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Locatelli (Bambino Gesù): "Investire nella ricerca significa investire nel futuro delle cure"

(Adnkronos) - "Questa è una giornata di grande rilevanza perché celebra il ruolo che Ail svolge nel nostro Paese a supporto dei malati affetti da patologie oncoematologiche". Lo ha dichiarato Franco Locatelli, direttore area clinica di Onco-ematologia pediatrica, Terapia cellulare, Terapie geniche e Trapianto emopoietico ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, università Cattolica del Sacro Cuore, in occasione della conferenza di presentazione della XXI Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma, a Roma. 

"L'ematologia oncologica sta registrando straordinari successi e miglioramenti continui che stanno cambiando concretamente la storia di molti pazienti. Ogni grande appuntamento scientifico internazionale porta nuove evidenze di grande interesse e rilevanza. Anche il recente congresso europeo di Stoccolma ha confermato i progressi che stiamo osservando nel settore", ha spiegato Locatelli. Secondo lo specialista, il sostegno alla ricerca rappresenta un elemento decisivo per accelerare questi risultati. "Investire nella ricerca, come fa Ail attraverso numerose iniziative dedicate ai percorsi di ricerca traslazionale, significa investire nel futuro e nelle possibilità di cura dei pazienti oncoematologici. L'obiettivo è sviluppare trattamenti sempre più mirati, specifici ed efficaci". 

"Accanto all'efficacia delle cure, oggi assume un ruolo sempre più importante anche la qualità della vita dei pazienti. Le nuove terapie consentono non solo di migliorare gli esiti clinici, ma anche di ridurre il peso degli effetti collaterali. È un aspetto fondamentale, perché il progressivo miglioramento delle possibilità di guarigione impone di prestare crescente attenzione alla vita delle persone durante e dopo il percorso terapeutico", ha concluso Locatelli. 

18 giu 2026

Tumori, Toro (Ail): "Sostenere ricerca e pazienti la nostra priorità"

18 giu 2026

Musetti 'snobba' Sinner e sceglie Alcaraz: "Il suo è il tennis più bello"

18 giu 2026

Alimenti: la birra analcolica è la nuova protagonista dell’estate 2026, per la gen z è buona, versatile e 'cool'

(Adnkronos) - Da alternativa di nicchia a protagonista dei momenti di socialità: la birra analcolica si afferma come uno dei fenomeni emergenti più interessanti dell’estate 2026, espressione di un cambiamento culturale nei consumi degli italiani, soprattutto tra i giovani. A guidare questa trasformazione è la Gen Z: 7 giovani su 10 (70%) di questa generazione l’ha assaggiata almeno una volta e il 37% ha dichiarato di consumarla ogni mese. Non solo, 2,4 milioni di loro la considera una bevanda 'cool', capace di rappresentare un vero e proprio trend emergente. La birra analcolica per le nuove generazioni, Gen Z in primis, non è più un compromesso, ma un’opzione contemporanea, coerente con i propri valori e perfettamente integrata nei diversi momenti della giornata. È quanto è emerso dalla ricerca condotta da AstraRicerche per Heineken Italia, nell’ambito della campagna Together, che mostra una fotografia di come i giovani vivono oggi la socialità. Pur rappresentando infatti ancora una quota contenuta del mercato, il segmento mostra segnali di crescita solidi e costanti, con una crescita a doppia cifra negli ultimi anni. Un’evoluzione che conferma il rafforzarsi progressivo della categoria e il suo crescente ruolo nel panorama beverage. 

Un dato particolarmente significativo riguarda poi la versatilità percepita: 3,9 milioni di giovani appartenenti a questa generazione apprezza infatti la possibilità di consumarla in qualsiasi contesto, senza limiti o vincoli. Un elemento che segna una discontinuità rispetto al passato e che riflette un approccio più fluido alla socialità, dove il piacere della condivisione non è più necessariamente solo legato alla presenza di alcol, ma può alternarsi in diverse occasioni di socialità. In questo scenario, la birra analcolica diventa una scelta inclusiva e di libertà, adatta a tutte le occasioni e capace di accompagnare momenti diversi con naturalezza. 

