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Terremoto a Panama, nuova scossa di magnitudo 6.2

13 ott 2026

Festa del Cinema di Roma, si parte oggi con 'Il rumore delle cose nuove' di Paolo Genovese

(Adnkronos) - Al via oggi, martedì 13 ottobre, la ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma che si terrà fino a domenica 25 ottobre, prodotta dalla Fondazione Cinema per Roma presieduta da Salvatore Nastasi con la direzione artistica di Paola Malanga. Ad inaugurare la kermesse capitolina è il film 'Il rumore delle cose nuove' di Paolo Genovese, presentato nella sezione 'Grand Public'. Il regista, autore di successi internazionali come 'Follemente', 'Perfetti sconosciuti' e di numerosi altri titoli molto amati dal pubblico fra cui 'Immaturi', 'Tutta colpa di Freud' e 'Il primo giorno della mia vita', realizza un film corale che vede protagonisti Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella, Edoardo Pesce con la partecipazione di Claudio Santamaria. Nel film, tre coppie diverse e sconosciute tra di loro hanno in comune la gabbia che si sono costruite nella vita – per paura di trovare chissà cosa là fuori – e un reticolato fitto che ha relegato i loro sentimenti in un perimetro tranquillo e rassicurante. Fino a quando un evento inatteso non le coinvolgerà tutte, costringendole a riordinare cuore e anima, a rivedere la loro esistenza e a gettare tutto ciò che forse è di troppo. A precedere la proiezione, è la cerimonia di apertura - alle ore 19 in sala Sinopoli e in contemporanea visibile anche dalla sala Petrassi - condotta dalla dj e conduttrice televisiva e radiofonica.  

Nel corso della serata, la produttrice cinematografica londinese Tessa Ross – candidata al Premio Oscar per 'Conclave', vincitrice del premio Bafta per lo "straordinario contributo britannico al cinema", producer dell’atteso 'Ink' di Danny Boyle, executive producer di successi come Billy Elliot, 'The Millionaire', 'L’ultimo re di Scozia', In 'Bruges', '12 anni schiavo' e 'La zona d’interesse' – riceverà l’Industry Lifetime Achievement Award. Il riconoscimento, destinato alle personalità dell’industria cinematografica globale che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della settima arte, sarà consegnato dal regista Edward Berger, con cui la produttrice ha lavorato nel film 'Conclave' (presentato alla Festa nel 2024). Nell’ambito della cerimonia, sarà inoltre conferito il Banca Ifis Music Award, assegnato da Banca Ifis, Main Partner della Festa, in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma e la Fondazione Musica per Roma. La prima edizione del riconoscimento andrà a Nicola Piovani, protagonista della musica italiana e internazionale e autore di alcune delle più importanti colonne sonore della storia del cinema. Nel corso della sua carriera, Piovani ne ha composte oltre 250, lavorando con i più prestigiosi registi italiani fra i quali Marco Bellocchio, Mario Monicelli, i fratelli Taviani, Giuseppe Tornatore, Gabriele Muccino e Gianni Amelio e con cineasti internazionali come Dusan Makavejev, Jos Stelling, John Irvin, Bigas Luna e Sergej Bodrov. Fra i numerosi riconoscimenti, ha ricevuto nel 1999 il Premio Oscar per la colonna sonora de 'La vita è bella' di Roberto Benigni e si è aggiudicato il David di Donatello per 'Caro diario' e 'La stanza del figlio' di Nanni Moretti, I fratelli De Filippo di Sergio Rubini, e Ginger e Fred di Federico Fellini, per il quale ha composto anche il commento musicale de 'La voce della luna' e 'Intervista'. A consegnare il riconoscimento ci sarà proprio il regista Marco Bellocchio. I due sono protagonisti di uno straordinario sodalizio artistico che li ha visti collaborare fin dall’inizio degli anni Settanta: Piovani ha infatti firmato le colonne sonore di film come 'Sbatti il mostro in prima pagina', 'Nel nome del padre', 'Marcia trionfale' per arrivare fino agli anni più recenti con le musiche de 'Il traditore'. 

