Swinging Stravinsky

La recensione del libro di Biagio Bagini, Oligo, 192 pp., 16,90 euro
12 OTT 22
Ultimo aggiornamento: 04:00
Immagine di Swinging Stravinsky
Quest’opera narrativa, basata su una miscela di dati biografici ed elementi di pura invenzione, costituisce una lettura intrigante che mescola la vicenda di Igor Stravinsky e quella di Benny Goodman. Spaziando felicemente tra gli ambiti, le epoche e le esperienze musicali che hanno caratterizzato la prima metà del Novecento, l’autore ci porta a rivivere un clima artistico assai vivace, nel quale la creatività ha consentito di annullare la distanza esistente tra mondi apparentemente lontani, tra “colto” e “popolare”, “alto” e “basso”.
Mentre la grande storia del “secolo breve” si dispiega tra guerre e illusori sprazzi di pace, il romanzo ripercorre l’itinerario di due personaggi che si incontrano, condividono più di una passione e poi, nel 1965, realizzano una memorabile registrazione dell’Ebony Concert. Oltre a ciò ne viene narrato il retroterra, da San Pietroburgo alle città americane – in primis Chicago e New York – la formazione, la maturità, l’apogeo, il tramonto.
Va però rilevato come il romanzo presenti anche una dimensione corale: dal momento che, insieme ai tanti musicisti e compositori citati, non mancano i frequentatori dei salotti di Coco Chanel né gli estimatori dei film dei Fratelli Marx, ai quali si aggiungono i danzatori dei balletti russi e gli strumentisti che suonano nelle orchestrine chiamate a esibirsi sui battelli.
Tra continue battute e azzeccate metafore (“un ragtime gioioso come un’automobile che scappa di mano”), costanti riferimenti alla grammatica musicale e alle composizioni più disparate, la storia si dipana con tono leggero, al quale fornisce il proprio contributo la presenza di un “terzo incomodo”: il diavolo che, sotto vari travestimenti, svolge la funzione di io narrante. Numerosi sono inoltre i brani capaci di evocare atmosfere suggestive. Riguardo alla Chicago in cui il giovanissimo clarinettista inizia a mettersi in luce Bagini, per esempio, scrive: “La musica si diffondeva per le strade, girava per i vicoli del ghetto, come il vento e i gatti. E arricchiva di nuove canzoni la città, trasformata in pochi anni in una metropoli sonora. C’era perfino un blues che celebrava la ‘dolce Chicago’, dove i soldi crescono sugli alberi”.
A proposito infine del profilo stilistico, occorre sottolineare la scorrevolezza della prosa, la concisione e incisività dei dialoghi, la ricchezza del lessico, il plurilinguismo, la varietà dei registri espressivi. Qualità, queste, che contribuiscono a fare di Swinging Stravinsky un romanzo gradevolissimo e meritevole di attenzione. (Enrico Paventi)
Swinging Stravinsky
Biagio Bagini
Oligo, 192 pp., 16,90 euro