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Milano, violenza contro studentessa Erasmus: fermato 31enne

21 ott 2026

Protesta Tir e agricoltori, oggi Consiglio dei ministri: governo prepara decreto con risorse

(Adnkronos) - Il Consiglio dei ministri si riunisce oggi per varare un decreto legge con misure a sostegno dell’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura, mentre le proteste contro il caro carburanti e i blocchi stradali stanno provocando disagi in diverse zone del Sud Italia. "Il governo è impegnato da giorni per individuare le risorse necessarie per sostenere il settore dell’autotrasporto", riferiscono fonti di Palazzo Chigi. L’obiettivo, spiegano, è tradurre rapidamente gli impegni assunti in misure concrete, riunendo nel decreto gli interventi per gli autotrasportatori e ulteriori risorse per il comparto agricolo. 

Il governo richiama però anche la necessità di ripristinare la circolazione. "Il proseguimento di alcune proteste, nonostante il confronto avviato e l’accordo raggiunto con le associazioni di categoria, evidenzia una situazione più complessa", sottolineano le fonti, invitando a distinguere le rivendicazioni legittime da eventuali condotte illegali. "Il rispetto delle regole, la libertà di circolazione e la tutela delle attività economiche devono restare priorità imprescindibili". 

Secondo una nota del MIT, nel Cdm sono attesi i nuovi interventi a sostegno dell’autotrasporto avranno particolare attenzione ai piccoli operatori e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea. Tra le misure già individuate figurano ristori per il caro gasolio, sospensione dei canoni di leasing e digitalizzazione della lettera di vettura. Il lavoro prosegue ora per garantire risposte concrete soprattutto ai cosiddetti padroncini e tutelare la regolarità del mercato.  

Ieri sera la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presieduto una riunione con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. 

Nel corso dell’incontro, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, "è stato fatto il punto sulle misure da portare in Cdm". Per l’autotrasporto, "si è discusso degli esiti del confronto avvenuto ieri con i rappresentanti di categoria e sull’immediata operatività dei provvedimenti". L’esecutivo lavora inoltre a "un pacchetto di norme e iniziative concrete a sostegno del comparto agricolo". 

Sul fronte della sicurezza, Piantedosi ha aggiornato il governo sui contatti con i prefetti dei territori interessati dai blocchi. Il Viminale è impegnato a decongestionare la viabilità e a garantire la continuità dei rifornimenti, con particolare attenzione ai beni di prima necessità, agli alimenti e ai farmaci. "Le Forze dell’Ordine hanno scortato circa 500 autotrasportatori. Un servizio che sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza", riferiscono le fonti. 

Il governo ribadisce infine la volontà di tutelare i diritti di tutti e contrastare eventuali condotte illegali: «Il governo ribadisce la ferma volontà a garantire i diritti di tutti e a combattere ogni condotta delinquenziale e criminale». 

 

In attesa di risposte concrete dal governo, la protesta si ferma in Sicilia e Calabria. Sciolto anche il presidio da giorni al casello autostradale di Caianello, sulla A1. In Sicilia, l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias) ha deciso di revocare il blocco dei tir dopo un incontro in Prefettura a Catania. Sospesa la mobilitazione anche in Calabria, dove Fedralog guarda al confronto con il ministro Matteo Salvini previsto per il 27 ottobre. La decisione, si legge in una nota, è stata "sofferta ma meditata" e presa "con profondo senso di responsabilità verso la collettività, le imprese, i cittadini e per la tutela della sicurezza nazionale". 

La federazione ha spiegato di voler dare fiducia al governo e al ministero, in attesa dell’incontro con Salvini fissato per il 27 ottobre. "Confidiamo che nell'incontro del 27 con il ministro Salvini arrivino finalmente le soluzioni concrete e tanto attese", sottolinea Fedralog, avvertendo che, in assenza di risposte adeguate, sarà organizzato "un corteo verso Roma con tutti i mezzi". 

