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Un’alga e una luce blu: così è nata la scoperta che ha vinto il Nobel per la Medicina 2026

(Adnkronos) - In principio fu il buio: il cervello era una scatola nera, un mistero per la scienza. Poi un'alga speciale ha permesso ai vincitori del premio Nobel per la Medicina 2026 - Peter Hegemann, Georg Nagel e Karl Deisseroth - di accendere una luce blu e 'illuminare' i segreti più intimi del cervello: come cioè le cellule nervose modellano ricordi, sentimenti e comportamenti. Ed è stata la svolta. Chiave di tutto una proteina, che gli studi degli scienziati premiati hanno trasformato in un vero e proprio interruttore di memoria ed emozioni.  

Il Nobel di quest'anno premia l'optogenetica, un metodo che ha permesso di aprire una nuova era nelle neuroscienze. Come sempre, questo è successo grazie a una 'staffetta' ideale fra le intuizioni dei ricercatori: Hegemann e Nagel hanno scoperto la "proteina straordinaria" che ha dato il via a tutto, la canalrodopsina, in un'alga unicellulare, e Karl Deisseroth ha trasformato questa proteina in un interruttore controllato dalla luce per le cellule nervose.  

Il modo in cui il cervello governa le emozioni, i comportamenti e le funzioni corporee è stato a lungo un mistero. Nel XX secolo i ricercatori hanno iniziato a studiare quali aree del cervello influenzassero quali funzioni, ma i metodi utilizzati non permettevano di dimostrare relazioni causali. L'immagine che si erano fatti del cervello era come una mappa abbozzata, piena di punti interrogativi e incognite. Oggi tutto questo sta cambiando. "L'optogenetica offre opportunità per mappare il cervello in un modo che un tempo potevamo solo sognare", afferma nella nota ufficiale Per Svenningsson, presidente del Comitato Nobel per la Fisiologia o la Medicina, argomentando la scelta di assegnare il riconoscimento a queste scoperte. 

Tutto ebbe inizio con la curiosità di Peter Hegemann. Si chiedeva come la Chlamydomonas, un'alga unicellulare, fosse in grado di nuotare verso una fonte di luce. Nei primi anni 2000, lui e Georg Nagel scoprirono la canalrodopsina, una proteina algale dalle proprietà uniche, presente sulla superficie della cellula. Quando questa viene illuminata dalla luce blu, si apre un canale attraverso la proteina. Gli ioni carichi fluiscono quindi all'interno della cellula, creando un impulso elettrico. I due scienziati scoprirono che, indipendentemente dalla cellula in cui veniva inserita la proteina, queste cellule diventavano fotosensibili. Karl Deisseroth ha compiuto il passo successivo: ha introdotto il gene della canal-rodopsina nelle cellule nervose dei ratti e, illuminando le cellule con luce blu, è riuscito a innescare un segnale nervoso. Deisseroth ha pubblicato questa scoperta rivoluzionaria nel 2005. Due anni dopo ha fatto funzionare questo interruttore controllato dalla luce per le cellule nervose nel cervello di topi vivi. Questo metodo per controllare i segnali nervosi tramite la luce è ora chiamato optogenetica e ha rapidamente acquisito un impatto globale. 

Grazie all'optogenetica, i ricercatori sono stati in grado di svelare i circuiti neurali che regolano specifici ricordi, sentimenti e comportamenti rilevanti per i disturbi neurologici e psichiatrici. In medicina clinica, i ricercatori stanno utilizzando questo metodo nel tentativo di ripristinare la vista nelle persone con disabilità visiva. Comprendere questi meccanismi è stato per lungo tempo un sogno per i ricercatori. E' una sfida che affascina l'essere umano in generale. "Il mio cervello è per me il meccanismo più inspiegabile - confidava la scrittrice Virginia Woolf in una lettera a un'amica nel 1932 - sempre in fermento, ronzante, che vola alto, ruggisce, si tuffa e poi sprofonda nel fango. E perché? A cosa serve questa passione?".  

