Esteri
l'attacco in cielo •
Cosa è accaduto a bordo dell’aereo della Flydubai diretto verso Israele
L'allerta perenne israeliana, il copilota con il coltello, le lotte e lo schianto evitato. Dettagli e momenti sul volo di una rotta simbolo del nuovo medio oriente

Ininterrottamente, dal 2020, dal Terminal 3 dell’aeroporto di Dubai sono partiti i voli della Flydubai diretti verso l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Ininterrottamente vuol dire che neppure dopo il 7 ottobre, quando molte compagnie aeree cancellavano i voli diretti in Israele, una compagnia emiratina ha smesso di effettuare la tratta, senza interruzione alcuna, garantendo stabilità in un contesto malfermo. Mercoledì 30 settembre, un aereo della Flydubai ha rischiato di schiantarsi a terra, dopo che il copilota omanita ha accoltellato il comandante indiano ed è stato fermato dal personale di bordo e dai passeggeri che sono riusciti a fare irruzione nella cabina di pilotaggio. E’ accaduto che emiratini e israeliani si sono messi a lottare insieme contro il copilota armato di coltello e probabilmente pronto a far precipitare tutti, ancora non si sa contro quale obiettivo a terra. L’hanno immobilizzato fino a quando non sono atterrati nell’aeroporto più vicino, che si trovava in Arabia Saudita.
L’aereo era partito da Dubai alle 5.05 ora italiana (7.05 negli Emirati), i dati preliminari del volo mostravano “fluttuazioni estreme”, cali drastici e improvvise risalite a velocità insolita. Un paio di ore dopo è stato trasmesso il codice generico di emergenza, poi quello che segnala un’“interferenza illecita”, un possibile dirottamento. Ci vorrà del tempo prima che ogni singolo istante a bordo dell’aereo venga ricostruito, ma mentre i codici venivano trasmessi e cambiati, mentre l’aereo perdeva quota, a bordo era in atto una lotta per fermare un presunto attentato che aveva come obiettivo quello di far schiantare l’aereo con a bordo 174 passeggeri, molti dei quali israeliani, e 7 membri dell’equipaggio. Un attacco a Israele e agli Accordi di Abramo, quell’assetto nuovo immaginato per il medio oriente e che ha avuto inizio nel 2020 proprio con la normalizzazione dei rapporti fra Gerusalemme e Abu Dhabi e che alcuni non vogliono, contrastano, tentano di fermare. Nella lista degli antagonisti ci sono la Repubblica islamica dell’Iran e gruppi terroristici come Hamas, che il 7 ottobre del 2023, dopo aver massacrato e rapito israeliani nei kibbutz del sud del paese, disse che il suo pogrom era anche per fermare quelle relazioni rivoluzionarie che stavano cambiando la faccia della regione. L’aereo della Flydubai è poi atterrato in Arabia Saudita, nell’aeroporto di Tabuk: i passeggeri israeliani sono stati curati da personale sanitario saudita, poi riportati a casa, in Israele.
Durante l’attacco, sono stati i passeggeri israeliani a immobilizzare l’attentatore, una reazione che solo un popolo in allerta perenne può avere. Hanno girato video mentre erano a bordo, si vede il sangue sulle facce, sui vestiti, in cabina. Una volta atterrato all’aeroporto di Tabuk, l’attentatore è stato consegnato alle Forze dell’ordine e i primi a interrogarlo sono stati i sauditi. In un contesto del genere è molto difficile che non ci siano stati dei contatti diretti fra israeliani e sauditi – è Riad uno dei tasselli più importanti degli Accordi di Abramo, secondo molti il più prezioso, e, nei contatti che probabilmente ci sono stati, è venuto fuori che i rapporti sono più avanti di quanto i due paesi vogliano mostrare, come accaduto con il rifiuto da parte dei sauditi di fare entrare velivoli israeliani nel suo spazio aereo, come chiesto inizialmente da Gerusalemme, per permettere il rimpatrio dei passeggeri israeliani. Costruire il nuovo medio oriente rimane complesso, c’è una distanza ancora abissale fra i contatti nascosti e quello che è palese, come sarebbe stato l’ingresso dell’aviazione israeliana nello spazio aereo saudita. Il nascosto continua a essere lecito, sostenuto e proprio questo voleva fermare Hamas, anche questo livello di contatti non è accettato da Teheran.
Mancano tasselli, le dichiarazioni e le testimonianze sono uscite frammentate sulla stampa israeliana, ma l’immagine dell’aereo che vola in picchiata e il sangue addosso ai passeggeri mostra che Israele rimane l’obiettivo di attentati e sabotaggi. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, è stato il primo a parlare fra le istituzioni, dicendo che Israele stava trattando la vicenda come un attentato. Rimane la pista principale su cui indagano anche lo Shin Bet e il Mossad. A pochi giorni dalle commemorazioni per il 7 ottobre, in una guerra contro la Repubblica islamica dell’Iran che non si è mai chiusa, il medio oriente nuovo si sta costruendo, ma con estrema difficoltà. Ed è un processo rischioso.