Ecco perché Israele sta vincendo

A tre anni dal 7 ottobre, Douglas Murray passa in rassegna la lunga guerra: "Israele e i suoi alleati stanno vincendo sul campo, anche se hanno perso la guerra della propaganda nel mondo"

5 OTT 26
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"Il tentativo di dirottamento dell’aereo Flydubai in volo da Dubai a Tel Aviv riporta alla mente molti altri attacchi” ricorda Douglas Murray nella Free Press. “Il coraggio dell’equipaggio e dei passeggeri che hanno sopraffatto il pilota-terrorista evoca l’eroismo dei passeggeri americani del volo United 93. Il fatto che l’obiettivo fosse un aereo pieno di passeggeri israeliani richiama la serie di dirottamenti aerei che tormentò gli anni Settanta. Ma soprattutto, l’attacco – e il riuscito scongiuramento di quello che avrebbe potuto essere un evento terroristico di massa – è il richiamo a qualcosa di più grande: che Israele e l’occidente restano in guerra con i radicali islamici, e che è una guerra che stiamo vincendo. Ad alcune persone questa riflessione potrebbe sembrare controintuitiva. Ogni giorno le notizie sono piene di dichiarazioni di sconfitta. Il mondo online è pieno di proclami striduli secondo cui Israele ha perso questa guerra. Ma mentre ci avviciniamo al terzo anniversario degli attacchi del 7 ottobre, resto fermo su quanto ho scritto qui un anno fa: Israele e i suoi alleati stanno vincendo la guerra sul campo, anche se hanno perso la guerra della propaganda nel mondo. La guerra della propaganda conta. Ma conta meno della guerra in sé. Meglio vincere la guerra sul terreno e perdere quella della comunicazione che il contrario. A tre anni dall’attacco che Yahya Sinwar ha scatenato, vale la pena ribadire i successi della nazione che egli ha tentato di sconfiggere – e la totale devastazione di chi ha iniziato questa guerra.
Per decenni, il governo rivoluzionario iraniano ha tentato di accerchiare lo Stato di Israele in un anello di fuoco. I suoi proxy – Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e altre forze in Siria, Iraq e Yemen – erano disposti come una trappola. I razzi a lungo e corto raggio accumulati in particolare in Libano avevano uno scopo principale: fungere da deterrente se Israele avesse mai compiuto un’azione militare contro il programma nucleare iraniano. Quel programma nucleare doveva essere il gioiello della corona del regime iraniano. Era ciò che gli apologeti del regime in Occidente hanno passato anni a fingere che non fosse in funzione. Ma lo era. E i portavoce del regime in Occidente lo stavano semplicemente coprendo fino al giorno in cui gli iraniani avrebbero potuto dichiarare un breakout nucleare. Una volta che i mullah avessero avuto armi nucleari consegnabili, avrebbero creduto di essere invincibili – in grado, di fatto, di continuare a reprimere il popolo iraniano per un futuro indefinito e di tenere per la gola non solo il medio oriente, ma anche il resto del mondo. Era, di fatto, ciò che i loro portavoce nei media occidentali desideravano. Un solo grande errore di calcolo ha impedito loro di arrivarci: il lancio da parte di Sinwar degli attacchi del 7 ottobre.
Con il senno di poi di tre anni di guerra, possiamo ora vedere più chiaramente quanto sia stata completa la devastazione dei piani dell’Iran. Pezzo dopo pezzo, il governo di Benjamin Netanyahu ha smontato l’asse iraniano. Prima hanno smantellato Hamas a Gaza. Lo hanno fatto nonostante i costanti tentativi di farli fermare, che arrivavano non solo dagli ‘alleati’ di scarsa importanza in Europa, ma dalla Casa Bianca del presidente Joe Biden. Durante gli anni in cui le Forze di difesa israeliane (Idf) tentavano di portare a termine la loro missione a Gaza, l’Amministrazione Biden ha cercato costantemente di tirarle indietro. Ma il governo israeliano ha rifiutato. Anche mentre Kamala Harris dichiarava di aver ‘studiato le mappe’ e l’hashtag ‘All eyes on Rafah’ diventava globale online, le Idf sono entrate nell’ultimo baluardo di Hamas. Lì hanno accerchiato Sinwar e ucciso la mente degli attacchi. Non c’è stato alcun ‘massacro’ a Rafah, come il mondo online aveva predetto. C’è stata semplicemente un’altra vittoria israeliana.