In molti condividono queste domande esistenziali: come può questo organo, che pesa appena 1,3 chilogrammi circa, custodire ricordi d'infanzia, sogni a occhi aperti e creatività? Come può essere fonte di gioia, amore e gelosia? Come fa a controllare il battito cardiaco, il ritmo del respiro, il ciclo del sonno? L'optogenetica sta aiutando gli scienziati a svelare un pezzettino per volta questi misteri. La tecnica che consente di attivare o disattivare l'attività di singole cellule nervose in un cervello vivente viene oggi utilizzata nei laboratori di tutto il mondo per questa missione. E sta radicalmente cambiando la nostra comprensione.  

Ogni giorno porta nuove scoperte che contribuiscono a risolvere uno dei grandi rebus dell'umanità: come funziona il nostro incredibile cervello. Inseguendo questo sogno, nel corso del XX secolo i ricercatori sono riusciti a identificare quali aree governano le diverse funzioni fisiologiche. Una prima mappa che ha fornito conoscenze preziose, ma i metodi disponibili all'epoca erano piuttosto rudimentali e non permettevano di dimostrare che uno specifico tipo di cellula nervosa fosse la causa diretta di una determinata sensazione o di un certo comportamento. L'immagine del cervello che ne emergeva assomigliava quindi a una fotografia sfocata, priva di molti dettagli. Tra chi auspicava la disponibilità di strumenti più precisi per esplorare la rete di cellule nervose del cervello - caratterizzata da una complessità eccezionale - c'era anche Francis Crick (premio Nobel per la Medicina nel 1962), che alcuni decenni dopo la storica scoperta della doppia elica del Dna (1953) iniziò a studiare i meccanismi alla base della coscienza umana. Immaginò metodi per attivare singole cellule nervose all'interno di un cervello vivente. I segnali che viaggiano nelle cellule nervose sono estremamente rapidi; per eguagliare tale velocità, Crick concluse proprio che l'uso della luce sarebbe stato probabilmente la soluzione ideale. 

5 ott 2026

Trainspotting torna in sala dopo 30 anni, un film che cambiò la storia del cinema

(Adnkronos) - In occasione del trentesimo anniversario dall’uscita, il celebre film 'Trainspotting' torna sul grande schermo restaurato in 4K, per un evento speciale al cinema solo il 19, 20 e 21 ottobre 2026. Uscito nel 1996, diretto da Danny Boyle e ispirato all’omonimo romanzo di Irvine Welsh del 1993, 'Trainspotting' cambiò la storia del cinema, diventando un manifesto sociale e un culto transgenerazionale.  

Ambientato nella Scozia degli anni Novanta, il film racconta un paese invaso dalle dipendenze, in un contesto storico caratterizzato da una forte crisi economica, politica e culturale che attraversava il Paese in quegli anni. Tra gli elementi che contribuirono a renderlo popolare spicca soprattutto il punto di vista adottato nella narrazione, distinguendosi per la capacità di immergere lo spettatore nel vissuto dei protagonisti, trasformando la loro realtà in un’esperienza immersiva sia dal punto di vista visivo sia psicologico. 

