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Wta Tokyo, Paolini ko al primo turno con Osaka

27 ott 2026

Ancona (Hilti): "Academy favorisce lavoro di squadra"

(Adnkronos) - “Noi lavoriamo con i nostri clienti che consideriamo dei partner. Il contributo principale può arrivare dalla continua innovazione che è nel nostro Dna. Questa azienda ha sempre puntato su soluzioni innovative e sono sicuro che sarà così anche in futuro”. Lo ha detto il Sales Director di Hilti Italia, Luigi Ancona, nel corso della quinta edizione dell’Infrastructure Academy tenutasi a Roma presso la Serra del Palazzo delle Esposizioni.  

“Inoltre - ha continuato Ancona - considero fondamentale la relazione diretta con i nostri interlocutori: essere con loro in tutte le fasi del lavoro. Questo permette a Hilti di posizionarsi come il miglior partner nell'ambito della produttività, della sostenibilità e della sicurezza”. Punti centrali che dimostrano quanto sia importante per l’azienda supportare i propri clienti che investono nell'ambito delle infrastrutture. “L'Academy - sottolinea Ancona - contribuisce a far sì che i nostri clienti abbiano un importante momento di dialogo e confronto con tutti i maggiori stakeholders, per fare un lavoro di squadra”.  

Ancona si è poi soffermato sugli approcci strategici utili per garantire infrastrutture più sostenibili e sicure nel post-Pnrr. “L'eredità migliore del periodo connotato dal Pnrr è la visione d'insieme, cioè guardare alle infrastrutture con una visione molto ampia”, ha ribadito Ancona. “Noi italiani abbiamo ritrovato l'orgoglio di saper fare le cose. Oggi riusciamo ad attrarre capitali esteri e potremmo farlo anche in misura maggiore. Questo potrebbe garantire un contributo economico importante. La relazione tra pubblico e privato è e sarà fondamentale per assicurarci che quanto abbiamo imparato diventi il nostro metodo”, ha concluso Ancona. 

27 ott 2026

Sinner: "Il mio corpo è l'unico avversario che non posso battere"

(Adnkronos) - Il cappuccio c'è ancora, la camminata dinoccolata pure. Quattro anni fa diceva che fuori dal campo «il rumore si spegne, anzi non esiste più». Quest'estate il rumore è arrivato da dentro: un ginocchio, il destro, ha detto no. Niente Canada, niente Cincinnati, niente New York, niente Asia, niente Atp Finals a Torino. L'ultimo Slam vincente è datato 12 luglio, sull'erba di Wimbledon. Poi il silenzio, interrotto da qualche video sui social, poche parole, sempre le stesse: non sono pronto. Quest'intervista è stata una lunga partita iniziata ad agosto e finita a ottobre all'atto dell'annuncio del suo stop. Tornerà, lo ha comunicato ieri, il 27 dicembre a Riad al Six Kings Slam. Sinner, cosa resta di un'estate passata a guardare il tennis lontano della rete? "Non ho fatto nulla di insolito -dice Jannik Sinner a 'Repubblica', se la domanda è cosa ho scoperto di nuovo in questo periodo lontano dai tornei la risposta è niente, ma senza annoiarmi. Sono andato a Monza a vedere la F1 e a Milano alla sfilata di Gucci, ho giocato un po' di più alla Play e ho iniziato a leggere un libro di 600 pagine, 'Io uccido', di Giorgio Faletti. Fermo non ci sono mai stato, né ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male. Anzi ho sempre lavorato molto sia in palestra che in campo e con i fisioterapisti. Pazienza è la parola giusta per questo periodo. Il corpo è l'unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti".  

