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Influenza, la stagione è già arrivata? I consigli dell'esperto per affrontare il primo freddo

(Adnkronos) - Già arrivata la stagione dell'influenza? "In attesa dei dati dell'Istituto superiore di sanità, che monitorano l'andamento delle infezioni respiratorie in Italia, possiamo dire che già da diverse parti arrivano segnalazioni di casi di infezioni respiratorie, probabilmente di origine virale, anche a causa del brusco calo delle temperature". A spiegarlo all'Adnkronos Salute è Massimo Andreoni, professore emerito dell'università degli Studi di Roma Tor Vergata, membro del Collegio dei probiviri della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) e del Consiglio superiore di sanità. 

Questo dato, secondo l'infettivologo, fa pensare che "la stagione influenzale, così come è successo negli ultimi anni, possa essere anticipata. Se fino a qualche anno fa la circolazione dell’influenza iniziava generalmente tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre, negli ultimi 3 anni - ricorda Andreoni - abbiamo assistito a un anticipo, con la circolazione del virus già dalla fine di ottobre. Le prime segnalazioni che arrivano lasciano quindi intendere che la stagione influenzale possa iniziare sempre più presto". A questo si aggiungono gli "sbalzi di temperatura, che possono arrivare anche a 10 o 15 gradi in meno e rendere più problematica la gestione delle malattie da raffreddamento e delle infezioni respiratorie", aggiunge. 

Per il medico "ci esponiamo alle basse temperature non sempre in maniera corretta anche dal punto di vista dell'abbigliamento. Spesso continuiamo a vestirci come quando le temperature erano più alte, senza adeguarci al brusco cambiamento climatico. Questo - avverte - può essere particolarmente problematico per le persone più fragili, sia per l'età sia per la presenza di comorbidità, quindi per esempio per i malati cronici, per chi soffre di Bpco o di malattie cardiovascolari". Il consiglio è quello di utilizzare un abbigliamento adeguato alle temperature esterne e di "aderire alla campagna di vaccinazione antinfluenzale non appena sarà disponibile". 

Per quanto riguarda i bambini, "bisogna considerare che la ripresa delle attività scolastiche e lavorative può facilitare la circolazione delle infezioni virali respiratorie", osserva Andreoni. "È importante quindi coprire i bambini in maniera adeguata rispetto alle temperature - raccomanda l'infettivologo - e, in presenza di sintomi respiratori, prestare attenzione ai contatti con le persone fragili, come per esempio i nonni anziani".  

Quando è meglio evitare la scuola o il nido? "Quando il bambino presenta sintomi respiratori più importanti e febbre, è opportuno consultare il pediatra, che potrà valutare la situazione e indicare se sia necessario lasciare il piccolo a casa fino alla guarigione", conclude l'esperto. 

11 set 2026

Addio a Emma Bonino, una vita in nome della libertà. Mattarella: "Punto di riferimento". Martedì le esequie di Stato

(Adnkronos) - Emma Bonino ha fatto della politica una lunga battaglia per allargare lo spazio della libertà, prima nelle strade e nelle campagne del Partito radicale, poi nelle istituzioni italiane, europee e internazionali. Dalla disobbedienza civile sull'aborto alla lotta contro la fame, dalle guerre nei Balcani alla difesa dei diritti delle donne, dalla costruzione della giustizia penale internazionale all'impegno per l'Europa, il suo percorso attraversa alcune delle principali trasformazioni della società italiana e della politica internazionale degli ultimi cinquant'anni.  

Per la storica leader radicale, morta ieri venerdì 11 settembre, le esequie di Stato saranno in forma laica, con commemorazione ufficiale, e si terranno martedì 15 settembre alle 12:30 nella Protomoteca del Campidoglio. La camera ardente sarà allestita nella Protomoteca del Campidoglio, a Roma, domenica 13 settembre dalle 12 alle 19 e lunedì 14 settembre dalle 10 alle 19.  

Parlamentare, commissaria europea, ministra, vicepresidente del Senato, candidata al Quirinale e infine una delle figure più riconoscibili del fronte europeista. Sempre con lo stesso metodo: scegliere una battaglia, portarla fuori dai confini della politica tradizionale e cercare di trasformarla in una questione pubblica. Una storia nella quale il rapporto con lo storico leader radicale Marco Pannella occupa un posto centrale, fino alla dolorosa rottura degli ultimi anni, ma che nel tempo si è estesa molto oltre il radicalismo italiano, fino a diventare una vicenda politica internazionale. 

