TERRAZZO
In fuga da Londra, tra alpi e santuari nordici
Da Humboldt Books ecco riapparire il classico Alpi e Santuari di Samuel Butler, in direzione opposta al Grand Tour tanto declamato da scrittori e artisti inglesi e del nord Europa
22 AGO 26

Figlio di un pastore anglicano, Samuel Butler (1835-1902) si discosta fin da subito dalle posizioni del padre: fervido oppositore del moralismo vittoriano, Butler diviene famoso con il suo romanzo satirico Erewhon in cui si pone sulla scia di Jonathan Swift. Ora da Humboldt Books ecco riapparire il classico Alpi e Santuari (con la traduzione inedita di Maria Luisa Agosti Castellani del 1946, lavoro avviato su stimolo di Franco Antonicelli). Il libro appare tuttavia, più che un pellegrinaggio tra luoghi sacri, una peregrinazione tra i monti che incorniciano Piemonte, Lombardia e Svizzera. Butler è più interessato ai margini, ai dettagli e agli aspetti laterali, sembra quasi aspettare l’inciampo giusto, la distrazione adatta a un racconto che lo allontani dalla postura da cultore del viaggio.
L’aspetto forse più curioso di tutto il libro è l’opposizione quasi esplicita al Grand Tour tanto declamato da scrittori e artisti inglesi e del nord Europa. Butler va in direzione opposta, evita i grandi centri e anche i luoghi considerati più caratteristici come il Monte di Varallo che pure avendolo già visitato in passato più volte cita nel testo. La sua ha l’apparenza di una guida indirizzata ai posteri in cui la distrazione domina la fuga, ma al tempo stesso la permette e la mette in movimento. Una fuga a Chiasso pre arbasiniana e direttamente dalla Londra vittoriana, moralista e omofoba. E ha pienamente ragione Matteo Terzaghi nella bella introduzione al volume quando indica nell’apparizione la caratteristica più vivida di un viaggio che resta leggerissimo tra appunti e schizzi, visioni improvvise e qualche riflessione sulla natura umana e la sua contraddittoria, ma evidente quanto sconsolante banale complessità. Dialogano con il testo di Butler le illustrazioni della mantovana Emi Ligabue, monocromi in blu copiativo che riprendono quei santuari alpini in fondo funzionali al titolo, ma non troppo indagati da Butler e dal suo inquieto e divertito girovagare. Tuttavia non va considerato Alpi e Santuari come un testo laterale, magari minimo. Tutt’altro e anzi, l’operazione della casa editrice di Giovanna Silva ripara a un vuoto grave riportando in Italia un testo fondativo di una visione letteraria che sarà nel Novecento quella dei narratori: da Walser a Bischel fino a quei narratori delle pianure di cui Gianni Celati sarà il miglior esempio e anche teorico (se così si può dire).
Il rifiuto di Butler non è per la società umana, ma per il suo mercantilismo così come il rifiuto per l’ortodossia cattolica non è dettato da una mancanza di spiritualismo, ma dal soffocamento indotto da un’istituzione autoritaria. Uno spirito che si rivela così in Butler nel gusto musicale per Händel e nella capacità di cogliere il tempo, senza ansie ulteriori: “La vacanza è il giardino dello spirito, troppa meticolosità in questi casi è un errore”, ben sapendo che: “Soltanto attraverso pulsazioni di bontà, di cattiveria e di tutte le altre virtù e manchevolezze cui siamo soggetti, si può continuare a vivere”. E Chiasso fu.