Ma non sarà che questo tennis rompe troppo i corpi? "Gli infortuni fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Serve avere una visione a lungo termine, non c'è solo l'oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi. E la differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna. Quella aiuta a vincere un punto, non la partita". Se potesse incontrare Jannik di 10 anni fa cosa gli direbbe? "Quello che ho imparato: il talento senza lavoro non è niente. Devi fare scelte, valutarne le conseguenze, seguire la tua meta. Gli direi di vivere bene quei momenti, non ho rimorsi, non gli consiglierei di cambiare strada, ma di scegliere bene le persone di cui circondarsi. Non sono pentito, la mia famiglia c'è sempre stata, ho potuto contare su un papà bravo anche in cucina». E su una madre refrattaria alle partite. "È molto migliorata, non esce più durante i miei incontri, il rifiuto a sedere nel Royal Box a Wimbledon è perché non vuole essere osservata e scrutata dalle telecamere quando gioco. Non ha tutti i torti, non le piace la tensione, anche se ora riesce a essere più tranquilla".  

Cosa racconta di noi il tennis meglio o diversamente dagli altri sport? Perché riesce a essere così contemporaneo? «Non lo so perché, bisognerebbe chiederlo a chi lo guarda, non a chi lo gioca. Forse fa esistere le diversità, le valorizza, la rivalità nasce dalla differenza, si vince e si perde, ognuno trova un suo motivo per identificarsi in chi gli somiglia o in chi vorrebbe essere. E questo lo rende affascinante». Ma il mondo rivuole in campo Sinner-Alcaraz. Non cerca altro. "Non siamo tutti uguali, i contrasti esaltano. Magari io vengo vissuto come il campione disciplinato e ostinato e Carlos come quello mediterraneo e stravagante. Questa è la cosa bella, avere qualcuno che ti spinge al limite. E il tennis ha sempre vissuto di questo: da Borg-McEnroe a Sampras-Agassi fino a quando la rivalità è diventata a tre con Federer-Nadal-Djokovic". Gli eroi dello sport vanno più di moda degli attori. Una volta si sognava con il cinema, oggi alle sfilate ci siete voi. "Ma non è una competizione, né siamo in contrapposizione. Il mondo del basket americano da tempo è attento alla moda e i suoi giocatori fuori dal campo ci tengono a mostrare la personalità anche con gli abiti. Nessuno sostituisce nessuno, credo sia solo una questione di piattaforme diverse e di nuovi soggetti".  

Prima di lei nessuno entrava in campo con una borsa firmata. Ora la imitano. "Con Gucci sento affinità. Mi piace essere un po' diverso con cose normali, belle, eleganti. Così come amo essere a mio agio e questo marchio me lo permette. Non sono un tipo chiassoso, sono anche astemio, non sopporto il sapore dell'alcol, al massimo bevo un po' di champagne o di vino bianco". Se potesse cancellare una giornata della sua vita? "Non sarebbe un momento sportivo, né la sconfitta in finale con Alcaraz a Parigi 2025, né in semifinale con Djokovic a Melbourne a inizio anno». Nessun match point? «Non è una cosa successa in campo». Coraggio. «Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava. Ci stavamo lasciando, piangevo io per lo strappo, ma anche lui. Di quel giorno lì farei a meno, fu un'emozione troppo forte». Qualcosa da perdere l'equilibrio? «Forse a me lo ha fatto trovare, anche se ho sofferto. Mi ha fatto capire che fare una scelta significa ottenere cose nuove e perderne altre. Ci può essere dolore, ma anche la consapevolezza che quella decisione costata molto non va sprecata. Devi fare di tutto per servirla al meglio, senza rimpianti. Con impegno, costanza, lavoro».  

