11 settembre che avevano portato gli Stati Uniti in Afghanistan, annunciò un nuovo aumento delle truppe per fermare l'avanzata dei talebani e sconfiggere definitivamente al-Qaeda. Consapevole della trappola dell'escalation che aveva coinvolto Johnson, Nixon e Bush, promise di iniziare il ritiro delle truppe a metà del 2011. I critici sostengono che una scadenza prestabilita abbia incoraggiato i nemici degli Stati Uniti ad aspettare il ritiro americano. Trump arrivò alla Casa Bianca criticando proprio il tipo di guerra che ora potrebbe affrontare". Ora, aggiunge la Cnn, "Trump affronta un'altra di quelle solitarie decisioni che aveva riassunto nel suo discorso nazionale sull'Afghanistan del 2017: 'Per tutta la mia vita ho sentito dire che le decisioni sono molto diverse quando si è seduti dietro la scrivania dello Studio Ovale'. La guerra con l'Iran non è la guerra di Bush. È la guerra di Trump. E determinerà la sua eredità e il destino di molte vite al di fuori della Casa Bianca". 

4 ago 2026

Space X, un razzo di Elon Musk sta per schiantarsi sulla Luna

(Adnkronos) - Una sezione di un razzo di Space X, il colosso spaziale di Elon Musk, sta per schiantarsi sulla Luna. Alle 2.35 americane di mercoledì 5 agosto, le 8.35 del mattino in Italia, lo stadio superiore del Falcon 9 cadrà sul suolo lunare. Il razzo è decollato il 15 gennaio dello scorso anno trasportando il lander Blue Ghost e il lander Resilience. Blue Ghost è arrivato sulla Luna a marzo 2025, mentre Resilience non è riuscito a completare la missione. Il primo stadio del Falcon 9 è rientrato, secondo i programmi, sulla Terra. Di solito, evidenzia la Cnn, lo stadio superiore dei razzi Space X brucia nell'atmosfera. Nel caso di Falcon 9, però, sono state adottate manovre differenti.  

Lo stadio superiore è rimasto nello spazio per spingere i lander. In genere, per tali "missioni ad alta energia", SpaceX esegue una manovra per assicurarsi che il secondo stadio "sia sicuro secondo le norme e i regolamenti appropriati", ha affermato Julianna Scheiman, direttrice dei programmi scientifici NASA e Dragon presso SpaceX, in una conferenza stampa di lunedì. "Lo abbiamo fatto", ha continuato, ma "ciò che è successo è essenzialmente una combinazione di attività solare e forze gravitazionali che lo hanno messo su una traiettoria verso la Luna". Risultato: la 'corsa' terminerà sulla Luna. "Non c'è alcun pericolo per la Terra", il chiarimento della Nasa riportato dalla Cnn. L'agenzia "continuerà a tracciare la traiettoria dello stadio a scopo di addestramento e osserverà poi il punto dell'impatto per finalità scientifiche". Le simulazioni lasciano supporre che la porzione di razzo, pesante circa 4 tonnellate, si schianterà nell'emisfero settentrionale della Luna, non lontano dal cratere Einstein, ad una velocità di circa 8.690 chilometri orari- 

4 ago 2026

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4 ago 2026

Bulgaria, giovane educatrice vittima di aggressione: "L'antisemitismo persiste nelle nostre vite"

(Adnkronos) - "La situazione che abbiamo vissuto è stata l’ennesima dimostrazione di quanto l’antisemitismo persista nelle nostre vite". E' quanto ha detto all'Adnkronos un'educatrice 18enne del movimento giovanile di Roma, vittima dell'aggressione verbale da parte di un gruppo di naziskin a Sofia, in Bulgaria, dove era in corso un raduno giovanile ebraico con partecipanti da mezza Europa. 

 

"Queste due settimane - afferma la giovane educatrice - sono state la dimostrazione di quanto la nostra identità ebraica sia forte e di quanto i rapporti che si intrecciano siano importanti. Purtroppo la minaccia persiste. La situazione che abbiamo vissuto è stata gestita nel migliore dei modi, grazie alla preparazione dello staff non ci siamo mai sentiti in pericolo nel corso di tutta l''aggressione', ma allo stesso tempo abbiamo capito quanto nel mondo siamo minacciati. I nostri ragazzi sono stati messi immediatamente in sicurezza, mandati nelle camere e rasserenati, ci siamo confrontati con ognuno di loro per capire cosa avessero provato e come si fossero sentiti - racconta -. Dalla nostra parte abbiamo seguito le direttive che ci venivano date, cercando di mantenere la calma. Sicuramente siamo rimasti amareggiati e profondamente scossi". 

"Per noi quanto accaduto - prosegue - rappresenta una gravissima delusione e una grandissima tristezza perché è la dimostrazione del fatto che anche in contesti come quello in cui ci dovremmo sentire completamente al sicuro e in luoghi dove noi ci impegniamo a mostrare le nostre identità, alla fine non siamo mai completamente pronti a essere noi stessi, non perché abbiamo paura di ciò che siamo o chi siamo, ma perché comunque - conclude - la minaccia è sempre dietro l'angolo, nonostante noi non ci siamo sentiti intimiditi particolarmente, non ci siamo sentiti in pericolo, comunque abbiamo capito di non essere ben voluti". 

 

4 ago 2026

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4 ago 2026

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