CATTIVI SCIENZIATI
Cosa non torna nelle spiegazioni della Rai sulla soppressione del canale Rai Scuola
L'azienda considera superata la presenza lineare della scuola e meritevole quella del racconto del territorio. Può essere una scelta editoriale o una decisione ritenuta conveniente in termini di pubblico, ma nessuna di queste eventualità coincide con la spiegazione offerta nel comunicato ufficiale
26 AGO 26

Foto ANSA
La Rai ha risposto alle critiche sulla soppressione del canale Rai Scuola con un comunicato intitolato "Rai Scuola evolve: più digitale, più accessibile, più vicina agli studenti". Il problema comincia già dal verbo. Secondo la Rai, "non è prevista alcuna cancellazione dell'offerta editoriale di Rai Scuola" e dunque "Rai Scuola non chiude: evolve". È vero se per Rai Scuola si intende il marchio, il patrimonio di programmi e la futura produzione educativa; il canale televisivo Rai Scuola, quello che oggi occupa il numero 57, chiude eccome. A giugno era stata la stessa Rai a parlare, con maggiore precisione, di "superamento del modello lineare di Rai Scuola".
Nessuno aveva sostenuto che la Rai intendesse cancellare dagli archivi i programmi educativi o smettere per sempre di produrne. La questione era un'altra: perché sopprimere il canale televisivo che li trasmette? Rispondere che i contenuti continueranno a esistere significa cambiare l'oggetto della domanda.
La giustificazione principale è che Rai Scuola debba diventare "più digitale" e portare i contenuti "laddove sono gli studenti", rendendoli disponibili quando servono attraverso televisori connessi, computer, tablet e smartphone. L'argomento avrebbe un senso se Rai Scuola dovesse finalmente approdare su internet. Peccato che ci sia già. Oggi Rai Scuola è disponibile in diretta su RaiPlay, accanto agli altri canali Rai, mentre i suoi programmi sono già disponibili on demand; RaiPlay Learning, a sua volta, esiste da anni.
Quello annunciato dalla Rai non è dunque il passaggio di Rai Scuola dal lineare al digitale. Il digitale esiste già e verrà potenziato; ciò che scompare è il canale lineare. Oggi Rai Scuola dispone contemporaneamente del canale lineare sul digitale terrestre e dell'accesso attraverso RaiPlay e il web; dal primo ottobre verrà meno il primo, mentre l'offerta internet verrà riorganizzata e potenziata. Chiamare questa sottrazione "evoluzione delle modalità di distribuzione e fruizione" non la rende un'aggiunta.
È altrettanto singolare spiegare che "i contenuti educativi devono essere disponibili quando servono agli studenti, non soltanto quando vengono trasmessi". Certamente, ed è precisamente la ragione per cui esiste già l'on demand. Nessuno propone di sostituirlo con il palinsesto televisivo. Le due forme di distribuzione sono complementari: una permette di cercare una lezione quando occorre, l'altra raggiunge anche chi non è entrato in RaiPlay con l'intenzione preventiva di cercarla. Il vantaggio della prima giustifica il suo potenziamento; non fornisce alcuna ragione per eliminare la seconda.
Anche il "più accessibile" del titolo è un'affermazione, non un risultato dimostrato. Per alcuni utenti il nuovo servizio potrà certamente diventare migliore e più facile da usare; per gli spettatori che oggi raggiungono Rai Scuola attraverso il televisore, una possibilità di accesso viene semplicemente eliminata. Per sapere se alla fine saranno raggiunte più persone bisognerebbe confrontare il pubblico guadagnato grazie al potenziamento digitale con quello perduto abbandonando il canale lineare. La Rai non presenta questo confronto.
Dovrebbe conoscerne bene l'importanza. Nel proprio bilancio 2024 la Rai osserva che, dopo il passaggio al DVB-T2 e la conseguente redistribuzione dei canali sui multiplex, per quelli direttamente coinvolti (Rai Scuola, Rai Storia e Rai Radio2 Visual) la flessione dei contatti netti Auditel sfiorò il 50 per cento. I programmi continuavano a esserci; una parte enorme del pubblico, cambiando le condizioni di accesso, non li raggiungeva più. È la dimostrazione fornita dalla stessa azienda che disponibilità di un contenuto e capacità di raggiungere il pubblico non sono la stessa cosa.