Il giovane protagonista della storia è Mark Renton, interpretato da Ewan McGregor, che vive ai margini della società insieme a un gruppo di amici - tra cui Begbie (Robert Carlyle), Spud (Ewen Bremner), Sick Boy (Jonny Lee Miller) e Tommy (Kevin McKidd) - con i quali conduce una vita segnata dalle dipendenze, dagli eccessi e dalla precarietà. Pur consapevole delle conseguenze del proprio stile di vita, Mark fa fatica ad allontanarsi dall’ambiente che lo circonda. I numerosi tentativi di disintossicazione si alternano a ricadute e situazioni sempre più estreme, mentre i rapporti all’interno del suo gruppo si fanno sempre più complessi a causa della sua volontà di lasciarsi alle spalle questa vita. Il titolo'Trainspotting' racchiude una delle chiavi di lettura principali del film. Il termine inglese indica il passatempo, diffuso soprattutto nel Regno Unito, di osservare e catalogare i treni. Nella pellicola, il titolo assume un significato metaforico diventando il simbolo di una ricerca priva di una meta, proprio come quella dei protagonisti, costantemente alla ricerca di una forma di evasione dalla realtà. A caratterizzare l’intero film è il celebre slogan 'Choose Life' - scegli la vita - al centro del monologo introduttivo di Mark. Nel corso della pellicola il suo significato cambia sensibilmente, diventando espressione della sua volontà di estraniarsi da ciò che la società definisce giusto e doveroso.  

La colonna sonora di 'Trainspotting', parte integrante del suo successo, è stata una delle più leggendarie della storia del cinema. Il film ha costruito la propria identità musicale connettendosi anche alla scia del britpop, techno e rock underground degli anni Ottanta e Novanta come 'Born Slippy .Nuxx' degli Underworld, che accompagna la sequenza finale e diventa, anche attraverso la pellicola, uno dei brani simbolo della club culture britannica. A distanza di trent’anni dal suo debutto al cinema, 'Trainspotting' si prepara a tornare restaurato in 4K, offrendo al pubblico e alle nuove generazioni l’opportunità di riscoprire un punto di riferimento della cultura cinematografica contemporanea che ha segnato profondamente gli anni Novanta e che, ancora oggi, mantiene una forte attualità. 

5 ott 2026

Electrolux, Urso: "Nuovo piano entro ottobre, prossimo tavolo il 29 al Mimit"

(Adnkronos) - "Dobbiamo lavorare insieme con tutti gli attori, per definire in pochi giorni il nuovo piano sostenibile e condivisibile. Dobbiamo farlo entro il mese di ottobre. Per questo programmiamo sin d’ora la data del 29 ottobre per un nuovo incontro così da consentire al management europeo dell’azienda di preservare gli stabilimenti e i lavoratori italiani dalla riorganizzazione globale del gruppo, che dovrebbe essere varata nella prima parte di novembre". È quanto avrebbe dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo al tavolo Electrolux al Mimit. 

“Siamo pronti a sostenere il nuovo piano di rilancio, con tutti gli strumenti, anche straordinari, che metteremo in campo con la prossima legge di bilancio - avrebbe detto Urso - Dobbiamo salvaguardare tutti gli stabilimenti Electrolux in Italia, compreso quello di Cerreto d’Esi, tutelando i livelli occupazionali. Non ci devono essere licenziamenti né decisioni unilaterali”. 

Ritiro dei licenziamenti unilaterali e re-industrializzazione per Cerreto d’Esi. È quanto prevederebbe il nuovo piano presentato da Electrolux durante il tavolo al Mimit, a quanto apprende l’Adnkronos da fonti presenti all’incontro. Il nuovo piano prevederebbe il ritiro dei licenziamenti unilaterali; un’incentivazione all’uscita volontaria che riguarderebbe fino a 600 impiegati e 650 operai in 3 anni; progetto di re-industrializzazione e riqualificazione del personale per Cerreto d'Esi, con il supporto delle Istituzioni e delle Parti Sociali mediante la creazione di un tavolo di lavoro; 90 milioni di euro di investimenti. 