Ieri gli autotrasportatori, ritenendo non sufficienti i provvedimenti promessi dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti durante l'incontro con le associazioni di categoria, hanno deciso di prorogare il blocco almeno sino al 27 ottobre. Situazione critica in particolare in Campania, con blocchi e presidi al casello autostradale di Nola, Avellino Est, Mercato San Severino (Salerno), Capua, Caserta Nord. Le ripercussioni sono ad ampio spettro: in alcune zone di Napoli, carburante esaurito nei distributori. Sui social dilagano le foto di supermercati con scaffali vuoti per ritardi nelle consegne di generi alimentari. 

Effetti anche sugli aeroporti del Sud: a secco gli scali di Napoli, Salerno, Catania, Reggio Calabria e Crotone. L'Enav diffonde avvisi destinati alle compagnie aeree segnalando la necessità di rifornire i velivoli della quantità sufficiente di jet fuel alla partenza perché nei 4 aeroporti del Sud si registra "Fuel Jet A1 availability limited". 

Il blocco dell'autotrasporto crea disagi anche per chi è in attesa di pacchi e corrispondenza. Dopo l’industria alimentare e della ristorazione, la moda, il packaging, i rifornimenti di carburante e lo smaltimento dei rifiuti, diversi player delle spedizioni riportano problemi dovuti al fermo dei tir. 

 

Mentre il governo si riunisce per varare il decreto con nuove risorse, le opposizioni attaccano e chiedono alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di riferire sulla crisi economica e sui disagi che stanno interessando il Paese. 

"Chiedo un'informativa urgente alla presidente del Consiglio sulla crisi economica che sta coinvolgendo il Paese, il Paese si sta bloccando", dice il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, intervenendo alla Camera. "Mi associo alla richiesta del collega Conte per un'informativa urgente della premier Meloni sulla crisi nel Paese", fa eco Elly Schlein, segretaria del Pd. Alla richiesta si associa anche il gruppo di Alleanza Verdi Sinistra e Iv . 

Il presidente del M5S ha descritto una situazione caratterizzata da difficoltà nella circolazione, problemi nei rifornimenti e possibili ripercussioni sulla distribuzione dei prodotti. "Abbiamo una circolazione in tilt, gli scaffali dei supermercati si stanno svuotando, i distributori di carburante sono a secco, l’Italia si sta fermando... E in tutto questo il governo cosa intende offrire come risposta? La risposta sin qui ci appare assolutamente inadeguata. Non riesco a capire perché Giorgia Meloni, il presidente del Consiglio, non incontri chi in questo momento è portatore di così tanta sofferenza economica e sociale".  

Ed Elly Schlein ha aggiunto "Io chiedo a Giorgia Meloni di uscire dal palazzo, di ascoltare il Paese reale, di venire in questo Parlamento a riferire quali risposte concrete per migliorare la vita delle persone". E Bonelli ha sottolineato "siete in difficoltà, avete perso il rapporto con il Paese e ora gettate fango con chi protesta perché vuole lavorare". 

 

21 ott 2026

Ucraina, Russia: "Vicini alla fine della guerra". Putin apre ai nuovi colloqui a novembre

(Adnkronos) - Nuovi segnali sul fronte diplomatico per una svolta nella guerra tra Ucraina e Russia: Mosca si dice pronta a riprendere i negoziati trilaterali con Stati Uniti e Kiev a novembre, mentre Volodymyr Zelensky indica il congelamento dell'attuale linea del fronte come possibile primo passo verso un cessate il fuoco. Dopo l'incontro a San Pietroburgo tra Vladimir Putin e l'inviato americano Steve Witkoff, il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov parla di un possibile avvicinamento alla fine del conflitto. Restano tuttavia divergenze importanti sulle condizioni per raggiungere la pace, a partire dal futuro dei territori contesi e dalle garanzie di sicurezza. 

Ottimista anche Trump. "Ci stiamo avvicinando alla fine della guerra di Putin contro l'Ucraina. Forse non siamo mai stati così vicini come adesso", ha detto il presidente americano . 

L'incontro tra Putin e Witkoff è durato oltre tre ore e ha affrontato diversi temi. Ai colloqui ha partecipato, per la parte russa, anche Kirill Dmitriev, rappresentante del Cremlino per gli investimenti esteri. Secondo quanto riferito dal portavoce Dmitry Peskov, è intervenuto da remoto anche Jared Kushner, genero di Trump. 

