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Municipio I Roma, approvata memoria di giunta per delocalizzazione parcheggio piazza Strozzi

(Adnkronos) - La giunta del Municipio Roma I Centro ha votato una memoria che chiede la delocalizzazione del parcheggio previsto sotto l’area verde di piazza Prati degli Strozzi, ribadendo la propria contrarietà all’opera. Il no, riferisce il Municipio I, "si fonda anzitutto su motivazioni tecniche. Una consulenza tecnica d’ufficio (Ctu), relativa a un intervento edilizio nelle immediate vicinanze, ha evidenziato criticità legate alla natura del terreno, che non consentirebbe di escludere rischi per la stabilità degli edifici circostanti in caso di scavi per strutture interrate. Proprio queste problematiche avevano già portato, in passato, alla revisione di un progetto analogo nella zona, con l’eliminazione dei piani sotterranei".  

"A pesare è anche il conflitto con il progetto di riqualificazione della piazza. L’area verde è infatti al centro di un percorso partecipativo promosso dal Municipio, che ha coinvolto residenti e cittadini e che ha già portato allo stanziamento dei fondi e all’avvio della progettazione per il rifacimento dello spazio pubblico", sottolinea il Municipio secondo cui "l’intervento risulta quindi incompatibile con una trasformazione condivisa e già finanziata della piazza. C’è infine un tema di coerenza nelle scelte amministrative. In un caso simile, quello del parcheggio tra Viale delle Milizie e Via della Giuliana, Roma Capitale ha riconosciuto il peso della contrarietà municipale, avviando la procedura per lo spostamento dell’opera. Per Piazza Strozzi, invece, l’intervento è stato mantenuto. Da qui la richiesta, formalizzata con la memoria, di applicare lo stesso criterio e procedere alla delocalizzazione del parcheggio". 

"Con questa memoria ribadiamo la nostra contrarietà alla realizzazione del parcheggio sotto piazza Prati degli Strozzi e chiediamo che l'intervento venga delocalizzato - ha commentato la presidente del Municipio Roma I Lorenza Bonaccorsi - Le criticità emerse sul piano tecnico, i rischi che non possono essere ignorati e il percorso di riqualificazione dell'area verde già avviato e finanziato rendono questo progetto incompatibile con l'interesse pubblico del territorio. In questi anni il Municipio ha lavorato insieme ai residenti per costruire una visione condivisa di piazza Strozzi come spazio verde e luogo di socialità; per questo riteniamo che le risorse pubbliche debbano essere destinate alla valorizzazione della piazza e non a un'opera che la cittadinanza e le istituzioni municipali hanno più volte contestato. Chiediamo quindi a Roma Capitale una scelta chiara e coerente: prevedere altra collocazione così da consentire la piena realizzazione del progetto di riqualificazione della piazza". 

22 giu 2026

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22 giu 2026

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22 giu 2026

Eredità Agnelli, Margherita chiede di costituirsi parte civile

(Adnkronos) - Margherita Agnelli, figlia di Marella, vedova dell’avvocato Giovanni ha chiesto di costituirsi parte civile nell’ambito del processo sull’eredità Agnelli. E’ quanto emerso questa mattina in tribunale a Torino nel corso dell’udienza preliminare su presunte irregolarità fiscali relative alla residenza di Marella. Chiamati in causa nel procedimento il figlio di Margherita, John Elkann, il commercialista Gianluca Ferrero. Si è trattata della prima udienza nella quale sono stati riuniti tutti i diversi filoni dell’inchiesta della procura di Torino. L'udienza è stata rinviata al prossimo 11 settembre per permettere alle difese di valutare la richiesta ed esprimersi nel merito.  

“Margherita Agnelli ha depositato il proprio atto di costituzione di parte civile anche nei confronti di John Elkann per il danno morale e di immagine in quanto è stata vittima di un articolato piano fraudolento ai suoi danni, oltreché degli interessi pubblici volti a escluderla dalla successione dei suoi genitori nonché dalla titolarità di partecipazioni rilevanti e di controllo della società Dicembre, la cassaforte di famiglia”. Così l’avvocato Dario Trevisan del team legale di Margherita Agnelli al termine dell’udienza preliminare di oggi nell’ambito della vicenda legata all’eredità della madre, Marella Caracciolo, deceduta nel febbraio 2019. 

