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Ucraina, attacco missilistico russo su Kharkiv: almeno 3 morti. Il giallo della tregua energetica tra Mosca e Kiev

(Adnkronos) - E' di almeno 3 morti e 25 feriti il bilancio di un attacco missilistico russo contro una zona residenziale nella comunità di Pisochyn, alla periferia di Kharkiv, nell'est dell'Ucraina, secondo quanto riportato dalla Polizia nazionale ucraina. Tra le vittime figurano un ragazzo di 16 anni, una ragazza di 19 e una donna di 51, secondo quanto riferito dalle autorità, in un raid che ha colpito in una zona residenziale densamente popolata, vicino a un negozio di alimentari e a diversi edifici residenziali, provocando un incendio, che è stato domato. 

"L'attacco si inserisce in una giornata tragica per Kharkiv, la seconda città più grande dell'Ucraina - si legge su 'The Kyiv Independent -. In precedenza, l'11 ottobre, due bombe hanno colpito il quartiere di Nemyshlyanskyi, uccidendo una persona e ferendone almeno altre otto". "Solo questa settimana, i russi hanno lanciato circa 1.450 bombe aeree, 75 missili di vario tipo e oltre 1.640 droni d'attacco, di cui circa il 60% a reazione", ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. 

Intanto è giallo sulla tregua energetica annunciata tra Russia e Ucraina annunciata dal presidente Usa, Donald Trump, ma il cessate il fuoco è avvolto nel mistero. Il tycoon sostiene che Mosca e Kiev abbiano accettato di fermare gli attacchi contro le rispettive infrastrutture energetiche. Dal Cremlino non arriva nessuna conferma. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sostiene di non essere stato informato in anticipo, chiede a Washington di precisare quando dovrebbe entrare in vigore il cessate il fuoco e denuncia bombardamenti russi anche dopo l’annuncio.  

Secondo il Financial Times, che cita funzionari europei, gli Stati Uniti starebbero minacciando di bloccare il sistema di approvvigionamento delle armi destinate all'Ucraina per spingere Kiev a interrompere gli attacchi in profondità contro le infrastrutture energetiche russe. 

Secondo Axios al momento la Russia non avrebbe accettato alcun tipo di cessate il fuoco, mentre l'Ucraina "ne vuole uno che vieti gli attacchi alle centrali elettriche".  

12 ott 2026

Speleologo bloccato in una grotta nel Nuorese, proseguono operazioni di salvataggio

12 ott 2026

Ex Ilva, oggi sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti

(Adnkronos) - Sciopero nazionale di 24 ore oggi lunedì 12 ottobre per ogni turno in tutti gli stabilimenti dell'ex Ilva. A proclamarlo, in seguito all’esito dell'ultimo tavolo a Palazzo Chigi, i sindacati Fiom, Fim e Uilm.  

Lo sciopero potrebbe continuare nelle prossime giornate. Il corteo dei lavoratori ex Ilva di Genova Cornigliano, che da questa mattina si sono riuniti in assemblea davanti ai cancelli dell'acciaieria, è partito poco prim delle 8. La mobilitazione è stata convocata dopo l'annuncio dell'azienda dello stop temporaneo della produzione negli stabilimenti del Nord Italia. Il corteo è diretto verso la prefettura. In testa, a fianco agli operai della Fiom, la sindaca Silvia Salis che ha incontrato i laboratori. Presenti anche il presidente della Regione Marco Bucci e il vicesindaco Alessandro Terrile. 

Alessandro Pagano, segretario della Camera del Lavoro di Genova, ha dichiarato "Chiediamo che le dichiarazioni scellerate dei commissari vengano ritirate e sostituite da un piano di strategia anche chiaro che dia continuità allo stabilimento di Genova. Quella lettera ha colpito ingiustamente e incomprensibilmente le attività che hanno continuità e mercato e secondo noi va anche contro l'interesse complessivo della cura del processo che stanno gestendo perché in questo modo utilizzando risorse della Cassa Integrazione si fermano degli stabilimenti che invece solo approvvigionandoli con la materia prima potrebbero andare avanti. In questa lotta siamo affiancati da tutti quelli che hanno capito cosa sta succedendo e auspichiamo che in giornata ci sia il ritiro di quella lettera e l'annuncio invece di un'attività di continuità industriale che è quello che ci si deve aspettare".  

