qualcosa da leggere
A mille miglia da Kensington
La recensione del libro di Muriel Spark edito da Adelphi, 208 pp., 12 euro
22 LUG 26

Per descrivere l’orribile mondo dell’editoria, la divertente Muriel Spark, convertitasi al cristianesimo e alla toscanità, usa la giovane vedova di guerra Hawkins che vive a South Kensington. La corpulenta signora Hawkins lavora per le edizioni Ullswater che, nella Londra dell’immediato Dopoguerra, restano a galla a fatica, per quanto si siano salvate dal razionamento della carta. Mentre lei corregge bozze, il suo capo beve whisky e falsifica documenti per avere finanziamenti. E’ convinto che un brillante oratore sia anche un bravo scrittore, persuaso tra l’altro “che uomini e donne nati e cresciuti nell’alta società fossero necessariamente più dotati degli scrittori di origini modeste”. La signora Hawkins detesta questi “damerini”, e gli amici degli amici e le mogli degli amici a cui il capo promette la pubblicazione. Quello che lei proprio non sopporta è un tale, Hector Bartlett, trentacinquenne, che si è appiccicato a una scrittrice più grande e famosa che si veste sempre di grigio. La signora Hawkins lo definisce, apertamente, un “pisseur de copie”, “vale a dire pisciapagine”, mentre lui cerca di avere favori dall’editore. “Mi sembrava che Hector Bartlett vomitasse materiale letterario, lo urinasse, lo trasudasse e lo evacuasse”, dice la narratrice. E da lì cominciano alcuni eventi che aprono a una classica trama à la Spark, così british e acuta, tra lettere minatorie, ambizioni insensate e pressioni psicologiche – quando A mille miglia da Kensington uscì nel 1988 il critico del New York Times disse che per spiegarne il piacere bisognava paragonarlo a un “ottimo vecchio film con Alec Guinness”.
Ma a parte le qualità nel ritmo e nelle osservazioni pungenti che i lettori di Muriel Spark conoscono bene – per chi non l’ha mai letta A mille miglia da Kensington è ottimo per cominciare – questo romanzo resta un comico e amaro affresco delle fabbriche dei libri, dei rapporti tra editori e autori. A un certo punto il padre di un’amica, che fa la segretaria, porta a cena miss Hawkins in un ristorante chic. Vorrebbe tantissimo che lei inserisse la figlia in editoria. “Frequenterebbe gente migliore, più colta”, dice l’uomo, convinto che in una casa editrice “si ha l’occasione di conoscere scrittori, artisti”, insomma, “persone interessanti”. Miss Hawkins prova a resistere, ma lui insiste. “Vede, vorrei che mia figlia frequentasse l’ambiente letterario, è più su di quello commerciale”. Illusioni che non sono cambiate rispetto alla Londra degli anni Cinquanta. “Provavo ancora un residuo di insofferenza per quell’ambiente e pensavo con fastidio ad autori, agenti, libri, tipografi, rilegatori, critici e redattori”, dice miss Hawkins. “Effettivamente sarebbe stato più semplice occuparsi soltanto di libri e non di autori viventi”. Traduzione di Anna Allisio.
Muriel Spark
A mille miglia da Kensington
Adelphi, 208 pp., 12 euro
A mille miglia da Kensington
Adelphi, 208 pp., 12 euro