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12 set 2026

Iran-Houthi, doppia minaccia per le vie del petrolio. Arabia vuole raid Usa in Yemen, Trump dice no

(Adnkronos) - L'Iran 'cerca' l'escalation per aumentare il proprio potere negoziale nel braccio di ferro con gli Stati Uniti e Donald Trump. Il quadro per la Repubblica islamica è sempre estremamente complesso: il paese è sottoposto a un'enorme pressione economica, con il blocco navale Usa e con l'inasprimento delle sanzioni che stanno isolando Teheran dal resto del mondo. Ci sono però elementi nuovi nella regione. La posizione strategica conquistata dagli Houthi dello Yemen, gli alleati di Teheran, sta spostando almeno per ora l'ago della bilancia come evidenzia anche il 'New York Times'. L'Iran, grazie all'azione dei suoi proxy, controlla due rotte strategiche per il traffico di petrolio. Lo Stretto di Hormuz da mesi è al centro dello scontro con gli Usa, ora gli Houthi minacciano lo Stretto di Bab-el-mandeb. 

 

"Le rotte per esportare il petrolio dal Medio Oriente - osserva il quotidiano Usa - si stanno riducendo. Il prezzo dell’energia è in forte aumento. E i Paesi vicini all’Iran potrebbero essere sul punto di riconoscere, in qualche forma, l'autorità sullo Stretto di Hormuz" di Teheran. Nell’ultima settimana, "l’Iran e i suoi alleati hanno utilizzato l’escalation militare per sconvolgere quel minimo senso di stabilità che ancora rimaneva nella regione, soprattutto in Yemen. Questo sta spostando a favore dell’Iran l’equilibrio della sua guerra con gli Stati Uniti". 

 

Trump, per ora, non modifica il proprio atteggiamento."Abbiamo avuto delle discussioni. Gli Houthi ci hanno chiamato. Non vogliono che ce la prendiamo con loro", dice il numero 1 della Casa Bianca. L'Arabia Saudita avrebbe chiesto 2 volte l'intervento degli Stati Uniti senza ottenere una risposta positiva. Trump smentisce tensioni, definendo il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman un suo "buon amico" e assicurando che "andrà tutto bene". L'Arabia per ora si muove da sola. Secondo gli Houthi, che negano contatti gli Usa, Riad avrebbe lanciato 129 attacchi aerei nelle ultime 48 ore contro le postazioni in Yemen: sarebbero stati colpiti i governatorati di Taiz, Marib, Hodeidah, Al-Jawf, Saada, Amran e Hajjah. Aereii F-15 e Typhoon sono stati utilizzati per condurre gli attacchi, affermando che sono decollati dalle basi a Khamis Mushait e Taif, in Arabia Saudita. 

Comunque, osserva il 'New York Times', l'ago della bilancia potrebbe ancora spostarsi: "La Repubblica islamica rimane sottoposta a un’enorme pressione economica, con il continuo blocco navale statunitense dei suoi porti meridionali e l’inasprimento delle sanzioni che la stanno isolando dal resto del mondo". 

 

Gli attacchi degli ultimi giorni dell’Iran e dei suoi alleati, sostengono gli analisti, potrebbero aver dato a Teheran un maggiore potere negoziale, almeno per il momento. "Il successo degli Houthi in Yemen ha fatto pendere nuovamente la bilancia a favore dell’Iran", sottolinea Gregory Brew, analista senior dell’Eurasia Group. L’Iran, spiega, è riuscito a modificare "lo status quo senza riportare il conflitto a una guerra su vasta scala, cosa che probabilmente il regime non vuole in questo momento". 

Sebbene l’Iran sostenga gli Houthi con armi, denaro e supporto logistico, gli analisti affermano che il gruppo sciita non è né un semplice strumento degli interessi iraniani in Yemen né completamente indipendente dall’influenza di Teheran. Intanto il prezzo del petrolio rischia di salire ulteriormente. Questo dà all’Iran un ulteriore margine di pressione, poiché i prezzi elevati dell’energia rappresentano un rischio politico per il presidente Trump mentre gli Stati Uniti si avviano alle elezioni di Mid Term. 