"La scomparsa di Emma Bonino addolora profondamente. Ha impresso un segno nella vita della Repubblica con un impegno tenace e coerente", è il commosso ricordo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "Radicale, liberale, femminista, decisamente europeista, è stata protagonista di movimenti e di riforme che hanno inciso sul percorso della nostra società. Parlamentare, leader di partito, ministra delle Politiche europee e poi degli Esteri, Commissaria europea, Emma Bonino è stata un punto di riferimento non soltanto in Italia: il suo impegno contro la fame nel mondo, contro la pena di morte, per il Tribunale penale internazionale sono stati motivi di orgoglio per la Repubblica". "Negli ultimi anni -ricorda il Capo dello Stato- la sua priorità era l’unità e la maggiore integrazione dell’Unione europea: testimone che ha affidato a chi ne ha condiviso pensiero e impegno. Ai familiari e a quanti le sono stati vicini rivolgo un intenso pensiero di vicinanza e solidarietà". Da Meloni a Tajani, tutti i messaggi di cordoglio.  

Emma Bonino nasce a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948. Dopo gli studi in Piemonte si trasferisce a Milano e si laurea alla Bocconi in Lingue e letterature moderne. La politica entra nella sua vita negli anni Settanta, quando l'Italia sta attraversando una stagione di profonde trasformazioni sociali e culturali. È il periodo nel quale le questioni legate ai diritti civili, alla condizione femminile e alla libertà individuale cominciano a mettere in discussione equilibri legislativi e politici consolidati. 

Bonino incontra il Partito radicale e Marco Pannella e trova in quel movimento un modo di fare politica diverso da quello dei grandi partiti della Prima Repubblica. Il radicalismo non dispone di grandi apparati, non punta alla conquista del governo e spesso non ha neppure una forza elettorale proporzionata all'influenza che riesce a esercitare. La sua politica si fonda sulle campagne, sui referendum, sulla disobbedienza civile, sulle manifestazioni e sulla capacità di portare all'attenzione dell'opinione pubblica temi che gli altri partiti preferiscono non affrontare. Pannella e Bonino diventano progressivamente i due volti più riconoscibili di questa esperienza, pur essendo molto diversi. Pannella è un leader fisicamente imponente, capace di lunghi monologhi, di digressioni e di provocazioni, con una concezione della politica come mobilitazione continua. Bonino è più minuta, essenziale nel linguaggio, concreta nelle argomentazioni. Lui tende a occupare lo spazio pubblico con la parola; lei a concentrarsi sulla battaglia da condurre. La differenza di carattere e di stile non impedisce una collaborazione destinata a durare quasi quarant'anni. 

 

La prima grande battaglia di Bonino nasce da una vicenda personale. Negli anni Settanta l'aborto clandestino è una realtà diffusa e l'interruzione volontaria di gravidanza è ancora un reato. Bonino ha vissuto personalmente un aborto clandestino e quell'esperienza contribuisce a orientare la sua scelta politica. Nel 1975 partecipa alla nascita del Cisa, il Centro di informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto, insieme ad altre esponenti radicali e femministe. L'organizzazione fornisce informazioni e assistenza alle donne che cercano di interrompere una gravidanza, rendendo pubblico un fenomeno che la legge non riesce a impedire. La questione, nella lettura di Bonino, è anche sociale. L'aborto clandestino non produce gli stessi rischi per tutte: le donne con maggiori disponibilità economiche possono cercare medici o recarsi all'estero, mentre quelle che non hanno denaro sono spesso costrette a ricorrere a pratiche più pericolose. La clandestinità diventa così anche una questione di disuguaglianza. 

Bonino decide di trasformare questa denuncia in disobbedienza civile. Si autodenuncia per procurato aborto e viene arrestata. La scelta è coerente con la tradizione radicale: non nascondere la violazione della legge, ma rivendicarla pubblicamente per dimostrare che quella legge produce una situazione che non può più essere ignorata. "Dopo avere vissuto quell'aborto ed essermi umiliata ho deciso che non sarebbe accaduto mai più a nessuna", racconterà negli anni successivi. La vicenda privata diventa così una battaglia politica. 

La campagna sull'aborto si inserisce in una più ampia stagione di mobilitazioni sui diritti civili. I radicali sono impegnati sul divorzio, sulla contraccezione, sull'obiezione di coscienza, sulla riforma della giustizia e sulla libertà individuale. Il referendum diventa uno dei principali strumenti attraverso i quali cercare di cambiare la legislazione e costringere i partiti a confrontarsi con temi che spesso rimangono fuori dall'agenda parlamentare. 