Da oggi, saranno inoltre inaugurate le mostre ospitate presso l’Auditorium Parco della Musica. Dopo il successo delle passate edizioni, nel Foyer della Sala Sinopoli avrà luogo 'Tutte le stelle portano a Roma – Best Of', esposizione del fotoreporter Luigi de Pompeis che proporrà un’antologia degli ultimi cinque anni di red carpet della Festa. Novità di quest’anno è il debutto del colore, che per la prima volta accende sguardi e sorrisi delle star: un mosaico vibrante con Johnny Depp, Vincent Lindon, Riccardo Scamarcio, Jennifer Lawrence, Angelina Jolie, Isabella Rossellini, Tim Burton e Louis Garrel. La mostra è organizzata da Civita Mostre e Musei, in collaborazione con la Festa del Cinema di Roma e con il supporto di Nuovo Imaie. Nel Foyer della Sala Petrassi, saranno in mostra circa trenta straordinari scatti di Sergio Strizzi, grande fotografo romano che ha realizzato alcune fra le immagini più note del cinema del Novecento. Grazie all’Archivio Sergio Strizzi, l’esposizione farà emergere i tanti talenti di questo artista capace di trovare lo scatto perfetto sui set di tutto il mondo. L’omaggio a Strizzi include inoltre l’anteprima del documentario 'Terrific Sergio' di Vanessa e Melissa Strizzi (in programma sabato 17 ottobre alle ore 17 nelle sale Cinecittà e Fellini della Casa del Cinema) e l’immagine ufficiale della Festa, realizzata da Strizzi sul set de 'L’eclisse', protagonista un’indimenticabile Monica Vitti. 

Da oggi inoltre alla Casa del Cinema, si terrà la mostra 'Jacques Perrin. L’eterno ragazzo'. 'Il volto da bambino angelico' di Jacques Perrin (1941-2022) è rimasto nella memoria collettiva di generazioni di spettatori. Ma il giovane attore di capolavori del cinema francese e italiano ha saputo reinventarsi più volte, realizzando sempre un nuovo sogno. È stato produttore di film audaci e anche regista di documentari che hanno messo la Natura al centro dell’opera. Dopo la morte, la sua famiglia ha scoperto un tesoro di ricordi personali dell’artista dove si rivela il forte legame che univa Jacques Perrin all’Italia. È così che, spinti dal desiderio comune di condividere la sua storia, e sostenuti da un compagno di strada dell’artista, Allons Voir, l’Institut français Italia e la famiglia di Jacques Perrin si sono avvicinati con l’obiettivo di realizzare una mostra, in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma e la Cineteca di Bologna.  

L’omaggio a Jacques Perrin proseguirà alle 18 nella Sala Cinecittà della Casa del Cinema con la proiezione di 'Oceans', spettacolare documentario naturalistico sul mondo marino, diretto dallo stesso Perrin insieme a Jacques Cluzaud, che sceglie la potenza delle immagini per ricordare quanto sia ricco e minacciato il macrocosmo che occupa la maggior parte del nostro pianeta. 

Il film 'Oceans' inaugura inoltre la rassegna 'Gocce di cinema' realizzata in collaborazione con Acea e dedicata al rapporto tra acqua e settima arte. La selezione propone un totale di otto titoli che affrontano il tema da prospettive diverse: ecologica, naturalistica, culturale, artistica, onirica e religiosa, attraverso lo sguardo di alcuni dei registi che hanno segnato la storia del cinema. Confermata anche la nuova edizione di 'I Mille Volti dell’Acqua', il contest promosso da Acea e realizzato in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia. Il concorso è dedicato a cortometraggi inediti capaci di raccontare l’acqua attraverso la fiction, il documentario o l’animazione, in sintonia con gli obiettivi di sostenibilità del Gruppo. Il tema dell’edizione 2026 è 'La via dell’acqua: dalla depurazione al mare', un percorso che racconta il viaggio dell’acqua e l’importanza di proteggerne ogni fase. Il cortometraggio vincitore sarà proiettato oggi alle ore 16:30, presso il Teatro Studio Gianni Borgna dell’Auditorium Parco della Musica. Al videomaker vincitore sarà assegnato il Premio Speciale Gruppo Acea, accompagnato da un contributo di 5mila euro. 

 

13 ott 2026

Papa Leone al Gemelli, oggi il ricovero per la rimozione del nodulo al polmone

(Adnkronos) - Papa Leone ricoverato nella tarda mattinata di oggi, martedì 13 ottobre, al Policlinico Gemelli di Roma dove subirà un intervento per la rimozione di un nodulo al polmone di cui ha parlato lui stesso domenica scorsa al termine dell’Angelus. Un nodulo "circoscritto" che è emerso dopo un controllo di routine, ha reso noto la Sala stampa del Vaticano.  

Il Pontefice potrebbe essere operato già oggi anche se non è stato ancora specificato. Il decorso post operatorio sarà di una settimana, come è stato spiegato. Ovviamente l’agenda del Pontefice ha subito delle variazioni con l'annullamento di tutte le udienze fino a martedì 20 ottobre, comunica la Prefettura della Casa Pontificia. 

A coordinare l'equipe che eseguirà l’intervento ci dovrebbe essere il professore Stefano Margaritora, Direttore dell'Unità operativa complessa (Uoc) di Chirurgia toracica presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, ordinario di Chirurgia toracica e direttore della Scuola di specializzazione in chirurgia toracica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Margaritora è tra l'altro uno specialista in chirurgia mininvasiva (toracoscopia uniportale e robotica). 