“Margherita Agnelli chiede di costituirsi parte civile per chiedere danni morali al figlio. Io ritengo che obiettivamente ci sia poco di morale in questa richiesta, considerato che Margherita Agnelli, non è stata esclusa dalla successione dei genitori, ma sostanzialmente è uscita in un momento molto critico per il gruppo, lasciando a John Elkann l'onere di risanare e tenere in piedi una realtà industriale compromessa”. Così l’avvocato Paolo Siniscalchi, legale di John Elkann, al termine dell’udienza preliminare. 

“Quindi - ha proseguito il legale - mentre Margherita Agnelli è diventata miliardaria ed è scappata dal Gruppo che aveva guidato suo padre, John Elkann si è assunto l'onere e la responsabilità di portarlo avanti con dei risultati che unanimemente sono considerati lusinghieri. Per quanto riguarda poi il tema della Dicembre (cassaforte della famiglia Agnelli, nrd) , che ho visto anche è stato accennato nella costituzione di parte civile, ricordiamo che Margherita Agnelli in sede civile è stata dichiarata priva di legittimazione, cioè non può fare delle domande perché ha perso la qualità di socia della Dicembre già nel 2004 nell'ottica di questa soluzione che lei ha fortemente voluto. È uscita quindi dalla compagine societaria della Dicembre e ad oggi è solo un ex socio che non ha nessuna legittimazione ad agire e a chiedere l'assetto proprietario della Dicembre, quindi ormai cristallizzato da moltissimo tempo ed è immodificabile”. 

A chi domandava se il patrimonio nel 2004 era del tutto evidente, quando è stato sottoscritto l’accordo, Siniscalchi ha precisato: “Margherita Agnelli ha sottoscritto delle transazioni che prescindevano completamente dalla composizione del patrimonio dei genitori. Ha ricevuto dalla successione dei genitori degli importi enormi, rilevantissimi, molto superiori a quelli ricevuti in eredità dai suoi figli di primo letto. Questo è un dato di fatto, un dato matematico e come pure un dato di fatto che il ruolo di John Elkann come successore del nonno è stato fortemente voluto da tutta la famiglia, accettato da tutti e accettato soprattutto anche da Margherita Agnelli e quindi non so di che cosa si possa oggi lamentare” 

22 giu 2026

Schwazer risponde alle nuove accuse di doping: "Sono innocente, non mi difenderò più"

(Adnkronos) - "Non mi difenderò più, non ho più le forze e l’energia per farlo. Non ce la faccio più, ho 41 anni, una bellissima famiglia e un lavoro che non ha niente a che fare con la mia attività agonistica". Così il marciatore italiano Alex Schwazer ha commentato - in conferenza stampa oggi, lunedì 22 giugno - la notizia della sua positività all'Epo in un controllo eseguito a Francoforte dopo la maratona dei campionati tedeschi dello scorso 26 aprile, chiusa con il terzo tempo al mondo e il record italiano di 3h01’55”. 

Schwazer, oro olimpico a Pechino 2008 nella 50 km di marcia, ha aggiunto: "A livello difensivo non faremo più nulla. Possono fare quello che vogliono, tanto lo fanno comunque. È troppo importante la mia vita. Chiederemo solo la controanalisi, a patto che venga analizzato anche un residuo dell’urina che Sandro (Donati, il suo allenatore, ndr) si è portato a casa. Se rifiutano, non faremo nemmeno le controanalisi. Prendo atto che nello sport non ci posso più stare, ma sono contento della mia vita e ho la coscienza a posto. Sono un innocente molto fortunato nella vita”. 

Schwazer ha aggiunto: "Lo sport è bello, ma non ho più fiducia nel sistema. Questo è. Qui parliamo in pochi minuti di ciò che c’è stato dopo Rio, ma sono stati 5 anni di nottate per leggersi le memorie e cercare di controbattere, sfinirsi. Non sapete ciò che si passa in un periodo così, io questa roba non la voglio più fare". E ancora: "Non voglio mettere a rischio la mia vita. Da persona, da uomo, da marito e da padre. Dello sportivo non me ne frega più nulla, possono fare ciò che vogliono. Ognuno ha un limite di sopportazione. Io ho vissuto situazioni molto snervanti e non le voglio più rivivere, chiudo qui”. E ancora: “Posso solo dire che non ho assunto Epo e quindi non so come è finita l’Epo in questa provetta. E dico subito che non lo voglio più sapere, perché sennò mi rovino e non lo voglio fare. Sono innocente, tutte le altre cose non mi interessano. La terza provetta è in conservazione da Sandro (Donati, ndr). Le analisi le fanno solo i laboratori antidoping, non si possono fare al di fuori. Per questo chiediamo le controanalisi, è l’unica possibilità di farla analizzare". 

