LETTERE DA...
Una storia sepolta sotto un dito di polvere. Lettera da una città perduta
Migliaia di poveracci sfrattati, spinti ai margini della città. E alte gru un giorno arrivarono e nel silenzio del quartiere abbandonato cominciarono con pesanti schianti ad abbattere. Che polvere, si levò dalle macerie. Come quella, quindici anni dopo, di Milano bombardata
24 OTT 26

Panoramica del Bottonuto (Google creative commons)
E’una vecchia mappa di Milano, abbandonata in cantina. Il vetro è opaco di decenni di sporco. Ma, curiosa, con la mano scosto la polvere dal cuore della mappa, dove c’è il Duomo. Allora noto, proprio sotto la cattedrale, un’area di strade fitte che non riconosco. A sud del Duomo c’è piazza Diaz, cos’è quella specie di alveare?
Bottonuto, c’è scritto. Mai sentito, eppure sono nata a Milano. Chiedo in giro. Bottonuto? Nessuno ne sa niente.
Era un antichissimo quartiere popolare, vicoli e budelli, alberghi decaduti, botteghe, case chiuse.
Pessima fama: la gente perbene non ci entrava. Trovo sul web le foto in bianco e nero delle ringhiere, i tetti di tegole sconnesse, regno di gatti. Le finestrelle da cui solo a primavera entrava una lama di sole. Ma, anche, segreti cortili dove a maggio scoppiavano i glicini, come nuvole viola.
Al Bottonuto ci si arrangiava. Anche Mussolini sbarcò qui nel 1914, a fondare Il Popolo d’Italia, in via Paolo da Cannobio 35. Una bandiera con un teschio alle spalle, una pistola sulla scrivania . Anche lui, giovane, aveva percorso questi vicoli: chiamato, immagino, dalle finestre, dalle fanciulle dei bordelli.
Nel 1928 Milano decise che non poteva tollerare questa “fogna” – espressione di un cronista del tempo. Per decoro, diamine. E poi quell’area era perfetta per costruire gli uffici di cui la metropoli crescente aveva bisogno.
Migliaia di poveracci sfrattati, spinti ai margini della città. E alte gru un giorno arrivarono e nel silenzio del quartiere abbandonato cominciarono con pesanti schianti ad abbattere. Che polvere, si levò dalle macerie. Come quella, quindici anni dopo, di Milano bombardata.
Il Bottonuto fini schiacciato e poi sepolto dai marmi di piazza Diaz. Oggi, ora che ci faccio caso, dal Duomo a Diaz noto un salto – come mancasse qualcosa.
Quante voci e parole sospese nell’aria, se solo le si potesse sentire. Quanta umanità dispersa. Nemmeno un abbaino, è rimasto. Nemmeno un gatto che incroci inquieto sui tetti, nelle notti degli amori.