Logo Il Foglio

D'Alema: "Meloni ha attirato il centrosinistra in una trappola"

(Adnkronos) - "Giorgia Meloni è una donna furba, ha attirato il centrosinistra in una trappola: bisogna indicare il candidato premier, è una trappola". Massimo D'Alema, ospite di Corrado Augias a La torre di Babele su La7, si esprime così sul quadro politico italiano. "Il centrosinistra, chiamiamolo campo progressista, dovrebbe cercare di costruire un progetto politico in grado di unire quella maggioranza degli italiani che ha votato no al referendum e che è contrario all'attuale governo. Non c'è dubbio, l'attuale governo è un esecutivo di minoranza rispetto al sentimento pubblico. Nel centrosinistra sembra prevalere il problema dell'individuazione della leadership, le primarie...", dice l'ex presidente del Consiglio. 

"E' chiaro che tutta questa dinamica accentua le divisioni, se bisogna affrontare una campagna elettorale all'interno del centrosinistra non mi pare saggio. Io non credo serva un federatore, serve un programma. Giorgia Meloni è una donna furba, ha attirato il centrosinistra in una trappola: bisogna indicare il candidato premier, è una trappola. La destra ci dice che bisogna dire ai cittadini chi sarà il presidente del Consiglio, ma nelle ultime elezioni si presentà con 'Salvini premier', 'Berlusconi presidente' e 'Meloni premier' sulla scheda", aggiunge. "Ora cos'è cambiato? Vogliono fare della figura del presidente del Consiglio un elemento di forza. Vogliono trasformare le elezioni dei partiti in un'elezione personale, ma cambiare le regole del gioco in base alle convenienze è un segnale terribile in termini di cultura democratica. Nella prima repubblica queste cose non accadevano", dice ancora D'Alema. 

In generale, "viviamo un'epoca molto delicata in cui opera un'internazionale reazionaria molto potente, piena di soldi, che ha influenza sulle tecnologie ed è in grado di invadere il web con false notizie e campagne. Il campo democratico appare abbastanza disarmato di fronte a questa aggressività, non in grado di reagire. In questo senso, mi manca un partito comunista che aveva non solo idealità ma anche la struttura per difendersi".  

5 ott 2026

Peste polmonare, Russia nega tutto: "Solo fake news, è polmonite". Trump: "Li aiuteremo"

(Adnkronos) - "La peste polmonare? Fake news. E' tutto sotto controllo". La Russia smentisce che una donna sia morta per peste polmonare nella regione di Irkutsk. Intanto, Donald Trump promette il sostegno degli Stati Uniti nelle attività per evitare la nascita di eventuali focolai: "Li aiuteremo". La vicenda ruota attorno al decesso di Daria Shipilova, dipendente 28enne di un laboratorio, morta per "una polmonite di eziologia non accertata" secondo la Rospotrebnadzor, l'agenzia di sanità pubblica a livello nazionale. 

"Tra le persone che hanno avuto contatti con la donna a cui è stata diagnosticata la polmonite nella regione di Irkutsk", circa 200 secondo i media locali, "sono stati rilevati due casi di Covid e rinovirus. Il monitoraggio del 60% delle persone che hanno avuto contatti con la donna a cui è stata diagnosticata la polmonite nella regione di Irkutsk è stato completato. Il tasso di incidenza delle infezioni respiratorie acute nella regione di Irkutsk è inferiore del 12,6% alla soglia epidemica e corrisponde ai dati medi pluriennali. Nella regione di Irkutsk vengono registrati circa 16.000 casi di infezioni respiratorie acute ogni settimana; nelle ultime due settimane non si è registrata alcuna tendenza all'aumento. La situazione sanitario-epidemiologica nella regione di Irkutsk è tranquilla", afferma l'agenzia che smentisce "report infondati secondo cui a una dipendente dell'istituto antipulmonare nella regione di Irkutsk sarebbe stata diagnosticata la peste. Rospotrebnadzor ha comunicato che alla persona interessata è stata rilevata una polmonite di eziologia non accertata". 