A Taranto, dopo l'assemblea, partirà il corteo probabilmente lungo una strada statale circostante. "Aver portato a fermata gli impianti dell'area a caldo - spiega Valerio D'Alò, segretario nazionale della Fim Cisl - significa lasciare le ditte degli appalti senza attività da svolgere, cassa integrazione per tantissime unità, sebbene ancora oggi si mantengano i numeri della vecchia cassa integrazione. In realtà la fermata totale dello stabilimento produce incertezza ma la cosa più grave è che manca ancora un piano. In questa prima giornata di mobilitazione - sottolinea - chiederemo chiarezza a tutti gli enti istituzionali. Bisogna dire chiaramente che questo stabilimento deve poter marciare con forni elettrici e Dri (preridotto ndr) e chiameremo su posizioni certe Comune, Regione e anche il Governo. Aspettiamo il decreto che possa intanto dare copertura ai lavoratori e garantire anche a chi vuole uscire dal ciclo produttivo un accompagnamento degno. E' solo la prima giornata di mobilitazione, questo servirà anche a dire che i lavoratori dell'Ilva, dell'appalto e dell'indotto non sono silenti ma vogliono far sentire la propria voce. Non si vogliono ammortizzatori sociali lunghi, si vuole solamente poter tornare a lavorare in un ambiente che diventi salubre". 

"A valle dell’incontro tenutosi presso Palazzo Chigi sulla vertenza ex Ilva, Fim, Fiom e Uilm hanno purtroppo preso atto che l’unico aspetto oggetto attualmente della discussione con il Governo è quello degli ammortizzatori sociali, per tutti i lavoratori e per tutti gli stabilimenti, senza una reale prospettiva di rientro al lavoro", avevano scritto i tre sindacati in una nota unitaria.  

"Nel luglio scorso - ricordavano - abbiamo presentato al Governo il documento unitario di 'Piano straordinario nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell’ex Ilva' in cui chiedevamo impegni concreti per un piano industriale serio e credibile di decarbonizzazione che riguardi tutti i siti, per un piano sociale che tuteli i lavoratori diretti, dell’appalto e in Ilva As anche con strumenti straordinari e di risarcimento, per un intervento diretto dello Stato come garante della transizione e della tutela occupazionale. Purtroppo nel corso dell’incontro, non c’è stata discussione su un piano che rimetta al centro la tutela dell’occupazione e del reddito accanto al risanamento ambientale e nessuna risposta è stata fornita circa l’opportunità di acquistare semi-lavorati per poter mettere in marcia le linee a freddo di finitura di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e di tutti gli altri siti produttivi, né tantomeno circa gli strumenti straordinari per accompagnare questa fase come prepensionamenti, incentivi all’esodo, riqualificazione per una certa ricollocazione nel ciclo decarbonizzato". "Per quanto emerso, le organizzazioni sindacali nazionali proclamano, per la giornata di lunedì 12 ottobre, 24 ore di sciopero, in tutti i siti del gruppo non escludendo fin d’ora di estendere la stessa mobilitazione nelle giornate successive anche con articolazioni territoriali". 

12 ott 2026

Settembre 2026 il secondo più caldo di sempre, valori record per temperature oceani

(Adnkronos) - Il fenomeno meteorologico El Niño, di "intensità eccezionale", ha causato un riscaldamento senza precedenti di alcune zone del Pacifico a settembre, portando le temperature degli oceani di tutto il mondo a valori record per il mese. A renderlo noto è l'osservatorio europeo Copernicus.  

La temperatura del mare – escluse le zone polari – ha raggiunto i 21,05°C a livello globale, toccando il valore più alto mai registrato per questo mese e superando il precedente record del settembre 2023 (20,92°C). La temperatura superficiale del mare nella "regione Niño 3.4", un'area di riferimento nel Pacifico, ha raggiunto un record assoluto di 29,70°C a settembre. Tale valore supera i picchi registrati durante i precedenti episodi di El Niño di forte intensità (1982/1983, 1997/1998 e 2015/2016), confermando, secondo gli esperti, "l'intensità eccezionale dell'attuale El Niño".  