“Il piacere di una birra condivisa con gli amici nasce innanzitutto dal suo gusto e dal valore quasi rituale che attribuiamo al semplice gesto del ‘bersi una birra insieme’. È nella combinazione di sapore e socialità che prendono forma i momenti di convivialità più autentici. Proprio qui le birre analcoliche stanno trovando nuovo spazio: perché iniziano a essere percepite come una scelta pienamente appagante – spiega Alfredo Pratolongo, Corporate Affairs Director di Heineken Italia - Le birre 0.0 oggi offrono infatti un gusto che ha ben poco da invidiare alle versioni alcoliche, rendendole credibili e pienamente apprezzabili anche dai palati più esigenti. Le differenze con le tradizionali naturalmente esistono ancora, ma la possibilità di godersi una birra di qualità senza alcol rappresenta un’opportunità nuova e concreta. Da oltre vent’anni Heineken promuove una cultura del consumo responsabile attraverso campagne, iniziative e innovazione di prodotto. Oggi le birre 0.0 rappresentano uno degli strumenti più concreti per accompagnare questo cambiamento culturale, offrendo ai consumatori la possibilità di scegliere la bevanda giusta per ogni occasione senza rinunciare al piacere della condivisione”. 

La birra analcolica si afferma così come una delle protagoniste indiscusse dell’estate della Gen Z, capace di adattarsi con naturalezza ai diversi momenti della giornata. Dalla pausa informale all’aperitivo, fino alle occasioni più dinamiche e sociali, la birra 0.0 entra in modo trasversale nelle abitudini quotidiane. Non a caso, quasi il 40% dei giovani tra i 18 e i 27 anni la associa a una sensazione di freschezza, elemento chiave soprattutto nei mesi estivi. Le occasioni di consumo si ampliano e si diversificano e quasi 2 milioni di giovani Gen Z (26,5%) la scelgono per occasioni di consumo tipicamente estive: il 15% la sceglie anche in spiaggia o al mare con gli amici, mentre il 16,6% la consuma durante feste e momenti di convivialità, confermando il suo ruolo sempre più centrale nei rituali di socialità di questa stagione. Questo cambiamento è sostenuto anche da una significativa evoluzione della qualità del prodotto e della sua percezione anche dei palati sempre più esigenti e consapevoli. Più della metà della Gen Z intervistata giudica infatti positivamente il gusto della birra analcolica. Non solo, questa evoluzione è confermata anche dal continuo investimento nell’innovazione di prodotto: nel 2026, per esempio, Heineken® 0.0 amplia la propria presenza a scaffale con il lancio della nuova lattina, un formato pratico e contemporaneo pensato per adattarsi a stili di vita sempre più dinamici e a occasioni di consumo quotidiane, dentro e fuori casa. 

“Sempre più persone scelgono la birra analcolica per accompagnare la convivialità in diversi momenti: dal pranzo con gli amici alle pause in ufficio, fino all’aperitivo, soprattutto tra i più giovani – commenta Michela Filippi, Marketing Director di Heineken Italia. – In Heineken Italia lavoriamo con un obiettivo chiaro: rafforzare il legame con i consumatori, offrendo un portfolio completo e di qualità che risponda ai loro bisogni in rapido cambiamento. La categoria delle analcoliche è oggi una priorità strategica per Heineken Italia e continuiamo a investirci con un approccio pionieristico, sviluppando referenze come Heineken 0.0 e Moretti Zero che uniscono innovazione, qualità e riconoscibilità dei brand. Portare il segmento analcolico all’interno di marchi iconici significa dare un messaggio forte: non è solo un’alternativa, ma una proposta di valore che arricchisce l’esperienza di consumo”. 

Alla luce di queste evidenze, la birra analcolica si afferma quindi come simbolo di una nuova cultura del bere: più consapevole, libera, inclusiva e contemporanea, sempre più focalizzata sull’esperienza, di cui la Gen Z si conferma indubbia protagonista. Un cambiamento che Heineken accompagna da anni attraverso il proprio impegno nella promozione del consumo responsabile e nello sviluppo di proposte innovative capaci di intercettare le nuove esigenze dei consumatori. Un fenomeno destinato a consolidarsi nel tempo, accompagnando non solo l’estate 2026 ma anche l’evoluzione futura dei consumi, in cui libertà di scelta e qualità dell’esperienza diventano sempre più centrali. 