La linea ovviamente coincide con quella del Cremlino: "Non si devono ascoltare voci e speculazioni. Per Rospotrebnadzor lavorano persone altamente qualificate in questo settore. Seguiamo quello che dicono loro", le parole del portavoce Dmitry Peskov. Nessuna conferma ufficiale, com'era prevedibile, all'ipotesi che una provetta con batteri si sarebbe infranta nel laboratorio in cui lavorava Shipilova o che, secondo altre versioni, la ricercatrice era appena tornata da una missione in Buriatia, dove ci sarebbe un focolaio. 

 

Il tema viene sottoposto a Trump dai giornalisti che, alla Casa Bianca, pongono domande al presidente prima della partenza per un nuovo comizio in vista delle elezioni di midterm. "Stiamo studiando la situazione con grande attenzione, ne siamo appena venuti a conoscenza", dice Trump che non nasconde una parziale preoccupazione. "Odio vedere qualcuno alle prese con una malattia complicata. Parlano di polmonite, i batteri e i germi sono diventati più forte. Li aiuteremo, li aiuteremo come potremo", aggiunge. "È una malattia che eravamo abituati a controllare. Ma in qualche modo quei microbi sono diventati più forti e più intelligenti, sono come un esercito. Aiuteremo la Russia", dice Trump. Poco prima, il punto del segretario di Stato Marco Rubio: "Non ci sono motivi di allarme". "I viaggi tra Stati Uniti e Russia sono ovviamente molto limitati, ma, come per qualsiasi altra cosa, se qualcosa del genere dovesse uscire dal laboratorio potrebbe diffondersi rapidamente - dice il numero 1 della diplomazia a stelle e strisce - Stiamo osservando e monitorando attentamente la situazione. Non credo che ci siano motivi di allarme, ma è qualcosa su cui bisogna concentrarsi e che va tenuto sotto controllo. Ed è quello che stiamo facendo". 

5 ott 2026

Spagna, dalla crisi al voto: Sanchez tenta la rimonta con le elezioni anticipate

(Adnkronos) - Dopo tante cadute e resurrezioni, che anni fa spinsero il Pais a ribattezzare il leader socialista il "superviviente inesperado", il sopravvissuto inaspettato, Pedro Sanchez convoca le elezioni anticipate e si gioca, in un difficilissimo azzardo, l'ultima pallottola che aveva in canna, con la posta in gioco non solo la continuità del governo progressista che da otto anni guida la Spagna, ma il suo stesso futuro politico. Non è la prima volta che Sanchez prende una decisione ad alto rischio, e in passato ha alla fine incassato un'inaspettata vittoria, come successe con le elezioni convocate nel luglio 2023 - sempre in anticipo, in piena estate e con la presidenza della Ue appena iniziata - dopo i risultati disastrosi delle amministrative del precedente maggio. Allora riuscì a sventare per un soffio la vittoria annunciata dei popolari, creando un governo di minoranza che è andato avanti fino allo scorso venerdì, quando gli indipendentisti catalani di Junts hanno votato contro i decreti per la crisi abitativa.  

"Può sembrare presuntuoso, ma mi rendo conto che nelle situazioni difficili raccolgo la sfida", scriveva il 54enne leader socialista, chiamato anche Pedro 'el guapo', nel 2019, un anno dopo essere riuscito, con la prima mozione di sfiducia della storia della Spagna moderna, a spodestare il popolare Mariano Rajoy e diventare premier, lui che nel 2016 era stato defenestrato dalla guida del partito per il suo rifiuto di qualsiasi accordo di desistenza per permettere la nascita del governo Rajoy. Anche quello, vista la situazione di instabilità che viveva la Spagna dopo due elezioni inconcludenti, apparve come un azzardo, ma forse fu proprio questo che due anni dopo gli permise di vincere le primarie socialiste e avviare un percorso che, in poco più di un anno, con il sostegno di Podemos, l'avrebbe portato finalmente alla Moncloa.  

Ma ora la situazione è molto diversa, è una situazione di vita o di morte (politica) per Sanchez. "La carriera di Sanchez è sempre stata sull'orlo dell'impossibile, ma non è mai stato così assediato a livello giudiziario e politico, non ha mai affrontato un calo di consensi così sfavorevole da quando è diventato presidente, e non è mai stato così isolato come ora", scrive oggi El Pais, ricordando l'assedio degli ultimi mesi del premier, con gli scandali giudiziari che hanno portato in prigione sui stretti collaboratori, messo fuori gioco un suo cruciale mentore come l'ex premier Luis Rodriguez Zapatero e soprattutto provocato una durissima offensiva contro la sua famiglia, con la moglie Begonia Gomez rinviata a giudizio per corruzione e il fratello David condannato per abuso d'ufficio.  