E un momento che vorrebbe rivivere? «La purezza di una domenica d'inverno con i miei amici a sciare sulle Dolomiti. La sensazione di una bella giornata facendo una cosa che ti piace. Ci metterei anche un qualsiasi momento con la mia famiglia e uno sui kart con Giovinazzi e Ciccone. A me la velocità piace, non è un mistero. Ho bisogno dell'adrenalina, di tenere lontana la noia». La felicità ha un odore? «Potrei dire quello di un dessert perché amo i dolci». Ha 25 anni, se potesse scegliere che età avere oggi, cambierebbe? «Tengo tutto: le persone, le esperienze, gli incontri fatti». Il tempo per l'autobiografia ora lo ha. «Non ci penso proprio. So che Serena Williams, Sharapova, Agassi, McEnroe, Nadal, Borg l'hanno scritta. Ma io sono ancora giovane, preferisco i colpi alle parole, magari ne riparliamo tra 20 anni. Voglio durare, avere una carriera lunga. Ora mi sono dovuto fermare e alzare la testa oltre le righe, ma voglio riabbassarla sulla palla. So che fuori c'è dell'altro, ma il mio è lì. In quel rettangolo che si chiama tennis".  

27 ott 2026

Garlasco, l'avvocato di Stasi in tv: "Pressioni sul giudice per la revisione di Alberto? Inaudito, mi aspetto provvedimenti durissimi"

(Adnkronos) - "Mi deve dare un minuto perché venerdì è accaduto un fatto gravissimo. Siccome lei ha parlato della revisione, a costo di parlare un minuto e poi basta, io le devo dire questo: venerdì è avvenuto un fatto di una gravità inaudita". A parlare è Antonio De Rensis, l'avvocato che difende Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco, nel corso della trasmissione Lo Stato delle Cose nella puntata andata in onda ieri sera, 27 ottobre, su Rai 3.  

Durante il blocco del programma condotto da Massimo Giletti e dedicato all'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell'agosto del 2007, l'avvocato prende la parola per lanciare molto più di una frecciata all'opinionista Grazia Longo, ospite venerdì scorso a Quarto Grado.  

 

"Faccio una premessa: il conduttore della trasmissione (Gianluigi Nuzzi, ndr) si è comportato in maniera egregia, non ha cavalcato queste affermazioni, ma devo dire una cosa molto netta: c'è stata una opinionista che in una rete nazionale si è permessa di dire una cosa senza portare alcuna prova, parlando di informazioni. Io posso venir qui a dire che le mie fonti mi dicono che l'Ad della Rai subisce pressioni per farla lavorare e non vengo più in Rai. Ebbene, è stato detto ai nostri concittadini telespettatori che la massima autorità della Procura del distretto della Corte d'Appello di Milano, un magistrato dalla levatura incredibile, subirebbe pressioni per la revisione", spiega De Rensis, che aggiunge: "Questo è inaudito, destabilizzante per il nostro equilibrio giudiziario e mi aspetto provvedimenti durissimi". 

Alla richiesta di chiarimenti da parte di Giletti su chi avesse fatto quelle affermazioni, l'avvocato precisa: "Lo ha detto la dottoressa Longo a Quarto Grado e il conduttore si è comportato in maniera egregia. Questa affermazione in uno stato democratico è destabilizzante, i nostri concittadini non devono mai pensare che un magistrato di quella levatura possa subire pressioni. Ciò che è stato detto è allucinante", conclude.  

27 ott 2026

Galatasaray-Fenerbahçe, derby rovente: rissa nel finale e tensione alle stelle

27 ott 2026

Salvini: "Stiamo lavorando per superare legge Fornero, in pensione a 64 anni"

(Adnkronos) - "La priorità per la Lega da tempo, e finalmente ci siamo arrivati, è superare la legge Fornero quindi restituire tre anni di vita a chi sceglierà di andare in pensione a 64 anni rispetto ai 67 previsti dalla Fornero. Non solo nel 2027 ma anche nel 2028, 2029 e seguire". Così il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini intervenendo a Radio 24.  

"C'è l'accordo e ci sono i finanziamenti - ha aggiunto - Sono fiducioso nel riuscire a mantenere un impegno che la Lega ha preso già diversi anni fa e nelle scorse leggi di bilancio, per altri problemi, non siamo riusciti a portare a casa. Il Mef e l'Inps stanno stimando il costo, sicuramente ci sarà la copertura necessaria per permettere a chi ha versato i contributi di riavere indietro almeno i suoi contributi. Penso che sia una norma di civiltà".  

