TERRAZZO
Aiuto, mi si allarga il museo. Contro il gran baccano bipartisan sulla Galleria Borghese
Dal Louvre alla National Gallery, i grandi musei del mondo si ampliano costantemente, e non solo per via dell’overtourism. Sarebbe perciò il caso di preoccuparsi meno dello sbigliettamento e di più dell’adeguatezza degli spazi espositivi
30 MAG 26

Foto Ansa
Impazza la polemica sul possibile ingrandimento della Galleria Borghese di Roma: ma i grandi musei del mondo si ampliano costantemente: e non solo per via dell’overtourism. Sono infatti visitati anche dagli abitanti della città in cui si trovano, perché in fondo sono infrastrutture culturali cioè di servizio, utili a ospitare corsi, convegni, approfondimenti e non solo visite. Sarebbe perciò il caso di preoccuparsi meno dello sbigliettamento e di più dell’adeguatezza degli spazi espositivi (ma anche di quelli di servizio). Perciò mentre la settimana scorsa Studios Architecture Paris e Selldorf Architects hanno vinto il piano di trasformazione Louvre Nouvelle Renaissance, mentre qualche settimana fa Kengo Kuma si aggiudicava l’ampliamento della National Gallery a Londra, la capitale d’Italia si interroga, come sempre. Il museo nazionale più visitato, gli Uffizi, non ha realizzato l’ingresso posteriore regolarmente vinto nel 1998 dopo un concorso internazionale da Arata Isozaki, passato nel frattempo a miglior vita, lasciando il problema aperto con grande soddisfazione di Vittorio Sgarbi che nel 2023 è riuscito a far cancellare definitivamente il progetto quando era sottosegretario.
Eppure qualche segnale d’inversione di tendenza sembrerebbe esserci: La GNAM di Roma negli anni ‘70 incaricò Luigi Cosenza per una nuova galleria, incompiuta per vari motivi, ora con un investimento di 15 milioni è stato incaricato Mario Botta per completarla, per il ministro Giuli “Il completamento dell’Ala Cosenza è un’operazione strategica per il futuro della GNAMC. Diventerà un polo culturale che riguarda un quadrante della città: dal Tridente del Flaminio al MAXXI.” Infatti anche il museo di via Guido Reni ha in cantiere il nuovo edificio per gli archivi del Grande MAXXI vinto dagli studi Lan e Scape. A Ferrara, nonostante il veto e le polemiche furibonde sollevate sempre da Sgarbi, il Palazzo dei Diamanti ha completato il suo nuovo allestimento dello studio romano Labics che anche grazie a una pensilina esterna ha riunito alle divise e lontane del palazzo ridando unità al complesso espositivo e nuovi spazi. Insomma i musei, specie quelli grandi, vanno continuamente riprogettati, liberando e recuperando vecchi spazi, rinnovando gli impianti e dunque spostandoli, creando nuovi contenitori per convegni, archivi, auditorium, ristorazione, bookshop che aiutano peraltro a sostenerli finanziariamente. Alla Triennale di Milano la presidenza Boeri lascia un ampliamento interno piuttosto sensibile con la riconquista di tutto il piano a quota giardino (parte del quale era occupata fino a tre anni fa dalla discoteca Old Fashion), e Palazzo Citterio ha finalmente arricchito Brera dopo ben 52 anni di progetti e polemiche stratificate a lasagna verticale. Tutto bene dunque? No, tutto è ancora migliorabile, ma di certo come ha rilevato Salvatore Merlo su questo giornale qualche giorno fa, c’è “l’Italia dei No che preferisce i bagarini per vedere Bernini”. Villa Borghese è in un parco comunale, il più grande affare dello Stato unitario italiano (il re ci mise persino soldi di tasca sua) dopo un decennio di trattative estenuanti, dal 1902 dunque è un museo statale.
Dal 2020 è diretto da Francesca Cappelletti, storica dell’arte dal cv adamantino, e la Proger, una delle più grandi società di progettazione italiane ha offerto di organizzare un concorso di idee per l’ampliamento. Apriti cielo, il destro Fabio Rampelli e il sinistro Tomaso Montanari uniti come un sol uomo contro la mercificazione e compagnia cantante dei comitati. Intanto Repubblica scrive che la galleria è sotto assedio dalle code dei turisti, i bagarini fanno affari e i ragazzi nell’attesa infinita giocano a pallone nel piazzale, Artribune pubblica foto del degrado in cui versa il parco intorno alla Galleria impreziosito peraltro dal rudere del Globe Theatre voluto da Gigi Proietti, nel frattempo abbandonato e semi-crollato. Insomma, sono belle e nobili le dichiarazioni di principio sui beni comuni, bisognerebbe però poi andarli a vedere da vicino con tutti i problemi che hanno quotidianamente.
