No, il climate change non è la fine del mondo

Perché i campioni dell’apocalisse non devono più perdere tempo con il clima

No, il climate change non è la fine del mondo

Allerta per la siccità in Spagna (foto LaPresse)

Gli allarmisti del clima si rianimano dopo l’uscita sul New York Times di un report scritto negli Stati Uniti da una commissione di scienziati appartenenti a 13 agenzie federali e in attesa dell’approvazione del presidente Donald Trump, che traccia dettagli raccapriccianti per il futuro del pianeta. Secondo le indiscrezioni del Times, gli scienziati portano nuove conferme alla natura antropica del riscaldamento globale, e dicono che ormai potrebbe essere troppo tardi per trovare rimedi: se per assurdo si interrompesse oggi l’emissione...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, REGISTRATI e scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    09 Agosto 2017 - 07:07

    Sì, ma non fate confusione anche voi. Un conto è il climate change, che mi sembra innegabile, un altro l'incidenza delle attività dell'uomo sul cambiamento. Inoltre: questi cambiamenti sono forse ciclici, nel senso che corrispondono a fasi o ere temporali? Sul Monte Rosa, ad altezze considerevoli (non ricordo con precisione) si sono trovate tracce di vitigni: nel medioevo il Rosa era senza neve. Certo che da giovane ad Alagna premdevo la funivia (o da Gressoney a piedi), salivo alla Punta Indren dove c'era già il nevaio, si andava al rifugio Gnifetti. Si ripartiva col buio il giorno dopo per andare al Regina Margherita (4559 mt) in uno scenario che ti riempiva il cuore per la bellezza (e per la "Bellezza"). Adesso all'Indren c'è solo una desolante pietraia. Ma io ho fatto in tempo a vedere come deve essere - più o meno - il Paradiso.

    Report

    Rispondi

  • albertoxmura

    09 Agosto 2017 - 07:07

    Gli accordi di Parigi chiedono molto ai paesi sviluppati, il cui incremento demografico è molto basso e il cui tasso di sviluppo è contenuto. Chiedono molto poco ai paesi in via di sviluppo, il cui incremento demografico e di crescita economica è assai più elevato. Probabilmente sperano che la ricerca, che si fa soprattutto nei paesi più sviluppati, faccia scendere il costo delle energie rinnovabili sino al punto da renderle convenienti rispetto ai combustibili fossili. Ma la ricerca può anche far scendere il costo dei combustibili fossili. Non sembra probabile che le energie rinnovabili risultino convenienti prima del 2050. Le riduzioni sperate di emissione di CO2 sono quindi irrealistiche. Un libro di buone intenzioni di cui è lastricata la via dell'inferno. E poi non è detto che tutti gli effetti del cambiamento climatico siano negativi. Ad esempio scaldandosi di più i poli dell'equatore, dovrebbero diminuire gli uragani. E poiché tutto avviene lentamente, c'è tempo per adattarvisi.

    Report

    Rispondi

Servizi