 

L’Arabia Saudita, il maggiore esportatore di petrolio al mondo, osserva il quotidiano Usa, "è diventata sempre più dipendente dal Mar Rosso, poiché l’Iran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz all’inizio della guerra. Ma a luglio gli Houthi hanno annunciato un blocco delle navi saudite, aprendo il fuoco contro le imbarcazioni in transito nel Mar Rosso e attaccando infrastrutture petrolifere nel regno. Le esportazioni di petrolio dell’Arabia Saudita sono crollate il mese scorso al livello più basso degli ultimi 13 anni". A complicare ulteriormente la situazione, venerdì un oleodotto che trasporta il petrolio verso i porti sauditi sul Mar Rosso è stato temporaneamente chiuso dopo un attacco con droni proveniente dal territorio iracheno, secondo quanto dichiarato dal ministero dell’Energia saudita. "Sebbene non sia ancora chiaro chi sia stato responsabile dell’attacco, in passato l’Arabia Saudita ha accusato le milizie irachene sostenute dall’Iran di aver colpito le proprie infrastrutture energetiche, e sabato Trump ha dichiarato che l’Iran era 'probabilmente' responsabile". 

12 set 2026

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12 set 2026

Centrosinistra, Conte: "No a caminetti e segrete stanze per scegliere il leader"

(Adnkronos) - No a 'caminetti' o 'segrete stanze' per scegliere il leader del centrosinistra. E' il messaggio che Giuseppe Conte invia dalla festa nazionale dell'Unità a Reggio Emilia. "Le primarie? Vorrei ricordare -spiega il leader del M5S- che nel Movimento 5 Stelle non c'è la tradizione delle primarie. Noi abbiamo omaggiato una tradizione del Pd perché non c'era altra soluzione, si può trovare una soluzione. Adesso che facciamo? -si chiede Conte- Ci riuniamo in qualche segreta stanza? Facciamo qualche caminetto dopo aver detto a tutto il popolo progressista che decideranno loro chi è il migliore o la migliore interprete per quanto riguarda la realizzazione del programma?". 

"Quando mi chiedete delle primarie io risponde sempre 'prima i programmi'. Ecco, noi siamo concentrati sul programma, chiaro? Nessuno ha mai detto che facciamo prima le primarie e poi il programma. Bisogna prima convergere sul progetto di cambiamento di questa società. Poi ci porremo il problema di chi c'è. A noi interessa poi l'affidabilità. Ma non certo per una questione personale. Vogliamo delle garanzie di affidabilità", aggiunge. 

"Se sarò leale se perdo le primarie? Sapete che trovo questa domanda offensiva. Io rappresento una comunità che in tutta Italia lavora in amministrazioni non sempre con posizioni di vertice con una lealtà estrema. Io credo non ci sia mai stata una crisi di un'amministrazione locale perché qualcuno del M5S voleva una poltrona in più. Se qualcuno può pensare che qui si sta facendo una questione di ambizione personale ha sbagliato indirizzo, ha sbagliato di grosso, io sono al servizio di un progetto progressista. Se mai ci dovessimo ritrovare nel contesto di un governo che non fa cose progressiste, quello sarebbe un problema, ma non credo", dice ancora. 

 

Matteo Renzi è pronto a prendere un caffè con Conte. E il leader M5S? "Un caffè con Renzi? A quest'ora poi non dormo... Parliamo di politica?", ''Sì'', risponde chi modera il dibattito. "E allora, forza, non parliamo di persone e parliamo di politica...''. "Mi domandate sempre di Renzi, non se ne può più. Così lo farete diventare antipatico. Ma dobbiamo allargarlo questo spazio politico o vogliamo restringerlo? Onorato ha unito centinaia di amministratori civici, ha creato un movimento dal basso. Renzi, con tutto il rispetto, è lì dal 2019, ha una sua capacità sull'elettorato che mi sembra ben circoscritta. Vogliamo andare oltre o ci vogliamo fermare a Renzi? Se vogliamo vincere dobbiamo andare oltre e noi vogliamo vincere", afferma ancora. 