"Posso solo esprimere sorpresa, incredulità e amarezza per la nuova positività di Alex. Ho allenato Schwazer fino al 2016, quando ha chiuso la sua attività. Sono sempre rimasto in buoni rapporti con lui, anche quando ha ripreso con un altro allenatore. Ero presente alla gara di Francoforte e sono riuscito a ottenere una terza provetta di urina, spero si voglia procedere all'esame di questa urina". Così Sandro Donati, storico allenatore di Schwazer, in una dichiarazione letta dalla manager del marciatore Giulia Mancini durante la conferenza stampa indetta dopo la positività all'Epo, ufficializzata oggi dall’Agenzia Nazionale Antidoping tedesca. 

La notizia della positività di Schwazer era stata ufficializzata in mattinata da un comunicato della Nada, l’Agenzia Nazionale Antidoping della Germania: "Nada - si legge - ha avviato un procedimento di gestione dei risultati in bse al Codice Mondiale Antidoping (WADC21)/Codice Nazionale Antidoping della Germania (NADC21) e al regolamento antidoping della Federazione Tedesca di Atletica Leggera (DLV) nei confronti del marciatore italiano Alex Schwazer a causa di una possibile violazione delle norme antidoping. La Nada ha disposto una sospensione temporanea nei confronti dell’atleta e ha inoltre presentato una denuncia presso la procura competente ai sensi della legge antidoping. In occasione dei Campionati tedeschi di marcia su strada, la sostanza eritropoietina (classe S.2 della Lista delle sostanze proibite dell’Agenzia mondiale antidoping), abbreviata in EPO, è stata rilevata sia nei campioni di urina che in quelli di sangue dell’atleta".  

22 giu 2026

Al via il nuovo Centro dei servizi clinici psicologici dell'ateneo Vanvitelli

(Adnkronos) - Sarà inaugurato domani, martedì 23 giugno, alle ore 10.30, in viale Ellittico 31, a Caserta, il Centro di ateneo dei servizi clinici universitari psicologici (Scup) dell’Ateneo Vanvitelli. Lo comunica una nota dell'università. Il Centro - si legge - "nasce con un obiettivo chiaro: trasformare le competenze psicologiche in una risorsa concreta, accessibile e integrata per l’intera collettività. Non soltanto un presidio accademico, ma un polo strategico capace di coniugare clinica, ricerca e formazione in un’unica visione orientata al benessere mentale e all’inclusione". Dopo i saluti del rettore dell’Ateneo Vanvitelli, Gianfranco Nicoletti, interverrà il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega di funzioni in materia di Politiche per il Sud, Luigi Sbarra, cui seguiranno gli interventi di Francesca D’Olimpio, direttrice del Dipartimento di Psicologia, Armida Mucci, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale e Fisica e di Medicina Preventiva, e di Barbara Morgillo, direttrice dello Scup.  

Lo Scup - dettaglia la nota - si configura come catalizzatore di sinergie tra Università, enti territoriali e realtà sociosanitarie, promuovendo una rete strutturata di collaborazione volta a garantire risposte tempestive, qualificate e coordinate ai bisogni delle persone. Il Centro coordina i servizi psicologici, diagnostici e clinici dell’Ateneo all’interno di una struttura unitaria, assicurando appropriatezza e continuità delle prestazioni. L’integrazione tra competenze e la collaborazione con le eccellenze del territorio permettono di offrire percorsi di consulenza e supporto fondati su evidenze scientifiche.  

Il Centro - spiegano dall'università - "coordina i servizi psicologici, diagnostici e clinici dell’ateneo all’interno di una struttura unitaria, assicurando appropriatezza e continuità delle prestazioni. L’integrazione tra competenze e la collaborazione con le eccellenze del territorio permettono di offrire percorsi di consulenza e supporto fondati su evidenze scientifiche. Non solo, lo Scup promuove una cultura dell’inclusione attiva, con particolare attenzione alla disabilità e ai Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa). L’obiettivo è garantire il pieno diritto allo studio, prevenire fenomeni di emarginazione e favorire una partecipazione consapevole alla vita universitaria e sociale. Attraverso interventi di prevenzione primaria e secondaria, il Centro opera per intercettare precocemente situazioni di disagio e contrastare fenomeni come il drop-out accademico. La promozione del benessere psicologico e il potenziamento delle risorse individuali e collettive costituiscono il fulcro di questa area strategica". 