La degenza dopo l’operazione dovrebbe durare circa una settimana. Durante il ricovero, Papa Prevost manterrà comunque la piena autorità alla guida della Chiesa cattolica. Il diritto canonico, infatti, non prevede la nomina di un sostituto in caso di intervento chirurgico o di temporanea indisponibilità del Pontefice. Nel periodo di riposo, gli organismi della Curia romana continueranno a occuparsi delle attività ordinarie, in attesa della ripresa degli impegni papali. 

 

"Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. E' stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo. L'intervento è già programmato nei prossimi giorni", aveva fatto sapere domenica scorsa Papa Leone. Subito dopo, il portavoce Vaticano Matteo Bruni aveva spiegato che l’intervento si svolgerà “nei primi giorni della prossima settimana” e che “il tempo previsto per il ricovero post operatorio è di circa una settimana”. 

 

La presenza di un nodulo polmonare "non significa necessariamente avere un tumore maligno, ma richiede una valutazione medica per capire di cosa si tratta. I noduli polmonari sono immagini sospette in quanto evidenziano un'area più o meno piccola del polmone dall'aspetto diverso rispetto al normale. Se il nodulo è molto piccolo, di pochi millimetri, nella maggior parte dei casi non è necessario intervenire subito: spesso si tratta di lesioni benigne, che vengono monitorate nel tempo attraverso controlli periodici. Se, invece, il nodulo si avvicina o supera il centimetro, diventa opportuno effettuare ulteriori accertamenti per stabilirne la natura, di regola attraverso l'esecuzione di una biopsia. Dopo la fase diagnostica, si programma il trattamento, che spesso comprende l'intervento chirurgico". A fare chiarezza sulle parole di Papa Leone XIV è Massimo Di Maio, presidente dell'Aiom (Associazione italiana di oncologia medica). 

"Il Papa non ha fornito ulteriori dettagli. Il fatto che l'intervento sia già stato programmato potrebbe indicare che siano disponibili risultati degli accertamenti effettuati, ma non è possibile trarre conclusioni senza informazioni cliniche più precise", sottolinea Di Maio. Il Papa ha parlato di un "nodulo polmonare circoscritto", una "lesione localizzata. In generale, i tumori polmonari, se diagnosticati in stadio iniziale, possono essere trattati chirurgicamente con l'obiettivo di guarire" aggiunge l’oncologo. 

Come si scopre un nodulo polmonare? "Spesso la sua presenza viene individuata casualmente, durante esami eseguiti per altri motivi, per esempio in seguito a un'infiammazione o a una bronchite. Una tomografia computerizzata (Tac) del torace può infatti evidenziare un nodulo che prima non era noto". 

Quando è necessario fare approfondimenti tempestivi ed eventualmente intervenire? "La scelta dipende da diversi fattori, tra cui le dimensioni del nodulo, le sue caratteristiche radiologiche, la sua eventuale crescita nel tempo e le condizioni generali del paziente. Non tutti i noduli richiedono una biopsia o un intervento chirurgico: in alcuni casi sono sufficienti controlli periodici, mentre in altri sono necessari approfondimenti diagnostici" sottolinea il numero uno degli oncologi italiani. Se un tumore polmonare "viene individuato in una fase iniziale, la chirurgia può rappresentare un trattamento fondamentale. Quando la malattia è molto precoce, in alcuni casi può essere sufficiente il solo intervento chirurgico, seguito dai controlli nel tempo", conclude Di Maio. 

 

13 ott 2026

Morbillo, Pennsylvania segnala sesto morto: 39enne con patologie e già infettata di recente

(Adnkronos) - E' ancora allerta morbillo negli Usa. Dalla Pennsylvania arriva la segnalazione di un sesto morto: una donna di 39 anni della contea di Franklin. Secondo quanto riferito dall'ufficio del coroner locale in una nota postata su Facebook, "la paziente presentava diverse patologie pregresse", e aveva alle spalle "una diagnosi passata di morbillo per la quale era stata sottoposta a trattamento. Si tratta del primo decesso registrato nella Contea di Franklin dopo molti anni riguardante una paziente con una storia recente di morbillo. Il caso rientra nella definizione di decesso associato al morbillo stabilita dal Dipartimento della Salute della Pennsylvania".  

 

Lo stato sta affrontando la peggiore epidemia di morbillo a livello nazionale, la prima negli Stati Uniti a superare i mille casi (1.136 fino a venerdì scorso in 41 contee) negli ultimi 35 anni, dal 1991. Nessun altro dettaglio è stato divulgato sul caso, per motivi di tutela della privacy, ha spiegato l'ufficio del coroner invitando "la comunità medica, gli operatori di primo intervento e la cittadinanza ad attenersi alle precauzioni indicate dal Dipartimento della Salute della Pennsylvania e dai Centers for Disease Control (Cdc). La prudenza e la vigilanza sono fondamentali".  