5 ott 2026

Università, studenti senior del primo triennio di Veterinaria di Tor Vergata proseguono la loro formazione al Gregorio VII

(Adnkronos) - Gli studenti senior del primo triennio della facoltà di veterinaria di Tor Vergata proseguono la loro formazione clinica nelle aule del Gregorio VII. Le matricole dell'anno accademico '24-'25, infatti, hanno varcato oggi la soglia del Policlinico Veterinario Gregorio VII, che diventa dunque sede di formazione clinica fino al quinto anno. Il percorso che caratterizza il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata segna una nuova importante tappa con l’arrivo dei primi studenti del terzo anno presso le nuove aule nel Policlinico Veterinario Gregorio VII, in via Cesare Pascoletti, tra quartiere Aurelio e zona Pisana, a Roma. Il corso di laurea in Veterinaria, unico nel Lazio, prevede una progressiva integrazione tra conoscenze scientifiche, didattica universitaria, attività pratica e formazione clinica. Nei primi due anni gli studenti hanno studiato nelle aule della facoltà di Medicina in Ateneo, affrontando le discipline di base biologiche, biomediche e veterinarie. Dal terzo anno, il Policlinico Veterinario Gregorio VII diventa invece la nuova sede della loro formazione. Gli studenti hanno a disposizione tre aule didattiche da circa 80 posti, un laboratorio per le esercitazioni pratiche (Skill Lab) con manichini e simulatori e una sala settoria, oltre alle strutture dedicate all’attività clinica. Quasi mille metri quadri, spogliatoi, docce e servizi compresi: un ambiente nel quale la lezione è immediatamente collegata all’osservazione e alla pratica. 

Le nuove aule di oltre 100 mq ciascuna sono adeguatamente attrezzate, dotate di wifi, con schermi appesi al soffitto per permettere a tutti di seguire le lezioni. Garantito il collegamento audio video con le varie sale operatorie per seguire in diretta gli interventi chirurgici in tempo reale e integrare formazione teorica con l'osservazione diretta della pratica clinica. Il terzo anno infatti rappresenta il passaggio verso la formazione clinica. Tra le discipline previste figurano Malattie infettive e Sanità pubblica, Farmacologia e Tossicologia, Anatomia patologica, Diagnostica per immagini, Anestesiologia e Medicina operatoria, insieme ad altri insegnamenti che introducono gli studenti alla diagnosi, alla prevenzione e alla gestione delle patologie animali, in un’ottica One Health. Nel quarto e quinto anno la formazione è concentrata sulla medicina clinica e sulla chirurgia veterinaria. Gli studenti si confrontano direttamente con casi clinici, visite, procedure, esercitazioni e attività pratiche, sotto la supervisione dei docenti universitari, dei tutor accademici e dei professionisti coinvolti nella formazione. L’ospedale Gregorio VII, che si occupa di curare i piccoli animali come cani e gatti ma anche gli animali non convenzionali come quelli esotici, offre agli studenti la possibilità di confrontarsi con i 40mila casi clinici annui ed è una struttura a vocazione mista, garantendo sia la medicina di base sia la medicina specialistica. 

La collaborazione tra l’Università di Roma Tor Vergata e il Policlinico Veterinario Gregorio VII è regolata da una convenzione quadro che disciplina le attività formative e cliniche. Il modello si completa attraverso una rete di strutture e istituzioni partner, tra cui l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, Azienda Agricola Maccarese, Fise, Equivet e le Asl, che consente agli studenti di conoscere differenti ambiti della professione veterinaria. "La formazione del medico veterinario richiede oggi una visione ampia, che unisca competenze scientifiche, cliniche e di sanità pubblica – dichiara il rettore Nathan Levialdi Ghiron –. Per questo il nostro progetto nasce all’interno di una rete formativa che comprende l'Università, il Policlinico veterinario Gregorio VII, le istituzioni sanitarie e le realtà professionali. È un modello che si inserisce pienamente nella prospettiva One Health e che vuole preparare i nostri studenti ad affrontare la complessità della professione veterinaria contemporanea". "L’arrivo dei nostri primi studenti del terzo anno al Policlinico Veterinario Gregorio VII rappresenta un momento particolarmente importante per il progetto di Medicina Veterinaria di Tor Vergata – sottolinea la professoressa Eleonora Candi, coordinatrice del corso di laurea –. Dal terzo anno gli studenti affrontano discipline sempre più vicine alla professione e applicano le conoscenze acquisite attraverso attività pratiche e cliniche supervisionate. L’obiettivo è accompagnarli, anno dopo anno, verso una preparazione completa, fondata su solide conoscenze scientifiche e su competenze professionali concrete". 

