una fogliata di libri
La mia vita nascosta tra quei cementi. Lettera dal diciannovesimo piano
Le torri di Porta Nuova e CityLife dominano l’orizzonte, ma tra quei vetri si nascondono liceo, redazione, casa, famiglia. Dall’alto la città è grandiosa e fredda, e chi la ricorda diversa si sente improvvisamente di troppo
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28 MAR 26

City Life,. Visita alla Torre Branca - Milano, Italia (foto Stefano Porta / LaPresse)
L’altra mattina accompagnando un amico mi sono ritrovata al diciannovesimo piano di un palazzo a piazza Cavour. Eleganti bare di acciaio gli ascensori. Ci aprono una sala: c’è tanta luce che socchiudo gli occhi. Da una ampia vetrata, in una mattina di sole, fa irruzione Milano.
Sembra immensa da qui, e iperuranica, con le torri di Porta Nuova superbe, sciabolanti di cristalli, puntute. A dire il vero la guglia che sfida la Madonnina è un po’ kitsch, ma la mole quasi minacciosa di acciai intimorisce: questa è Milano, dice, e io che ne ricordo un’altra sto zitta – donna di un altro secolo quale sono.
Che schiaffo, l’orizzonte nord di Milano. Io sono nata appena dietro quelle crode di cristallo, ma la mia casa è nascosta. Vedo qui e là, come in un rapido sogno, i nodi della mia vita. Il campanile della Basilica di San Marco quasi invisibile, tanto è basso. E dietro si nasconde il mio liceo, e via Solferino, dove andavo a trovare mio padre. Si vede bene invece il Monumentale, la città dei morti, dove pure mi recavo spesso, sola, da ragazzina.
Ma se guardo proprio qui sotto, ecco il Palazzo dei Giornali, dove lavoravo in redazione a vent’anni. La terrazza dove la domenica, muti i telefoni e le radio illegalmente collegate a quelle di Polizia e Carabinieri, bevevamo il caffè: credendo di avere la città sotto controllo. Ricordo tutto come fosse ieri. Subdolo è il tempo, non una linea retta ma una circonferenza; man mano che invecchi, come l’arrotolarsi attorno a te delle spire di un serpente.
Dall’altro lato del diciannovesimo piano domina sovrana City Life, con lo Storto che mi ansia, a passarci sotto, come un’onda di tsunami immobile. Nascosta, là dietro, c’è casa mia, la mia vita, marito, figli, nipoti, gatti, cane. Così terribilmente piccoli in questo oceano di cementi e di torri. Così, nella moltitudine di tetti, insignificanti. Io poi, che appunto sono dell’altro secolo, già mi sento di troppo. Abusiva.
Per questo esco poco, all’alba e all’imbrunire – cercando di non farmi notare.