Altri leader dell’asse iraniano sono stati uccisi uno dopo l’altro. Il leader di Hamas Ismail Haniyeh è stato ucciso da una bomba nascosta nel complesso in cui soggiornava a Teheran nel luglio 2024. Con Hamas smantellata, gli israeliani hanno rivolto l’attenzione a Hezbollah e al Libano. C’era un disaccordo significativo all’interno del gabinetto di guerra israeliano su quando affrontare Hezbollah, che si era unito alla guerra contro Israele l’8 ottobre 2023. Il ministro della Difesa Yoav Gallant voleva colpire subito, sulla base del fatto che Hezbollah era il nemico più grande e Hamas quello più piccolo, e che era più saggio seguire le regole della guerra che raccomandano di affrontare prima il nemico più forte. Ma Netanyahu era riluttante – anche se non contrario — a combattere su due fronti. Il piano del primo ministro ha funzionato. Un anno dopo gli attacchi del 7 ottobre, Israele aveva compiuto i brillanti attacchi con pager e walkie-talkie, uccidendo o mutilando migliaia di operativi di Hezbollah con minime vittime civili. Poi, mentre Netanyahu era a New York a parlare alle Nazioni Unite, Israele ha bombardato il complesso in cui si trovavano il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, e quasi tutti i suoi ultimi colleghi di vertice.
Dopo aver smontato a turno Hamas e Hezbollah, era il momento di portare la guerra direttamente al regime iraniano. Per questo Israele aveva bisogno dell’aiuto della nuova amministrazione a Washington – e lo ha ricevuto. L’aeronautica israeliana ha messo fuori uso la maggior parte delle difese missilistiche superficie-aria del regime iraniano. Ha lasciato i cieli sopra l’Iran indifesi e poi è tornata. Due anni dopo l’inizio della guerra scatenata da Sinwar, Israele aveva colpito migliaia di obiettivi del regime e aperto la strada ai bombardieri americani B-2 per attaccare i principali siti nucleari iraniani.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato una vittoria totale sul programma nucleare iraniano, ma una volta emerso che gli iraniani conservavano capacità e rifiutavano ancora di cooperare, americani e israeliani sono tornati. Questa volta – all’inizio di quest’anno – non solo hanno di nuovo preso di mira il programma nucleare iraniano, ma hanno anche ucciso la guida suprema. Al momento il regime iraniano è debole, i suoi leader sono restii a comparire in pubblico, la sua economia è in rovina grazie alle sanzioni del segretario al Tesoro Scott Bessent, e l’intero asse del terrore che l’Iran ha costruito dal 1979 è in ginocchio. Forse il colpo di grazia arriverà da fuori l’Iran, o forse da dentro. Ma il regime non è mai stato in una posizione più debole.
Sinwar era uno psicopatico, e quindi probabilmente avrebbe lanciato la sua guerra comunque. Ma per qualsiasi analisi, ciò che ha iniziato il 7 ottobre è stato uno dei più grandi errori militari della storia. Tutti quelli che gli stavano accanto e sopra di lui nella catena di comando sono ora morti. Né Hamas, né Hezbollah, né il regime iraniano hanno più un cappio pronto da stringere al collo di Israele. Tre anni fa, questo insieme di vittorie sarebbe sembrato impensabile. Oggi è la cronaca di un giorno qualunque. Che una parte consistente degli ostaggi israeliani che Hamas rivendicava il 7 ottobre sia stata alla fine restituita viva è un’ulteriore vittoria degna delle Scritture.
Una sola parte della guerra è stata persa, ed è la guerra per l’opinione pubblica – soprattutto tra i giovani. E’ al tempo stesso preoccupante e non sorprendente. Il regime legato al terrorismo in Qatar, tra gli altri, è stato straordinario nell’usare i suoi portavoce di Al Jazeera e altri canali di propaganda più coperti per influenzare l’opinione globale. Questi mezzi hanno iniziato a fare false affermazioni secondo cui Israele stava commettendo un ‘genocidio’ a Gaza già dall’ottobre 2023. Purtroppo, vaste parti del mondo hanno creduto a questa menzogna, e governi deboli come quello del Regno Unito hanno deciso di assecondare una parte della propria base politica interna ripetendola e alimentandola. Negli anni a venire, sarà un loro problema. Ma per il momento, ciò che è accaduto nei cieli sopra l’Arabia Saudita mercoledì mattina sta come metafora di tre anni di guerra. Gli israeliani hanno visto una minaccia esistenziale, hanno preso in mano la situazione e hanno deciso il proprio corso. Il resto dell’Occidente dovrà decidere se seguire il modello israeliano o lasciare che il proprio futuro sia dettato dal terrore e dal dirottamento dell’intera società”.
(Traduzione di Giulio Meotti)