Al termine dell'incontro, Ushakov ha spiegato che Putin ha informato l'inviato americano della disponibilità russa a riprendere i negoziati trilaterali con Washington e Kiev. Mosca sarebbe pronta, in linea di principio, a riavviare i colloqui intorno al 10 novembre, concentrandosi sulla questione della sicurezza per Russia e Ucraina. 

Le prospettive di una conclusione della guerra sono state commentate direttamente dal consigliere del Cremlino in un'intervista all'emittente russa Vesti. "Non so quanto siamo vicini, ma ci stiamo muovendo in quella direzione", ha dichiarato Ushakov, rispondendo a una domanda sulla possibilità che il conflitto giunga al termine. 

Ushakov ha inoltre espresso una valutazione critica sulle proposte discusse a Oslo da rappresentanti ucraini ed europei e successivamente presentate a Putin da Witkoff. "Nel contesto di una soluzione della crisi ucraina, non c'è molto di utile" in tali proposte, ha affermato il consigliere, evidenziando le persistenti distanze tra le parti. 

Al termine della riunione, Ushakov ha riferito che Putin ha informato Witkoff della disponibilità russa, in linea di principio, a riprendere i colloqui trilaterali con Washington e Kiev, con focus la creazione di un sistema di sicurezza per Russia e Ucraina nel periodo successivo alla fine del conflitto. 

Tra le possibilità prese in considerazione per il prossimo round negoziale figura Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Ushakov ha riferito che l'ipotesi è in discussione e che i colloqui potrebbero svolgersi a metà novembre. 

La ripresa del formato trilaterale rappresenterebbe un nuovo tentativo di affrontare direttamente le questioni ancora irrisolte tra Russia e Ucraina, con la mediazione degli Stati Uniti. Restano da definire i dettagli dell'incontro e, soprattutto, le condizioni sulle quali le delegazioni potrebbero trovare un'intesa. 

Sul versante ucraino, Volodymyr Zelensky ha riferito che l'Ucraina è favorevole a organizzare "al più presto" colloqui trilaterali con Stati Uniti e Russia. "Abbiamo appreso che la Russia è favorevole a un incontro trilaterale tra le nostre delegazioni - ha spiegato Zelensky ai giornalisti - La parte statunitense propone di tenerlo il prima possibile. Noi lo sosteniamo. Non conosco ancora le date definitive dell'incontro. L'ordine del giorno è chiaro: porre fine alla guerra, avvicinare la pace e preparare tutto per un incontro tra i leader. Questo è molto importante per tutti. I team si riuniranno per discutere e definire l'ordine del giorno". 

In un'intervista a Fox News, il presidente ucraino ha poi indicato il congelamento delle attuali linee del fronte come un possibile primo passo per fermare i combattimenti.  

"In questo momento dobbiamo congelare il fronte e credo che questa sia la strada concreta per mettere fine alla guerra", ha dichiarato Zelensky, aggiungendo:"Parliamo di cessate il fuoco... congelare e fermare". 

Parallelamente ai contatti sulla guerra, Ushakov ha riferito che è in preparazione un possibile incontro tra i leader di Russia, Stati Uniti e Cina. L'ipotesi sarebbe quella di inserire il vertice nel programma del summit APEC previsto a Shenzhen, a novembre. 

Un eventuale incontro tra Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping potrebbe offrire un'ulteriore occasione di confronto sulle relazioni internazionali e sulla crisi ucraina. Al momento, tuttavia, il vertice resta un'ipotesi in preparazione e non un appuntamento confermato. 

 

Secondo quanto riferisce The Atlantic, citando fonti vicine all'amministrazione americana, Trump punta a raggiungere un accordo per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina entro la fine del 2026 e potrebbe intensificare le pressioni su Kiev per arrivare a un'intesa con Mosca. Il futuro dell'Ucraina potrebbe dipendere anche dall'esito delle elezioni di midterm del 3 novembre e dagli eventuali colloqui che Trump potrebbe avere con Putin e Xi Jinping. Il tycoon guarda inoltre al vertice del G20 in programma a dicembre come possibile occasione per favorire un'intesa. "Il presidente immagina di trovarsi tra Putin e Zelensky mentre firmano un accordo di pace, anche a costo di costringere l'Ucraina a farlo con la forza", scrive la rivista, citando alcuni consiglieri di Trump. 