5 ott 2026

Atp Tokyo, Alcaraz vola in finale: Munar battuto in tre set

5 ott 2026

Box office: 'Naza' vola oltre i 3 mln di euro, 'Digger' fuori dal podio

(Adnkronos) - 'Naza' è il film del momento. Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, che denuncia i sistemi di uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza da parte di Israele, era stato lanciato come 'uscita evento' dal 28 al 30 settembre ma, sull’onda del successo, continua il suo percorso nelle sale cinematografiche. Nel weekend dall’1 al 4 ottobre - come si legge su 'Cinematografo' - 'Naza' si impone al primo posto del box office italiano con 1.219.051 euro e una media di 2.945 euro per 414 schermi, raggiungendo un totale di 3.033.586 euro.  

Come fa notare Stefano Radice su 'Cineguru', il film "sta funzionando benissimo sia nei cinema di città più votati alla qualità, che nei multiplex di maggior impostazione commerciale". Ma c’è anche un altro film che sta facendo parlare di sé: 'Digger', kolossal satirico di Alejandro González Iñárritu con un inedito Tom Cruise, che negli Stati Uniti è già considerato uno dei più grandi flop dell’anno (e non solo). Costato più di 160 milioni di dollari, ha debuttato nelle sale americane con 8 milioni di dollari, un vero bagno di sangue per Warner Bros. in un anno non particolarmente fortunato (i fallimenti commerciali de 'La sposa!' e 'Supergirl'). In Italia il debutto segna 532.945 euro con una media di 1.079 euro per 494 sale. 

Al secondo posto troviamo 'Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio'. Il survival movie con Brad Pitt raccoglie altri 738.353 euro (media di 1.896 euro in 389 sale) arrivando a un totale di 2.134.154 euro. New entry al terzo posto: 'Verity', thriller con Anne Hathaway e Dakota Johnson, ottiene 661.377 euro, registrando una media di 2.113 euro per 313 cinema, mentre negli Stati Uniti si sta rivelando un successo (32,6 milioni di dollari). L’unico film italiano presente nella top ten si affaccia all’ottavo posto: 'La città dei vivi' di Edoardo Gabbriellini, tratto dal libro di Nicola Lagioia, debutta con con 169.184 euro con una media di 711 euro in 238 sale (il totale è di 176.223 euro considerando le anteprime). Da segnalare, fuori classifica, il risultato di 'Dio ride' di Giovanni Veronesi, che con le anteprime porta a casa 43.064 euro (la distribuzione ufficiale parte il 29 ottobre). 

Il resto della classifica vede film già in sfruttamento. 'Avengers: Endgame Extra' è quinto con 465.753 euro per un totale di 3.316.280; 'Resident Evil' è sesto con 385.457 euro per un totale di 3.352.325; L’isola dei ricordi è settimo con 202.467 euro per un totale di 645.223; 'The Invite – Il piacere è tutto nostro' è nono con 162.719 euro per un totale di 1.593.296. Chiude la top ten il film concerto 'Link Park: Unshatter' con 161.892 euro, che chiude la sua uscita evento con 221.182. L’incasso complessivo del weekend è di 5.954.715 euro con 762.799 spettatori, +29,5% rispetto al 2025 ma -26% considerando il precedente fine settimana. 

