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I Lázár
La recensione del libro di Nelio Biedermann edito da Guanda, 304 pp., 19 euro
30 SET 26

C’è un castello nel bosco che vive di ricordi. Li inghiotte. Sono i ricordi che i Lázár cercano di salvare dall’irrompere della Grande Storia. Ma il tempo non lo si può fermare: persino ai margini del mondo, continua a scorrere. Gli anni cominciano a fuggire. E la vita si sgretola.
Mentre il Novecento travolge l’Ungheria, tra due guerre mondiali e l’avvento del regime comunista, tre generazioni si consumano fra amori, tradimenti, ossessioni e segreti. Una famiglia intrappolata in un destino che non le appartiene. E più si dimena opponendosi alla propria rovina, più vi affonda. La follia sembra allora essere l’unica cosa sensata: un rifugio dalla brutalità del reale e dall’inesorabilità del tempo.
Nelio Biedermann, classe 2003, cresciuto a Thalwil, sul lago di Zurigo, costruisce il suo secondo romanzo ispirandosi alla storia dei propri antenati, nobili ungheresi, e a quella dei nonni, rifugiatisi in Svizzera negli anni Cinquanta. Un successo: ventinove settimane nelle classifiche tedesche dei bestseller, in via di pubblicazione in oltre trenta paesi e con i diritti cinematografici già venduti.
I Lázár si inserisce nella tradizione mitteleuropea, con richiami anche a Thomas Mann, E. T. A. Hoffmann, Marcel Proust e Virginia Woolf. Difficile, in un progetto così ambizioso, non ricordare Il Gattopardo o I Buddenbrook. Ma la corsa attraverso mezzo secolo di storia in trecento pagine ha i suoi rischi: gli episodi si accumulano senza il tempo di sedimentare e tradursi in una vera progressione, i personaggi restano psicologicamente esili e il racconto lascia qualche vuoto narrativo. La prosa talvolta inciampa in marcati cambi di registro e in una sintassi poco sorvegliata, con periodi appesantiti e nessi logici deboli. Quando rinuncia agli effetti più manieristi, Biedermann sa creare efficaci cortocircuiti tra quotidianità e irruzione traumatica degli eventi esterni. A perdersi è l’atmosfera da fiaba nera delle prime pagine, sospesa tra gotico e realismo magico: suggestioni cariche di promesse restano inesplorate, mentre nella parte finale si addensano date e avvenimenti e il libro assume sempre più i contorni del romanzo storico. Ne risulta un’opera che non sempre riesce a dare profondità all’ampiezza del proprio disegno.
E mentre un’epoca volge al tramonto, emergono le ambiguità di una famiglia che, nonostante la nostalgia per un ordine compromesso, continua a inseguire la felicità: la possibilità di sottrarsi al destino ereditato dalla Storia e scrivere il proprio.
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Nelio Biedermann
I Lázár
Guanda, 304 pp., 19 euro
I Lázár
Guanda, 304 pp., 19 euro