La prospettiva suscita però crescente preoccupazione in Ucraina, dove si teme che Washington possa negoziare direttamente con Mosca il futuro del Paese, escludendo i rappresentanti ucraini. "Sembra che tutto questo stia accadendo senza di noi", ha dichiarato al settimanale un funzionario di Kiev, rimasto anonimo. Timori condivisi anche da alcuni alleati occidentali, preoccupati che eventuali negoziati tra le grandi potenze possano portare a una nuova divisione del mondo in sfere d'influenza. Secondo The Atlantic, il tentativo di Trump di ottenere un accordo nelle prossime otto settimane rischia di sottoporre l'Ucraina a forti pressioni. "Se Trump riuscirà nel suo intento, potrebbe non trattarsi di un negoziato, ma di una capitolazione", conclude la rivista americana. 

21 ott 2026

Elezioni Usa, simulazioni e avvocati: la difesa dei dem contro le 'minacce' di Trump

(Adnkronos) - Gli scenari iniziano a delinearsi, il clima politico si fa sempre più rovente in vista delle imminenti elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, il 3 novembre, e i vertici del Partito democratico hanno deciso di non lasciare nulla al caso. Di fronte ai precedenti legati all’amministrazione di Donald Trump e alle tensioni istituzionali, i leader democratici stanno preparando una risposta senza precedenti per arginare e prevenire qualsiasi tentativo di interferenza o di destabilizzazione del processo elettorale, sia durante le operazioni di voto sia nelle delicate fasi successive di spoglio e di certificazione. L'obiettivo dichiarato è creare una rete di difesa volta a tutelare l'integrità del voto popolare da qualsiasi anomalia o abuso di potere da parte del governo federale. 

Guidati da figure chiave delle due Camere - tra cui il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, e il deputato Joe Morelle, a cui è stata affidata la regia dei preparativi alla Camera dei Rappresentanti - i Democratici hanno elaborato una mappatura esaustiva dei rischi, identificando oltre 150 potenziali minacce e criticità che potrebbero manifestarsi il giorno delle elezioni e nelle settimane successive. A porte chiuse sono state condotte diverse simulazioni pratiche (wargaming) con l’aiuto di esperti ed ex funzionari di governo per cercare di anticipare ogni possibile mossa dell'amministrazione. Tra gli scenari più temuti, vi è il possibile dispiegamento di agenti del Department of Homeland Security (Dhs), di truppe della Guardia Nazionale o di agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (Ice) in prossimità o all'interno dei seggi elettorali, per intimidire alcuni elettori e impedire loro di votare. 

Altra ipotesi: video falsi generati dall'intelligenza artificiale che potrebbero essere diffusi e resi virali per simulare presunti brogli elettorali e manipolazioni del voto, in modo che alcuni Stati possano richiedere interventi d'urgenza o annullare arbitrariamente le preferenze di alcuni elettori ritenuti non idonei. Uno dei timori è che funzionari federali sequestrino le schede con la scusa che i sistemi di voto siano stati compromessi da un attacco informatico perpetrato da avversari stranieri. "Queste sessioni non ci hanno solo aiutato a capire come sventare le minacce più eclatanti di Trump - ha dichiarato l’ufficio stampa di Chuck Schumer in una nota inviata ad Adnkronos, a seguito di una richiesta di commento - Sono state fondamentali per aiutarci a immaginare i molti colpi di scena che Trump e i suoi alleati potrebbero riservarci, permettendoci di individuare e colmare tempestivamente le falle nella nostra preparazione. I cittadini americani possono riporre fiducia nel fatto che siamo straordinariamente pronti”. 