18 giu 2026

Neoplasie del sangue, Ail: "Da Car-T a medicina personalizzata così la ricerca cambia il futuro"

(Adnkronos) - Ogni anno in Italia vengono diagnosticate circa 30mila nuove neoplasie ematologiche, di cui oltre 2.100 riguardano bambini e adolescenti. Oggi sono circa 500mila le persone che convivono con un tumore del sangue, ma grazie ai progressi della ricerca scientifica lo scenario è profondamente cambiato: terapie innovative come l'immunoterapia e i trapianti di cellule staminali emopoietiche hanno aumentato le possibilità di guarigione e consentono a un numero crescente di pazienti di convivere a lungo con la malattia mantenendo una buona qualità di vita. In diversi casi l’aspettativa di vita delle persone affette da una patologia ematologica si avvicina sempre più a quella della popolazione generale. Chiave di questi cambiamenti è la collaborazione tra associazioni di pazienti, società scientifiche, istituzioni e comunità medico-scientifica, impegnate quotidianamente nello sviluppo di cure sempre più efficaci e accessibili. A fare il punto, in vista della Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma che si celebra il 21 giugno, è l'Ail (Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma) durante un incontro a Roma. "Non siete soli", il messaggio ribadito ai pazienti e alle loro famiglie, dopo aver illustrato i principali risultati e condiviso l'impegno messo in campo, investendo "sempre più fondi" per il finanziamento della ricerca scientifica indipendente.  

Nel 2025, Ail ha sostenuto 206 progetti di ricerca su leucemie, linfomi, mieloma e altre malattie del sangue, supportando studi innovativi finalizzati a comprendere i meccanismi alla base delle patologie, favorire diagnosi sempre più precoci e sviluppare nuove strategie terapeutiche. L'Associazione ha inoltre ampliato l'impegno individuando e sostenendo importanti progetti di ricerca guidati dai più autorevoli ematologi italiani e dal Gimema (Gruppo italiano malattie ematologiche dell'adulto), punto di riferimento per la ricerca indipendente e luogo nel quale, attraverso i working party, gli ematologi elaborano e sviluppano protocolli di ricerca nelle diverse patologie. L'impegno dell'associazione si è tradotto anche nel sostegno a 111 Centri di ematologia e di trapianto di cellule staminali distribuiti sul territorio nazionale, attraverso il finanziamento di personale sanitario, apparecchiature, farmaci, ambulatori e reparti dedicati. Nel 2026 Ail - si spiega in una nota - rafforza ulteriormente il proprio investimento nella ricerca indipendente sostenendo, insieme alle principali società scientifiche in ambito ematologico (Sie, Sies, Fil, Gitmo e Aieop), progetti innovativi che spaziano dall'applicazione del 'Digital Twin' (gemello digitale del paziente) alle sindromi mielodisplastiche fino agli studi sulla leucemia linfoblastica acuta pediatrica, passando per nuove ricerche sui linfomi cutanei rari e programmi di alta formazione per medici e infermieri ematologici e di ricerca. 

"Ail è nata quasi 60 anni fa con l'obiettivo di essere accanto ai pazienti ematologici e alle loro famiglie in tutte le fasi del percorso di malattia con una vicinanza concreta fatta di ascolto, supporto umano e sostegno alla ricerca scientifica e alle cure - spiega Giuseppe Toro, presidente nazionale Ail - In questi anni abbiamo continuato a rafforzare questo impegno, mettendo sempre al centro la persona, i suoi bisogni, la qualità della vita e l'avanzamento della ricerca. Oggi Ail, insieme alle sue 83 sezioni provinciali e grazie all'impegno di oltre 18mila volontari, rappresenta una rete capillare di solidarietà presente su tutto il territorio nazionale, con le Case Ail, le cure domiciliari per adulti e bambini, il supporto psicologico e molti altri servizi per pazienti e caregiver. Nel 2020 è nata la Scuola nazionale di formazione Ail per i volontari che offre percorsi di formazione continua tenuti da psicologi, medici ed esperti del settore e ha l'obiettivo di accrescere le competenze necessarie per assistere i malati e le loro famiglie. E nel corso degli anni, anche grazie al costante sostegno di Ail alla ricerca, le terapie per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma sono diventate sempre più mirate ed efficaci". 

Oggi le terapie Car-T stanno ridefinendo il paradigma di cura di numerosi tumori ematologici, evidenziano gli esperti, oltre che per i risultati ottenuti nei pazienti con malattia refrattaria o resistente, anche per le nuove prospettive di impiego nelle fasi più precoci. "Le cellule Car-T rappresentano una delle frontiere più avanzate dell'immunoterapia - illustra Franco Locatelli, direttore Area clinica di Onco-Ematologia pediatrica, Terapia cellulare, Terapie geniche e Trapianto emopoietico Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore - esistono già numerosi prodotti Car-T approvati per l'uso clinico nel trattamento delle forme refrattarie e resistenti delle leucemie linfoblastiche acute a cellule B, dei linfomi non-Hodgkin a cellule B e del mieloma multiplo. Oggi, però, l'obiettivo si sta spostando progressivamente verso un utilizzo più precoce. Sono infatti in corso, o in fase di attivazione, trial clinici che prevedono l'impiego delle Car-T già alla prima ricaduta, nei pazienti con caratteristiche di alto rischio, e potenzialmente anche in pazienti neo diagnosticati nei quali esistano evidenze di un’elevata probabilità di fallimento delle terapie tradizionali". 