 

La Pennsylvania, ricorda il 'Washington Post', è stata anche al centro di una polemica politica tra il segretario per la Salute Robert F. Kennedy Jr. e il governatore democratico Josh Shapiro. Quest'ultimo ha accusato Rfk jr di seminare confusione sui vaccini e di contribuire alla diffusione di una malattia che gli Stati Uniti hanno debellato più di 25 anni fa. Kennedy ha replicato che il governatore sta sfruttando la situazione a fini politici. Una controversia che ha riguardato anche la classificazione dei decessi.  

Intanto, gli esperti di malattie infettive affermano che il numero raggiunto dalle vittime dell'infezione suggerisce che l'epidemia potrebbe essere più estesa del numero di contagi segnalati. Mentre i Cdc hanno incluso al momento solo 2 decessi nel conteggio complessivo del morbillo relativo agli Stati Uniti. Il sito web non specifica dove si siano verificati i decessi, ma la Pennsylvania è l'unico stato ad aver segnalato vittime quest'anno. Sempre secondo quanto riporta il WP, dopo che lo stato ha annunciato i suoi primi due decessi, i Cdc li hanno esclusi dal bilancio, una decisione presa dalla nuova direttrice dell'agenzia Erica Schwartz. Ex funzionari hanno definito la mossa altamente insolita e hanno affermato che si discosta dalle prassi abituali dell'agenzia. 

 

Il morbillo intanto continua a colpire e quest'anno negli Stati Uniti si è registrato un forte aumento dei casi, legato anche a un calo dei tassi di vaccinazione in alcune aree. Secondo i dati Cdc, quest'anno sono state segnalate oltre 4mila infezioni. Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani ha difeso la propria risposta alla crescente epidemia, affermando che Kennedy ha "ripetutamente dichiarato che la vaccinazione è il modo più efficace per prevenire l'infezione da morbillo". 

 

12 ott 2026

Yemen, gli Houthi e il conflitto difficile da contenere: poche opzioni per l'Arabia Saudita

(Adnkronos) - Un conflitto difficile da contenere. Poche alternative. In ballo petrolio, turismo, investimenti, modernizzazione e tanto altro. Da un lato gli Houthi dello Yemen, che da anni l'Iran è accusato di sostenere, dall'altro la vicina Arabia Saudita. Nel mezzo, nuove sfide per la sicurezza della monarchia del Golfo e per i piani ambiziosi del principe ereditario Mohammed bin Salman che vuole trasformare l'economia del regno, ma oggi avrebbe poche valide opzioni per gestire il dossier. E' l'analisi del Wall Street Journal dopo gli attacchi incrociati tra sauditi e Houthi e mentre - scrive il giornale - l'Arabia Saudita sta esaurendo gli intercettori necessari per rispondere agli attacchi degli Houthi, che - sottolinea anche il New York Times - hanno colpito al cuore le ambizioni di Mbs. Dopo i recenti attacchi, l'Autorità generale saudita per l'aviazione civile ha confermato la sospensione delle attività nell'aeroporto internazionale King Khalid di Riad senza precisare quando riprenderanno. La capitale saudita dista centinaia di chilometri dal territorio controllato dagli Houthi in Yemen.  

Dopo aeroporti e infrastrutture energetiche, anche i data center emergono come potenziali obiettivi, proprio mentre il regno scommette sull'intelligenza artificiale, scrive il Wsj, con il conflitto che sta mettendo a repentaglio il lavoro dell'Arabia Saudita per fare del turismo un pilastro dell'economia. Secondo il giornale è sempre più a rischio una conferenza internazionale sugli investimenti prevista per fine mese. Dal 26 al 29 ottobre è in programma a Riad la decima edizione della Future Investment Initiative. 

"I fatti delle ultime settimane sono gravi" e "la nostra risposta deve essere seria", ha detto il principe Abdulaziz bin Salman, ministro dell'Energia dell'Arabia Saudita, in dichiarazioni durante il XXV Wpc Energy Congress in corso a Riad rilanciate dalla tv satellitare al-Arabiya. Il modo in cui Mbs gestirà il dossier avrà conseguenze che andranno ben oltre i confini del regno, evidenzia il Wsj, ricordando come l'Arabia Saudita sia una delle principali fonti di finanziamento per l'industria tecnologica a livello globale e i progetti sull'intelligenza artificiale. Senza contare l'alleanza con gli Usa e le implicazioni a livello militare. 

