Il Cavaliere negro

Per avere un poliziotto che lo investigava pronunciato una frase dal sapore razzista, l’ex campione e attore O. J. Simpson fu assolto da un duplice omicidio di cui, con la sua clamorosa fuga e le tracce ovunque disseminate, era praticamente, ma non giuridicamente, reo confesso. Così funziona l’implacabile giustizia americana, implacabile con i colpevoli ma ancor prima con i giudici. E’ una giustizia che onora la procedura e non tollera che giudici, pm o poliziotti, possano nutrire anche labili pregiudizi nei confronti degli imputati, quand’anche colti in flagranza.
24 AGO 20
Immagine di Il Cavaliere negro
Per avere un poliziotto che lo investigava pronunciato una frase dal sapore razzista, l’ex campione e attore O. J. Simpson fu assolto da un duplice omicidio di cui, con la sua clamorosa fuga e le tracce ovunque disseminate, era praticamente, ma non giuridicamente, reo confesso. Così funziona l’implacabile giustizia americana, implacabile con i colpevoli ma ancor prima con i giudici. E’ una giustizia che onora la procedura e non tollera che giudici, pm o poliziotti, possano nutrire anche labili pregiudizi nei confronti degli imputati, quand’anche colti in flagranza. Bastò un irrilevante sgarro, una parolina maliziosa, e Simpson se ne andò libero di compiere altri delitti. Qui in Italia non basta niente, il Cavaliere è stato condannato ancora prima che cominciasse il processo, ancora prima che commettesse il fatto, quale non si sa ma poco conta; la procedura penale fu la gogna su cui sfinirlo, la sentenza una pura formalità, salvo qualche chicca che la dice lunga. Che diavolo mai avranno dipinto questa volta i giudici per condannare un allegro libertino a sette anni di carcere e alla lapidazione eterna, nemmeno fossimo alla corte di Khamenei? Leggeremo, leggeremo…
L’orientamento sessuale, dice l’agenzia della Ue per i diritti umani, in Italia è ancora criminalizzato: libertini e monogami, ninfomani e gay, casti ed etero, lesbiche e feticisti… alcuni paiono più reprobi di altri e invitano alla punizione trasversale. Ma fosse anche il più tremendo maniaco e criminale di ogni tempo, il Cavaliere ha diritto a essere giudicato da persone con la mente sgombra da pregiudizi. “Crimini d’odio”, i codici europei più evoluti (non il nostro) chiamano quelli razziali, odio che già in precedenza aveva storpiato i più gravosi processi a Berlusconi: condannandolo per frode fiscale lo si era bollato di “naturale capacità a delinquere”, sentenza confermata in appello, a significare che anche altri giudici condividono la tesi lombrosiana. E ancora prima, la sentenza che condannava il Cavaliere al pagamento di cinquecento milioni e passa si fondava sulla sentenza penale ove in conclusione è scritto che: “Non è emersa l’evidente innocenza dell’imputato”. Per il Cavaliere non basta essere innocente, deve esserlo in modo “evidente”, lui stesso deve fornire le prove e magari anche il cappio. E così via, non c’è processo a Berlusconi che sia esente da uno svarione che lo inficia. Parrebbe che i giudici non riescano a trattenersi nel recinto della legge, da cui tranquillamente processare il Cavaliere. Un derisorio demonio li gonfia, li eccita, li pungola e li fa debordare, strappando loro quella parola in più, quella stonatura giudiziaria che li denuda nel loro pregiudizio. Per questo, golosamente, attendo le motivazioni della sentenza. Leggeremo, leggeremo…