Le patologie ematologiche sono malattie rare e alcune - come il mieloma multiplo - vengono diagnosticate prevalentemente in persone con più di 70 anni. Fino a tempi recenti le opzioni erano limitate, oggi il panorama è cambiato anche con l'introduzione di sempre più efficaci anticorpi bispecifici. "Negli ultimi anni uno dei progressi più importanti è stato l'impiego di schemi di induzione basati su quattro farmaci anziché tre - informa Paolo Corradini, professore ordinario di Ematologia Università di Milano, direttore di Ematologia e direttore scientifico facente funzione Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano - A questo si è aggiunta l'introduzione di un anticorpo monoclonale molto efficace, il daratumumab, che riconosce una proteina presente sulla superficie delle cellule di mieloma, chiamata CD38. L'integrazione di questo farmaco nelle fasi di consolidamento e mantenimento ha rappresentato un cambiamento significativo, contribuendo sia a migliorare la sopravvivenza sia ad aumentare la qualità di vita dei pazienti. Quando la malattia è sotto controllo e il paziente è in remissione, infatti, si riducono sintomi importanti come il dolore e il benessere complessivo migliora sensibilmente". 

Per la leucemia mieloide acuta, patologia rara e aggressiva che colpisce soprattutto gli over 60, "negli ultimi anni sono diventate disponibili nuove terapie con meccanismi d'azione molto diversi da quelli della chemioterapia tradizionale - informa Alessandro Rambaldi, professore di Ematologia, direttore scientifico Fondazione per la ricerca-From, Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo - Le nuove terapie hanno ampliato enormemente il numero di malati ai quali oggi possiamo proporre un trattamento con intento potenzialmente curativo. In passato molti pazienti di età superiore a 65 anni ricevevano esclusivamente cure di supporto, perché non erano candidabili a trattamenti efficaci. Oggi, grazie a terapie meglio tollerate, possiamo portarli in remissione e offrire loro anche il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, che resta la strategia curativa per eccellenza". Quanto alle neoplasie mieloproliferative croniche, gruppo di malattie rare che globalmente hanno un'incidenza inferiore ai 5 casi per 100mila all'anno (le principali sono tre trombocitemia essenziale, policitemia vera e mielofibrosi), "la scoperta che la via Jak-Stat è alterata in queste malattie, indipendentemente dalla mutazione presente, ha portato allo sviluppo degli inibitori di Jak - spiega Alessandro M. Vannucchi, presidente Sies e professore di ematologia, direttore della Sod Ematologia, Crimm (Centro Ricerca e Innovazione delle Malattie Mieloproliferative), direttore Dipartimento di oncologia, direttore Scuola di specializzazione in ematologia Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi e Università di Firenze - Attualmente disponiamo di 3 farmaci approvati in Europa e di 4 negli Stati Uniti. Questi trattamenti hanno cambiato radicalmente l'approccio terapeutico, migliorando in modo significativo la qualità di vita dei pazienti. In molti casi consentono un controllo ottimale dei sintomi e permettono alle persone di tornare a svolgere una vita pressoché normale". 