Nel 1976 Bonino entra alla Camera dei deputati. Ha 28 anni. È eletta insieme a Pannella, Adele Faccio, Gianfranco Spadaccia e agli altri candidati radicali. L'ingresso in Parlamento non significa per lei l'abbandono delle campagne. Al contrario, istituzioni e mobilitazione esterna diventano due parti della stessa strategia. Nel 1978 viene approvata la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. La norma disciplina l'accesso all'aborto e pone fine alla criminalizzazione dell'interruzione di gravidanza nelle condizioni previste dalla legge. Bonino considera quella legge una conquista, ma non la ritiene priva di problemi. Negli anni successivi continuerà a denunciare soprattutto le difficoltà di applicazione legate all'obiezione di coscienza e il ritardo italiano nell'accesso all'aborto farmacologico. 

La battaglia sull'aborto rappresenta però anche qualcosa di più personale e politico: definisce il modo con cui Bonino affronterà molte delle questioni successive. Un'esperienza concreta viene trasformata in una campagna; la campagna in una pressione sull'opinione pubblica; la pressione in una modifica legislativa. Il radicalismo di quegli anni si misura anche su altre questioni. I referendum diventano uno strumento permanente di iniziativa politica. Nel corso dei decenni i radicali raccolgono milioni di firme su divorzio, aborto, finanziamento pubblico dei partiti, servizio militare, caccia, manicomi, nucleare e altri temi. La loro consistenza elettorale rimane generalmente ridotta rispetto ai grandi partiti, ma la loro capacità di imporre questioni al dibattito nazionale è molto maggiore. E' questa la particolarità della politica radicale: non cercare necessariamente la maggioranza, ma tentare di spostare il confine di ciò che la politica considera possibile. 

Negli anni Ottanta Bonino amplia il proprio campo di azione. Alla difesa dei diritti civili in Italia si aggiunge la lotta contro la fame nel mondo. Nel 1981 promuove un appello contro lo sterminio per fame e contribuisce alla nascita di iniziative internazionali dedicate alla lotta contro la fame e al rapporto tra disarmo e sviluppo. 

Il Partito radicale assume intanto una dimensione sempre più transnazionale. Nel 1989 Bonino diventa presidente del Partito radicale transnazionale, incarico che mantiene fino al 1993. La sua attività politica si sposta progressivamente verso i grandi temi internazionali: i diritti umani, la pace, la giustizia internazionale e la condizione delle popolazioni coinvolte nei conflitti. Sono gli anni delle guerre nella ex Jugoslavia. La dissoluzione dello Stato jugoslavo e i conflitti che seguono portano al centro dell'attenzione internazionale la pulizia etnica e i crimini commessi contro le popolazioni civili. Bonino sostiene la necessità di un intervento della comunità internazionale e si impegna per la creazione di strumenti giudiziari capaci di perseguire i responsabili dei crimini. Nel 1993 è tra i fondatori di "Non c'è pace senza giustizia", organizzazione impegnata nella promozione dei diritti umani, della democrazia, dello Stato di diritto e della giustizia internazionale. Una delle campagne principali riguarda la nascita di una Corte penale internazionale permanente, competente sui crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il genocidio. 

La battaglia attraversa gli anni successivi e arriva alla conferenza diplomatica di Roma del 1998, quando viene adottato lo Statuto della Corte penale internazionale. La Corte comincerà a operare nel 2002. Nello stesso periodo Bonino si occupa del Tibet e sostiene le iniziative per i diritti e la libertà del popolo tibetano. Nel 1994 guida la delegazione del governo italiano all'Assemblea generale delle Nazioni Unite per la campagna sulla moratoria della pena di morte. 

La sua attività internazionale contribuisce a costruire un profilo che ormai supera quello della dirigente radicale italiana. Nel 1995 arriva la nomina a commissaria europea, indicata dal governo guidato da Silvio Berlusconi dopo le elezioni del 1994. A Bruxelles Bonino si occupa di politica dei consumatori, pesca e aiuto umanitario. È soprattutto quest'ultimo settore a caratterizzare la sua esperienza. La nuova commissaria interpreta il ruolo in modo diretto e decide di visitare personalmente alcune delle aree di crisi nelle quali intervengono le organizzazioni umanitarie europee. Quarantotto ore dopo il suo insediamento parte per l'ex Jugoslavia. Arriva a Sarajevo e Mostar mentre la guerra continua e denuncia l'impotenza dell'Europa e delle Nazioni Unite davanti al conflitto e alla pulizia etnica. 

Da quel momento le sue missioni diventano frequenti. Nel 1996 si reca più volte nella regione dei Grandi Laghi, dopo il genocidio in Ruanda. In Somalia il convoglio sul quale viaggia viene attaccato dai guerriglieri di Aidid. In Sudan entra nel Paese sfidando le restrizioni del regime di Khartoum, con l'obiettivo di favorire l'apertura di corridoi umanitari. Nel 1997 arriva in Afghanistan. Il viaggio è dedicato soprattutto alla condizione delle donne sotto il regime dei talebani. Bonino e la delegazione vengono fermati e arrestati per alcune ore. Al ritorno nasce la campagna «Un fiore per le donne di Kabul», attraverso la quale cerca di mantenere alta l'attenzione internazionale sulla condizione femminile nel Paese. 