 

E ancora: "Lo Scup si pone anche l’obiettivo di potenziare la ricerca attraverso la promozione di progetti innovativi nell’ambito della salute mentale e partecipa a network nazionali e internazionali, con l’obiettivo di trasferire conoscenze e metodologie scientificamente fondate alla comunità e al sistema sociosanitario. Il Centro sostiene le attività didattiche dei Corsi di Laurea, delle Scuole di Specializzazione, dei Dottorati e dei Master, offrendo un contesto di apprendimento pratico per tirocinanti e giovani professionisti. Promuove inoltre percorsi di formazione avanzata, come corsi Ecm e Summer School, per mantenere elevati gli standard di competenza nel settore psicologico. Il Centro Scup rappresenta un modello integrato in cui clinica, ricerca, formazione e territorio dialogano in modo sinergico. La sua identità si fonda sull’idea che la salute mentale non sia un tema marginale, ma una dimensione centrale della qualità della vita individuale e collettiva".  

Con uno sguardo rivolto all’innovazione e un radicamento concreto nel territorio, "lo Scup si propone come punto di riferimento stabile per studenti, personale universitario e comunità, contribuendo a costruire un ambiente inclusivo, competente e orientato al benessere", conclude la nota. 

22 giu 2026

Enrico Varriale, confermata in appello condanna a 10 mesi per stalking

22 giu 2026

Dagli anni al Coni alle Olimpiadi riportate in Italia: chi è Giovanni Malagò, il nuovo presidente della Figc

(Adnkronos) - Il calcio italiano ha scelto. Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. Oggi, lunedì 22 giugno, l’ex presidente del Coni ha ricevuto il 68,58% dei consensi dall'Assemblea elettiva a Roma. Tra gli uomini più influenti dello sport italiano, Malagò avrà ora il compito di rimettere in piedi un sistema in difficoltà, dopo la terza assenza consecutiva della Nazionale azzurra dai Mondiali.  

Nato a Roma il 13 marzo 1959, Malagò appartiene a una famiglia legata in maniera profonda al mondo dello sport e dell’imprenditoria. Suo padre Vincenzo fu a lungo vicepresidente della Roma, squadra di cui il nuovo presidente della Figc è noto tifoso, oltre che fondatore del gruppo Samocar, realtà di riferimento nel settore automobilistico.  

Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Siena, insieme al percorso accademico Malagò è un grande sportivo e in passato si è distinto soprattutto nel calcio a 5, vincendo tre Scudetti con la Roma Rcb e quattro Coppe Italia. Ha fatto anche parte della nazionale italiana di futsal, partecipando al Campionato del Mondo del 1986 in Brasile. Terminata l'attività agonistica, ha costruito la sua carriera tra impresa, sport e relazioni istituzionali. Un percorso favorito anche dai solidi legami sviluppati negli ambienti dell'imprenditoria italiana, a partire dall'amicizia con Luca Cordero di Montezemolo e dalla vicinanza a Giovanni Agnelli, figure che hanno contribuito a plasmare il suo profilo pubblico e professionale. 

Alla guida della Samocar, l'azienda fondata dal padre e specializzata nella distribuzione di automobili di lusso, Malagò ha affiancato una crescente presenza in posizioni di vertice dello sport italiano, a cominciare da incarichi di prestigio come la presidenza del Circolo Canottieri Aniene e la guida del comitato organizzatore degli Internazionali d'Italia di tennis. 

Nel 2013 diventa presidente del Coni, superando - contro pronostico - il più quotato Raffaele Pagnozzi. Inizia così una stagione che lo porta a diventare una delle figure più riconoscibili e influenti dello sport nazionale, capace di attraversare governi, maggioranze e cambiamenti di scenario mantenendo intatto il proprio peso istituzionale. Sotto la sua guida, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano raggiunge traguardi storici, come le quaranta medaglie alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021 (risultato bissato a Parigi, nel 2024). Nel 2019 diventa anche membro del Comitato Olimpico Internazionale, testimonianza della sua credibilità a livello globale: un incarico che rafforza il suo ruolo nei principali dossier dello sport mondiale. Tra questi, le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Malagò, tra i principali promotori della candidatura italiana, accompagna il progetto da presidente della Fondazione Milano Cortina, riportando i Giochi nella penisola a vent'anni dall'edizione di Torino 2006. 