C'è poi la sfida posta dalla leucemia mieloide acuta, che riguarda prevalentemente persone con un'età media alla diagnosi di circa 60-70 anni. Oggi le terapie target hanno modificato il trattamento: "Fino a pochi anni fa, chi non era eleggibile a trattamenti chemioterapici intensivi aveva a disposizione principalmente terapie di supporto oppure agenti ipometilanti utilizzati da soli, strategia quest'ultima che spesso garantiva risposte limitate e di breve durata - informa Adriano Venditti, consiglio direttivo Sie, professore ordinario di Ematologia Università di Roma Tor Vergata, direttore Dipartimento di Onco-Ematologia Azienda Universitaria Policlinico Tor Vergata - Oggi lo scenario è profondamente mutato grazie all'introduzione delle terapie target, farmaci mirati che agiscono su specifiche alterazioni molecolari della cellula leucemica oppure interferiscono con processi metabolici critici per la sua sopravvivenza". L'impatto degli inibitori tirosin-chinasici sulla leucemia mieloide cronica (Lmc) è stato "incredibile", osservano gli esperti, se si pensa che fino agli anni Novanta l'unica possibilità concreta di guarigione era data dal trapianto di midollo osseo. "Oggi lo scenario è completamente diverso e il primo effetto tangibile riguarda la sopravvivenza dei pazienti - sottolinea Fabrizio Pane, professore ordinario di Ematologia, direttore di Dipartimento di oncologia Ematologia e Anatomiapatologica, Università Federico II di Napoli, direttore Uoc Ematologia e Trapianti di midollo, Aou Federico II di Napoli - I dati del Registro svedese di popolazione mostrano che l'aspettativa di vita dei pazienti è solo lievemente inferiore rispetto a quella della popolazione generale. Nella maggior parte dei casi, la Lmc è diventata una malattia cronica, controllabile nel lungo periodo. Le evidenze più recenti suggeriscono inoltre che una quota significativa di pazienti possa interrompere il trattamento. Tra questi, oltre il 60-65% riesce a mantenere una remissione stabile senza necessità di riprendere il trattamento. In questi pazienti si parla sempre più spesso di 'guarigione funzionale'". 

In Italia, nel 2025 in ematologia sono stati eseguiti 5.259 trapianti e 750 Car-T. "Per quanto riguarda il trapianto autologo nel nostro Paese si osserva una tendenza alla riduzione, specialmente nel trattamento dei linfomi, di oltre il 30%, rispetto a 5 anni fa - informa Massimo Martino, presidente Gitmo, direttore Centro unico regionale trapianti Cse e terapie cellulari, Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria - Questo calo è dovuto a un sempre maggior utilizzo della terapia Car-T. L'aspetto positivo da sottolineare è che è in aumento l'uso di questo approccio in pazienti sopra i 60 e 70 anni. Il mieloma multiplo è la patologia più trattata con trapianto autologo e rappresenta il 63% delle procedure. Al contrario dell'autologo, il numero di trapianti allogenici è in costante crescita: nel 2025 sono stati effettuati 2.152 trapianti in Italia, con un incremento di oltre il 7% rispetto a due anni prima. Le patologie principali sono la leucemia mieloide acuta, seguita dalla linfoblastica, ma cresce l'uso anche per mielodisplasie e mielofibrosi". 

Per quanto riguarda i linfomi, ogni anno in Italia si registrano circa 15.500 nuovi casi, tra forme non-Hodgkin e Hodgkin. Le innovazioni terapeutiche stanno cambiando l'approccio: "Le immunoterapie, in particolare le Car-T e gli anticorpi bispecifici, rappresentano una vera rivoluzione nel trattamento dei linfomi, soprattutto dei linfomi non-Hodgkin - afferma Luigi Rigacci, responsabile Commissione Linfoma di Hodgkin Fil, Comitato Direttivo Fil, Direttore Uoc Ematologia e Centro Trapianto cellule staminali Fondazione Policlinico Campus Bio-Medico e professore associato di ematologia Università Campus Bio-Medico di Roma - I risultati ottenuti finora sono estremamente incoraggianti. Nei pazienti affetti da forme particolarmente aggressive di linfoma, queste terapie consentono di raggiungere lunghe sopravvivenze e potenziali guarigioni in circa il 40% dei casi. Prima dell'avvento di queste strategie terapeutiche, la stessa categoria di pazienti aveva una sopravvivenza mediana di poco superiore ai sei mesi e soltanto l'8-10% risultava vivo a due anni". 

I tumori ematologici, però, non risparmiano neanche i più giovani. In Italia si stima che ogni anno vengano diagnosticati circa 1.400 casi di malattie oncoematologiche nei bambini fino a 14 anni e circa 800 negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni. "Grazie ai progressi della ricerca e all'elevata qualità delle cure disponibili nel nostro Paese, queste patologie sono oggi curabili con esiti molto positivi - assicura Angela Mastronuzzi, presidente Aieop, responsabile Unità di Neuro-Oncologia Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, professore associato di Pediatria, università Cattolica del Sacro Cuore - Oggi la sfida principale non è soltanto guarire i pazienti, ma garantire loro una qualità e un'aspettativa di vita il più possibile sovrapponibili a quelle della popolazione generale. Per questo motivo la ricerca si sta orientando verso una medicina sempre più personalizzata. La personalizzazione delle cure si basa su una stratificazione del rischio sempre più accurata, resa possibile dalla valutazione della malattia residua minima e dall'identificazione delle alterazioni molecolari caratteristiche di ciascuna patologia". 