Nello stesso periodo firma, per conto della Commissione europea, la Convenzione di Ottawa contro le mine antiuomo. Nel 1998 è impegnata nelle crisi della Guinea-Bissau, della Sierra Leone e del Kosovo e partecipa alla conferenza diplomatica di Roma che porta all'adozione dello Statuto della Corte penale internazionale. 

L'attività internazionale porta Bonino anche a scontrarsi con una parte del movimento pacifista. La sua posizione è quella secondo cui, in determinate circostanze, la comunità internazionale debba essere pronta a usare la forza per fermare guerre e crimini contro l'umanità. È una posizione che emerge soprattutto durante la crisi del Kosovo e che la rende distante da una parte del pacifismo italiano. 

Il mandato europeo termina nel 1999 con le dimissioni della Commissione Santer, travolta dalle accuse di frode e cattiva gestione. Bonino torna sulla scena politica italiana ed europea con un profilo ormai consolidato. Quello stesso anno è protagonista di una delle candidature più singolari alla Presidenza della Repubblica. Nasce la campagna "Emma for President", costruita non soltanto attraverso i partiti ma anche con strumenti tipici delle campagne di opinione: sondaggi, iniziative pubbliche, comunicazione e una forte esposizione mediatica. Il Parlamento sceglie però Carlo Azeglio Ciampi, eletto al primo scrutinio con 707 voti. Bonino ne riceve 15. La candidatura non arriva dunque vicino al risultato, ma contribuisce a consolidare la sua popolarità. Alle elezioni europee dello stesso anno la Lista Bonino raggiunge l'8,5 per cento e Bonino viene eletta al Parlamento europeo. 

Con il nuovo millennio la sua attenzione si concentra sempre più sul mondo arabo e sulla promozione della democrazia. Nel dicembre 2001 si trasferisce al Cairo, dove studia lingua e cultura araba. L'esperienza egiziana diventa la base di un impegno più strutturato sulle questioni mediorientali e nordafricane. Nel 2003 avvia su Radio radicale una rassegna quotidiana della stampa araba. Parallelamente si impegna nella campagna internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, StopFgm, cercando di sostenere il lavoro delle organizzazioni africane impegnate contro questa pratica. Nel 2002 rappresenta il governo italiano alla seconda conferenza ministeriale della Community of Democracies, a Seul. Nel 2004 organizza a Sana'a, in Yemen, una conferenza internazionale dedicata a democrazia, diritti umani e ruolo della Corte penale internazionale. Anche in questa fase il suo metodo rimane quello di cercare di aprire spazi di discussione su temi considerati difficili o prematuri. 

Nel 2006 Bonino torna alla Camera, eletta con la Rosa nel pugno nella coalizione dell'Unione. Romano Prodi la nomina ministra per le Politiche europee. Nel 2008, dopo la vittoria del centrodestra, viene eletta al Senato e diventa vicepresidente dell'assemblea. È una delle poche figure politiche italiane ad aver ricoperto ruoli di rilievo tanto alla Camera quanto al Senato e nelle istituzioni europee. Nel 2013 torna al governo. Enrico Letta la sceglie come ministra degli Affari esteri nel suo esecutivo di larghe intese. Alla Farnesina si occupa di una fase internazionale complessa, segnata dalle conseguenze delle rivoluzioni arabe, dalla guerra civile siriana, dalle crisi nel Mediterraneo e dalla crescente instabilità del Nord Africa. L'esperienza alla Farnesina dura meno di un anno. Nel febbraio 2014, con la nascita del governo guidato da Matteo Renzi, Bonino viene sostituita da Federica Mogherini. 

E' una delle ultime occasioni nelle quali Bonino ricopre un incarico governativo. Negli anni successivi il suo impegno si concentra soprattutto sull'Europa, sui diritti civili e sulla difesa delle istituzioni liberali. Ma il 2015 è anche un anno difficile sul piano personale. Bonino rende pubblico di avere un tumore al polmone. Decide di continuare l'attività politica, pur riducendo gli impegni. "Da una passione politica non ci si dimette", è il principio con cui affronta quella fase. Durante le cure perde i capelli e comincia a indossare i turbanti che diventeranno una delle immagini più riconoscibili della sua figura pubblica. Anche in questo caso Bonino tende a separare la malattia dalla propria identità politica. Il tumore è una condizione con la quale confrontarsi, non una definizione della persona. 