Secondo Kristian Coates Ulrichsen, esperto di Golfo Persico del Baker Institute della Rice University citato dal Wsj, Mbs ha poche opzioni valide perché "qualsiasi risposta militare" rischia di trasformarsi in un coinvolgimento maggiore in "un conflitto asimmetrico in cui gli Houthi hanno dato prova di essere in grado di infliggere danni significativi e simbolici". ù 

Gli analisti, evidenzia anche il Nyt, ritengono sia diventato sempre più difficile arrivare a una soluzione politica con gli Houthi dal momento che le loro richieste si son fatte più pesanti, mentre è difficile possa avere successo un tentativo di sconfiggere a livello militare il gruppo. Gli Houthi, rileva il quotidiano, hanno poco da perdere dopo anni di conflitto e sono temprati dalle battaglie con avversari più potenti. 

Per F. Gregory Gause del Middle East Institute, citato dal Nyt, "l'unica soluzione realistica per i sauditi è la fine alla guerra tra Iran e Usa", che dovrebbero convincere Teheran a far sì gli Houthi si impegnino a "una fine delle ostilità come parte di un accordo complessivo". Ma, ha osservato, "purtroppo per i sauditi non è chiaro quanto Trump li ascolti su questo punto". Secondo Yasmine Farouk dell'International Crisis Group, le autorità saudite cercheranno probabilmente di indebolire degli Houthi prima di negoziare una fine del conflitto. 

Tra i progetti per testimoniare la modernizzazione del regno e attrarre investimenti e turismo ci sono Neom, la 'città del futuro', e la 'trasformazione' del deserto in piste da sci. E, scrive il Wsj, mentre l'aumento dei costi per la difesa e le infrastrutture minaccia di sottrarre il necessario per il programma di diversificazione dell'economia, molti degli enormi progetti promossi dal Mbs sono bloccati o in fase di revisione.  

A Riad è massima allerta. Mbs, secondo fonti del Wsj, si sposta tra palazzi con massima sorveglianza e bunker, con una scorta super selezionata. Risale a martedì l'ultima volta in pubblico del principe 41enne che ha donato il sangue per sostenere una campagna a livello nazionale, ricostruisce il giornale. Nel 2015 il principe ereditario ha coinvolto l'Arabia Saudita nella guerra civile in Yemen, a sostegno del governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale impegnato nella battaglia contro gli Houthi. 

L'ultima escalation tra Arabia Saudita e Houthi è iniziata in estate, quando gli Houthi - parte del cosiddetto "asse della resistenza" - hanno accusato i sauditi di aver bombardato l'aeroporto della capitale yemenita Sana'a, dal settembre 2014 in mano agli Houthi, mentre un aereo iraniano tentava di atterrare. Tutto è 'esploso' mentre Mbs era al lavoro per contenere lo scontro con l'Iran, evidenzia il Wsj, e l'Arabia Saudita - dicono fonti del giornale - faticava a coprire il territorio con la difesa aerea. Stando alle fonti, pur sostenendo la via del pressing continuo sull'Iran a livello economico, Mbs avrebbe detto ai consiglieri di mantenere aperto il canale diplomatico con Teheran. Poi, dalla primavera all'estate gli Houthi, hanno assunto 'toni' più aspri e stando ad alcune fonti l'intelligence del regno indicava che la Repubblica islamica li stava spingendo in modo attivo a entrare in guerra, ma tra i funzionari sauditi c'era chi riteneva gli Houthi avessero già subito danni ingenti in passato. 

Ad agosto gli Houthi hanno avviato un'offensiva per conquistare territori lungo la costa, davanti allo Stretto di Bab el-Mandeb, e il regno, preoccupato per il rischio di un'ulteriore escalation, non ha inviato supporto aereo agli alleati yemeniti. E' caduta la città portuale di Mokha e sono cadute postazioni chiave lungo la costa, con un aumento della minaccia rappresentata dagli Houthi per il business del petrolio saudita. Il regno riceve supporto militare significativo dagli Usa, continua a evidenziare il Nyt. E, sostengono le fonti del Wsj, è alla ricerca di sistemi di difesa aerea e di combattenti stranieri da reclutare per aiutare gli alleati yemeniti mentre valuta se vi sia spazio per una soluzione diplomatica al conflitto, le cui conseguenze nel frattempo continuano a farsi sentire in terra saudita e yemenita con l'Iran che si dice "molto preoccupato" e si 'offre' di "facilitare il dialogo tra le parti".  

 

12 ott 2026

Meloni non molla la presa sull'energia, pressing su Ue per flessibilità: "Italia in Europa non per dire solo sì"

(Adnkronos) - Giorgia Meloni non intende mollare la presa sull'energia. Specialmente nel braccio di ferro (figurato) con l'Unione europea. Nonostante il quasi scontato via libera di oggi del Parlamento allo scostamento di bilancio - la richiesta è di oltre 14 miliardi per continuare a far fronte ai rincari dei costi e altri 14 miliardi da investire in difesa -, dall'assemblea di Assolombarda la premier continua a tenere il punto anche sulla richiesta di maggiore flessibilità che, dice, "riproporrò io personalmente al Consiglio europeo" di giovedì e venerdì, perché "si tratta di una proposta semplice, di buonsenso, oltre che di responsabilità".  