"Sessantasette anni ci mette in questo momento agli ultimi posti in Europa per anzianità di diritto pensionabile. E invece con la norma che abbiamo proposto, e che conto, arriverà domani in Consiglio dei Ministri, l'Italia tornerà un paese più rispettoso dei suoi lavoratori e delle sue lavoratrici, lasciando liberi quei posti di lavoro per i giovani". "Sono soldi che i lavoratori hanno versato - aggiunge - La gente va in pensione recuperando quello che ha versato. Quindi non è un costo, non è un regalo, non è un omaggio, è semplicemente riprendersi indietro quello che i lavoratori hanno prestato negli anni allo Stato prima dei 67 anni che mi sembra un'età assolutamente troppo elevata". 

Alla domanda se il consiglio dei ministri per il varo della manovra sarà domani, Salvini ha poi risposto: "Stiamo lavorando anche per questo".  

Quanto alla protesta degli tir, "tra oggi e domani io e il vice ministro Rixi incontreremo gli autotrasportatori, sia i grandi che i piccolissimi, e conto che anche i fondi stanziati, un miliardo sbloccato, abbiano riportato la serenità almeno in questo settore". "E' giusto che tutti chiedano di più - ha aggiunto - ma diciamo che un miliardo sbloccato e la possibilità di aiutare con il caro gasolio anche i piccoli ha dato soddisfazione". 

Il leader della Lega smentisce poi la notizia secondo cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si sarebbe infuriata per le sue dichiarazioni sullo stop dell'invio delle armi in Ucraina: "Non mi risulta e sui giornali si leggono tante cose bizzarre". Salvini spiega che "era una riflessione che facevamo quattro anni fa, poi per spirito di lealtà alla maggioranza e al governo abbiamo sempre contribuito come giusto a ogni tipo di sostegno umanitario, economico all'Ucraina. Porteremo ai tavoli della maggioranza da leale alleato come abbiamo dimostrato in questi anni quello che tantissimi italiani, tantissimi imprenditori tantissimi paesi europei stanno maturando come riflessione". "Dovremmo parlarne, non c'è niente di ovvio - ha aggiunto - Penso che sia utile ragionare come stanno facendo tanti altri paesi europei, tante associazioni, soprattutto legate al mondo dell'impresa, perché per questa guerra le sanzioni le stanno pagando le imprese italiane, i cittadini italiani. Questi aiuti dati all'Ucraina stanno portando alla fine della guerra dopo quattro anni e mezzo o stanno protraendo la sofferenza di quel popolo e di quei popoli? Ritengo giusto ragionarne senza che ci siano partiti presi". 

 

27 ott 2026

Serie A, oggi Sassuolo-Lazio: orario, probabili formazioni e dove vederla

27 ott 2026

Youssef Siher, al via udienza di convalida. Pm Milano: "Resti in carcere"

(Adnkronos) - È iniziata l’udienza di convalida del fermo, nel carcere milanese di San Vittore, per Youssef Siher. L’amministratore della chat Telegram e della pagina Instagram ‘Movimento 17 ottobre’, nato dopo il fine settimana di devastazioni a Milano, è stato fermato dalla polizia con l’accusa di istigazione per delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche.  

Per il 30enne politologo pro Pal la Procura di Milano, presente la pm Francesca Crupi, ha chiesto la convalida della misura in carcere ritenendo che esista il rischio di reiterazione del reato e il pericolo di fuga. Assistito dall’avvocata Yasmina Abu Sharar, Siher può avvalersi della facoltà di non rispondere davanti alla giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni.  

