recensioni foglianti

A Parigi con Colette

Flaminia Marinaro

In realtà è un saggio, il romanzo breve di Angelo Molica Franco. Colette, un mito nazionale, raccontata attraverso il parlottio dei salotti della Parigi “comme il faut”, adagiata sui divani di Madame Arman in compagnia di Anatole France, Cocteau, Matisse o Picasso. Raccontata attraverso quei teatri reali o d’invenzione sui quali si esibiva nuda, abbandonandosi a plateali passioni saffiche per la sua Missy. E’ il 1907, Colette è già una celebrità, ha lasciato il suo villaggio della Borgogna e Sido, la madre con la quale mai interromperà quel legame fusionale talmente unico che le impedirà forse di diventare lei stessa madre come sua figlia Bel-Gazou avrebbe sperato. Da qualche anno ha sposato Willy, il rampollo della ricca famiglia Villars, elegante e sofisticata incarnazione della cultura bohemienne parigina. Colette inizia a pubblicare i suoi primi romanzi. Le vicende scandalose di Claudine riscuotono grande successo ma è Willy a firmarle come autore. Quando si incontrano, Colette è una giovanissima e acerba ragazzina decisa a fare il suo ingresso trionfale nel mondo che conta e diventare fulcro di quella nuova socialità pubblica già tratteggiata da Renoir nel suo “Bal au moulin de la Galette” foriero in qualche modo del Moulin Rouge che sta per aprire i battenti a Pigalle. Il suo comportamento languido e sensuale affascina chiunque la incontri e “coulant un regard” non riesce a sottrarsi a quella giostra viziosa della Parigi della Belle Epoque in cui “gli scandali del demi-monde tanto condannati da una certa stampa si gonfiano talmente da diventare subito di moda”. Ed è spesso lei a dettare moda, così libera, colta, trasgressiva, camaleontica, proprio come Parigi, sempre cangiante, “quella della sera che non è mai la stessa del mattino”, artefice di ogni possibile innovazione – vanità compresa. Anche di questa Colette ne farà un’opera d’arte. Dopo essere stata una delle più accreditate personalità della cultura francese, e poi giornalista, critica, inviata e naturalmente attrice, la straordinaria Colette mette in scena un’altra metamorfosi per trasformarsi in imprenditrice nel settore cosmetico. Aprirà i primi saloni di bellezza a Parigi proponendo prodotti da lei stessa creati e si improvviserà addirittura truccatrice, “gli impegni la occupano a tal punto da non trovare tempo per invecchiare” e a chi la incalzerà in maniera beffarda sul suo continuo rinnovarsi, ironicamente risponde: “All’età in cui gli altri smettono, io voglio ancora iniziare”. Capace di qualunque eccesso ma di una scrittura magnifica e perfetta, “senza mai un cedimento, mai una ridondanza, mai un luogo comune” come dirà Gide recensendo La vie parisienne. Morirà nel 1954 a 81 anni e, per la sua discussa reputazione, la chiesa cattolica le rifiuterà le esequie religiose, così sarà la Francia ad accordarle, prima donna nella storia, i funerali di stato. Quello stesso anno, Françoise Sagan vinse il Prix des Critiques con Bonjour tristesse e quando le verrà chiesto quale sogno abbia per il suo avvenire, rispose: “Una vita alla Colette”.

 

A PARIGI CON COLETTE
Angelo Molica Franco
Giulio Perrone Editore, 116 pp., 4,99 euro

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