Parallelamente, come fanno sapere fonti di Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio si muove con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro belga Bart De Wever. Con una lettera spedita, questa volta, al presidente del Consiglio europeo António Costa, i tre leader chiedono un collegamento tra semplificazione, caro energia e competitività industriale. La lettera, spiegano dal governo, invita infatti ad approfondire tre strade: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; e una riduzione generalizzata degli obblighi di 'reporting' Ue, soprattutto per le Pmi.  

D'altronde, i prezzi energetici sempre più elevati mettono in crisi anche la "competitività delle nostre imprese", dice Meloni davanti alla platea degli industriali lombardi. Dopo aver elencato tutte le misure messe a terra "per proteggere gli italiani dal caro energia", con uno stanziamento di oltre 60 miliardi di euro, la premier vuole andare oltre la gestione dell'emergenza. "Se noi non costruiamo risposte strutturali di lungo periodo, rischiamo di essere sempre più in balia dell'emergenza", scandisce dal palco, enumerando ancora gli interventi fatti in questi anni di governo, con particolare attenzione soprattutto alla ripresa dopo 40 anni del "cammino del nucleare", che conta sia operativo entro il prossimo decennio. "Se ci si continuerà a lavorare", aggiunge come postilla. 

Peccato, però, che le misure italiane non bastino, ed è la stessa Meloni a esserne consapevole. "Noi possiamo introdurre in Italia tutte le misure che vogliamo, ma rischiamo di non raggiungere comunque lo scopo se parallelamente non c'è su questo fronte un deciso cambio di passo anche in Europa", mette agli atti la premier in una delle tante stoccate rivolte all'Europa. Sugli Ets, un "meccanismo che gonfia artificialmente i prezzi, che crea squilibri tra gli Stati membri, che danneggia le nostre imprese", per Meloni l'approccio deve essere tutt'altro che ideologico. Perché "da una parte noi perdiamo competenze, lavoro, filiere e dall'altra non abbiamo neanche meno emissioni globali" e quindi questa "non è questa la strada giusta per restituire all'Europa autonomia strategica, forza, peso economico". "Se l'Ets li rende insostenibili, l'Europa non diventa più verde, diventa più debole e più dipendente", motivo per cui si sta cercando di allargare il fronte di chi chiede interventi radicali. Anche questo, la presidente del Consiglio lo sa bene, "non è e non sarà una trattativa facile, ma faremo come sempre la nostra parte". 

Una parte che prevede di essere tutt'altro che accondiscendenti. "L'Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì - formalizza l'inquilina di Palazzo Chigi -. Siede lì per dire quello che va detto quando va detto, anche se è scomodo, anche quando costa. Perché l'Italia è tra le nazioni che l'Europa l'hanno fondata e ha il diritto e il dovere di dire quando qualcosa non va non per indebolirla, ma esattamente per il contrario: per renderla più forte". E dunque non è un caso che con la Commissione europea si stia lavorando "per costruire un meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica", sperando che si arrivi presto a una soluzione condivisa. 

Di sicuro, le risorse "non si possono reperire tagliando su coesione e politica agricola che sono la precondizione per la competitività", perché "non si può costruire l'autonomia strategica se si taglia sull'unica autonomia che abbiamo, cioè quello che mangiamo", afferma Meloni. 

Che si concentra anche su altri temi, uno su tutti: la crescita dell'Italia, "ancora troppo debole", ma che "ha dimostrato in questi anni di saper reggere l'onda d'urto di uno degli scenari più complessi e incerti di sempre".  

Se sull'energia la tirata d'orecchie è più all'Unione europea, sulle previsioni la presidente del Consiglio sembra rivolgersi con una punta di fastidio all'Istat. "I dati per i primi sei mesi di quest'anno ci dicono che la crescita per il 2026 può arrivare all'1%, in linea con le principali economie europee", e dunque "quando veniamo sistematicamente sottovalutati dai nostri stessi organismi un po' dispiace". "Questi risultati - prosegue Meloni - devono in ogni caso incoraggiarci, non è una crescita che ci soddisfa, non potrebbe esserlo, però è un segnale che non va neanche sminuito ma qualcosa su cui insieme possiamo costruire". 

Come per altro si è costruito tanto sull'intelligenza artificiale, che "potrebbe rappresentare la più radicale tra le rivoluzioni che l'uomo ha conosciuto". "Se noi fossimo così superficiali da farci ammaliare dalle sue potenzialità senza interrogarci su tutto quello che il suo avvento può comportare a mio avviso rischieremo di pagare un prezzo molto alto", dice. Anche sulle disuguaglianze: "L'impatto dell'intelligenza artificiale può verticalizzare e concentrare quella ricchezza molto di più e noi dobbiamo sapere di che cosa stiamo parlando perché altrimenti non riusciamo a governare il fenomeno", scandisce ancora la premier. E non a caso annuncia che in manovra ci sarà una misura di buon senso, pensata insieme al ministro Giancarlo Giorgetti, che prevede delle agevolazioni fiscali per gli investimenti in software utilizzati tramite i contratti di cloud. 