5 ott 2026

Irlanda protesta, testa bassa durante inno e niente strette di mano. Israele con lutto al braccio: è rissa

5 ott 2026

Imprese, Salone Franchising Milano, 39 miliardi di euro e +8% mentre l'economia frena

(Adnkronos) - Salari che non si muovono, bollette energetiche sempre più pesanti e centri urbani che perdono negozi e botteghe storiche: in questo scenario economico si colloca una delle dinamiche più discrete, ma rilevanti, del mercato nazionale. Il franchising continua infatti a crescere e nel 2025 ha toccato un fatturato di 39 miliardi di euro, equivalente all'1,7% del Pil italiano, segnando un incremento dell'8% sull'anno precedente. Cifre che contrastano con la stagnazione dei salari e con un'inflazione che non molla la presa, e che sollevano un interrogativo spinoso: se il settore avanza a questo ritmo, come mai così pochi italiani lo considerano una reale risposta alla crisi? Non esiste una spiegazione lineare, ma chi opera quotidianamente nel comparto ha una visione netta. "In un contesto nazionale dove abbiamo costi dell'energia alle stelle, stipendi bloccati e produttività ai minimi termini, è qui che si inserisce il franchising - dichiara Enrico Tosco, founder e Ceo di Reting Srl nonché content partner del Salone del Franchising Milano 2026 - È una necessità, per noi operatori, farlo conoscere". Per Tosco il franchising va oltre la semplice formula commerciale: rappresenta una risposta di sistema a difficoltà che coinvolgono milioni di persone.I numeri sembrano confermarlo. I dati di Assofranchising indicano che nel 2025 gli addetti del settore sono cresciuti del 12%, in netto contrasto con l'immobilismo occupazionale di altri comparti dell'economia italiana. I punti vendita in franchising, inoltre, hanno toccato quota 67.275 unità nel 2024, con un aumento del 2,2% rispetto all'anno prima. Non una bolla speculativa, dunque, ma una crescita organica capace di reggere alle oscillazioni macroeconomiche.Il fattore che rende il modello particolarmente appetibile in una fase inflattiva è legato agli accordi quadro. "Mantenendo i volumi, i prezzi rimangono stabili e bassi - chiarisce Tosco - Il ristoratore indipendente subisce l'aumento del prezzo delle materie prime e non riesce ad applicare prezzi più alti senza perdere clienti. Nel franchising, invece, gli accordi quadro su materie prime, servizi e digitalizzazione permettono di far lavorare meno persone, ma meglio, con stipendi più alti e più stabili rispetto a quelli che potrebbe offrire il ristorante tradizionale". Un argomento che chiama in causa direttamente la produttività, uno dei punti deboli strutturali del Paese. 

Il discorso non si limita alla ristorazione. Tosco amplia lo sguardo e afferma che "il franchising porta produttività e posti di lavoro in settori che tradizionalmente sono a basso valore aggiunto, come la ristorazione o i servizi alla persona. Se consideriamo turismo, retail e servizi alle persone, stiamo parlando di quasi il 20% del Pil italiano. Il franchising può impattare su tutto questo". Una stima che, qualora trovasse conferma in studi più dettagliati, metterebbe in discussione la lettura del franchising come fenomeno marginale.Altro nodo è lo svuotamento dei centri cittadini, accelerato negli ultimi anni. Botteghe di quartiere, negozi storici e bar di paese chiudono sotto il peso dei costi fissi, della concorrenza del commercio online e di una domanda sempre più frammentata. "Le piccole imprese locali, per quanto belle e importanti per la nostra storicità e per la nostra economia, oggi purtroppo stanno chiudendo le serrande - osserva Tosco - Il vuoto che si crea nei centri città può essere colmato dal franchising, perché solo una grande organizzazione riesce a costruire quegli accordi che permettono di battere l'inflazione sui costi". Una posizione che ha i suoi detrattori, ma che trova conferma nell'espansione dei punti vendita in franchising proprio nelle aree urbane.Non manca una componente generazionale. Un numero crescente di giovani, stanchi di contribuire ai successi altrui e timorosi di avviare un'attività in proprio senza alcuna protezione, vede nel franchising una soluzione intermedia tra impiego dipendente e imprenditoria pura. "Fare impresa fa paura - ammette Tosco - Farlo col franchising è come avere una business school e un mentore allo stesso tempo. Hai un sistema collaudato, ma sei comunque imprenditore di te stesso». Un concetto che pesa in un Paese dove oltre la metà delle nuove imprese fallisce entro i primi cinque anni.Il Salone del Franchising Milano, in programma dall'1 al 3 ottobre 2026, si è distinto quest'anno per una novità di rilievo: Reting ha ricoperto per la prima volta il ruolo di content partner, dando all'evento un'impronta decisamente formativa.  