La sua esperienza si intreccia più volte anche con le vicende del calcio. Nel 2018, all'indomani della mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali in Russia e della conseguente crisi della Figc, il Coni viene chiamato a svolgere un ruolo di supplenza istituzionale e in quei giorni Malagò diventa uno dei punti di riferimento del sistema, assumendo anche – in via temporanea - la guida commissariale della Lega Serie A. Proprio per la sua carriera e per i rapporti sempre vivi con il mondo del calcio, dopo le dimissioni di Gabriele Gravina è diventato presto il candidato della Lega Calcio per la presidenza. Fino al trionfo di oggi in Assemblea.  

22 giu 2026

Caldo, Ordine medici Roma: "7 ambulatori delle Asl senza aria condizionata, monta la protesta"

(Adnkronos) - "Negli ambulatori pubblici specialistici delle Asl della Capitale l’attività prosegue a ritmi molto intensi per garantire migliaia di prestazioni ogni settimana, dalle visite cardiologiche a quelle endocrinologiche, diabetologiche, pneumologiche, neurologiche e di numerose altre branche specialistiche. In un periodo in cui il Servizio sanitario nazionale è chiamato a uno sforzo straordinario per cercare diridurre le liste d’attesa e assicurare la continuità dell’assistenza, emerge però una criticità che rischia di compromettere la qualità dell’erogazione delle cure: in alcuni ambulatori della Asl Roma, fortunatamente dalle segnalazioni, solo in sette, manca un adeguato sistema di climatizzazione o malfunziona. Tra i medici e gli operatori sanitari ci cresce quindi il malcontento". A denunciare la situazione è il presidente dell’Ordine dei Medici chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Roma, Antonio Magi  

Magi spiega all'Adnkronos Salute che: "l'ondata di caldo di questi giorni, con temperature particolarmente elevate, rende gli ambienti di lavoro difficilmente vivibili sia per il personale sanitario sia per i cittadini, molti dei quali anziani, fragili o affetti da patologie croniche e cardiovascolari. Condizioni microclimatiche non adeguate incidono infatti sul benessere psicofisico, aumentano lo stress lavorativo, riducono la concentrazione degli operatori e possono rappresentare un rischio anche per la sicurezza delle prestazioni assistenziali". 

"Non è accettabile - prosegue Magi - che nel 2026 vi siano ancora strutture sanitarie pubbliche nelle quali medici, infermieri, personale sanitario e amministrativo siano costretti a lavorare per ore in ambienti privi di aria condizionata, con temperature che in alcuni casi superano ampiamente i livelli di comfort e sicurezza. È una situazione che crea enormi disagi agli operatori, ma soprattutto ai pazienti, molti dei quali anziani, fragili o affetti da patologie croniche, che si recano negli ambulatori per visite, controlli e follow-up. Garantire condizioni ambientali adeguate significa tutelare il diritto alla salute di chi cura e di chi viene curato". 

 

Magi sottolinea inoltre come il problema "non possa essere considerato un semplice disagio logistico", ma rappresenti una "questione di organizzazione sanitaria e di sicurezza" sul lavoro. "Mentre si chiede agli operatori un impegno sempre maggiore per ridurre le liste d’attesa e incrementare il numero delle prestazioni, è indispensabile assicurare condizioni di lavoro dignitose e ambienti idonei allo svolgimento dell’attività clinica. Il rispetto delle norme sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro vale anche per le strutture sanitarie. È necessario intervenire con la massima urgenza per ripristinare gli impianti di climatizzazione e prevenire il ripetersi di situazioni analoghe, soprattutto in considerazione del fatto che le ondate di calore saranno sempre più frequenti e intense per effetto dei cambiamenti climatici" osserva. 

Il presidente di Fnomceo Roma conclude con un appello alle aziende sanitarie "affinché vengano predisposti interventi strutturali e programmi di manutenzione preventiva degli impianti tecnologici, evitando che guasti o ritardi negli interventi possano compromettere la qualità dell’assistenza e il benessere di pazienti e professionisti. La sanità pubblica - chiosa - deve essere messa nelle condizioni di funzionare al meglio: questo significa investire non solo nelle risorse umane, ma anche nelle infrastrutture e negli ambienti di cura, che rappresentano parte integrante della qualità del servizio sanitario".  

 

22 giu 2026

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