I Democratici hanno dovuto costruire da zero una struttura di sicurezza complessa e autonoma, un'impresa resa ancor più difficile dal fatto che – in un anno di midterm non presidenziale – non è presente la ricca dote finanziaria di un comitato nazionale dedicato alla campagna della Casa Bianca. Su impulso del leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries, l’apparato difensivo elettorale si articola su più livelli interconnessi. Innanzitutto, personale qualificato ed esaminatori civili saranno inviati presso i centri di voto chiave e le sedi di spoglio per tracciare e documentare in tempo reale eventuali anomalie o tentativi di ingerenza politica. Il principale studio legale del Partito Democratico, l'Elias Law Group, ha già avviato ben 85 contenziosi e cause elettorali in 41 Stati per tutelare il diritto di voto. 

Le équipe di avvocati lavorano con ricorsi preventivi già redatti, pronti a depositare istanze di ingiunzione d'urgenza in tribunale in caso di sequestro delle urne o di tentativi illeciti di bloccare le operazioni. Stessa storia per quanto riguarda la possibilità che il governo federale schieri uomini armati o forze dell'ordine per l'immigrazione nei pressi delle urne. Per legge, è illegale farlo, salvo situazioni eccezionali di difesa da attacchi nemici esteri, e i Dem sono pronti a riaffermarlo di fronte ai giudici nei vari Stati. "Siamo tutti fondamentalmente preparati a essere dislocati in uno Stato con un preavviso di pochi minuti, di fronte a una minaccia o a un contenzioso imminente - ha spiegato Aria Branch, partner di Elias Law Group, alla Cnn - In pratica, abbiamo le valigie operative pronte per partire immediatamente". 

La vasta rete difensiva assemblata dai Democratici supera i confini del mondo politico e include una stretta collaborazione con la società civile organizzata e con gruppi non partitici di tutela dei diritti civili. L'American Civil Liberties Union (Aclu) ha messo a disposizione un budget record di 25 milioni di dollari per l'operazione "Election Safeguarding", formando oltre 10.000 volontari, distribuiti prevalentemente nei sette Stati chiave, e sviluppando oltre 25 simulazioni di scenari. "In una democrazia, ogni elettore avente diritto ha il diritto di votare liberamente e di vederne rispettato l'esito - ha dichiarato ad Adnkronos Deirdre Schifeling, attivista della Aclu - Intimidire gli elettori è illegale, punto. Senza se e senza ma. Se ci sono militari, truppe o qualsiasi altra forza dell'ordine con lo scopo di intimidire gli elettori, si sta violando la legge”. 

Tale piano di reazione rapida trova riscontro nei primi successi giudiziari ottenuti nel corso del 2026. Le corti d'appello e la Corte Suprema hanno già respinto diversi tentativi di stravolgere le modalità di gestione del voto per corrispondenza e hanno archiviato decine di denunce federali volte a far consegnare alle autorità centrali i dati e i registri elettorali statali riservati. 

Lo sforzo dei Democratici ha scatenato una dura reazione da parte della Casa Bianca, che ha risposto accusandoli di alimentare paranoie infondate per distogliere l'attenzione dalle riforme volte a garantire l'integrità del voto. I portavoce dell'amministrazione Trump hanno contestato apertamente la strategia dell'opposizione, difendendo le iniziative legislative repubblicane come il Save America Act, che mira a introdurre requisiti stringenti sull'obbligo di esibire un documento d'identità con foto valido (Voter ID) per impedire che cittadini non americani votino. Sulle speculazioni relative all'invio dell'Ice o di forze d'assalto federali ai seggi, la Casa Bianca ha seccamente smentito l'esistenza di piani in tal senso, definendo tali accuse una mera narrazione dell'opposizione. (di Iacopo Luzi) 

 

21 ott 2026

Proteste a Milano, "preoccupazione" per sabato: scatta il piano sicurezza con parà e droni

(Adnkronos) - Milano si prepara a un sabato ad alta tensione, con un piano straordinario per prevenire nuovi disordini dopo le devastazioni dello scorso fine settimana. In arrivo 500 parà della Folgore da Siena, che affiancheranno i 5.000 uomini e donne delle forze dell'ordine; la Polizia locale che schiera "tutte le forze disponibili" e i suoi droni per sorvolare la città; controlli alle stazioni per chi la raggiunge da fuori; squadre mobili pronte a spostarsi in caso di emergenza e monitoraggio sui social di un fenomeno, descritto dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, come "inedito e insidiosissimo". 