A questo si aggiunge la crisi migratoria di Ceuta, iniziata quando tra il 30 e il 31 luglio tra le 60mila e le 72mila persone sono entrate o hanno tentato di entrare dal Marocco nell'enclave spagnola, per poi, nella stragrande maggioranza dei casi, fare volontariamente marcia indietro nel giro di pochi giorni. Con migliaia di migranti, in particolare minorenni, rimasti a Ceuta, il governo di Sanchez è stato messo sotto accusa per le sue politiche di inclusione e regolarizzazione di oltre un milione di migranti, politiche che del resto hanno in gran parte riflessi positivi sull'economia spagnola. La destra dei popolari e l'estrema destra di Vox hanno cavalcato queste proteste e sicuramente la questione migratoria sarà uno dei temi centrali della campagna.  

Il governo Sanchez però è andato sotto in Parlamento su un altro tema caldissimo, quello della crisi abitativa, una crisi che va avanti da anni in Spagna e che è esplosa dopo la grande attenzione mediatica data al caso di Mariacarmen Abascal, 87enne madrilena che è stata sfrattata con le forze dell'ordine dall'appartamento in cui viveva da decenni perché non poteva pagare l'affitto aumentato del 275% dopo che il palazzo è stato comprato da un fondo immobiliare. Di fronte alle proteste esplose in tutto il Paese, e il ritorno degli 'indignados', questa volta guidati dal Sindacato de Inquilinas accampati a Puerta del Sol, Sanchez ha subito presentato due decreti per affrontare la crisi, con misure per sospendere gli sfratti per le persone economicamente vulnerabili, favorire la proroga dei contratti in scadenza fino ad arrivare ad un meccanismo di rinnovo automatico e varare regole più severe per gli affitti temporanei e l'acquisto di immobili a fini speculativi.  

Convocando le elezioni anticipate, rispetto alla naturale fine della legislatura nel 2027, Sanchez quindi punta tutto per tutto "sulla brace ardente della mobilitazione sociale per la crisi", sperando di poter confermarsi ancora l'araba fenice della politica spagnola in grado di risorgere dalle sue ceneri. Ma questo potrebbe essere un azzardo troppo difficile anche per lui, dal momento, come ricorda oggi el Mundo in un articolo intitolato "Quanti voti recupera Sanchez con Maricarmen?", "alla fine non è così tanto facile convincere milioni di persone che, dopo otto anni di peggioramento delle condizioni abitative, ne servano altri otto per migliorarle".  

Insomma, Sanchez - che nella sua traiettoria politica ha affrontato tre presidenti dei Popolari, (Mariano Rajoy, Pablo Casado e Alberto Núñez Feijóo) , assistito alla caduta di nuovi leader della politica, come il Pablo Iglesias di Podemos, e ha inanellato una serie di primati, con la prima vittoria di un voto di sfiducia, la prima guida di un governo di coalizione e la prima volta al potere per un intero mandato senza approvare un bilancio - affronta la sua sesta campagna elettorale come candidato socialista, sapendo che "se non verrà eletto presidente, tutti si aspettano che inizi il dibattito sulla successione all'interno del Psoe", conclude il Pais sottolineando che le prossime saranno settimane "cariche di incertezza e pericoli", ma anche segnate da "un'opportunità che non esisteva fino a pochi mesi fa" per il premier assediato, un'opportunità che Sanchez, ultimo baluardo progressista di un'Europa governata in maggioranza dalle destre, ha colto al volo.  

"La Spagna ha continuato a progredire; è l'economia in più rapida crescita nell'Ue e il potere d'acquisto è aumentato tre volte di più rispetto a Francia e Germania. Abbiamo ampliato le borse di studio, il congedo di maternità, l'assistenza a lungo termine e i servizi del sistema sanitario. E abbiamo avviato una profonda modernizzazione del Paese con il fondo Next Generation Eu. Più della metà della nostra energia proviene da fonti rinnovabili. E ci siamo rifiutati di sacrificare lo stato sociale sull'altare dell'obiettivo del 5%", ha rivendicato il premier nel discorso con cui oggi ha annunciato le elezioni anticipate, mostrando quindi su quale fronte intende combattere nei prossimi mesi la sua battaglia più dura.  