Ricerca scientifica e innovazione sono i pilastri su cui Ail fonda assistenza e cura dei pazienti ematologici. "Agli inizi degli anni Ottanta nacque il Gimema - ripercorre Marco Vignetti, presidente Fondazione Gimema Franco Mandelli - una rete collaborativa con l'obiettivo di condividere idee, progetti e protocolli terapeutici per i pazienti affetti da leucemie acute. Attualmente sono oltre 50 gli studi attivi all'interno del network. Uno dei progetti è LabNet, che quest'anno celebra 20 anni di attività e oggi in Italia collega 160 centri clinici e 60 laboratori specialistici attraverso una piattaforma digitale che assicura l'accesso a una diagnostica molecolare avanzata, certificata e omogenea. Ha raggiunto circa 15mila pazienti ed eseguito oltre 200mila esami molecolari, confermandosi una realtà unica nel panorama italiano dell'ematologia. L'impatto sulla pratica clinica è significativo: molte decisioni terapeutiche dipendono oggi dalla risposta molecolare del paziente e richiedono test affidabili e standardizzati. Questo si traduce in cure più appropriate e personalizzate e al tempo stesso il Servizio Sanitario Nazionale beneficia di un utilizzo più efficiente delle risorse".  

Ail ricorda infine il progetto 'Sognando Itaca', nato nel 2006 sul lago di Garda da un giovane paziente appassionato di vela: quest'anno è partito da Venezia l'8 giugno per approdare a Brindisi il 18, dopo aver toccato 7 porti: Venezia, Rimini, Pesaro, Ancona, Giulianova, Bari e Brindisi. "La barca a vela Ail - racconta Giuseppe Navoni, vicepresidente nazionale Ail, presidente Ail Brescia e coordinatore Sognando Itaca - con skipper professionisti, pazienti, medici, infermieri e psicologi, naviga lungo le coste italiane, facendo tappa nelle città in cui è presente una divisione di Ematologia. In ogni porto di attracco, le sezioni Ail coinvolte danno vita all'Itaca Day, durante il quale i pazienti, adulti e bambini, accompagnati da volontari, medici e infermieri, hanno la possibilità di imbarcarsi per vivere un'esperienza a bordo. L'obiettivo è di diffondere la velaterapia quale metodo terapeutico volto alla riabilitazione psicologica e al miglioramento della qualità della vita dei malati ematologici". In occasione della Giornata nazionale si rinnova anche un appuntamento consolidato per pazienti e familiari: il numero verde Ail Problemi Ematologici 800 22 65 24, attivo domenica 21 giugno dalle 8 alle 20, un servizio gratuito che permette ai pazienti di parlare direttamente con ematologi esperti, ricevere chiarimenti sulle proprie patologie e sulle terapie in corso, in totale riservatezza e senza le limitazioni di tempo che spesso hanno con gli ematologi che li seguono abitualmente. Come lo scorso anno, saranno più di 40 gli ematologi a disposizione, un numero elevato di specialisti per garantire un supporto ancora più ampio, tempestivo e personalizzato. 

18 giu 2026

Agosti (Sin): "Garantire cure neonatali omogenee in tutto il territorio nazionale"

(Adnkronos) - “Dobbiamo cercare di garantire tutte le cure e, lungo tutto il territorio nazionale, assicurare uguaglianza di assistenza per le nascite in tutta la penisola italiana. Questo è un tema a cui la Società italiana di neonatologia, insieme alla Società di ostetricia, tiene molto, perché la mortalità neonatale in Italia è piuttosto bassa come dato medio, ma se andiamo a ‘spacchettarla’ per le diverse regioni, vediamo differenze territoriali piuttosto rilevanti”. Così Massimo Agosti, presidente Società italiana neonatologia,intervenendo, da remoto, a 'La demografia cambia la società', nuovo appuntamento del ciclo di eventi Adnkronos Q&A, oggi, al Palazzo dell'Informazione di Roma. 

“L’uguaglianza di cure, la non dipendenza dal codice postale in cui si nasce - continua Agosti - è un punto su cui noi neonatologi insistiamo molto, e sollecitiamo le istituzioni affinché ci sia uguaglianza di apparecchiature, personale medico e infermieristico, sicurezza e garanzia per i genitori che vogliono avere un figlio. Tutto questo contribuisce, anche se solo in parte rispetto agli altri fattori sociali, a far tornare alle coppie italiane in età fertile la voglia e la serenità di affrontare quella che viene definita ‘la fatica’, ma anche la bellezza, di avere un figlio”.  