Nello stesso anno, però, arriva la rottura con Pannella. Il rapporto tra i due era stato uno dei più lunghi e singolari della politica italiana. Per quasi quarant'anni avevano condiviso campagne, referendum, scioperi della fame e della sete, arresti, iniziative parlamentari e battaglie internazionali. Erano rimasti insieme anche quando il Partito radicale era diventato una realtà sempre più distante dai grandi partiti italiani. La distanza era però cresciuta negli anni. Pannella rimaneva legato alla militanza radicale, alla struttura del movimento e a una concezione della politica fondata sulla mobilitazione permanente. Bonino aveva assunto un profilo sempre più istituzionale e internazionale. Nel novembre 2014 non partecipa al congresso del movimento radicale. Nel luglio 2015 Pannella rende pubblica la sua critica nei confronti di Bonino, accusandola di essersi allontanata dalla struttura del partito e dalla militanza radicale. La polemica è aspra e il rapporto si interrompe. Bonino vive la rottura con dolore. Anni dopo racconterà di non avere compreso fino in fondo quando fosse maturata quella distanza. «Io e Marco non abbiamo mai litigato, ha fatto tutto da solo», dirà, spiegando che proprio questo carattere unilaterale della separazione le aveva fatto particolarmente male. Il legame, tuttavia, non viene cancellato dalla rottura. Pannella rimane una figura fondamentale della sua formazione politica e umana. Bonino continuerà a riconoscergli il ruolo di maestro e compagno di una parte decisiva della propria vita. Il rapporto tra i due è inseparabile anche dalla loro vita quotidiana. Bonino ricorderà una cena a casa di Pannella, la pasta con il burro, la pioggia, una notte trascorsa lì e la mattina successiva la notizia dell'arresto di Gianfranco Spadaccia per le iniziative di disobbedienza civile sull'aborto. Un episodio apparentemente privato che restituisce la natura di quella relazione: per decenni politica e vita personale erano state quasi impossibili da separare. 

La rottura del 2015 non coincide però con un ritiro dalla politica. Al contrario, Bonino si prepara a una nuova fase. La crescita del Movimento 5 Stelle e delle forze sovraniste modifica il sistema politico italiano. Bonino individua nell'integrazione europea il terreno sul quale concentrare il proprio impegno. Nasce e si consolida Più Europa, formazione della quale è una delle principali figure di riferimento. Nel 2018 viene eletta nuovamente al Senato e si colloca all'opposizione del governo sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega. La sua attività parlamentare si concentra sulla difesa dell'Unione europea, dello Stato di diritto, dei diritti individuali e della cooperazione internazionale. 

La sua idea dell'Europa è legata alla stessa concezione della politica che aveva guidato le campagne radicali. L'Unione non è soltanto un progetto economico, ma uno spazio nel quale possono essere protetti diritti e libertà e nel quale gli Stati possono affrontare insieme problemi che singolarmente non sarebbero in grado di gestire. In questo periodo il suo nome torna più volte nelle discussioni sulla presidenza della Repubblica. 

Dopo il 1999, Bonino era già stata considerata tra le possibili candidate nel 2006. Nel 2013 il suo nome entra nelle consultazioni del Movimento 5 Stelle e riceve sostegno trasversale da diversi ambienti politici. Al primo scrutinio ottiene 13 voti. La partita si sviluppa però in altre direzioni e Giorgio Napolitano viene rieletto. Nel 2015 il suo nome torna nella corsa per il Quirinale. Non si tratta di una nuova autocandidatura come nel 1999, ma di una candidatura sostenuta da alcuni esponenti politici. Nei primi due scrutini Bonino ottiene 25 voti, il risultato più alto raggiunto da una sua candidatura al Colle. Alla fine viene eletto Sergio Mattarella. Nel 2022 il suo nome torna ancora una volta nelle discussioni sulla presidenza della Repubblica. Questa volta Bonino non si propone e sostiene Marta Cartabia. Il Parlamento sceglie nuovamente Sergio Mattarella. La vicenda del Quirinale accompagna così una parte significativa della sua storia politica: una figura abbastanza conosciuta e autorevole da essere considerata ripetutamente per la più alta carica dello Stato, ma appartenente a una tradizione politica troppo minoritaria per trasformare quel riconoscimento in una maggioranza parlamentare. 