L'intento esplicito è stato quello di allargare la platea, abbandonando la logica del «salotto dei quattro operatori storici» per coinvolgere imprenditori, giovani e famiglie al primo contatto con il franchising. Nella giornata inaugurale sono stati illustrati gli esiti di due ricerche inedite: una realizzata su circa 2.000 imprenditori affiliati e l'altra incentrata sull'imprenditoria femminile nel franchising, un segmento in espansione che merita un'attenzione dedicata. "Noi come operatori di settore, e Reting Srl in primis, ci dobbiamo prendere la responsabilità di far conoscere che cos'è questo sistema - rimarca Tosco - E ci dobbiamo prendere la responsabilità di far sì che questo sistema sia solido, sano e non venga sfruttato negativamente. Perché usare la parola franchising per vendere sul mercato proposte che non stanno in piedi è un danno per tutti". Parole che suonano come un richiamo alla regolamentazione e alla cultura d'impresa, in un ambito dove la qualità dei franchisor varia enormemente. Ne esce il ritratto di un comparto che avanza nonostante le difficoltà, o forse proprio per effetto del contesto complicato. Quando il lavoro tradizionale delude e l'inflazione intacca i risparmi, il franchising si candida come alternativa concreta. Non un rimedio miracoloso né una scorciatoia, ma un modello che, se abbracciato con consapevolezza e accompagnato da una formazione adeguata, può garantire stabilità economica tanto all'imprenditore quanto ai suoi dipendenti. La vera partita, come spesso in Italia, si gioca prima sul piano culturale che su quello economico. 

5 ott 2026

Firenze, successo per l'edizione 2026 del Festival Nazionale dell'Economia Civile

(Adnkronos) - L'ottava edizione del Festival Nazionale dell'Economia Civile si è chiusa con un vero successo di partecipazione e condivisione, legato al tema «Il rumore della foresta che cresce». Per quattro giorni, dal 1° al 4 ottobre, la città di Firenze è stata il luogo di confronto aperto tra imprese, istituzioni, mondo accademico e della scuola, terzo settore e cittadini sulle condizioni di uno sviluppo equo, sostenibile e civile. 

Sono molti i temi affrontati nel corso del Festival, tasselli dell'unico grande quadro che compone il nostro sistema economico e sociale. L'economia, infatti, non si esaurisce nello scambio di beni e servizi: è l'insieme di processi, persone, scambi e relazioni che determinano la qualità della vita delle comunità, tenuti insieme dalla fiducia. Al centro del confronto: università, confronto e libera circolazione dei pensieri; diritti umani, libertà, partecipazione e democrazia; ambiente, biodiversità ed ecosistemi che coesistono; intelligenza artificiale, tecnologia e scienza; poesia, teatro, musica e cultura; casa, sanità, fragilità e cura. 

Protagoniste del Festival sono state le persone: imprenditori, studenti, esperti, amministratori, Premi Nobel, docenti, giornalisti, cittadine e cittadini. Più di 100 relatori e relatrici, 500 giovani studenti e studentesse provenienti da tutta Italia e oltre 4.000 persone hanno animato le sale di Palazzo Vecchio e del Rettorato dell'Università di Firenze attraverso dialoghi, laboratori e spettacoli. Poesia, teatro e musica hanno creato un filo conduttore tra le varie sessioni e rafforzato la connessione tra economia e cultura, rendendo più tangibile il concetto guida di questa edizione: la foresta che cresce e che mette radici nella bellezza.  