Complessivamente, il mondo ha registrato il secondo settembre più caldo di sempre, con temperature medie dell'aria in superficie di 16,27 °C, secondo quanto riportato dal servizio meteo dell'Ue. A settembre la temperatura è stata di 1,63 °C superiore alla media preindustriale, ovvero il periodo compreso tra il 1850 e il 1900. "Stiamo attraversando una nuova serie di mesi con temperature superiori a 1,5°C e, con un fenomeno El Niño ancora in fase di intensificazione, è probabile che questa tendenza prosegua fino al 2027", ha detto il direttore di Copernicus, Carlo Buontempo, per il quale "superare il limite a lungo termine dell'Accordo di Parigi è solo questione di tempo. Di quanto supereremo tale soglia, e per quanto tempo, dipende ancora da noi". Gli esperti hanno avvertito che El Niño probabilmente porterà le temperature globali a un nuovo record nel 2027. 

12 ott 2026

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12 ott 2026

Ucraina, Trump spiazza Zelensky con la tregua energetica. Putin non conferma

(Adnkronos) - Donald Trump annuncia una tregua energetica tra Russia e Ucraina, ma il cessate il fuoco è avvolto nel mistero. Il presidente americano sostiene che Mosca e Kiev abbiano accettato di fermare gli attacchi contro le rispettive infrastrutture energetiche. Dal Cremlino non arriva nessuna conferma. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sostiene di non essere stato informato in anticipo, chiede a Washington di precisare quando dovrebbe entrare in vigore il cessate il fuoco e denuncia bombardamenti russi anche dopo l’annuncio. Intanto, secondo il Financial Times, citando funzionari europei, gli Stati Uniti starebbero minacciando di bloccare il sistema di approvvigionamento delle armi destinate all'Ucraina per spingere Kiev a interrompere gli attacchi in profondità contro le infrastrutture energetiche russe. 

"Con effetto immediato, tregua energetica nella guerra tra Russia e Ucraina. Entrambe le parti sono d'accordo. Non violatela!", ha scritto Trump sul Trutg social. Un messaggio netto, che lascia però aperti diversi interrogativi: non sono stati chiariti i termini dell'intesa, la sua durata e le modalità con cui verificarne il rispetto. La tregua riguarderebbe gli attacchi contro centrali elettriche, reti di distribuzione e altre infrastrutture energetiche. Non si tratterebbe quindi di un cessate il fuoco generale, ma di un'intesa limitata a uno dei fronti più delicati del conflitto, che negli ultimi mesi ha visto colpire sia gli impianti ucraini sia le infrastrutture petrolifere russe. 

L'annuncio americano ha colto di sorpresa il presidente ucraino. In un'intervista ad Axios, Zelensky ha spiegato che Kiev è pronta ad accettare la tregua, a patto che anche Mosca si impegni a fermare gli attacchi. "È stato una novità per me. Ma se i russi accetteranno un cessate il fuoco nel settore energetico, anche l'Ucraina accetterà", ha dichiarato. Poi si è rivolto direttamente a Washington: "Se il presidente Trump ha negoziato l'accordo con Putin, vi preghiamo di comunicarci quando inizierà il cessate il fuoco. Siamo pronti e lo accetteremo". 

Il presidente ucraino ha ribadito la propria disponibilità anche in un messaggio pubblicato sui social, dopo aver parlato con alcuni leader alleati. Kiev, ha spiegato, sostiene le iniziative che possono ridurre l'escalation e proteggere la popolazione, ma attende indicazioni precise dagli Stati Uniti. 

La questione centrale resta la reciprocità. L'Ucraina vuole sapere se la Russia fermerà davvero i bombardamenti e quali garanzie accompagneranno l'eventuale accordo. 

 

Al momento la Russia non avrebbe accettato alcun tipo di cessate il fuoco, mentre l'Ucraina "ne vuole uno che vieti gli attacchi alle centrali elettriche", scrive Axios citando un funzionario della Casa Bianca. L'annuncio di Trump si riferiva a un potenziale accordo che prevede che entrambe le parti cessino gli attacchi alle raffinerie di petrolio. "Se gli attacchi alle raffinerie di petrolio cessassero, si potrebbe raggiungere un accordo per smettere di colpire le centrali elettriche e le reti energetiche", ha spiegato il funzionario, spiegando che "i russi ci stanno pensando. Sapremo presto se sono pronti". 

Gli attacchi dell'Ucraina contro le raffinerie russe starebbero danneggiando il rapporto tra Zelensky e il presidente degli Stati Uniti. "Trump è davvero furioso. Ritiene che Zelensky stia dando per scontato il sostegno degli Stati Uniti", ha affermato un funzionario della Casa Bianca. 