Negli ultimi anni emerge anche un rapporto particolare con Papa Francesco. Le posizioni di Bonino e quelle della Chiesa cattolica sono lontane su molte questioni etiche, a cominciare dall'aborto. Ma tra i due nasce un dialogo su temi come le migrazioni, l'Africa, la pace e la dignità della persona. Francesco riceve Bonino in udienza privata nel 2016 e in altre occasioni ne riconosce l'esperienza internazionale. In particolare, il Papa apprezza la conoscenza dell'Africa maturata da Bonino attraverso decenni di attività politica e umanitaria. Il rapporto arriva a un momento particolarmente significativo nel novembre 2024, quando Francesco decide di fare una visita privata a Bonino nella sua casa romana. La leader radicale è appena tornata a casa dopo un periodo di ricovero. I due vengono fotografati insieme sulla terrazza, entrambi in sedia a rotelle. Bonino racconterà quell'incontro con emozione, ricordando i fiori, i cioccolatini e il saluto piemontese del Papa. Soprattutto ricorderà le parole con cui Francesco la definisce un esempio di libertà e resistenza. E' un episodio significativo perché mostra come il riconoscimento della sua figura abbia ormai superato le appartenenze politiche. La radicale che per decenni ha combattuto la Chiesa su alcune delle principali questioni etiche può essere considerata dal pontefice una interlocutrice su altri temi fondamentali: la dignità umana, l'Africa, le migrazioni, la pace. 

Nel 2024 Bonino sostiene inoltre il progetto degli Stati Uniti d'Europa in vista delle elezioni europee. L'obiettivo è costruire una lista capace di riunire forze diverse intorno a un programma europeista. Il progetto incontra però difficoltà e non riesce a realizzarsi nella forma auspicata. Anche questa vicenda riflette un tratto costante della sua esperienza politica: la distanza tra la capacità di individuare un tema e quella di costruire attorno a quel tema una forza politica sufficientemente grande. (di Paolo Martini) 

11 set 2026

Putin: "L'Europa si spinge verso la guerra con la Russia"

(Adnkronos) - "L'Europa sta spingendo i suoi paesi verso la guerra con la Russia". E' il messaggio che Vladimir Putin invia dal vertice dei Brics in India. Il conflitto tra la Russia e l'Europa, dice il presidente russo, è un'ipotesi che rischia di concretizzarsi non per responsabilità di Mosca. Putin punta il dito contro l'eventuale invio di soldati europei in Ucraina come forza di supervisione: "L'invio di truppe europee in Ucraina significherebbe una guerra con la Russia. Le elite europee stanno attualmente spaventando le loro popolazioni con una minaccia immaginaria da parte della Russia", accusa Putin, come riferisce l'agenzia Tass. Una settimana fa, il presidente russo ha ricevuto a Mosca gli inviati del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. 

Nel colloquio telefonico con Trump, in settimana, il numero 1 del Cremlino ha affermato che la Russia non attaccherà paesi Nato. Il messaggio viene ribadito in India: "La Russia non minaccia e non intende minacciare i paesi europei. La Russia non ha alcun motivo per entrare in conflitto con l'Europa; tutto è stato deciso dopo la Seconda Guerra Mondiale", dice Putin, convinto che a soffiare sul fuoco siano i membri europei della Nato. 

"L'Europa sta attualmente spingendo i suoi paesi verso la guerra con la Russia. I cittadini europei si rendono conto che i loro leader stanno portando i paesi verso un conflitto con la Russia: questo spiega i recenti risultati dell'AfD", dice riferendosi alle recenti elezioni regionali in Germania, nel Land della Sassonia-Anhalt, con il trionfo del partito di estrema destra che, nel suo programma, prevede lo stop al sostegno all'Ucraina. 

"Dopo il crollo dell'URSS, i globalisti occidentali si sono sentiti liberi di agire e i loro errori si stanno accumulando. Il problema per l'Occidente globalista è che dopo la fine della Guerra Fredda e il collasso dell’Unione Sovietica si sono sentiti in cima al Monte Olimpo e, a quanto pare, hanno creduto di potersi permettere qualsiasi cosa. Pensavano di essere quelli che non sbagliano mai...", afferma. 

"L'Occidente si è immediatamente posto l'obiettivo di trascinare l'Ucraina nella Nato dopo il sanguinoso colpo di stato del 2014. L'Occidente voleva stritolare la Russia, prima con l'aiuto dei terroristi separatisti del Caucaso ora con l'aiuto del regime ucraino. Il colpo di stato in Ucraina, nel 2014, è stato la causa principale degli eventi attuali", dice fornendo la propria interpretazione dell'origine del conflitto, affermando che che in ambito internazionale "la partecipazione della Russia al G8 non è stata a pieno titolo". 

Ora, dice Putin, l'Europa è sotto pressione anche per i prezzi del gas e del petrolio. "Gli errori dell'Europa nel settore energetico porteranno a un aumento ancora maggiore dei prezzi del gas per gli europei. La Russia vende le risorse energetiche a prezzi determinati dal mercato", afferma, 'offrendo' le materie prime che l'Europa non acquista più come accadeva prima dell'invasione dell'Ucraina. 