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12 set 2026

Jovanotti gladiatore col sorriso al Circo Massimo: "Il pessimismo è un lusso che non posso permettermi"

(Adnkronos) - Il suo pubblico mostra una foto che lo trasforma in Massimo Decimo Meridio e lui commenta ironico: "L'unico gladiatore che sorride della storia di Roma". L'Arca di Lore' approda al Circo Massimo per il doppio finale del Jova Summer Party e Jovanotti per l'occasione spinge davvero al massimo il suo circo musicale, portando sul palco una nuova festa piena di ospiti, colori, jam session e sapori musicali che intrecciano generi, geografie e generazioni. Per la prima delle due serate nella sua Roma, la città dove è nato e cresciuto fino ai vent'anni, Lorenzo si conferma gran giocoliere e padrone di casa. "Tutte le strade partono da Roma e tornano a Roma, questa è stata sempre la città dell'incontro", dice dal palco.  

Dietro le quinte, tra una jam session e l'altra, racconta ai giornalisti l’atmosfera particolare di queste giornate: "È bellissimo. Quando scende il sole diventa magico: è rotto il formato del concerto. Diventa una festa quasi familiare. L’esperimento è riuscito: loro si divertono molto. Io anche mi diverto molto, soprattutto io mi diverto molto", dice ridendo.  

Le acrobazie musicali del suo tendone a cielo aperto, della città viaggiante che l'artista ha accompagnato in bicicletta per 2000 chilometri, coinvolgono nel debutto romano anche Alfa, con cui regala agli oltre 45 mila spettatori dell'arena romana 'Buon vento', il singolo che li ha visti collaborare per la prima volta all'insegna delle good vibes e che è diventato uno dei tormentoni di questa estate musicale. "C'è un lusso che non posso permettermi - dice prima di eseguire il brano - è il pessimismo". Poco dopo, Jova omaggia Emma Bonino, mostrando un video in cui la leader radicale sottolineava l'importanza di "vivere liberi 

Ad introdurre il set principale è il dj di fama mondiale Benny Benassi, a cui Lorenzo affida l'ultimo riscaldamento del pubblico prima dei fuochi d'artificio del suo show serale, dove inanella tutte le sue più grandi hit: da ‘Tanto’ a ‘Gimme Five’, da ‘Positivo’ a ‘Le canzoni’, da ‘Mi fido di te’ a ‘Come musica’, da ‘Bella’ a ‘I love you baby’, da ‘Ti porto via con me’ a 'La Notte dei desideri’, ‘Ciao mamma’ a ‘Il più grande spettacolo dopo il Big Bang’, da ‘Immortali’ a ‘L’ombelico del mondo’, da ‘Ragazzo fortunato’ al finale più romantico affidato ad ‘A te’.  

Una scelta che Lorenzo, dietro le quinte, anticipa rispondendo a chi gli chiede quale sia la canzone che oggi rappresenta di più il suo percorso: "Alla fine sono le canzoni romantiche quelle che hanno la vita più lunga, probabilmente perché quello è un sentimento che grazie al cielo continua ad avere un suo spazio nella vita delle persone. E quindi alla lunga, se mi dai una chitarra e dici cantami una canzone tua, io ti canto 'Bella'", confessa.  

Lorenzo canta e balla con quell'energia positiva inesauribile che è la cifra dei suoi live e che è anche il motore del suo pubblico variegato. A rendere l'appuntamento speciale è anche il ritorno nella città dove è nato e che dice di aver trovato, nel giro in bici di 60 km che venerdì lo ha portato nei luoghi della sua infanzia e della sua adolescenza, "molto meglio di come viene raccontata".  