A rendere ancora più incerta la situazione sono le nuove denunce di bombardamenti russi. Zelensky ha riferito che, poco prima di un colloquio con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, un impianto elettrico a Kiev sarebbe stato colpito, provocando interruzioni di corrente in diverse zone della città. 

Il presidente ha parlato anche di attacchi contro strutture energetiche nella regione di Kharkiv, compresa la centrale termoelettrica CHP-5. Episodi che, secondo Kiev, sarebbero avvenuti dopo l'annuncio di Trump sulla tregua. 

Nella stessa regione, un missile russo avrebbe colpito un negozio di alimentari alla periferia di Kharkiv. Secondo il governatore Oleh Syniehubov, il bilancio è di tre morti e nove feriti, tra cui due bambini. 

Zelensky ha chiesto ai partner occidentali di continuare a sostenere il Paese, sottolineando che la protezione delle infrastrutture e della popolazione dipende anche dalla capacità di difendersi dagli attacchi. Nel colloquio con von der Leyen ha ringraziato l'Unione europea per il sostegno finanziario e militare destinato a Kiev. 

L'annuncio della tregua energetica arriva in una fase di forte tensione tra Trump e Zelensky. Il presidente americano ha accusato il leader ucraino di ostacolare la conclusione della guerra e ha sostenuto che l'Ucraina abbia bisogno di un nuovo presidente. 

Trump ha inoltre criticato gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, collegandoli all'aumento dei prezzi dei carburanti. Zelensky ha respinto questa lettura, ricordando che sui mercati energetici pesano anche la guerra in Medio Oriente e le tensioni sulle rotte internazionali del petrolio, a partire dallo Stretto di Hormuz. 

A preoccupare Kiev sono anche le indiscrezioni pubblicate dal Financial Times, secondo cui Washington starebbe valutando di bloccare il sistema di approvvigionamento attraverso il quale vengono acquistate armi destinate all'Ucraina. La misura servirebbe a spingere il governo ucraino a fermare gli attacchi in profondità contro le infrastrutture energetiche russe. 

Se confermata, una simile pressione potrebbe avere conseguenze rilevanti per la capacità di difesa di Kiev, che continua a chiedere ai propri alleati armi e sistemi di difesa aerea per proteggere città e impianti strategici. 

 

Nel confronto con Trump è tornato anche il tema delle elezioni presidenziali ucraine. Il presidente americano ha chiesto un cambio alla guida del Paese, ma Zelensky ha ribadito che spetta agli ucraini decidere chi debba rappresentarli. 

Organizzare un voto durante la guerra, ha spiegato, comporta difficoltà legate alla sicurezza, alla partecipazione degli elettori e al rispetto delle norme in vigore durante la legge marziale. 

La sua risposta a Trump è stata una proposta precisa: se Washington vuole nuove elezioni in Ucraina, chieda a Vladimir Putin di accettare una tregua totale di due mesi. “Se il presidente Trump vuole davvero che ci siano cambiamenti attraverso le elezioni, allora dica pure a Putin di darci due mesi: 60 giorni di cessate il fuoco totale e noi organizzeremo le elezioni”, ha dichiarato Zelensky. 

Il leader ucraino ha aggiunto che rispetterà qualsiasi scelta del proprio popolo. La proposta, tuttavia, resta subordinata all'accettazione russa di una tregua e alla possibilità di garantire condizioni di voto sicure. Non c'è, al momento, un accordo sui tempi e sulle modalità per organizzare le elezioni. 

 

Sul fronte europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha espresso sostegno all'appello di Zelensky per un cessate il fuoco che protegga le infrastrutture energetiche e la popolazione. Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito la necessità di una tregua reale, accusando Mosca di continuare a colpire gli impianti ucraini. 

L'Unione europea continua inoltre a sostenere militarmente Kiev. Zelensky ha ringraziato von der Leyen per una tranche di 1,24 miliardi di euro destinata alla difesa e per l'impegno a garantire ulteriori risorse. 

11 ott 2026

David Rossi, il giallo dell'uomo nel vicolo: in Commissione approda perizia Ris sul video

(Adnkronos) - E' rimasto finora uno dei tanti interrogativi legati al caso di David Rossi, l'ex capo della Comunicazione di Mps morto dopo essere precipitato da una finestra della banca il 6 marzo 2013: di chi era la sagoma che nel filmato della telecamera di sorveglianza puntata su vicolo di Monte Pio compare in lontananza affacciarsi mentre l'ex manager era già a terra? Un passante mai identificato o qualcuno che non era lì per caso? Ora una perizia disposta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Rossi e affidata al Ris si appresta a ricostruire i movimenti avvenuti nella stradina quella sera. E, se non darà un volto e un nome a quell'uomo, punta a mettere dei punti fermi da leggere insieme alle altre perizie già svolte nell'ambito dei lavori dell'organismo parlamentare che ha imboccato, per la prima volta, la pista dell'omicidio: un'aggressione avvenuta nell'ufficio, la 'defenestrazione' e poi la caduta.  