5 ott 2026

Obiettivo Export, Adnkronos media partner: diretta speciale, interviste e podcast

(Adnkronos) - Adnkronos sarà media partner di “Obiettivo Export: Imprese e territori del Centro Italia verso la Conferenza Nazionale dell’Export 2026”, in programma il 6 ottobre all’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” di Roma. L’appuntamento, promosso nell’ambito del percorso del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dedicato all’internazionalizzazione delle imprese, metterà a confronto istituzioni, diplomazia economica, aziende, associazioni e attori del Sistema Italia. 

La giornata sarà seguita da Adnkronos con una copertura multimediale dedicata: articoli sul sito, lanci di agenzia, interviste video ai protagonisti e una diretta speciale dalle 13 alle 14, che sarà trasmessa sulla homepage del sito, Youtube e Dailymotion, per raccontare temi, interventi e prospettive emerse dal confronto. Tra gli ospiti, i diplomatici, le aziende e le associazioni che saranno protagonisti della giornata. 

Al centro dell’evento il ruolo dei territori nella crescita sui mercati internazionali, gli strumenti a sostegno dell’export, la diversificazione dei mercati, la sicurezza delle materie prime e la competitività delle filiere italiane. Una parte della giornata sarà inoltre dedicata al confronto diretto tra imprese, rete diplomatico-commerciale ed esperti delle strutture pubbliche che sostengono l’internazionalizzazione. 

I temi e le indicazioni emersi a Roma saranno poi al centro anche di un episodio speciale del podcast “La Sfera”, per approfondire come stanno cambiando i mercati internazionali, quali nuove opportunità si aprono per il Made in Italy e quale ruolo può giocare la diplomazia economica nell’accompagnare le imprese italiane fuori dai confini nazionali. 

5 ott 2026

Mancini: "Bravi a riprendere la partita, bilancio più che positivo"

5 ott 2026

Caso Garlasco, i sospetti dei pm sui reperti: "Distrutti dopo la sentenza definitiva su Stasi"

(Adnkronos) - Non solo le ombre sulle analisi dei pedali o su una consulenza personologica scritta non si sa da chi, la Procura di Pavia sospetta anche sulle modalità di conservazione dei reperti sul caso Garlasco. In particolare i dubbi si concentrano sull'intonaco dell'ormai famosa impronta 33 e sulle unghie della vittima, ma la replica del Ris di Parma - datata 6 novembre scorso - è netta: "lo smaltimento degli eluiti (intermezzi di lavorazione, ndr) avvenne dopo la sentenza definitiva di condanna nel processo di Alberto Stasi" emessa il 12 dicembre 2015. E' l'ultimo terreno di scontro sul delitto del 13 agosto 2007 tornato alla ribalta della cronaca con una nuova indagine e un nuovo sospettato.  

Il documento firmato dal colonnello Matteo Donghi - una risposta alle richieste dei pm sollecitati dalla difesa del condannato in via definitiva - fornisce indicazione sui dati grezzi, l'esatta documentazione fotografica effettuata sul delitto della ventiseienne e ricostruisce il destino dei prelievi di intonaco sul muro della cantina, totalmente consumati alla ricerca della verità - in accordo con le parti, a dire dei carabinieri - come i frammenti delle unghie delle mani della vittima. Nelle considerazioni si precisa una questione tecnica: se il reperto gode di una sua identità in ambito penale, gli intermezzi di lavorazione possono essere distrutti al termine degli accertamenti.  

Più volte, in una memoria la difesa Stasi chiede al Ris di Parma di far luce sul destino degli eluiti, principalmente riferendosi ai due relativi ai prelievi di intonaco, denominati '33dattilo' e '97F', nonché ai nove relativi ai frammenti delle unghie della vittima. La risposta del Ris di Parma è puntuale. "Dalle informazioni raccolte, è emerso che gli eluiti relativi all'omicidio Poggi vennero conservati presso questo Reparto anche dopo la stesura del referto 'Relazione finale bio-dattilo', in particolare quelli su cui si concentra la Procura di Pavia e la difesa Stasi "furono depositati, il giorno 20 dicembre 2011, all'interno di un freezer dedicato", in un locale a ingresso protetto da lettori biometrici.  