A fianco di Jovanotti, anche questa sera, la band con cui ha condiviso tutto il cammino di questa grande festa itinerante: l'inseparabile Saturnino, basso e amico fraterno di Lorenzo da oltre 35 anni; Adriano Viterbini alla chitarra; Christian “Noochie” Rigano alle tastiere elettroniche e synth; Franco Santarnecchi al pianoforte e alle tastiere analogiche; Carmine “B-Dog” Landolfi alla batteria; Moris Pradella alla seconda chitarra e ai cori; Micol Touadi e Jennifer Vargas ai cori; Leo Di Angilla alla ritmica; Kalifa Kone agli strumenti della tradizione africana, dal djembe al balafon, dal tama al ngonì; Gianluca Petrella al trombone e alla direzione della sezione dei fiati, composta anche da Camilla Rolando alla tromba e Sophia Tomelleri al sax. 

La festa, come per le altre date di questo tour (Roma arriva dopo Olbia, Montesilvano, Catanzaro, Palermo, Napoli e Bari), inizia già a metà pomeriggio. E Jovanotti, che arriva all'appuntamento romano a due settimane dal sessantesimo compleanno (lo festeggerà il 27 settembre, "con le mie ragazze, andremo a mangiare una pizza, io faccio feste per mestiere, non sono abituato a festeggiare i compleanni, lo festeggiavo solo con mio padre che era nato il giorno dopo il mio"), l'ha punteggiata di collaborazioni e ospiti di diverse generazioni, le stesse che compongono il suo pubblico gioioso, fatto di suoi coetanei ma anche di figli, nipoti e famiglie: la sua “tribù che balla”. 

Sul palco del Circo Massimo sfilano dalle 16 i dj-producers Fresco & Ali Selecta, il cantautore Matteo Alieno, la cantautrice di origini palestinesi Tära, l'artista e polistrumentista egiziana Bal Qeis, specialista dell'oud e del live looping con cui mescola la tradizione mediorientale all'elettronica, la band multiculturale Ayom, che unisce i suoni dell'Atlantico a quelli del Mediterraneo, la romanissima crew hip hop Cor Veleno (con cui Jova si lancia anche in un free style), il rapper impegnato Frankie hi-nrg. 

Jova sale sul palco secondario, nel centro dell'arena romana, per un primo set unplugged poco dopo le 17.30 e regala al pubblico del Circo Massimo alcuni brani meno frequentati nei suoi live (da 'Ricordati di vivere' a 'Pieno di vita', a 'Quando sarò vecchio') aprendo per l’occasione con una versione personalizzata delle “osterie” romanesche. Gioca con i suoi ospiti. Poi verso le 18.30 raggiunge il cantautore indie Mobrici sul palco principale per duettare sulle note del brano 'Border Jam', un brano che parla di confini e che Lorenzo canta per la prima volta live, modificandone il finale in senso pacifista: "senza più confini, senza più guerre". Dietro le quinte poi spiega: "È una canzone che parla di cancellare i confini, parla di un’utopia. Le canzoni se lo possono permettere: nella vita reale certe retoriche ce le risparmieremmo, ma nelle canzoni possiamo permetterci il sogno, l’utopia. Meno male". 

Il viaggio che si conclude nel cuore più antico di Roma, dopo un incipit dall'altra parte del mondo, in Australia, e le tappe europee, è anche un itinerario di scoperta e riscoperta di bellezze del centro-sud Italia che Jovanotti ha percorso in bicicletta e raccontato sui social. Un viaggio che però, chiarisce, non avrà spazio nel montaggio del film documentario sulla sua vita 'Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti', diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti, in arrivo nelle sale dal 26 novembre al 2 dicembre.  

"Il film è chiuso - racconta - Per la prima volta nella mia vita non ho avuto il controllo: mi hanno seguito per sette anni, ma ho chiesto di non vederli mai. Non volevo percepire la presenza delle telecamere. Non volevo fare un documentario sulla mia storia, anche perché se lo faccio io viene male, perché lo faccio tutto rivolto al futuro. Ma gli ho messo a disposizione tutto il materiale. E la cosa bella è che abbiamo trovato uno scatolone di Super 8 che aveva fatto mio padre: è un documentario su un bambino, il bambino che mi porto dentro. È molto emozionante, un po’ struggente. Quando l'ho visto per la prima volta, sono stato una settimana scosso, poi ho detto: bello, per me va bene così".  

