L'occidente esca dal torpore e difenda i cristiani d'oriente minacciati dall'islam

Lo slancio spirituale dell’Europa proviene da una regione in cui l’islam radicale sta sradicando gli ultimi cristiani, scrive il Figaro. Non è una causa nostra? 

L'occidente esca dal torpore e difenda i cristiani d'oriente minacciati dall'islam

Il mondo occidentale si è abituato alla persecuzione dei cristiani in medio oriente, come se la loro tragedia fosse inevitabile e dovesse essere semplicemente accettata. Come se il cristianesimo sia destinato a morire o non abbia altro che un’esistenza residua in quella che era la sua culla”. Così sul quotidiano francese Le Figaro il filosofo canadese Mathieu Bock-Côté. “I cristiani hanno radici nella regione da duemila anni. Eppure gli islamisti li presentano come invasori o agenti stranieri che sporcano una terra che dovrebbe essere dedicata esclusivamente all’islam. E nelle nostre società, le persone che esprimono preoccupazione per il destino di quei cristiani sono sospettate di andare all’estrema destra, che è riuscita, a quanto pare, ad appropriarsi di questa causa e a renderla un segno ideologico. Quegli stessi critici accusano chiunque abbia passione per la causa dei cristiani in medio oriente di nascondere in realtà un’islamofobia vergognosa o una visione identitaria del cristianesimo. Ma come gli attacchi selvaggi contro due chiese cristiane copte in Egitto la domenica delle Palme ci ricordano, la guerra di sterminio che si sta combattendo contro i cristiani in medio oriente è veramente molto reale. Conosciamo il risultato: almeno 43 morti, un massacro. L’Isis ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, l’organizzazione non fa segreto che il suo scopo è eliminare il cristianesimo dalla regione, uccidendo i cristiani o espellendoli in maniera massiccia.

 

Per l’Isis, si tratta di far capire ai cristiani che questa terra non è più la loro casa. Da tempo abbiamo detto che i cristiani in medio oriente hanno bisogno di un protettore. Questo non è mai stato più vero. Ma chi è disposto oggi a svolgere questo ruolo? La Francia lo era, per molti anni. Negli ultimi anni, la Russia di Putin ha sostenuto tale ruolo, come se fosse stata chiamata ad assumerlo dopo che l’Europa ha rinunciato alle sue origini cristiane. Ora i cristiani del medio oriente si sentono abbandonati, soprattutto quando rifiutano di lasciare una regione del mondo in cui abbandonano le loro radici. Dobbiamo avere una visione completa. Perché non riguarda solo i cristiani. Pensiamo ai Buddha di Bamiyan, fatti esplodere nel marzo 2001; la furia distruttiva all’interno del museo di Mosul nel 2015; o a Palmyra lo stesso anno. Per gli islamisti si tratta di cancellare tutte le tracce di ciò che è estraneo all’islam, come se il regno della religione non possa sopportare il semplice ricordo che in questi luoghi e nei tempi passati gli uomini hanno adorato altri dèi, hanno mantenuto una fede diversa. Come non possiamo vedere che si tratta di una forma spaventosa di nichilismo, un godimento annientante, un’euforia distruttiva? L’Islamismo più radicale non vuole solo far scomparire gli uomini; vuole cancellarne la memoria. Nel caso dei cristiani, si tratta anche di liberarsi di un popolo, come se la loro sottomissione non fosse più sufficiente. Sappiamo che in meno di un secolo il peso demografico dei cristiani mediorientali è crollato. Saranno presto limitati a una presenza residua e saranno condannati a mantenere un profilo basso. Nonostante l’indifferenza ufficiale degli occidentali, il destino dei cristiani mediorientali colpisce gli angoli più intimi di quella che potremmo chiamare la coscienza della nostra civiltà. I cristiani del medio oriente sono testimoni dell’origine di una religione, il cui ricordo è mantenuto attraverso una liturgia diversa quanto splendida. Per dirla diversamente, sono i custodi delle origini viventi di una religione che ha continuato a trasformare l’Europa. E non c’è bisogno di essere un credente per riconoscerlo. Non dovremmo dire in Europa e in occidente che anche questi attacchi sono rivolti a noi? Almeno, la civiltà europea dovrebbe favorire un rapporto speciale con i cristiani in medio oriente. Dovrebbe sentire una forma di vicinanza esistenziale verso di loro, sapendo che parte di essa proviene da lì. Lo slancio spirituale infuso nell’Europa e che ha dato al continente il suo genio specifico proviene da un mondo che sta affondando e di cui i cristiani mediorientali sono gli ultimi custodi. Ciò implica, tuttavia, che l’Europa debba finalmente riconoscere il suo nucleo cristiano o, per essere più precisi, smetta di cercare di cancellare quell’eredità come se fosse una macchia esistenziale.

 

Il doppio attacco del 9 aprile probabilmente non risveglierà le menti: siamo intorpiditi. Ma questo non dovrebbe impedirci di chiamare le cose come sono: quello cui stiamo assistendo è niente meno che un tentativo di sterminare un popolo e, in un certo modo, una civiltà. Eppure, poiché abbiamo deciso molto tempo fa che il cristianesimo era la religione dominante dell’occidente, non possiamo immaginarlo come vittima. Rifiutiamo di sentire il dolore delle comunità che stiamo condannando a morte, alla sottomissione più umiliante, all’esilio. Nessuno sostiene di avere la soluzione politica perfetta per difendere i cristiani mediorientali. Quando si tratta della politica, non esiste una bacchetta magica. Ma la civiltà europea dovrebbe sapere che nella sua relazione con i cristiani in medio oriente è in gioco è anche la sua, di anima”.

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