 

La sorte delle provette contenenti gli eluiti ottenuti dai reperti "33dattilo", "97F" e dalle unghie della vittima, "è stata quella di uno smaltimento collettivo, cioè effettuato unitamente alle provette di altri procedimenti penali". Gli eluiti dell'omicidio Poggi "furono alienati senza redigere uno specifico verbale, trattandosi di intermedi di lavorazione non assimilabili a reperti giudiziari. Pur in assenza di certezza circa la data di smaltimento, quest'ultima può essere stimata nella seconda metà del mese di settembre 2016, in quanto è stata rinvenuta documentazione fotografica di alcune fasi di tale procedura", che mostra il freezer in procinto di essere rimosso "dalla sua sede operativa il giorno 15 settembre 2016", cioè mesi dopo la sentenza definitiva che condannava Stasi a 16 anni di carcere per l'omicidio di Chiara Poggi. 

Le provette con gli estratti, si legge nelle osservazioni del Ris di Parma, "furono smaltite nelle settimane immediatamente successive, come visibile in alcuni scatti fotografici realizzati nelle giornate del 20 settembre 2016 e del 30 settembre 2016. Il dato oggettivamente dimostrabile è che gli eluiti tratti dai reperti dell'omicidio Poggi non sono più conservati presso questo Reparto e che lo stesso freezer che li conteneva, è stato dichiarato fuori uso con atto datato 29 novembre 2022". Lo smaltimento degli eluiti "avvenne dunque dopo la sentenza definitiva di condanna nel processo contro Alberto Stasi emessa il 12 dicembre 2015 dalla Corte di Cassazione".  

La difesa del condannato prova a puntare il dito contro il capitano del Ris di Parma Alberto Marino, secondo cui "comunque verranno conservati tutti gli eluiti delle tracce (Dna estratto) e messi successivamente a disposizione della autorità giudiziaria al termine di tutte le analisi", ma il colonnello Donghi precisa ai legali e alla Procura il senso di quella frase che "non poteva intendersi come un impegno a tempo indeterminato ma, piuttosto, da ritenere valido sino alla conclusione del procedimento penale con una Sentenza divenuta definitiva". E di tale intendimento "è risultata essere la stessa Corte d'Assise d'Appello di Milano che, in data 12 gennaio 2022, si pronunciava restituendo a Stasi alcuni reperti e rigettando comunque la richiesta della difesa di conservare tutti gli altri per future analisi, ritenendola solo ipotetica".  

5 ott 2026

Volo FlyDubai, il copilota e il piano contro Israele: "Volevo vendicare Gaza"

(Adnkronos) - Hamam al-Hammami, il copilota omanita che ha tentato di far precipitare il volo 1073 della Flydubai con a bordo quasi esclusivamente passeggeri israeliani, ha detto durante gli interrogatori che ha agito "per vendicare Gaza" e che voleva "morire da martire". Lo rivela l'emittente israeliana Channel 12, senza citare fonti, ripresa da Times of Israel. 

L'emittente cita anche due fonti che riferiscono che un funzionario del Mossad ha detto ai ministri israeliani che l'aggressore ha fatto negli ultimi anni brevi visite in diversi Paesi ostili a Israele. "Stiamo controllando se, durante queste visite, un individuo o organizzazioni di qualsiasi tipo lo abbiano reclutato", ha riferito il funzionario del Mossad, secondo quanto riportato. Inoltre si sta anche passando al setaccio il contenuto del cellulare di al Hammami, aggiunge Channel 12 concludendo che Israele a questo punto non ha determinato se il copilota abbia agito da solo. 