 

Per la Procura di Milano, il politologo e attivista pro Pal ha assunto "un profilo di spicco nel movimentismo" ed era a "conoscenza degli strumenti informatici idonei a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attraverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone". Le istruzioni fornite agli utenti "denotano un chiaro disegno strategico nel senso che le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano per l'appunto strategiche al fine di impedire i controlli delle forze dell'ordine. Sull'ideologia manifestata tale da far ritenere insufficienti gli arresti domiciliari", si sottolinea nel provvedimento. 

"A fronte della piena consapevolezza degli intenti violenti dei facinorosi con cui interloquiva", Siher "ha offerto un supporto logistico e organizzativo, di concentrazione delle comunicazioni e di gestione della rete dei vari gruppi riottosi: una condotta che, garantendo un sostegno continuo ai manifestanti violenti, ne ha indubitabilmente rafforzato i propositi criminosi". 

Le azioni messe in atto "costituiscono una pervasiva incitazione alla commissione di violenze organizzate nell'ambito di manifestazioni pubbliche. E, a fronte di numerosi messaggi inneggianti alla violenza presenti sulla chat del gruppo "Movimento 17 ottobre", Youssef , "lungi dal prenderne le distanze, ha fornito precise indicazioni e istruzioni sulle modalità organizzative delle manifestazioni, sulle strategie per eludere i presidi delle forze dell'ordine, sulle modalità di movimento per le strade e di raggruppamento in luoghi prestabiliti".  

Quanto al pericolo di fuga "appare evidente la sussistenza". Sebbene Siher sia "italiano di seconda generazione", per la Procura "ha dimostrato di avere particolari abilità e capacità di muoversi e di aver contatti relazionali che lo potrebbero aiutare a far perdere le sue tracce".  

Non ci sono evidenze, al momento, di un legame tra Youssef Siher e gli hacker filorussi di 'Noname'. E' quanto emerge da ambienti giudiziari che stanno approfondendo il materiale trovato nel computer del politologo e attivista pro Pal. Quando è stato bloccato in un appartamento a Milano, insieme alla moglie (indagata per gli stessi reati), aveva con sé un notebook e dai primi accessi della Polizia Postale emerge la chat Telegram del 'Movimento 17 ottobre' dove "risultavano attivi i due messaggi programmati relativi alle indicazioni delle piazze in cui concentrarsi", messaggi in parte realizzati con l'intelligenza artificiale, e una chat Whatsapp in cui "si poteva riscontrare la presenza di diversi messaggi da parte di terzi che chiedevano informazioni sulla manifestazione del 24 ottobre". 

27 ott 2026

Morto Tetsuya Chiba: il fumettista giapponese che disegnò 'Rocky Joe'

(Adnkronos) - Il mondo del fumetto giapponese piange Tetsuya Chiba, uno dei più celebri mangaka del Paese, noto soprattutto per aver disegnato 'Ashita no Joe', conosciuto in Italia come 'Rocky Joe'. L’autore è morto il 22 ottobre, all’età di 87 anni, in un ospedale di Tokyo, a causa di una sindrome mielodisplastica, una malattia del midollo osseo. La notizia della scomparsa è stata resa pubblica oggi, martedì 27 ottobre, dai media giapponesi. Secondo quanto riportato dalla stampa, i funerali si sono svolti in forma strettamente privata, alla presenza dei soli familiari. 