"C'è preoccupazione", ha ammesso il sindaco Giuseppe Sala, al termine di una affollatissima riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica: al tavolo c'erano infatti anche il vicepremier Salvini e il ministro Piantedosi e il capo della Polizia Vittorio Pisani, oltre a tutte le autorità cittadine e ai questori delle altre province lombarde. Una presenza, quest'ultima, che ha un doppio significato: da un lato deriva dalla constatazione che "solo il 20% dei fermati - ha evidenziato Sala - è milanese" e molti dei giovani e giovanissimi arrivano delle province limitrofe; dall'altro - ha spiegato il sindaco - "si ritiene che questo non sia un fenomeno milanese e ci sono avvisi di adunate per sabato anche nelle altre città lombarde". 

Il rischio è che per 'difendere' Milano, si scoprano altri centri. Stesso discorso che vale per il capoluogo. "La pianificazione prevederà la copertura di tutto il territorio cittadino, sia con presenze collocate nei vari quadranti della città, soprattutto nel centro storico, ma anche con squadre mobili di pronto intervento, nel caso i fenomeni si dovessero manifestare fuori dalle zone pre-individuate", ha spiegato Piantedosi. Questo perché, se "abbiamo visto che c'è questa tendenziale concentrazione nel centro storico, Piazza Duomo e dintorni, potrebbe anche essere che proprio per effetto dell'azione di deterrenza e per la caratteristica che si è vista di questi ragazzi di muoversi in maniera molto improvvisata, poi si possano materializzare altrove" i disordini. 

E' proprio l'imprevedibilità di un movimento spontaneo e ancora poco conosciuto a rendere complesso il piano di prevenzione. Molto passa anche dallo studio dei social, con gruppi che proliferano, fake news e continue chiamate 'alle armi'. Sull'universo della rete "c'è la Polizia postale che ci sta lavorando", ha assicurato il ministro Salvini, uscito rassicurato dalla riunione: "Ci sono forze dell'ordine pronte reattive, abbiamo più di 5.000 uomini e donne nelle forze dell'ordine solo in città, se a questi aggiungiamo i 500 parà della Folgore, da milanese sono fiducioso". 

Anche il sindaco apprezza l'arrivo dei militari. "Voglio dire senza ambiguità che prima di tutto in questa fase critica viene il controllo e la repressione di questi fenomeni. Non voglio proprio rischiare di essere ambiguo: non sono per niente contrario al fatto che arrivino cinquecento militari'', ha detto. 

Piantedosi ha chiarito che i parà "concorreranno a tutte le attività che forze di polizia, carabinieri, polizia e anche finanza svolgono nella prevenzione e nel contrasto a questi fenomeni. I compiti verranno assegnati dall'autorità di pubblica sicurezza, che nella fattispecie è il prefetto, con un piano di impiego che sarà dettagliatissimo e che abbiamo concordato che stressi molto quelle che sono le funzioni di pubblica sicurezza, che sono già affidate al personale anche delle forze armate. Quindi potranno sicuramente pattugliare, fermare le persone e adottare le iniziative conseguenti a quello che dovessero rilevare, quindi poteri di polizia". 

21 ott 2026

Barella: "Non so se la vittoria è meritata al 100% ma abbiamo dato tutto quello che avevamo"

21 ott 2026

Auto travolta dalla piena del Meduna, tre persone bloccate su un isolotto: scatta il salvataggio aereo

21 ott 2026

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21 ott 2026

Iran-Usa, segnali di tensione: Washington richiama personale da ambasciate Arabia, Emirati e Qatar

(Adnkronos) - Segnali di tensione in Medio Oriente. Mentre Donald Trump non esclude una nuova offensiva contro l'Iran, gli Stati Uniti hanno ordinato a tutto il personale della propria ambasciata in Arabia Saudita e ai rispettivi familiari di lasciare il Paese, mentre il regno continua a essere bersaglio degli attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen. Lo ha riferito all'Afp una fonte diplomatica, precisando che Washington ha disposto anche l'evacuazione dei familiari del personale delle ambasciate americane negli Emirati Arabi Uniti, in Giordania, Qatar e Bahrein. "A tutto il personale americano e ai loro familiari è stato ordinato di lasciare l'ambasciata degli Stati Uniti in Arabia Saudita", ha dichiarato la fonte. 

