Un foglio internazionale
Onfray: “La guerra iniziata l’11/9 è in corso”
“Julien Freund ha ragione, è il nemico che ci designa e definisce una postura vecchia come il mondo: collaborazione o sottomissione”, scrive il filosofo sul Journal du dimanche
28 SET 26
Ultimo aggiornamento: 09:09

Foto Lapresse
Come tutti, mi ricordo del posto in cui mi trovavo quando ho saputo dell’11 settembre per telefono. Ricordo il timbro della voce della persona che mi ha dato l’informazione; ricordo il colore del cielo ai piedi del castello di Guglielmo il Conquistatore, dove mi trovavo a Caen; ricordo il commento che aggiunse la mia amica: ‘E’ la guerra!”, scrive il filosofo Michel Onfray sul Journal du dimanche. “Era l’inizio della prima guerra di civiltà dell’epoca atomica. Ciò che si giocava in questa Terza guerra mondiale era un atto in più di quella vecchia guerra di religione che si conducono il giudeo-cristianesimo e l’islam dal VII secolo della nostra èra. Era la planetarizzazione di questa guerra senza fine, con per protagonisti i sostenitori della Bibbia di Bush e i partigiani del Corano di Bin Laden. In altre parole: le Crociate 2.0. Da parte mia, dopo il 2001, mi misi al lavoro per redigere il mio ‘Trattato di ateologia’; era una risposta, la mia risposta, a questa questione di civiltà. Era una posizione da esteta, se non da filosofo nel suo studio, che proponeva una replica di carta: l’ateismo contro le religioni. Non tolgo nulla a quel libro, ma gli mancavano dei complementi pratico-pratici. Precisiamo di passaggio che il (grande) filosofo politico Julien Freund ha ragione: se il nemico ci designa come suo nemico, non abbiamo la scelta di essere suoi amici, sarà, perché lo ha voluto, il nostro nemico – a meno di amare chi ci odia, il che definisce una postura vecchia come il mondo in politica e che si chiama: intelligenza con il nemico. Più brevemente detto: collaborazione o sottomissione. L’11 settembre taglia nel vivo della grande storia il dibattito intellettuale che opponeva allora Francis Fukuyama a Samuel Huntington.
“Julien Freund ha ragione, è il nemico che ci designa e definisce una postura vecchia come il mondo: collaborazione o sottomissione”
In ‘La fine della storia e l’ultimo uomo’, Fukuyama afferma che la caduta del Muro di Berlino nel 1989, seguita dal crollo dell’Impero sovietico nel 1991, segna la fine della storia e il trionfo planetario del liberalismo. La destra di sinistra e la sinistra di destra l’hanno adorato. Al contrario, in ‘Lo scontro delle civiltà’, Huntington afferma che la storia non è pacificata e realizzata, vecchia fantasia hegelo-marxista, ma sempre in corso sul principio non più della lotta di classe ma della lotta delle civiltà. Avevo allora con il mio editore di Saint-Germain-des-Prés conversazioni burrascose: lui difendeva la fine della storia, normale in quel quartiere di Parigi che preferisce le idee al reale; io, lo scontro delle civiltà, normale per un sovranista. Il tempo dell’edonismo che era allora il mio si raffreddava mentre il tempo della civilizzazione si riscaldava. Come direbbe l’altro, la casa della civilizzazione bruciava e io guardavo altrove. Nel secolo scorso avevo scritto un lungo testo sulla vita e la morte della civiltà occidentale. Aveva per titolo ‘L’Europa agli antichi parapetti’. A Saint-Germain-des-Prés mi avevano vivamente consigliato di dimenticare quel testo che, se fosse stato pubblicato, mi avrebbe valso l’inferno a Parigi – l’inferno, fu per più tardi. Ma preferisco l’inferno in buona compagnia al loro paradiso dove si rischia di ritrovare Epstein. In quest’ora commemorativa, eccomi occupato a redigere quattro volumi, ossia duemila pagine, per raccontare la storia filosofica dell’occidente, quello contro cui Bin Laden ha lanciato gli aerei sulle Torri Gemelle. Alle ultime notizie, questa guerra è ancora in corso”.