"Con la perizia del video stiamo completando la ricostruzione del fatto - afferma all'Adnkronos il deputato FdI Gianluca Vinci, presidente della Commissione di inchiesta - Sappiamo cosa è successo dentro l'ufficio, nella fase di uscita dalla finestra e ora sapremo anche cosa è successo in quel vicolo. Emergono moltissimi particolari che, in precedenza, non erano stati valorizzati e studiati tutti insieme". 

La perizia approderà in Commissione nella seduta prevista alle ore 10. A illustrarla saranno, oltre al consulente e tenente colonnello Adolfo Gregori in forza ai Ris di Roma, Luca Gasparollo, comandante della Sezione di intervento operativo del Ris dell’Arma dei Carabinieri di Roma e Federico Zomparelli, comandante della Sezione di fonica e audiovideo del Ris dell’Arma dei carabinieri di Roma. Studiando il filmato, ma anche attraverso gli elementi raccolti e le misurazioni svolte in un sopralluogo sul posto, gli esperti daranno "una certificazione praticamente vicina al 100% - afferma Vinci - di quello che è successo quella sera prima e dopo la caduta di Rossi".  

L'analisi svolta servirà a capire se questa persona "era sola o con altri, quando compare realmente, per quanto tempo, tutto ciò che è successo nel vicolo. Sarà un grande risultato - prosegue - anche perché, letto insieme alle altre perizie, darà un quadro complessivo per capire possibili esecutori e movente". La speranza è che se qualcuno è a conoscenza di particolari possa decidere di farsi avanti: "Qualcuno che negli anni è stato zitto perché si parlava di suicidio, adesso che si parla di un omicidio e che viene ricostruita tutta la scena probabilmente ha più voglia di parlare", osserva il presidente della Commissione di inchiesta. 

11 ott 2026

La salute dei Papi, da Giovanni Paolo I a Bergoglio: interventi, malattie e ricoveri degli ultimi pontefici

(Adnkronos) - Dalla morte improvvisa di Giovanni Paolo I, dopo appena 33 giorni di pontificato, alle lunghe complicazioni di salute di Giovanni Paolo II e Francesco, fino alla fragilità legata all'età avanzata di Benedetto XVI. Quattro pontefici, quattro storie cliniche diverse, accomunate dall'attenzione pubblica per le loro condizioni di salute. L'ultimo annuncio è quello di Papa Leone XIV, che ha comunicato durante l'Angelus di doversi sottoporre nei prossimi giorni a un intervento per rimuovere un nodulo polmonare circoscritto.  

Il predecessore di Papa Prevost, Jorge Mario Bergoglio, aveva una storia clinica caratterizzata soprattutto da problemi respiratori. Da giovane, nel 1957, subì l'asportazione di una parte di un polmone a causa di una grave infezione. Nel corso degli anni affrontò anche diversi problemi di salute, tra cui difficoltà nella deambulazione, dolori al ginocchio e interventi chirurgici all'addome. Il primo ricovero importante del suo pontificato risale al 4 luglio 2021, quando papa Francesco al Gemelli fu sottoposto a un intervento programmato per una stenosi diverticolare sintomatica del colon. L'operazione comportò l'asportazione di un tratto del colon sinistro. Francesco tornò al Gemelli il 29 marzo 2023 per una bronchite infettiva. Il 7 giugno dello stesso anno venne nuovamente ricoverato per un intervento alla parete addominale, necessario a trattare un laparocele incarcerato che provocava episodi dolorosi e subocclusivi. Quindi fu ospedalizzato per una bronchite con infezione polimicrobica, evoluta in una polmonite bilaterale. Morì il 21 aprile 2025. Il certificato ufficiale indicò come cause del decesso un ictus cerebrale, seguito dal coma e da un collasso cardiocircolatorio irreversibile. Tra le patologie riportate figuravano anche un precedente episodio di insufficienza respiratoria acuta associata a polmonite bilaterale multimicrobica, bronchiectasie multiple, ipertensione arteriosa e diabete di tipo 2.  