Il film è già dato in lizza, nei rumors degli addetti ai lavori, per una presentazione in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, in programma dal 13 al 25 ottobre. Un evento che chiuderebbe idealmente il cerchio delle 'feste' di Lorenzo, che dal Jova Summer Party porta al red carpet dell’Auditorium, passando per il suo sessantesimo compleanno.  

12 set 2026

Mostra del cinema, Woman Unknown vince il Leone d'oro. Coppa Volpi a Mathilde Arcel e John Malkovich. Premio speciale della giuria a Naza

(Adnkronos) - 'Woman Unknown' di May el‑Toukhy ha vinto il Leone d’oro della 83esima Mostra del Cinema di Venezia. Mathilde Arcel si è aggiudicata la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. A John Malkovich quella maschile. l'annuncio del presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco: "L'84esima Mostra del Cinema di Venezia si terrà dall'1 all'11 settembre 2027". 

 

Nonostante i cinque film in gara, l'Italia è rimasta a bocca asciutta: un esito amaro che non si verificava dal 2018. La 75esima edizione fu particolarmente deludente per il Bel Paese, che in quell'occasione mancò qualsiasi riconoscimento sia nel concorso principale che nella sezione Orizzonti. Quell'anno, ad aggiudicarsi il Leone d'Oro fu 'Roma' del regista Alfonso Cuarón. 

Per trovare un altro "anno nero" simile, bisogna tornare indietro al 2010. Anche in quella 67esima edizione della Mostra, l'Italia rimase completamente a secco di premi in tutte le sezioni principali. Il Leone d'Oro, quell'anno, fu assegnato a 'Somewhere' di Sofia Coppola. 

Woman Unknown ha trionfato portando in questa edizione uno sguardo sul corpo femminile come terreno di conflitto, attraverso il racconto della vicenda delle cosiddette "collaboratrici orizzontali": donne che, in tutta Europa durante la Seconda guerra mondiale, intrecciarono relazioni con soldati degli eserciti occupanti e che, alla fine del conflitto, furono punite con violenza e umiliazioni pubbliche. A convincere la giuria guidata da Maggie Gyllenhaal e composta da Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To è stata anche l'interpretazione dell'attrice Mathilde Arcel, premiata con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile.  

Il film, ha detto la regista, parla del corpo della donna come un campo di battaglia" e, allo stesso tempo, delle storie di "donne invisibili, senza voce". La regista ha raccontato quanto il film sia stato difficile da finanziare e da portare a termine, e quanto l’abbia sostenuta l’idea di "illuminare le donne della nostra storia" e "mi sembra di esserci riuscita", ha detto, dedicando il premio alla figlia adolescente". Nel suo discorso, el‑Toukhy ha invitato la figlia e a tutte le ragazze a "non stare sempre al telefono" e a usare la propria voce "per esprimersi contro la disumanizzazione e per tutte le persone che sono state messe a tacere". Ha poi ringraziato la presidente della giuria Maggie Gyllenhaal per "fare luce sulla mancanza di pari opportunità per le registe nel nostro settore", auspicando un cambiamento reale. 

Ad aggiudicarsi la Coppa Volpi maschile è stato John Malkovich per 'Wild Horse Nine' di Martin McDonagh. L'attore era assente alla cerimonia perché "impegnato sul set". 

 

Tra i 21 film del Concorso è stato inoltre premiato 'Possible Love' ('Ga‑Neung‑Han Sa‑Rang') di Lee Chang‑dong, che ha ricevuto il Leone d'argento - Gran Premio della Giuria. Mentre a 'Dau' di Ilya Khrzhanovsky è andato il Leone d'argento - Premio per la Miglior regia. Il Premio per la sceneggiatura è andato a Stephane Brizé, Coralie Amedeo e Olivier Gorce per 'Un bon petit soldat', mentre il Premio Speciale della Giuria ha riconosciuto la forza politica di Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor. "Crediamo che negare un crimine sia ciò che ne favorisce la persistenza", ha detto Abraham. "I politici israeliani stanno attaccando questo film, contestandolo senza nemmeno averlo visto. E si sta facendo di tutto per non guardare la realtà". Ma per Abraham la verità è un'altra: "La realtà è che da quando è iniziato questo festival, solo in questi dieci giorni, Israele ha ucciso almeno sei bambini palestinesi a Gaza". E ha aggiunto: "Gli ufficiali dell'intelligence israeliana con cui abbiamo parlato ci hanno detto che questo massacro è sistemico. Non è un incidente, ma un piano premeditato". 

