Un Foglio internazionale
Il riarmo non basta: gli eserciti europei sono diventi inutili. La versione di Luttwak
“Teniamo aperte basi sempre più vuote per preservare il posto di lavoro a custodi e giardinieri e alloggi per sottufficiali in pensione” scrive su Unherd l’economista e politologo
22 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 08:26

Foto LaPresse
Le forze armate britanniche hanno subito un lunghissimo declino” scrive su Unherd l’economista, politologo romeno naturalizzato americano Edward Luttwak, ben noto anche in Italia per le sue pubblicazioni e i suoi interventi televisivi. “Nel 1945, solo l’esercito contava tre milioni di uomini in armi, con milioni di altri in Marina, Aeronautica e varie forze coloniali. All’inizio di quest’anno, al contrario, la ‘forza addestrata’ complessiva di Royal Navy, RAF, Marines e Army ammontava a soli 126.440 uomini, un numero che è addirittura diminuito da quando Putin ha invaso l’Ucraina. Ma non è stata solo questa cifra bassissima a spiegare le drammatiche dimissioni di John Healey della settimana scorsa. Fino a tempi relativamente recenti, i ministri della Difesa britannici erano molto invidiati dai loro omologhi europei, perché potevano conservare quanta più capacità di combattimento reale possibile tagliando tutto il resto per destinare i fondi all’addestramento, agli esercizi realistici e alla manutenzione continua che questi richiedono. Il predecessore omonimo di Healey, Denis Healey, socialista focoso e decorato beachmaster ad Anzio, che fu ministro della Difesa laburista dal 1964 al 1970, lavorò a stretto contatto con i colleghi di gabinetto per tagliare le spese sull’acquisto di navi da guerra, aerei, basi e simili, concentrandosi invece su ciò che conta davvero: addestramento, munizioni e manutenzione.
Dal ridimensionamento post Guerra fredda in corso già nel 1991, quasi ogni ministero della Difesa europeo ha sprecato quote crescenti delle proprie spese militari sempre più ridotte per tenere aperte basi sempre più vuote, spesso solo per preservare il posto di lavoro a custodi civili e giardinieri, e alloggi per sottufficiali in pensione. L’esercito spagnolo è forse il campione in questo campo. Nonostante sia passato da 280 mila uomini nel 1990 a soli 75 mila oggi, ha conservato ogni comando di formazione, ogni quartier generale regionale e comando geografico, compreso quello per le Canarie, guidato da un generale dell’esercito a tre stelle e affiancato da omologhi di marina e aeronautica. Nel complesso, questi comandi assorbono una percentuale notevole del personale totale delle forze armate: tutto solo per mantenere le apparenze e posti di lavoro per generali e ammiragli. Né l’esercito spagnolo è unico in questo autosabotaggio; lo spreco di spesa per la difesa di Madrid, che forse riflette anche le preferenze politiche del suo governo pacifista, è solo una versione esagerata di politiche consapevolmente dissipative diffuse in tutta Europa. Per una coincidenza notevole, ad esempio, tutti i rami delle forze armate italiane – così come la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza e i Carabinieri presenti in ogni città – acquistano quasi tutte le loro pistole, fucili e mitragliatrici dalla Beretta, azienda privata. I francesi sono forse colpevoli ancora peggiori: tutti i loro aerei da combattimento sono destinati a provenire dalla Dassault Aviation, di proprietà privata, e nonostante le pressioni delle aziende britanniche, a loro non è permesso diventare monopoli (…)
Gli eserciti Nato continuano a mantenere un gran numero di generali la cui unica esperienza ‘sul campo’ è stata nell’Unifil, che non è riuscito a eseguire la sua missione – tenere Hezbollah lontano dal confine israeliano – nemmeno per un solo giorno. Eppure ciò non ha impedito la partecipazione di numerosi ufficiali Nato nel corso degli anni, compreso il tenente colonnello Thomas Karremans, comandante del battaglione olandese incaricato di proteggere migliaia di musulmani bosniaci radunati nella ‘zona sicura’ dichiarata dall’Onu a Srebrenica nel luglio 1995. Sappiamo tutti com’è andata a finire. Eppure, nonostante Karremans non abbia seguito gli ordini e difeso l’enclave, permettendo infine ai combattenti serbi di uccidere circa ottomila uomini e ragazzi, fu comunque promosso colonnello al suo ritorno nei Paesi Bassi.
Rispetto a tutto questo, il primo Healey aveva vita facile. La Camera dei Comuni era ancora piena di veterani di guerra, molti di loro talenti della classe operaia come lui, che erano entrati nell’esercito come soldati semplici ma erano rapidamente saliti di grado. Sapevano tutti cosa significasse la prontezza al combattimento e erano pronti a difenderla sia dall’industria che dal mondo del welfare sociale. Oggi 3,5 milioni di militari Nato attivi, dal Canada alla Turchia, fanno colazione, pranzo e cena in uniforme ogni giorno – quasi nessuno dei quali è pronto a combattere sul serio per qualsiasi motivo”.
Traduzione di Giulio Meotti