Kant s’intendeva pure di editoria

Il grande filosofo ha anticipato il self publishing e i compiti dell'editore di oggi: una lettura necessaria per tutti quelli che criticano il commerciante quando il prodotto è scadente

19 SET 26
Immagine di Kant s’intendeva pure di editoria

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Insospettabile precursore di quest’angolino di Foglio, nel 1798 Immanuel Kant scrisse una lettera di pari dimensioni “sulla fabbricazione dei libri” (la trovate nei suoi Scritti di storia, politica e diritto tradotti da Filippo Gonnelli per Laterza, 247 pp., 18 euro). Rivolgendosi all’editore Friedrich Nicolai, riconosceva con sorprendente modernità che “leggere di tutto è diventato un bisogno quasi irreversibile e generale” e che quindi l’editoria andava considerata “un settore dell’industria” che guadagnava fabbricando libri, cioè “giudicando e calcolando il gusto del pubblico”. Di conseguenza, secondo questa spiazzante paginetta, “l’editore non ha bisogno di prendere in considerazione il contenuto intrinseco e il valore della merce da lui edita”, bensì soltanto “il mercato su cui, e i gusti del momento verso cui i sempre effimeri prodotti della stamperia possano trovare, se non un durevole, almeno un rapido smercio”.
Siamo di fronte a un Kant prematuro apologeta del romance, dei libri sulla cacca e dei manuali di autoaiuto un tanto al chilo; ma è altresì un fiero ideologo della libertà, capace di asserire che l’editore di successo, al pari di qualsiasi fabbricatore e commerciante, è un un buon cittadino poiché fa prosperare gli affari esercitando “una pubblica attività che si accorda con la libertà del popolo”. Kant tuttavia era anche ideologo della responsabilità; ragion per cui, quello stesso giorno, inviò una lettera un po’ più lunga a uno scrittore rimproverandogli – non entro nei dettagli – la sciatteria, la frivolezza e il nocumento della sua ultima opera, fatta solo per compiacere facilmente un pubblico rozzo. Curiosamente, si trattava dello stesso Friedrich Nicolai, che si pubblicava i libri da sé (ci vantiamo tanto ma non abbiamo inventato nulla, nemmeno il self publishing). Credo che quest’aneddoto possa tornare utile a quegli autori che si lamentano dello stato dell’editoria, dicendo in sostanza che, se il prodotto è scadente, la colpa è del commerciante. Ah, se solo sapessero che duecent’anni fa Kant spiegava che, a rendere spregevoli gli spettacoli da circo, non è “colui che manda avanti la baracca, ma colui che vi rappresenta il ruolo del buffone”.