"Crediamo che negare un crimine sia ciò che ne favorisce la persistenza. Ed è per questo che è davvero particolarmente importante per noi che gli israeliani guardino questo film". È importante che "lo guardino gli europei, e soprattutto qui in Italia, perché il vostro governo e quello tedesco stanno bloccando le pressioni su Israele che potrebbero porre fine a tutto questo", come è importante che "lo guardino gli americani, perché il loro Paese finanzia gran parte di questi omicidi", ha concluso. 

Il Premio Marcello Mastroianni per una giovane attrice emergente viene assegnato a Malou Khebizi per '15/18 (A Place to Heal)' di Cédric Kahn. 

 

Nella sezione 'Orizzonti', la Giuria guidata da Valérie Donzelli e composta da Peter Becker, Elizabeth Lo, David Pablos e Barbara Ronchi ha premiato come Miglior film 'Un détour par Diane' ('Diane in the Loop') di Ann Sirot e Raphaël Balboni, mentre la Migliore regia è stata quella di Jacqueline Lentzou per 'A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra'. Il Premio Speciale della Giuria lo ha vinto 'La Maison du Vent' ('House of the Wind') di Auguste Bernard Kouemo Yanghu, che torna a essere protagonista anche nel palmarès principale. Riconoscimenti anche agli interpreti della sezione 'Orizzonti'. Laleh Marzban si è aggiudicata il premio per la Migliore interpretazione femminile con 'Moragheb' ('Falling House'). 

 Per la migliore interpretazione maschile, la giuria ha scelto Riccardo Scamarcio per 'I figli della scimmia'. "Dedico questo premio a tutti i papà del mondo, anche al mio e a mia madre", ha detto l’attore, che ha voluto condividere il riconoscimento "con un giovane attore al suo debutto, Andrea Aggio, che interpreta mio figlio nel film". Il film di Tommaso Landucci si è inoltre portato a casa il Premio Orizzonti per la sceneggiatura insieme a Damiano Femfert. "Che questo riconoscimento non sia soltanto qualcosa per premiare quello che abbiamo fatto in questi anni ma una spinta verso il futuro: per me, per noi e per tutti quelli che stanno muovendo i primi passi e che hanno voglia di rischiare e anche di sbagliare", ha dichiarato Landucci con il premio tra le mani. Il Miglior cortometraggio 'Quelques instants de bonheur' ('A Few Moments of Happiness') di Shaden Safieddine Tazi. 

Il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima 'Luigi De Laurentiis' è stato assegnato dalla Giuria presieduta da Carolina Cavalli a 'La Maison du Vent', che ha ottenuto un secondo riconoscimento dopo il Premio Speciale della Giuria Orizzonti. Nella sezione 'Venezia Spotlight', il Premio degli Spettatori – Armani Beauty è andato a 'Eu Contez' ('I Matter') di Alina Serban. Per Venezia Classici, la Giuria guidata da Daniele Vicari ha premiato come Miglior film restaurato 'La lunga notte del '43' di Florestano Vancini. La sezione 'Venice Immersive' ha assegnato il Gran Premio a 'The Pigeon Ring' di Shixin Tao e Yuqi Zhang, il Premio Speciale della Giuria a 'Out of the Ashes' di Rory Mitchell e Nonny De La Peña e il Premio per la realizzazione a 'Empire at Sea' di Peter Flaherty. I riconoscimenti speciali completano il quadro: il Leone d’oro alla carriera 2026 ha celebrato George Clooney ed Ellen Burstyn, il Cartier Glory to the Filmmaker Award è andato a Luca Guadagnino, mentre il Premio Campari Passion for Film è stato assegnato a Serena Rossi. 

12 set 2026

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