Per questo è “importante avere una cabina di regia nazionale per definire i livelli essenziali di assistenza, in modo che tutti i neonati, da Aosta ad Agrigento, possano avere gli stessi livelli di cura, così come le donne in gravidanza devono avere la stessa qualità di assistenza prima ancora della nascita del bambino. Forse - conclude - dovremmo essere ascoltati di più dalle istituzioni, perché una guida scientifica più forte potrebbe aiutare a prendere decisioni amministrative più adeguate per i cittadini”. 

18 giu 2026

Energia: Tundo (BaxEnergy), 'in Sicilia eccellenze tecnologiche'

18 giu 2026

Agostiniani (Sip): "Su indice fertilità agire con incentivi economici e servizi"

(Adnkronos) - Perché nascono sempre meno bambini? “Fondamentalmente per due motivi. Il primo, ed è il più importante, è una riduzione marcata delle donne in età fertile, conseguenza della riduzione delle nascite che si è avuta nel nostro Paese dal 1975 in poi. La riduzione è stata molto forte: meno donne significa meno bambini. C’è stato un leggero incremento delle nascite tra il 1995 e il 2008, legato ai fenomeni migratori, ma anche questo effetto si è poi ridotto. Il secondo motivo è che si fanno pochi bambini per ciascuna donna: il nostro indice di fertilità è sceso a 1,4 figli per donna ed è in continuo calo. Su questo si può realmente incidere sia attraverso incentivi economici, come hanno fatto e stanno facendo altri Paesi, sia, soprattutto, attraverso servizi per la prima infanzia. Questa è la strategia che funziona di più ed è quella adottata dai Paesi scandinavi: offrire servizi che permettano di conciliare la scelta di avere figli con la possibilità di accudirli nel percorso di crescita”. Lo ha detto Rino Agostiniani, presidente Sip-Società italiana pediatria, nel suo intervento al dibattito ‘La demografia cambia la società’, organizzato oggi da Adnkronos, a Palazzo dell’Informazione a Roma 

Sugli effetti dell’uso precoce e prolungato degli schermi di smartphone e tablet e le conseguenze sulla salute, “come Società italiana di pediatria abbiamo analizzato la letteratura esistente - spiega Agostiniani - I dati sono molto forti: questa modalità, sempre più diffusa ha ripercussioni sui tempi di acquisizione del linguaggio e sullo sviluppo del cervello. Faccio spesso il paragone con un muscolo: se alleno sempre lo stesso muscolo, quello si sviluppa più di altri. Lo stesso vale per la corteccia cerebrale. Se invece di abituare il bambino alla relazione - guardarsi negli occhi, osservare le espressioni degli adulti - lo abituiamo allo schermo, attiviamo aree cerebrali che saranno meno utili per il suo sviluppo futuro. Quindi il danno che si crea quando questi strumenti vengono usati come ‘pacificatori’ per calmare il bambino - ad esempio quando si è a cena fuori, ma non solo - è rilevante, e non c’è ancora una reale consapevolezza da parte dei genitori. Per questo siamo molto impegnati come Sip e stiamo lavorando insieme a Terre des Hommes, un’associazione attiva nella tutela dell’infanzia, per elaborare una proposta di legge che limiti l’utilizzo degli strumenti digitali nei primi 36 mesi di vita. Questa fascia d’età è estremamente critica, anche più di quella adolescenziale”. 

Sulla proposta della Gran Bretagna di fissare a 16 anni l’accesso ai social Agostiniani osserva che “il divieto è uno strumento forte. È importante per dire: ‘attenzione, questa cosa è pericolosa’. È chiaro però che il divieto da solo non funziona, perché deve essere accompagnato da una progettualità di educazione al digitale che deve partire fin da piccoli, anche in ambito scolastico. I genitori sono la prima categoria da sensibilizzare - rimarca l’esperto - Non è pensabile dire a un ragazzo ‘non usare il cellulare dopo cena’ se poi il genitore stesso lo usa continuamente. Quindi - conclude - ben vengano i divieti, ma devono essere accompagnati da alternative: il cellulare non si usa perché esistono attività più stimolanti e gratificanti. Se ci limitiamo a dire ‘questo non si fa’, senza costruire altro, non funziona”. 

