E se tanta luce e svagatezza non fosse per sempre? Lettera da un ponte

Al di là della bellezza e della musica. Impressioni della Milano di inizio autunno, una nave in festa che non scorge l'iceberg davanti alla prua

3 OTT 26
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Foto ANSA

Fa ancora caldo questa sera, ma c’è nell’aria un soffio gentile, e però quasi freddo. Sul tetto di un palazzo del Cordusio c’è una nuova, come dicono, location. Noi due non siamo certo gente mondana, ma è il compleanno di un caro amico. Da un ascensore di specchi sbuchiamo all’ultimo piano. Le guglie del Duomo illuminate, davanti, abbagliano. Belle da ammutolire. Camerieri volteggianti, spritz, Campari, Moijto. Vecchi amici che si ritrovano.
Io, asociale, mi isolo con qualcosa di alcolico. Ma piano piano attorno a mio marito si radunano i compagni degli anni belli. Una serata serena. Cosa però mi rende inquieta?
E’ forse quel refolo d’aria fredda nell’ultimo caldo, sapore di fine estate? O Milano, qui sotto, illuminata a giorno, falena per turisti? (Irriconoscibile sei: queste facciate erano scure di smog, piazza Duomo tumultuava di tute blu e sessantottini col pugno levato, e si allargava aspro l’odore dei fumogeni. Che città seria però eri, combattente, viva: i cortili ancora pieni di bambini).
Oppure mi incupisce questa compiaciuta opulenza – con ciò che leggo sul web ogni mattina. Con le case di Kyiv ardenti di fiamme nella notte, e la mattina incenerite. Con le prospettive, se la Russia vince: l’esercito ucraino, il più potente ed evoluto d’Europa, nelle mani del Cremlino.
Ma laggiù, tra chi beve un aperitivo o si fa i selfie col Duomo alle spalle, un tale dubbio non sembra pervenuto.
Ho capito, adesso, cos’ho. Una faccenda geometrica: questo terrazzo è lungo e stretto. Sembra un ponte. Il ponte di una lussuosa nave da crociera.
La musica suona discreta ed elegante, gli invitati brindano, Milano raggiante di vetrine, sotto, sembra felice.
Eppure mi pare d’essere proprio sul ponte di nave in festa, che non scorge l’iceberg appena oltre la prua.
Andiamo? Dico. Bella festa, splendida location. Ma un po’ troppo veloce mi infilo nell’ascensore di specchi. Che faccia ho. Mal di Titanic, è evidente. Un tarlo rode: che tanta luce e svagatezza possa non essere per sempre.