San Francesco, il barbaro di Dio

La recensione del libro di Giovanni Testori edito da il Saggiatore, 110 pp., 14 euro

7 OTT 26
Immagine di San Francesco, il barbaro di Dio
Gli ottocento anni dalla morte di san Francesco hanno dato vita a una pletora di uscite librarie. Storici, giornalisti e narratori si sono cimentati con un materiale affascinante (la gioventù immersa nella ricchezza e nella mercatura, il rifiuto di ogni bene terreno, l’ordine francescano, l’opera di evangelizzazione, la poesia religiosa) ma nella maggior parte dei casi è emersa una paradossale normalizzazione della santità, un san Francesco addomesticato e docile, un personaggio un po’ strattonato per apparire perfettamente contemporaneo. Non si tratta ovviamente di sminuire la potenza del messaggio francescano in una società che ne avverte fortemente la necessità, ma di una questione di coerenza filologica, un fondamentale ritorno alle origini che affrontando le asperità del mistero di San Francesco possa realmente restituire la sua voce. Urge allora tornare al 1981, alla prolusione che Giovanni Testori tenne al convegno “Francesco d’Assisi nella storia”, per poter avvicinarsi alla forma più autentica e radicale dell’esperienza francescana e al racconto della dolce irruenza del Santo che si trasforma, in queste pagine infuocate, nella denuncia di una società sempre più secolarizzata che ha troncato nettamente il suo rapporto con Dio. Testori, che dopo la morte della madre nel 1977 torna con nuova convinzione alla fede cattolica, basa il suo testo (in questa edizione curato da Giuseppe Frangi) sugli scritti di Francesco e di chi aveva intorno ed è proprio la vicinanza alle testimonianze concrete e alla “fecondità della Parola” a garantire la salvezza dall’astrazione del santo. Tra queste pagine si susseguono i momenti centrali della vita di San Francesco (il rifiuto dei beni mondani, quella che Testori chiama “uscita dal mondo”, la vicinanza ai lebbrosi e il commovente bacio a uno di loro, l’evento finale delle stimmate, “una delle ultime pietre umilmente enormi dell’esperienza francescana”) e Testori dialoga con le le sue lettere, le sue poesie, i versi infuocati di Jacopone da Todi e le fonti dell'epoca in un corpo a corpo che restituisce pian piano i tasselli di uno sconvolgente mosaico. Quello che Testori chiama il “favolismo francescano” ha alleggerito la portata delle domande ultime dell’esistenza del Santo ma grazie alla lettura cruda e filologicamente accurata di Testori queste riacquistano tutta la loro potenza con la sovrapposizione “tra realtà e Verità che il santo assisiate realizzò attraverso la croce della povertà”. Così si coglierà la possibilità di avvicinarsi alla vita di san Francesco e al fulcro di tutta la sua esperienza, alla consapevolezza che “il solo ascolto possibile della Parola abita nel tentativo di incarnarla, di farla conoscere per ciò che essa è: la struttura, la ragione e la forma e la salvezza della realtà”. (Matteo Moca)
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Giovanni Testori
San Francesco, il barbaro di Dio
il Saggiatore, 110 pp., 14 euro