 

12 ott 2026

Con dieta mediterranea e pesce in gravidanza meno coliche ed eczema per il bebè, lo studio

(Adnkronos) - I benefici della dieta mediterranea passano da madre a figlio. I bebè nati da mamme che la seguono in gravidanza hanno meno probabilità di soffrire di coliche ed eczema, condizioni che predispongono allo sviluppo di asma e allergie. Anche mangiare spesso pesce in dolce attesa abbatte il rischio. E' quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health, del Boston Children's Hospital e dell'Harvard Pilgrim Health Care Institute, pubblicato su 'Jama Network Open' e finanziato dai National Institutes of Health e da una donazione anonima alla Harvard Chan School.  

 

Il lavoro "è il primo a indagare come la dieta prenatale possa influenzare le coliche" nei neonati "e, in particolare, la combinazione di coliche ed eczema", spiega l'autrice corrispondente Jenifer Lightdale, associate chief della Divisione di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione del Boston Children's Hospital e docente di Pediatria alla Harvard Medical School. Un dato chiave per la salute futura del bimbo: "I nostri studi precedenti - ricorda infatti l'esperta - hanno dimostrato che i bambini che hanno sofferto di coliche presentano tassi più elevati di patologie atopiche in età successiva, tra cui asma, rinite stagionale e allergie alimentari". E "i bambini che presentano entrambe le condizioni nella prima infanzia potrebbero essere maggiormente a rischio di sviluppare varie manifestazioni allergiche crescendo". 

In passato le ricerche su alimentazione e coliche si sono concentrate principalmente sulla possibilità che modifiche alla dieta materna durante l'allattamento o la scelta del latte artificiale influenzino i sintomi delle coliche una volta insorti. Gli autori del nuovo studio, chiamato 'Project Viva', si sono invece chiesti se le abitudini alimentari in gravidanza fossero associate al rischio di coliche nel neonato, con particolare attenzione alla combinazione di coliche ed eczema. Fra l'aprile del 1999 e il novembre 2002 sono state reclutate oltre 1.300 donne in attesa seguite da ambulatori prenatali dell'Eastern Massachusetts. Le partecipanti hanno compilato regolarmente questionari sull'alimentazione, valutati dai ricercatori secondo il punteggio della dieta mediterranea (Mds) e l'indice infiammatorio della dieta (Dii). Un Mds elevato indicava una dieta più sana, caratterizzata da un alto consumo di frutta, verdura, cereali integrali e grassi salutari, e da un consumo moderato di latticini e proteine magre; un punteggio Dii elevato indicava una dieta meno sana, con un alto apporto di carni rosse o lavorate, bevande zuccherate, sodio e cereali raffinati. Le partecipanti hanno inoltre riferito il consumo di alimenti comunemente allergenici tra cui arachidi, burro di arachidi e altra frutta a guscio, pesce e crostacei, uova e latticini. 

 

Gli autori hanno rilevato che il 26% dei neonati coinvolti nello studio soffriva di coliche, mentre il 5% presentava sia coliche che eczema, e hanno osservato che le madri più fedeli a una dieta mediterranea presentavano un rischio significativamente inferiore di avere un bambino affetto sia da coliche sia da eczema: ogni punto in più nel punteggio Mds era associato a una riduzione del rischio del 15%; al contrario, ogni punto in più nel punteggio Dii era associato a un aumento del rischio del 34%. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che per ogni porzione settimanale di prodotti ittici consumata dalla donna in gravidanza il neonato aveva una probabilità inferiore del 25% di soffrire di coliche ed eczema. Invece altri alimenti tipicamente allergenici come latticini, uova e frutta a guscio non sono risultati correlati alla presenza di coliche ed eczema nel neonato. Gli autori hanno calcolato che tutte le associazioni emerse dallo studio risultavano più marcate nei neonati le cui madri avevano una storia clinica di patologie allergiche. 

"I nostri risultati offrono un'ulteriore ragione per incoraggiare le donne in gravidanza a seguire una dieta sana ed equilibrata, ponendo particolare enfasi sul consumo di prodotti ittici", commenta la prima autrice dello studio, Emily Oken, presidente dell'Harvard Pilgrim Health Care Institute e docente del Dipartimento di Nutrizione della Harvard Chan School.  

