Sognare i platani in via Montenapoleone

La traduttrice Alessandra Casella si prende una libertà, risparmiando ai lettori una grossolana imprecisione. Così facendo, però, potrebbe togliere anche un po' di magia

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Immagine di Sognare i platani in via Montenapoleone

Via Montenapoleone (foto Alessandro Cimma/Lapresse)

Da San Francisco, Enrico Rotelli ha segnalato sulla Lettura una curiosità riguardo al bestseller statunitense di turno, Theo da Golden e la forma della felicità di Allen Levi (Salani, 441 pp., 20 euro): Alessandra Casella, traducendo il romanzo, ha modificato l’originale che elencava fra gli ampi viali alberati d’Europa, oltre agli Champs-Elysées e alle Ramblas, anche la più angusta e per nulla frondosa via Montenapoleone. Non siamo solo di fronte all’ennesima conferma della conoscenza approssimativa dell’Europa oltreoceano, nonché di come alcuni bestseller vengano scritti ambientando le trame su Google Maps – come aveva confessato per Cinquanta sfumature di grigio E. L. James, che era cresciuta nel Buckinghamshire e non aveva visto Seattle nemmeno col binocolo – o del fatto che Milano esista oramai come luogo immaginario nella testa degli stranieri in overdose da turismo tanto quanto in quella dei telespettatori di Rete 4, convinti che basti uscire di casa per venire sbudellati seduta stante dai maranza. Rifugiandosi in un più generico “le grandi strade di Milano”, la traduttrice ha compiuto il contrario del gesto di Raimundo Benvindo Silva, l’editor che nella Storia dell’assedio di Lisbona di José Saramago (Feltrinelli, 352 pp., 14 euro) infilava un malandrino “non” nella frase sui crociati che soccorrevano i lusitani contro i mori: così facendo, creava un mondo parallelo in cui Lisbona restava l’araba al Isbunah, o in cui quanto meno Afonso Henriques doveva fare molta più fatica per guadagnarsi l’appellativo di rei fundador.
So che la professionalità di Alessandra Casella le ha impedito di sorvolare sull’imprecisione di Allen Levi, spingendola a lasciare al lettore il compito di stabilire se a Milano (dove gli alberi sono 240 mila) l’allea comparabile agli Champs-Elysées e alle Ramblas sia corso Lodi o via Lazzaro Papi; eppure una parte di me avrebbe voluto che, almeno sul bestseller dell’estate, come nel mondo parallelo di Saramago, in via Montenapoleone spuntassero a un tratto maestosi platani e ombrosi tigli. Avrebbero sradicato i macchinoni in dubbiosa sosta, oscurato vetrine troppo luccicanti e consentito a tutti di accorrere lì, in cerca di un po’ di frescura.