Secondo gli inquirenti, Hammami aveva progettato di far proseguire il volo normalmente dopo essersi sbarazzato del comandante, poi ottenere tutte le autorizzazioni necessarie all'atterraggio e, infine, schiantarsi contro un edificio o un aereo presente nell'aeroporto Ben Gurion. Una simile manovra improvvisa, effettuata all'ultimo momento, avrebbe impedito a chiunque di lanciare l'allarme e di impedirgli di portare a termine il suo piano. Negli ultimi mesi Hammami si era recato più volte all'aeroporto Ben Gurion a bordo dei voli Flydubai; in particolare, durante il viaggio di giugno, si era concentrato esclusivamente sulla raccolta di informazioni e sulla pianificazione dell'attacco. Aveva poi programmato di eseguire l'attacco a luglio, ma aveva finito per annullare il piano all'ultimo momento perché amico di uno dei membri dell'equipaggio. 

Israele, al momento, non crede che altri membri dell'equipe del volo fossero coinvolti nel tentativo del copilota di far precipitare l'aereo mercoledì scorso. I membri dell'equipaggio sono stati interrogati negli Emirati Arabi Uniti da investigatori che hanno concluso che nessuno di loro era coinvolto nell'attacco terroristico. L'equipaggio è stato interrogato su richiesta di Israele, dopo che alcuni passeggeri avevano parlato di comportamenti strani da parte di altri membri dello staff. 

5 ott 2026

La potenza muscolare invecchia, cos'è la powerpenia: "Si scopre con test funzionali, è reversibile"

(Adnkronos) - Con l'avanzare dell'età si modificano tante cose e i muscoli non sfuggono a questi cambiamenti. "Tra le diverse alterazioni legate all'invecchiamento a carico dell'apparato muscolo-scheletrico, una delle principali è senza dubbio quella correlata al declino muscolare. Da questo punto di vista, in ambito clinico dobbiamo distinguere tre manifestazioni ben diverse: sarcopenia (perdita di massa) ovvero il calo del volume e della massa muscolare. Ha inizio in modo silente, ma la sola perdita di volume non spiega del tutto il calo della funzionalità quotidiana; dinapenia (perdita di forza) che è la perdita della forza massimale (che decresce fisiologicamente di circa l'1-2% all'anno dopo i 40 anni); powerpenia (perdita di potenza) è un termine introdotto recentemente (2024) che descrive la perdita della capacità di generare forza rapidamente e che si riduce a una velocità doppia rispetto alla forza, pari al 3-4% all'anno. In pratica, prima ancora di notare cali visibili di massa o forza, si perde la capacità di muoversi con rapidità. La powerpenia - spiega all'Adnkronos Salute il medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all'UniSalento - impatta fortemente sulla longevità per diversi motivi. In primis, dobbiamo evidenziare che, se la longevità quantitativa ci indica quanti anni viviamo, quella qualitativa dipende da quanto a lungo manteniamo la nostra autonomia fisica e cognitiva".  

Agire per contrastare la powerpenia "significa fare prevenzione primaria delle cadute e della sindrome da fragilità. Ricordiamo, infatti, che la causa principale di perdita di autonomia nell'anziano è rappresentata dalle fratture, come ad esempio quelle del femore. Quando si inciampa, la pura forza massimale è inutile: serve reattività. Il sistema nervoso centrale deve attivare i muscoli in frazioni di secondo per adottare tutte le strategie biomeccaniche utili a impedire o arrestare la caduta. La powerpenia - prosegue Bernetti, segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer) - annulla questa risposta. Inoltre, recenti studi scientifici hanno dimostrato come la potenza muscolare relativa sia un predittore di mortalità per tutte le cause nettamente superiore rispetto alla sola forza muscolare. Un altro aspetto, solo apparentemente distante, è quello del declino cognitivo. La funzionalità neuromuscolare, infatti, rappresenta un vero e proprio specchio della salute cerebrale. La velocità del passo e la rapidità nell'alzarsi dalla posizione seduta sono direttamente correlate alla conservazione delle funzioni cognitive. Chi mantiene un'elevata potenza muscolare mostra un'età biologica, cerebrale e sistemica, nettamente inferiore. 