Tra i momenti più significativi, l'intervento di Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace, che ha riportato sul piano politico l'importanza della pace e di vivere in un contesto in cui siano rispettati i diritti umani e la libertà di donne e uomini: solo in un contesto democratico può esserci un vero e duraturo sviluppo economico. I temi del benessere e della qualità della vita sono stati affrontati sul piano internazionale da Jan-Emmanuel De Neve, mentre i dati nazionali sono stati presentati con il Rapporto del Benvivere 2026 e la nuova versione della piattaforma pubblica https://benvivere.nexteconomia.org. Scienza e tecnologia, rischi e opportunità dell'intelligenza artificiale sono stati al centro di molti interventi, tra cui quelli di Philippe Aghion, Nobel per l'Economia 2025, e di Telmo Pievani, e degli spettacoli culturali di Lella Costa sulle Madri della Repubblica, di Aldo Cazzullo sul collegamento tra economia francescana ed economia civile, del format Artisti per la sostenibilità con Carmen Consoli e Valerio Lundini sul tema dell'impatto sociale e civile del mondo dello spettacolo. Mario Mantovani ha illustrato che cosa si intenda per transizione ecologica e perché sia oggi tanto necessaria, dando concretezza al rapporto tra economia, biodiversità ed ecosistemi e si è valorizzata la ricerca sull’impatto sociale delle Comunità energetiche. 

Rimane importante misurare e tenere traccia di ciò che si fa. Per questo il Festival ha tenuto a battesimo l'Osservatorio sulla Nuova Economia Sociale e Civile della Toscana, presidio del Festival sul territorio, che contribuirà a raccogliere dati e a creare connessioni tra persone, organizzazioni, aziende e istituzioni, collegato alla piattaforma nazionale www.onesc.it. 

Dalle parole di Shirin Ebadi e dall’intervento di Stefano Zamagni nasce la proposta che chiude questa edizione. ''Antonio Genovesi insegnava che non si può fare la propria felicità senza fare quella degli altri, e Paolo VI ci ha ricordato che lo sviluppo è il nuovo nome della pace», dichiara Luca Raffaele, Direttore Generale di NeXt – Nuova Economia per Tutti. «Possiamo dire che vale anche il contrario: la pace è la prima infrastruttura dello sviluppo. L'articolo 11 della Costituzione afferma che l'Italia ripudia la guerra, ma oggi nello Stato non esiste un'istituzione che abbia il compito esplicito di costruire la pace. Altri Paesi lo hanno fatto, dal Costa Rica all'Etiopia. Per questo rilancio la proposta di un vero e proprio Ministero della Pace, con portafoglio, risorse e strumenti''. 

Secondo la proposta, il Ministero dovrebbe poggiare su cinque pilastri: la difesa civile non armata e nonviolenta, coordinando i Corpi Civili di Pace e valorizzando il Servizio Civile Universale; l'educazione alla pace e alla gestione nonviolenta dei conflitti nelle scuole e nelle università; la valutazione d'impatto di pace di leggi, bilanci e accordi commerciali, sul modello di quanto si sta già facendo per l'ambiente e la parità di genere; un'economia della pace, che accompagni la riconversione produttiva e la trasparenza della finanza e sostenga le scelte di consumo e di risparmio responsabili; la pace di prossimità, con la mediazione dei conflitti sociali nei territori costruita insieme a enti locali e terzo settore, secondo il principio di sussidiarietà. 

''Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce'', conclude Raffaele. ''A Firenze abbiamo ascoltato il rumore sommesso e ostinato di una foresta fatta di imprese, giovani e comunità. Anche la pace cresce così, in silenzio, e ha bisogno di custodi: chiediamo che lo Stato ne nomini uno''. 

5 ott 2026

Ascolti tv, 4 ottobre: Canale 5 con 'Verissimo - L'Intervista' vince con 17%, Benigni su Rai1 al 14,3%

5 ott 2026

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