Disegnatore di manga fin dall'età di 17 anni, la consacrazione per Tetsuya Chiba arrivò con 'Ashita no Joe', pubblicato dal 1968 al 1973 sulle pagine di 'Weekly Shōnen Magazine'. La serie, scritta da Asao Takamori, pseudonimo dello sceneggiatore Ikki Kajiwara, e disegnata da Chiba, racconta la vicenda di Joe Yabuki, giovane orfano cresciuto ai margini della società che trova nella boxe una possibilità di riscatto. Ambientata nelle periferie povere del Giappone del secondo dopoguerra, la storia affronta temi come l’emarginazione, la violenza, la disciplina, il sacrificio e la ricerca di un’identità. L’incontro con l’ex pugile e allenatore Danpei Tange segna l’inizio del percorso di Joe verso il ring, in una vicenda dominata dalla rivalità sportiva, dalla determinazione e dal desiderio di dare un senso alla propria esistenza. Il manga si impose come una delle opere più rappresentative del fumetto giapponese e contribuì a consolidare il genere sportivo. Dalla serie furono tratti due adattamenti televisivi animati, il primo nel 1970 e il secondo nel 1980, oltre a film d’animazione, produzioni cinematografiche dal vivo e videogiochi. In Italia l’opera è diventata nota con il titolo 'Rocky Joe', conquistando diverse generazioni di lettori e spettatori. Il finale della storia, legato al destino del protagonista dopo un durissimo incontro per il titolo mondiale, è rimasto uno degli elementi più discussi dell’opera. La celebre immagine conclusiva di Joe, seduto al proprio angolo con un sorriso sul volto, è diventata un simbolo della sua scelta di affrontare la vita senza risparmiarsi, fino a consumare tutte le proprie energie. 

Nel corso della carriera Chiba firmò numerosi altri manga. Tra questi 'Shidenkai no Taka', 'Harisu no Kaze', 'Ore wa Teppei', pubblicato in Italia come 'Io sono Teppei', e 'Ashita tenki ni naare', conosciuto nel nostro Paese come 'Tutti in campo con Lotti'. Un posto di rilievo nella sua produzione occupa anche 'Notari Matsutarō', serie dedicata al sumo, pubblicata a partire dal 1973 e proseguita, con alcune interruzioni, fino al 1998. Per quest’opera l’autore vinse nel 1977 il premio Shōgakukan per i manga. Il riconoscimento del suo contributo culturale è proseguito anche negli ultimi anni. Nel 2024 Chiba ha ricevuto il Kikuchi Kan Prize, assegnato per la sua attività artistica e per l’impegno nel sostenere i giovani autori e tutelare i diritti dei fumettisti. 

Nato a Tokyo l’11 gennaio 1939, Tetsuya Chiba trascorse gran parte dell’infanzia e dell’adolescenza in Manciuria, territorio della Cina nordorientale allora sotto il controllo giapponese. Il padre lavorava in una fabbrica di carta e la famiglia rimase nella regione fino alla fine della Seconda guerra mondiale, per poi rientrare in Giappone nel 1946. Durante gli anni trascorsi in Cina, Chiba, il maggiore di quattro fratelli, cominciò a inventare e disegnare storie per intrattenere i più piccoli. Tra i suoi fratelli c’era Akio Chiba, che avrebbe seguito le sue orme diventando a sua volta un fumettista. 

Il primo lavoro per un editore risale al 1956, quando, ancora studente delle scuole superiori, realizzò 'Fukushū no Semushi Otoko' per il circuito dei libri a noleggio. Il debutto professionale arrivò nel 1958 sulla rivista 'Shōjo Book' con 'Butōkai no Shōjo'. Negli anni Sessanta si dedicò sia ai manga per ragazzi sia a quelli destinati a un pubblico femminile, costruendo progressivamente uno stile narrativo capace di coniugare vicende personali, conflitti sociali e tensione drammatica, arrivando alla popolarità con 'Ashita no Joe', pubblicato dal 1968. (di Paolo Martini) 