Cosa fare quindi in sede di visita medica specialistica? "Nel setting clinico e riabilitativo, la powerpenia non si valuta con una risonanza o un'ecografia (esami eccellenti per misurare la massa anatomica), ma attraverso test funzionali specifici, tra cui: 'Five Times Sit-to-Stand Test (5xSTS)' che misura il tempo impiegato per alzarsi e sedersi da una sedia standard per cinque volte consecutive, il più velocemente possibile, a braccia incrociate al petto. Un adulto in salute dovrebbe completare il test al di sotto dei 10-12 secondi. Tempi prolungati indicano un chiaro calo di potenza neuromuscolare - evidenzia lo specialista -Test della velocità del cammino ('Gait Speed Test') che serve a valutare il tempo impiegato per percorrere una distanza prestabilita (solitamente 4 o 10 metri) a passo normale e poi veloce. Una velocità inferiore a 0.8 - 1.0 metri al secondo è considerata un indicatore clinico primario di fragilità e, di conseguenza, di powerpenia; 'Timed Up and Go Test' (Tug) dove il paziente deve alzarsi da una sedia, camminare in sicurezza per 3 metri, girarsi, tornare indietro e risedersi. Questo test richiede potenza esplosiva, equilibrio dinamico e agilità. Tempi superiori ai 12 secondi evidenziano un elevato rischio di caduta legato alla perdita di potenza". 

La buona notizia. "Fortunatamente, la powerpenia è una condizione reversibile. Naturalmente, il percorso terapeutico deve essere 'cucito su misura' - suggerisce Bernetti - tenendo in considerazione le caratteristiche cliniche del paziente, le eventuali comorbidità e i farmaci assunti, valutando ogni singolo aspetto che possa influenzare la situazione motoria. È necessario adottare un approccio globale che includa stimoli differenti. Tra questi, risulta particolarmente efficace l'approccio 'High-Velocity Resistance Training' (Power training): un allenamento mirato che costringe il sistema nervoso a reclutare nuovamente le unità motorie a contrazione rapida (di tipo II), bloccandone l'atrofia e restituendo al paziente la reattività necessaria per una vita longeva e sicura".  

5 ott 2026

L'Italia Under 21 vola a Euro 2027: gli azzurrini travolgono 6-2 la Polonia

(Adnkronos) - L'Italia si qualifica per i campionati europei Under 21 in programma nel giugno 2027 in Albania e Serbia. Gli azzurrini del ct Silvio Baldini conquistano la certezza della qualificazione grazie alla vittoria per 6-2 sulla Polonia nell'incontro decisivo del gruppo E, disputato allo stadio 'Adriatico' di Pescara. Con i tre punti l'Italia aggancia in vetta a quota 27 i polacchi e li scavalca per differenza reti.  

Gli azzurrini sbloccano la partita al 16': Liberali entra in area da destra e scambia bene con Ahanor. Il tiro deviato diventa buono per Koleosho, bravo a stoppare il pallone con la coscia destra e a calciare di sinistro sotto la traversa e trafiggere Lubik. Al 26' il raddoppio con Koleosho che lancia per Liberali, il centrocampista del Como riesce a crossare al volo per l'inserimento e il colpo di testa in area piccola vincente del capitano Ndour. Al 55' l'Italia cala il tris ancora con il centrocampista della Fiorentina. Dopo un corner per la Polonia, Ndour ruba palla nella trequarti azzurra, vede il portiere fuori dai pali e lascia partire un tiro supendo da 60/65 metri che entra in rete. Passano 4 minuti e gli azzurri calano anche il poker. Koleosho sradica il pallone a Krajewski, avanza e dal limite dell'area imbuca per l'inserimento di Lipani. Sinistro sul primo palo e 4-0.  

Al 65' arriva il gol della bandiera per i biancorossi con Mikolajewski. Gli azzurrini reagiscono subito al gol della Polonia. Fini è liberissimo a destra, viene servito, entra in area, finta il tiro mettendo a sedere un avversario e poi trova la porta con un perfetto sinistro. Nel finale c'è tempo per altre due reti, prima la Polonia accorcia le distanze all'85 su rigore con Zewlakow e poi un minuto dopo Cherubini fissa il risultato sul 6-2 finale. L'attaccante del Benevento si accentra da sinistra, sguscia tra due avversari e poi trova l'angolo dal limite dell'area alla sinistra di Lubik.  

5 ott 2026

Incontro Buonfiglio-Malagò prima della Giunta, ipotesi n.1 Figc commissario

5 ott 2026

Elementi totali: 20
Vai a