"Le mamme desiderano fare tutto il possibile per i propri bambini, ma spesso esistono barriere economiche e strutturali che ostacolano l'accesso a un'alimentazione sana", evidenzia. Per questo, auspica Oken, "ci auguriamo che il nostro studio possa rivelarsi utile non solo per i singoli e le famiglie, ma anche per i programmi e i servizi a sostegno della salute e della nutrizione femminile, inclusi i programmi federali come Wic e Snap e quelli gestiti da piani e sistemi sanitari, così come le iniziative basate sul principio che 'il cibo è medicina'". 

 

12 ott 2026

Meloni, Merz e De Wever scrivono a Costa: "Corsia preferenziale per investimenti su energia"

(Adnkronos) - La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inviato, insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al primo ministro belga Bart De Wever, una lettera al presidente del Consiglio europeo António Costa, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.  

L'iniziativa, spiegano fonti di palazzo Chigi, fa seguito alla riunione del gruppo informale degli "Amici della competitività" della scorsa settimana e "particolare rilievo assume nella lettera il collegamento tra semplificazione, caro energia e competitività industriale".  

La lettera, spiegano ancora, invita ad approfondire tre strade: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi di 'reporting' Ue, soprattutto per le Pmi. 

 

La premier ieri, nel suo intervento dal palco dell'assemblea generale di Assolombarda, a Milano, ha sottolineato che "l'Europa deve prendere atto che la crisi in Iran, la chiusura di Hormuz, l'instabilità del Mar Rosso stanno facendo salire i costi dell'energia, delle materie prime e dei trasporti e soprattutto alimentano un'inflazione che sfugge al nostro controllo, ma che pesa molto sulle famiglie, sui sistemi produttivi e sui conti pubblici. Ne ha discusso il ministro Giorgetti all'Ecofin di qualche giorno fa, io riproporrò personalmente la questione al Consiglio europeo che è previsto questo giovedì e venerdì: si tratta di una proposta semplice, di buonsenso, oltre che di responsabilità", ha rimarcato la presidente del Consiglio. 

"L'Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì - ha poi messo in chiaro - Siede lì per dire quello che va detto quando va detto, anche se è scomodo, anche quando costa. Perché l'Italia è tra le nazioni che l'Europa l'hanno fondata e ha il diritto e il dovere di dire quando qualcosa non va non per indebolirla, ma esattamente per il contrario: per renderla più forte". 

 

12 ott 2026

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12 ott 2026

Matrimoni con minori in Germania, in un solo Land 358 casi: anche una 11enne a nozze, i dati choc

(Adnkronos) - Centinaia di matrimoni che coinvolgono minorenni, tra cui bambine di appena 11 anni, sono stati registrati nel Baden-Wurttemberg, nel sud-ovest della Germania. Dal 2012, le autorità regionali hanno censito 358 casi, ma soltanto otto si sono conclusi con un annullamento formale. È quanto emerge dai dati forniti dal governo del Land in risposta a un'interrogazione parlamentare presentata da esponenti di Alternative fur Deutschland (AfD). 

Tra gli episodi segnalati di matrimoni precoci, si legge sul Daily Mail, figurano casi particolarmente gravi. Nel 2020, una bambina irachena di 11 anni risultava sposata con un ragazzo suo connazionale di 17 anni. Due anni prima, nel 2018, una ragazza afghana di 14 anni aveva sposato un afghano di 30 anni. Non è stato precisato quando siano stati annullati questi due matrimoni. Solamente dal 2015 sono stati registrati altri 350 casi. Tra le persone coinvolte figurano cittadini provenienti da Paesi come Siria, Iraq e Pakistan. La maggioranza dei minori interessati è costituita da ragazze. 

I dati sono stati richiesti da alcuni esponenti dell'AfD, che hanno rilanciato la questione anche sui social. Nikolaos Boutakoglou ha scritto su X che "quasi il 40% dei matrimoni precoci è stato celebrato tra cittadini siriani", mentre quelli tra due cittadini tedeschi rappresenterebbero appena lo 0,3%. Sulla stessa linea Emely Knoll, un'altra esponente del partito, che in un post su Facebook ha affermato che "i matrimoni precoci sono incompatibili con i nostri valori. I bambini hanno diritto alla sicurezza, all'istruzione e a un futuro autodeterminato. Per questo abbiamo bisogno di una protezione efficace, di interventi tempestivi e di un'azione decisa contro i matrimoni forzati". 

Sul fronte istituzionale, il governo del Baden-Wurttemberg ha precisato che, al momento, non sono in corso procedimenti legali per ottenere l'annullamento dei matrimoni in questione. 

Il fenomeno va ben oltre i confini tedeschi. Secondo le Nazioni Unite, quasi una donna su cinque nel mondo si è sposata prima di compiere 18 anni. La quota raggiunge il 32% nell'Africa occidentale e centrale, mentre circa una donna su 25 si è sposata prima dei 15 anni. L'Unicef definisce il matrimonio precoce "una violazione fondamentale dei diritti umani". 

 

12 ott 2026

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