27 ott 2026

Cancro endometrio avanzato, nuove terapie migliorano sopravvivenza

(Adnkronos) - Un nuovo anticorpo farmaco-coniugato (Adc), sacituzumab tirumotecan (sac-Tmt), può cambiare lo standard di cura del carcinoma endometriale, quarto tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne in Italia, con circa 8.650 nuovi casi nel 2024. Al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo) in corso a Madrid, nel Presidential Symposium, sono presentati i dati dello studio di fase 3 TroFuse-005, pubblicati contemporaneamente su 'The Lancet'. Lo studio ha valutato sac-Tmt, Adc sperimentale diretto contro Trop2, in pazienti con tumore dell'endometrio avanzato o ricorrente già trattate con chemioterapia a base di platino e immunoterapia anti-Pd-1/L1. Lo studio ha coinvolto 776 donne in 242 centri di 31 Paesi e ha dimostrato miglioramenti significativi della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera da progressione rispetto alla chemioterapia con doxorubicina o paclitaxel. Sac-Tmt ha ridotto del 32% il rischio di morte, portando la sopravvivenza globale mediana a 19 mesi rispetto a 12 mesi con la chemioterapia. Ha inoltre ridotto del 41% il rischio di progressione della malattia o morte, con una sopravvivenza libera da progressione mediana di 7,2 mesi rispetto a 3,9 mesi. Il tasso di risposta è quasi raddoppiato, passando dal 17% al 35%.  

"Sac-Tmt è il primo Adc anti-Trop2 a dimostrare un miglioramento della sopravvivenza globale nel cancro dell'endometrio avanzato o ricorrente in questo setting rispetto alla chemioterapia in uno studio globale di fase 3. Inoltre, TroFuse-005 ha evidenziato un tasso di risposte più elevato e una maggiore durata della risposta tra le pazienti trattate con sac-Tmt rispetto alla chemioterapia", afferma Domenica Lorusso, global lead investigator di TroFuse-005, lead investigator per Engot, direttrice del programma di Ginecologia oncologica dell'Irccs Humanitas San Pio X e ordinaria di Humanitas University. "L'incidenza e i tassi di mortalità del cancro dell'endometrio sono in aumento in tutto il mondo, e i risultati del TroFuse-005 hanno il potenziale per cambiare il modo in cui trattiamo le pazienti che hanno ricevuto una precedente chemioterapia a base di platino e immunoterapia anti-Pd-1/L1", sottolinea la specialista.  

A Esmo, sempre nel Presidential Symposium, sono presentati anche i risultati dello studio di fase 3 Keynote-C93/Gog-3064/Engot-en15, pubblicati su 'The Lancet'. Lo studio ha valutato pembrolizumab in monoterapia nelle pazienti con carcinoma dell'endometrio avanzato o ricorrente con deficit del sistema di riparazione del mismatch (dMmr). A un follow-up di 36 mesi, la sopravvivenza mediana libera da progressione ha raggiunto 38 mesi con pembrolizumab rispetto a 8 mesi con la chemioterapia, con una riduzione del 43% del rischio di progressione o morte. A 36 mesi la sopravvivenza globale è stata del 70% con pembrolizumab rispetto al 62% con la chemioterapia. "Circa il 25% delle pazienti presenta il deficit di un sistema di riparazione al danno del Dna, il mismatch repair. Gli inibitori dei checkpoint immunitari hanno migliorato significativamente la prognosi delle pazienti con carcinoma endometriale avanzato o ricorrente, in particolare in presenza di questa caratteristica biologica. Oggi lo standard è rappresentato dall'immunoterapia associata alla chemioterapia e dal mantenimento con immunoterapia. Ma non tutte le pazienti sono candidabili alla chemioterapia", spiega Sandro Pignata, principal investigator europeo dello studio e direttore dell'Oncologia medica del Dipartimento di Uro-ginecologia dell'Irccs Fondazione Pascale di Napoli. "Questi risultati evidenziano il potenziale di un approccio senza chemioterapia per alcune pazienti con carcinoma dell'endometrio dMmr avanzato o recidivante. Va inoltre sottolineato che la qualità di vita è risultata migliore con questo approccio. La giornata di oggi - commenta - segna un successo importante della ricerca italiana con due studi che hanno visto il coordinamento internazionale da parte di ricercatori del gruppo Mito". 

27 ott 2026

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