recensioni foglianti

Quando sarai nel vento

Flaminia Marinaro

Credo che di Gianfranco Di Fiore non si sia ancora parlato abbastanza. Non è facile trovare un autore che alla sola seconda esperienza narrativa dimostri una capacità linguistica così ricca e poderosa tale da contrapporre al racconto tout-court, il valore allusivo tanto impercettibile quanto perturbante della lieve ossessione dell’oblio. Quando sarai nel vento è un viaggio nella psiche dei suoi personaggi, intrappolati nelle loro storie, nei loro vissuti inesplicabili e insoluti. In un intreccio minuzioso e lunghissimo, l’autore compone un immenso puzzle fatto di individui apparentemente comuni ma interiormente devastati, umiliati e, a modo loro, violenti e compassionevoli. E’ la società degli ultimi quella che Di Fiore decide di raccontare e lo fa lasciando scorrere le prime immagini sulla distesa arida dell’Aquila, ancora mutilata e sconfitta, “un enorme cratere e non più una città fatta di storia e strade, ristoranti vivi e semafori funzionanti”. E’ lì che incontriamo Abele, ancora frastornato dopo una notte di rave ed ecstasy. Abele è un geologo specializzato nello studio dei venti, osserva le incongruenze di quanto lo circonda con lo stupore dei giusti e con i limiti degli oppressi. Intorno a lui soffia un vento impetuoso di personaggi proprio mentre quello reale rischia di smettere. Segretamente ama Marlena, la ragazza con i capelli azzurri, i tatuaggi e i lividi in tutto il corpo per le violenze che sopporta con pazienza e abnegazione dall’uomo che insegue con ossessività furiosa.

Marlena non cerca una via di fuga, così come non la cerca Corinna, la sorella gemella di Abele che si lascia travolgere da un rapporto vizioso con il cibo, mentre sua madre si annulla in una malattia costruita con il cemento dell’incomunicabilità.

Non cercano una via di fuga nemmeno Zen e Yona, due vecchi ebrei che ogni sera, come in una macabra liturgia, mettono in scena gli orrori dell’olocausto quasi a esorcizzare un passato condannato a rimanere metastasi. Solo ascoltando la terra con uno stetoscopio Abele riesce a sentirne il silenzio perfetto e a trovare “il suo attimo migliore… in cui non esistono più balconi di pietra cadenti e stanze sigillate da teli scuri… in cui sente le viscere del pianeta generare suoni e forme fino a spogliare la realtà di qualsiasi colore o grandezza conosciuta mentre tutto si riduce a un soffio impercettibile di esistenza”.

Abele quella via di fuga la troverà, suo malgrado, “rompendo le sagome dei ricordi tristi”, cercando quel padre dissolto nei pensieri friabili “che girano sulla giostra della memoria”, interrompendo quel loop angoscioso e irrisolvibile generato dalla solitudine e dal dubbio. Quando il vento tornò a soffiare, insieme a esso tornarono i sogni.

Un romanzo complesso, dal linguaggio robusto e maturo che scava come una sonda negli sconfinati abissi dell’animo umano e che inchioda il lettore dalla prima all’ultima pagina.

 

QUANDO SARAI NEL VENTO
Gianfranco Di Fiore
66thand2nd, 508 pp., 18 euro

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