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Il caso ombra
La recensione del libro di Thomas Pynchon edito da Einaudi, 400 pp., 21 euro
21 OTT 26

Thomas Pynchon con la sua opera è riuscito a dare alla definizione fumosa di “postmoderno” i contorni netti di storie in cui la realtà viene demolita e riassemblata in forme inedite. A quasi novant’anni, e a dodici anni dal precedente "La cresta dell’onda", insuperabile de profundis su ciò che l’11 settembre 2001 ha cambiato per sempre, Pynchon ha pubblicato "Il caso ombra" (tradotto da Gianni Pannofino), un esempio concreto della distanza che separa il postmoderno artificioso che da un certo punto in poi ha abitato in maniera pressoché stabile tanta letteratura – e non solo di lingua inglese – dalla maestria di un autore che a partire da V. del 1963 ha costruito un mondo sghembo in cui l’humor più nero si mescola con toni apocalittici, la cultura pop viene coraggiosamente processata e le linee del tempo vengono stravolte per obbedire al gusto del racconto. Anche ne Il caso ombra, ambientato negli anni Trenta durante il proibizionismo, Pynchon prende in mano il passato e lo rilegge attraverso il presente costruendo una storia ancora una volta incentrata su un protagonista un po’ freak continuamente oscillante tra illuminazioni e paranoia, l’investigatore Hick McTaggart che passa alle indagini private dopo uno strambo scontro con un manifestante bolscevico e che lavora per un’agenzia che fa del controllo asfissiante e dell’obbedienza al protocollo le sue caratteristiche principali (una sineddoche del complottismo che in Pynchon si trasforma in una paradigma ermeneutico del reale). Ma il caso ombra del titolo sembra sfuggire all’ufficialità normalmente imperante nell'organizzazione investigativa e questa sfumatura dell’incarico si riversa in una vicenda intricata che sballotta il lettore tra luoghi e tempi diversi (dagli Stati Uniti all’Europa fino alla città di Fiume) in una serie infinita di depistaggi veri o presunti che costruiscono un’atmosfera che rende l’ambientazione simile al nostro mondo ma abitata da scricchiolii e scarti anarchici che continuamente straniscono il lettore. Sta in questo procedimento una delle caratteristiche più importanti dell’opera di Pynchon che come i grandi scrittori non ha bisogno di costruire un romanzo sul presente per descrivere una realtà senza tempo, che quindi assomiglia anche alla nostra, tra complotti, deep-state e furie estremiste. La caccia di McTaggart a un’ereditiera del formaggio lo catapulta da Milwaukee verso un’Europa nazista abitata da spie e agenti segreti, tra big band e diseredati in un guazzabuglio noir che in un solo istante demolisce qualsiasi narrazione di genere sistemandosi nel regno luminoso delle opere destinate a lunga vita. Anche con il Il caso ombra Pynchon si trasforma in un amichevole pioniere che si lancia verso orizzonti sconosciuti e, tornando, consegna ai suoi lettori il futuro.
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Thomas Pynchon
Il caso ombra
Einaudi, 400 pp., 21 euro
Il caso ombra
Einaudi, 400 pp., 21 euro