11 set 2026

Addio caldo, afa finalmente fuori gioco: nel weekend tutta l'Italia in verde, quanto dura

11 set 2026

Sepsi killer nel primo mese di vita, quali sono le cause e i sintomi per i neonati

(Adnkronos) - Quali sono cause e sintomi della sepsi? "La sepsi continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie mondiali e una delle più importanti cause di mortalità nei neonati. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), rimane una delle principali cause di morte nei primi 28 giorni di vita, soprattutto nei prematuri e nei Paesi a basso reddito. A livello internazionale la letalità è stimata intorno al 10-20%, con valori più elevati nelle forme più gravi e nei bambini con peso molto basso alla nascita. Ogni anno migliaia di famiglie vengono colpite da questa patologia che, se riconosciuta tempestivamente, può essere curata con successo".  

Perché "contro la sepsi neonatale, ogni minuto conta". Lo spiega la Società italiana di neonatologia (Sin), in occasione del World Sepsis Day che ricorre il 13 settembre. I neonatologi richiamano l'attenzione delle istituzioni, della comunità medico sanitaria e dell'opinione pubblica, sull'importanza della diagnosi precoce, della prevenzione delle infezioni neonatali e della ricerca scientifica, che negli ultimi anni ha compiuto importanti passi avanti. "Nuove evidenze scientifiche aprono la strada a diagnosi più rapide e cure sempre più personalizzate", prospetta la Sin. 

"Nel neonato l'esordio della sepsi può essere particolarmente insidioso. I sintomi iniziali - descrivono gli specialisti - possono essere molto sfumati: difficoltà ad alimentarsi, ridotta reattività, alterazioni della temperatura corporea, difficoltà respiratoria, colorito pallido o marezzato. Anche poche ore di ritardo nella diagnosi possono modificare significativamente la prognosi. Una delle maggiori criticità della sepsi neonatale è rappresentata dal fatto che la conferma diagnostica e la terapia mirata sono basate sulle indagini colturali (il gold standard è l'emocoltura) che richiedono tempo, spesso anche 36-72 ore", sottolineano gli esperti.  

"Negli ultimi anni sono stati sviluppati nuovi strumenti diagnostici basati su: Pcr multiplex, metagenomica, trascrittomica, metabolomica, profilazione genica dell'ospite - illustra Mario Giuffrè, segretario del gruppo di studio Infettivologia neonatale della Sin - Queste tecnologie potrebbero consentire di identificare l'infezione molte ore prima rispetto ai metodi tradizionali, permettendo di iniziare precocemente la terapia antimicrobica e, al tempo stesso, di personalizzarla utilizzando le molecole più adeguate caso per caso e riducendo l'uso improprio di antibiotici". 

Un tema particolarmente rilevante riguarda infatti "la crescente diffusione di microrganismi multiresistenti, che rende ancora più importante investire in programmi di prevenzione delle infezioni, sorveglianza microbiologica e stewardship antimicrobica, per ridurre l'uso inappropriato degli antibiotici senza ritardare il trattamento dei neonati realmente affetti da sepsi", rimarca la Sin. Nel 2025, ricorda, l'Oms ha pubblicato il primo Target Product Profile dedicato allo sviluppo di test rapidi per identificare le infezioni batteriche gravi nei neonati e nei lattanti. L'obiettivo è disporre di esami eseguibili anche nei contesti con limitate risorse, capaci di distinguere rapidamente le infezioni batteriche da quelle virali guidando la terapia specifica. Nel 2026 sono state aggiornate le linee guida della Surviving Sepsis Campaign dedicate all'età pediatrica, ricordano i neonatologi italiani. Tra i messaggi principali è stata evidenziata "l'importanza del riconoscimento sempre più precoce, del trattamento tempestivo, della somministrazione di antibiotici entro la prima ora nei casi di shock settico, dell'intensificazione e miglioramento del follow-up, con particolare riferimento agli esiti a lungo termine dopo la dimissione". 

"L'Italia dispone di un'efficiente rete di Terapie intensive neonatali (Tin) che partecipano a programmi nazionali di sorveglianza delle infezioni neonatali - afferma Massimo Agosti, presidente Sin - Le attività di ricerca e le reti collaborative promosse dalla Sin, tra cui Inn-Sin (Italian Neonatal Network della Sin), consentono oggi di raccogliere dati epidemiologici nazionali sulle infezioni neonatali, confrontando gli indicatori di qualità tra le Tin, monitorando i pattern microbiologici e le resistenze agli antibiotici, promuovendo protocolli condivisi di prevenzione e trattamento, sviluppando progetti di miglioramento continuo della qualità assistenziale. Grazie a queste reti è stato possibile migliorare negli ultimi anni la qualità dell'assistenza, promuovere l'uso appropriato degli antibiotici e monitorare l'epidemiologia delle infezioni neonatali". 