Joseph Ratzinger, diventato Papa Benedetto XVI nel 2005, rinunciò al pontificato nel febbraio 2013. Negli ultimi anni di vita, trascorsi in Vaticano come Papa emerito, le sue condizioni fisiche si fecero progressivamente più fragili. Nel dicembre 2022, pochi giorni prima della morte, la Sala Stampa della Santa Sede comunicò un peggioramento delle sue condizioni, legato all'età avanzata. Benedetto XVI morì il 31 dicembre 2022, a 95 anni, nel monastero Mater Ecclesiae. La morte fu attribuita, secondo le ricostruzioni mediche diffuse, a uno shock cardiogeno, con insufficienza degli organi e successiva insufficienza respiratoria. Nel 2012 Ratzinger fu sottoposto in gran segreto ad un intervento al cuore. 

Il pontificato di Karol Wojtyła, Papa Giovanni Paolo II, fu segnato negli ultimi anni da un progressivo peggioramento delle condizioni di salute. Il morbo di Parkinson ne limitò gradualmente i movimenti e la capacità di parlare. A questo si aggiunsero problemi respiratori, ricoveri ospedalieri e, nel febbraio 2005, un intervento di tracheotomia dopo episodi di insufficienza respiratoria acuta. Giovanni Paolo II morì il 2 aprile 2005, all'età di 84 anni. Il certificato ufficiale indicò come cause immediate del decesso uno shock settico e un collasso cardiocircolatorio irreversibile. Tra le patologie concomitanti erano riportati il Parkinson, precedenti episodi di insufficienza respiratoria acuta, un'ipertrofia prostatica benigna complicata da urosepsi e una cardiopatia ipertensiva e ischemica.  

Il pontificato di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, durò appena 33 giorni. Eletto il 26 agosto 1978, morì improvvisamente nella notte tra il 28 e il 29 settembre dello stesso anno, a 65 anni. La morte fu ricondotta a un infarto miocardico acuto, ma non venne eseguita un'autopsia.  

11 ott 2026

Cagliari-Juve, nervi tesi al fischio finale ed espulsione per Spalletti e Pisacane

(Adnkronos) - Storie tese all'Unipol Domus Arena. E un clima infuocato al termine di Cagliari-Juventus, posticipo della sesta giornata di Serie A. Subito dopo il fischio finale e l'1-1 sancito dal campo, Luciano Spalletti e Fabio Pisacane si sono avvicinati per quello che sarebbe dovuto essere il classico saluto. Si sono poi scambiati alcune opinioni sulla sfida e il confronto è diventato più acceso con il passare dei secondi. 

Per riportare la calma è servito l'intervento dei membri degli staff delle due squadre, a cominciare dal vice rossoblù Giacomo Murelli, che ha cercato di tranquillizzare l'allenatore bianconero. L'arbitro Marcenaro ha risolto la questione sventolando un doppio cartellino rosso all'indirizzo dei due tecnici, che - in attesa del giudice sportivo - saranno di sicuro squalificati per la prossima partita: Spalletti non sarà in panchina nel big match contro la Lazio, Pisacane nella sfida dei suoi contro il Monza. 

Spalletti ha commentato l'episodio ai microfoni di Dazn, ridimensionando la discussione con l'allenatore del Cagliari: "Cos'è successo tra me e Pisacane? Niente, non è successo niente. Io gli ho detto che sono bravi, sanno giocare bene e sanno anche perdere tempo. Lui ha risposto 'Quale tempo...?'. Tutto qua, è normale. Tutto normale...".  

Sulla doppia espulsione è intervenuto anche Pisacane: "Poteva finire tutto con un abbraccio - ha chiarito il tecnico rossoblù a Dazn -. Dispiace, già ieri mister Spalletti aveva dato la sensazione di essere preoccupato ed è qualcosa che rende giustizia ai ragazzi. L'allenatore del club sardo ha aggiunto un riferimento al confronto tra il tecnico toscano e Jerry Mina, all'intervallo: "Anche quello che si è visto a fine primo tempo non è piacevole. Se succede che alla sesta giornata la Juve è preoccupata, perché non può vincere a Cagliari, siamo sulla buona strada. Hanno meritato il pareggio, per il potenziale che hanno potevano di sicuro meritare di vincere la partita. Fosse stato il contrario, ci sarebbe stato da preoccuparsi".  

11 ott 2026

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