Lettera da una falce di luna
Il terrore di essere tutti noi appesi al nulla
Siamo una moltitudine dispersa nei deserti o affollata nelle metropoli, come in formicai. Vite e guerre, miserie e speranze. Figli straziati dalle bombe deposti in piccoli fagotti bianchi
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18 APR 26

Foto LaPresse
Quella falce sottile e lucente nel buio del firmamento, non è la Luna: è la Terra, vista da Artemis. Il primo quarto di Terra che sorge, splendente, oltre la massa opaca e gibbosa della Luna. 12 aprile, domenica della Divina Misericordia. Mi blocco davanti a un’immagine della Nasa. Ma, cos’è questo improvviso dolore? Nelle viscere. Una fitta al ventre. (Dicono che l’intestino è il secondo cervello. Temo che in me sia avvenuto un golpe: il primo cervello sottomesso dal secondo. E’ lui, infatti, che capisce per primo).
E dunque questa inspiegabile crepa, dentro. La falce sospesa nel nero dell’universo siamo noi. Trump, Stati Uniti, Iran, Israele, Gaza. Roma, Berlino. Milano. La mia via, la mia casa. I figli e i nipoti. E io, anche. Una moltitudine dispersa nei deserti o affollata nelle metropoli, come in formicai. Vite e guerre, miserie e speranze. Figli straziati dalle bombe deposti in piccoli fagotti bianchi.
Oppure noi, il Primo mondo. Noi con il nostro benessere e i nostri silenzi, in palazzi di periferia o in nobili case d’epoca. Quel primo quarto di Terra, stamattina, è un precipitare nel vuoto. E perché poi da anni lontani mi viene in mente, adesso, la Torre Eiffel? In viaggio di nozze eravamo di passaggio a Parigi. Giugno, una sera tiepida. Dalla cima della Eiffel la città, nell’imbrunire, era un’ infinita distesa di finestre illuminate: un oceano di vite. E anche allora quella fitta al ventre, e il panico: “Portami giù, portami via”, dissi al mio giovane sbalordito marito. Anche allora avevo visto la moltitudine: milioni di uomini e donne e vecchi nelle loro case, la sera. E inimmaginabili le loro storie, e nostalgie, e paure. “Non è possibile che Cristo davvero ci conosca tutti”, ho pensato quella sera: e quest’idea mi disperava.
Stamattina lo stesso dubbio, come una ferita riaperta. Allora i figli, e i loro bambini, appesi a un nulla? Ripetersi la preghiera del Pellegrino Russo, che a ogni passo, ostinato, domanda solo: “Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di me”.