Nelle stesse ore, le nuove dichiarazioni di Benjamin Netanyahu. "Il regime iraniano non ha ancora imparato la lezione" e "c'è solo un modo per rimuovere la minaccia una volta per tutte" ed è "rovesciare il regime in Iran", dice il premier Benjamin Netanyahu durante una cerimonia militare nel sud del paese. Secondo Netanyahu, "il regime iraniano non ha ancora imparato la lezione, Mojtaba Khamenei ha deciso di seguire le orme di suo padre" e "l'Iran sta ancora una volta tentando di sviluppare le sue armi di morte". "Quindi -prosegue - c'è solo un modo per rimuovere la minaccia una volta per tutte, rovesciare il regime in Iran, ed è la mia direttiva per Idf, Mossaf e agenzie di sicurezza".  

Decine di caccia dell'aeronautica israeliana hanno sorvolato lunedì lo spazio aereo di Siria e Iraq, spingendosi fino al confine con l'Iran, in quella che Israele ha descritto come un'esercitazione militare con finalità di deterrenza, secondo la ricostruzione di Axios, che cita funzionari israeliani e americani. L'operazione ha coinvolto anche aerei da rifornimento e seguito una rotta compatibile con un potenziale attacco contro la Repubblica islamica, prima che i velivoli invertissero la rotta e rientrassero. Israele aveva informato preventivamente Washington dell'esercitazione, condotta a una settimana dalle elezioni israeliane del 27 ottobre. 

Tuttavia, alcuni funzionari americani sospettano che Israele intendesse deliberatamente provocare una reazione delle difese aeree iraniane, nella speranza che Teheran aprisse il fuoco contro i caccia, fornendo così un pretesto per riprendere gli attacchi contro l'Iran. L'episodio arriva dopo le indiscrezioni, sempre riportate da Axios, secondo cui Netanyahu avrebbe sollecitato Trump a valutare una nuova offensiva contro l'Iran prima delle elezioni israeliane e delle midterm statunitensi. Trump, inizialmente favorevole all'ipotesi, avrebbe poi deciso di non procedere.  

21 ott 2026

Papa Leone XIV, i medici: "Non servono altre terapie dopo l'operazione"

(Adnkronos) - Papa Leone XIV non ha bisogno di ulteriori terapie dopo l'operazione per la rimozione di un tumore al polmone destro. "Non è necessaria alcuna ulteriore terapia", la sintesi dei medici Luigi Carbone e Stefano Margaritora, quest’ultimo il chirurgo del Gemelli che ha rimosso l'adenocarcinoma polmonare. I medici hanno reso noto gli esiti degli esami istologici: "In data odierna sono stati refertati gli esami istologici definitivi e le indagini di biologia molecolare sul materiale asportato durante l’intervento chirurgico al Santo Padre. Gli esiti hanno confermato che si trattava di un adenocarcinoma polmonare e che la malattia era localizzata. Una successiva valutazione oncologica ha confermato che non è necessaria alcuna ulteriore terapia". 

Gli esiti degli esami istologici sul Papa rendono oggettiva la sua ripresa. Stamani il Pontefice convalescente non solo ha tenuto l’udienza generale in piazza S. Pietro ma ha fatto pure il bagno di folla in auto scoperta sfidando il temporale. Il Pontefice era entrato al Gemelli martedì scorso per rimuovere un tumore maligno al polmone destro. L 

ui stesso ha reso nota la malattia al termine dell’Angelus di due domeniche fa. Le sue dimissioni sabato scorso, nel primo pomeriggio dopo 5 giorni di ricovero. Il chirurgo del Gemelli che lo ha operato, Stefano Margaritora, parlando dell’imminente impegnativo viaggio in America Latina programmato dal 6 novembre, ha detto che non ci sono impedimenti clinici perché il viaggio non si possa fare. Più nell’immediato sarebbe prevista la presenza del Papa ad Assisi per l’evento di S. Egidio sulla pace a quarant’anni dalla visita di Wojtyla. Papa Leone andrà ad Assisi? 

21 ott 2026

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