Il gruppo di studio Infettivologia neonatale della Sin, inoltre - continua la società scientifica - ha più volte richiamato l'attenzione sull'importanza della prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza e del contenimento della diffusione dei patogeni multiresistenti nelle Tin. La prevenzione, infatti, rimane lo strumento più efficace. Tra gli interventi prioritari emergono "il ruolo di un'assistenza ostetrica qualificata, la prevenzione delle infezioni materne, l'igiene delle mani e l'allattamento al seno. Sono altrettanto cruciali l'uso appropriato degli antibiotici e l'efficacia dei sistemi di sorveglianza delle infezioni in Tin". 

"Le infezioni invasive rappresentano ancora una delle principali complicanze del neonato prematuro ricoverato in Terapia intensiva neonatale", mentre "nei neonati a termine la sepsi precoce è oggi relativamente rara, con un'incidenza stimata largamente inferiore a 1 caso ogni 1.000 nati vivi - precisa la Sin - grazie soprattutto allo screening materno per Streptococcus agalactiae e alla profilassi antibiotica intrapartum per i casi a rischio. Nei grandi prematuri e nei neonati di peso estremamente basso (<1.500 g), invece, la sepsi tardiva continua a rappresentare una delle complicanze più frequenti durante il ricovero, con incidenze che possono superare il 15-20% nei pazienti più vulnerabili, sebbene variabili tra i diversi centri". Avverte tuttavia Agosti: "La sepsi, se pur raramente, può colpire anche un neonato apparentemente sano. Conoscerne i segnali significa salvare vite. La ricerca ci offre oggi strumenti sempre più sofisticati, ma il fattore più importante rimane il riconoscimento precoce e l'accesso tempestivo alle cure". 

11 set 2026

Caro carburante, bonus o aiuti a pensionati: le possibili misure del governo

(Adnkronos) - Il governo accelera il lavoro sul decreto Energia con le misure selettive da approvare la settimana prossima, quando decadrà quella che dovrebbe essere l'ultima proroga della riduzione generalizzata delle accise sui carburanti in scadenza a mezzanotte di giovedì 17 settembre. 

La maggioranza concorda sulla necessità di fare presto e mandare in soffitta gli sconti sul gasolio (che peraltro avvantaggiano i ceti più abbienti) ma, a quanto apprende l'Adnkronos, ancora manca la sintesi sia sulla platea che sullo strumento da usare. E questo perché resta da sciogliere il nodo delle risorse, dal quale dipenderà la portata dell'intervento. 

Resta sul tavolo l'ipotesi di un bonus carburante sotto forma di fringe benefit per i lavoratori dipendenti ma questo comporta un anticipo da parte del datore di lavoro che otterrebbe il 'rimborso' l'anno successivo. E già questo primo aspetto solleverebbe qualche perplessità dal mondo dell'impresa. Dalla Lega continua il pressing per estendere il beneficio alle partite Iva più esposte alle fiammate dei prezzi, come gli agenti di commercio e simili; da Forza Italia invece si pone l'accento su un'altra categoria penalizzata dal caro-carburante e cioè quella dei pensionati, e quindi i nonni italiani che sono de facto pilastro per il welfare delle giovani famiglie dedicandosi ad accompagnare i nipoti da settembre più che mai con l'apertura delle scuole e la ripresa delle attività. Inderogabili, per la maggioranza, anche gli aiuti all'autotrasporto per evitare i rincari sugli scaffali. 

Sul tavolo anche le ipotesi di interventi che coinvolgano il Tpl, come sconti sui biglietti, come incentivo a usare meno l'auto e come sostegno alle fasce più bisognose. Ne consegue che se le misure interessassero altre categorie bisognerebbe pensare a strumenti diversi rispetto ai fringe. A ogni modo la maggioranza è compatta nel trovare la sintesi in tempi brevi.  

Resta tuttavia il nodo risorse. Premesso che i bonus-carburante non possono essere finanziati con la flessibilità Ue perché esclude le spese legate ai combustibili fossili e che per usare eventualmente lo scostamento per possibili spese di efficientamento energetico serve il via libera di Bruxelles e dunque tempi più lunghi, si ragiona ad altri tipi di coperture. A oggi i tagli delle accise sono costati circa 2,6 miliardi di euro, solo parzialmente autofinanziati con l’extra-gettito Iva dei rincari stessi. Il resto delle coperture sono arrivati da tagli di spesa e dagli anticipi di parte delle imposte sui dividendi dei grandi gruppi energetici. La Lega insiste per reperire le risorse per il nuovo decreto in questi extra-profitti, chiamando in causa sia le società energetiche che le banche. Forza Italia respinge in toto l'ipotesi a meno che non si giunga ad una soluzione condivisa nel dialogo con i soggetti in questione. (di Luana Cimino) 

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