l'antidoto
Come “Fauda” risponde a “Naza”
Contro la fuffa e le menzogne del documentario proiettato a Venezia, bastano due episodi della serie tv

Foto ANSA
Un consiglio, un invito, una supplica: guardate su Netflix la nuova serie di “Faud“a”, in particolare il settimo e l’ottavo episodio, sconvolgenti, raccapriccianti, durissimi. E’ una medicina amara e triste, ma è l’antidoto simbolico potente per non farvi irretire dalle menzogne di “Naza”, osannato a Venezia. Dice: ma se nemmeno l’hai visto! Vero, ma ho letto i resoconti apologetici dei giornali che all’unanimità (devo crederci per forza, Mancuso saprà perdonarmi) sono costretti a riferire che i presunti testimoni delle mostruose nefandezze israeliane a Gaza non hanno un nome, un’identità, lo straccio di una prova, un minimo di base documentaria. Niente, fuffa, ufficio agit-prop, come si diceva una volta. Nessuno sa chi parla veramente. Credibilità zero. Denuncia basata sui fatti: zero. Accuratezza documentaria. Impatto emotivo su chi non sa niente e ama mostrificare Israele esibendo i gadget pro Pal sul red carpet: un milione. Non è un film, è una finta inchiesta (si fa per dire), roba che al confronto il “metodo Report” può sembrare il frutto dell’imperturbabile oggettività di (ex) stampo anglosassone. Ha scritto uno storico serio e rigoroso come Michele Sarfatti, l’esatto contrario di un seguace di Netanyahu: “Il processo di piazza nella migliore tradizione antidemocratica (mussoliniana, staliniana, fai tu). Accusatori: volto coperto. Illustrazione dell’accusa: montaggio di brani di dichiarazioni. Difensori: no. Parti terze: no. Magistrato giudicante: la piazza del processo. Verdetto (automatico): colpevolezza”. Grazie al professor Sarfatti per il suo coraggio. Che disvela una farsa tragica. E la standing ovation veneziana: un’altra farsa tragica.
Ma c’è un antidoto, un contravveleno: la nuova serie di “Fauda”, in particolare, reitero ossessivamente, il settimo e ottavo episodio. Oramai siamo nel fuoco di una guerra culturale durissima di una guerra di emozioni, una guerra di simboli, una guerra di immagini. Dice: ma produttori, sceneggiatori, registi e attori sono israeliani. Certo. Anche gli autori di “Naza” sono israeliani del tipo “ebrei buoni” (“lo dicono anche gli ebrei”). E dunque? Dicono: ma “Fauda” è fiction, non c’è nessun Doron in sangue e ossa (c’è Lior Raz che lo interpreta da sempre, fantastico). Vero, tecnicamente è fiction. Ma il settimo e l’ottavo episodio sono fedelmente ricalcati sulle immagini spaventose del 7 ottobre riprese dai predoni di Hamas per vantarsi della strage di ebrei e incutere il massimo del terrore nelle viscere dei sionisti bestializzati. Immagini che Israele ha commesso il madornale errore di non trasmetterle nei media di tutto il mondo. Scene di orrore indicibile, di sadismo feroce, tutto rigorosamente documentato e riprodotto nella nuova serie di Fauda. Si vedono le immagini (documentate) dei giovani israeliani- ebrei, ma anche arabo-israeliani- sterminati mentre scappavano dagli assassini di Hamas. Si vedono le immagini (documentate, solo una militante pro Hamas come Francesca Albanese può essere negazionista) dei bambini uccisi a sangue freddo, una mitragliata in testa e via con la prossima vittima: non una guerra, una carneficina apocalittica. Si vedono le immagini (documentate, solo le finte femministe filo-islamiste di “Non una di meno” possono essere negazioniste) delle donne ebree, ma anche arabo-israeliane, stuprate e talvolta stuprate in gruppo dagli energumeni inebriati dallo stupro etnico. Si vedono le immagini (documentate) dei kibbutz incendiati e ridotti in cenere, con le famiglie degli ebrei arse vive anche se rinchiuse nelle stanze bunker con la speranza di salvarsi dalla furia sterminatrice dei combattenti invasati del jihad. Si vedono le immagini (documentate) dei ragazzi, e dei neonati, rapiti e trascinati via come ostaggi nelle grotte di Gaza, 400 chilometri di cunicoli e gallerie costruite mentre i complici dell’Unrwa (vergogna indelebile dell’Onu persecutrice di Israele) facevano finta di niente per ingraziarsi i padroni di Hamas.
Guardate “Fauda”. Guardate queste immagini terribili, non è un richiamo pubblicitario. Certo, è un’eccellente fiction, con intrecci formidabili, colpi di scena, emozioni fortissime, attori straordinari lungo tutti gli undici episodi di questa nuova serie. Ma è anche un eccellente documento, un’arma potentissima nella guerra culturale e simbolica contro la menzogna dei nuovi dottor Goebbels. Guardatela. E reitero sino allo sfinimento: fotogramma dopo fotogramma, soprattutto gli episodi sette e otto.