18 giu 2026

Raffaella Carrà, il figlio Gian Luca Pelloni Bulzoni: "Mi ha adottato dopo la diagnosi della malattia"

(Adnkronos) - Gian Luca Pelloni Bulzoni, figlio adottivo di Raffaella Carrà, parla per la prima volta della sua adozione in occasione della presentazione della Fondazione Raffaella Carrà ETS, di cui è fondatore e presidente. Il racconto parte dal 22 aprile 2020, in pieno lockdown, quando alla Carrà venne diagnosticata la malattia. "Tocco un tasto un profondo", premette, ricordando i giorni trascorsi all’Argentario (località amata dalla celebre cantante e conduttrice, morta nel 2021), la decisione di rientrare a Roma e l’appuntamento fissato per il 4 maggio con uno specialista. "Gli dicono che questo è uno dei più brutti tumori che poteva avere Raffaella, che era ai polmoni". In quelle ore sospese, Pelloni la osservava scrivere in ufficio. "Le dissi: 'Cosa stai scrivendo?' E lei mi disse 'il testamento'". Una rivelazione che lui definisce "una botta tremenda". 

Il giorno successivo, davanti Sergio Japino (compagno di Carrà per oltre 15 anni, i due poi hanno continuato a lavorare insieme anche dopo la rottura), arrivò la richiesta che avrebbe cambiato tutto. "Mi chiamò in ufficio, mi disse: 'Per portare avanti tutte queste cose che io ho fatto in tutti questi anni e conoscendomi tu perfettamente vorrei adottarti". Una proposta che lo colse impreparato: "Mi ha preso veramente alla sprovvista". Raffaella, però, gli lasciò il tempo di pensarci, con la determinazione che la caratterizzava: "Va bene, ti lascio tutto il tempo che vuoi, basta che me lo dici subito". E lui, ancora frastornato, rispose semplicemente: "Ok, va bene".  

Pelloni Bulzoni poi ribadisce che l’adozione non sarebbe rimasta nascosta: era una scelta che prima o poi sarebbe stata condivisa pubblicamente. "La domanda sulla mia identità sarebbe stata inevitabile, da presidente della Fondazione", dichiara rispondendo a chi gli chiede se il suo nome sarebbe comunque emerso anche senza il contenzioso legale relativo al musical 'Ballo Ballo', nato per abbinamenti promozionali giudicati non idonei, come l'offerta di biglietti legata a promozioni di cibo e bevande.  

Precisa inoltre un aspetto legato alle sue origini: "I miei genitori non ci sono più: mio padre è morto nel 2004, mia madre nel 2016". Sulla questione è intervenuta l'avvocato Barbara Giaquinto (per Carrà ha curato l'adozione): "Il consenso genitoriale previsto in un procedimento del genere, quindi, non era necessario perché i gentori di Gian Luca non erano più presenti". Inoltre, "la signora Carrà non era sposata, non aveva figli e non aveva bisogno di chiedere consensi. Il requisito della distanza d’età era rispettato, e soprattutto c’era la volontà da entrambe le parti di intraprendere un percorso insieme".  

18 giu 2026

Beretta (Assica): "Dazi e costi frenano export salumi"

(Adnkronos) - “L'incertezza politica e i dazi americani hanno frenato il nostro primo mercato di esportazione extra-Ue”. Lo ha detto Lorenzo Beretta, presidente di Assica, intervenendo a margine dell'Assemblea annuale dell'Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, organizzata a Roma in occasione dell'ottantesimo anniversario dell'associazione. “Festeggiamo un grande compleanno: Assica nasce nel 1946 da un gruppo di giovani imprenditori illuminati e oggi rappresenta oltre 130 aziende”, ha ricordato Beretta. “Il nostro settore vale oltre 9 miliardi e 650 milioni di euro e supera i 2 miliardi e mezzo di export. I salumi italiani raggiungono tutti i continenti e sono apprezzati in tutto il mondo”. 

Guardando alle prospettive del comparto, il presidente di Assica ha evidenziato le principali criticità. “L'incertezza internazionale non ci aiuta, ma guardiamo al futuro con fiducia, certi che i nostri prodotti sapranno superare queste difficoltà”. 

Beretta ha quindi rivolto un appello alle istituzioni. “Chiediamo di essere messi nelle stesse condizioni dei nostri concorrenti europei. Oggi il sistema dei costi italiani, soprattutto nel settore dell'energia, non è allineato a quello dei nostri competitor”. “Vogliamo inoltre lavorare con le istituzioni per superare le barriere commerciali e sanitarie che impediscono ai nostri salumi di raggiungere molti mercati esteri, restando fiduciosi di poter ottenere risultati importanti anche in futuro”, ha concluso. 

18 giu 2026

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