Il comunicato prova poi a usare gli ascolti contro il canale, ricordando lo 0,14 per cento di share del 2024, lo 0,13 del 2025 e la flessione dei primi mesi del 2026, per concludere che questi dati mostrerebbero "i limiti della televisione lineare come strumento per raggiungere in modo ampio e sistematico il pubblico scolastico". Qui il problema non è più soltanto la presentazione: è il ragionamento. Uno share calcolato sull'intera platea televisiva dice quale frazione di quella platea sta guardando Rai Scuola; non misura la capacità di raggiungere il "pubblico scolastico". Per affermare quest'ultima cosa servirebbero dati sulla penetrazione fra studenti e insegnanti e un confronto con quella ottenuta attraverso RaiPlay. Il comunicato non li fornisce.
Lascia inoltre fuori un fatto essenziale per interpretare quei numeri: lo 0,13-0,14 per cento del 2023-2025 rappresenta uno dei livelli più alti raggiunti da Rai Scuola nella sua storia recente. Il canale viene dunque soppresso dopo un triennio nel quale aveva consolidato ascolti molto superiori a quelli degli anni precedenti. Nel 2026 c'è una flessione e va registrata; non basta però a trasformare retroattivamente la crescita precedente in una dimostrazione del fallimento del lineare.
E quello 0,14 per cento non corrisponde a un pubblico inesistente: nel febbraio 2024, per esempio, allo 0,14 per cento di share corrispondevano 13.322 spettatori medi, cioè presenti mediamente in ogni minuto della giornata. I contatti netti giornalieri sono necessariamente una grandezza superiore, nell’ordine delle centinaia di migliaia, ma la Rai nel comunicato non li fornisce. Non è un'audience da rete generalista e nessuno potrebbe sostenerlo; è il pubblico di un canale educational altamente specializzato, un pubblico che è un bene da preservare con cura invece di disperdere. Prima di dichiarare che quel pubblico viene raggiunto meglio altrove sarebbe utile mostrare i dati che lo dimostrano.
Resta infine il passaggio che rende particolarmente fragile tutta la giustificazione fondata sul "superamento del modello lineare". Dal primo ottobre il numero 57 non verrà spento. Verrà occupato da un nuovo canale lineare, dedicato al territorio italiano. La Rai lo presenta come un'offerta costruita intorno a paesaggi, borghi, tradizioni, Made in Italy, enogastronomia, turismo, folklore e manifestazioni nazionali; partirà inoltre con una "offerta di ribattuta", alla quale dal trimestre successivo dovrebbero aggiungersi rimontaggi, nuove produzioni e dirette.
Questo fatto chiude la questione tecnologica. La Rai non considera superato il modello del canale tematico lineare, perché ne inaugura uno nuovo nello stesso giorno in cui sopprime Rai Scuola. Considera superata la presenza lineare della scuola e considera invece meritevole di una presenza lineare il racconto del territorio.
Può essere una scelta editoriale. Può dipendere dalla capacità disponibile sui multiplex e quindi dalla necessità di scegliere a quale offerta assegnarla. Può persino essere una scelta che la Rai ritiene conveniente in termini di pubblico. Nessuna di queste eventualità coincide però con la spiegazione offerta nel comunicato. Se esiste spazio per un solo canale e la Rai decide di darlo a Italiana, la questione riguarda la priorità attribuita a due diverse funzioni del servizio pubblico.
Per questo risulta particolarmente infelice il riferimento finale ai "distratti osservatori", ai quali sarebbe sfuggita una logica "talmente" evidente. A un osservatore distratto può effettivamente sembrare che un vecchio canale televisivo venga finalmente trasformato in una moderna piattaforma digitale. Basta controllare ciò che offre già oggi la Rai per scoprire che la piattaforma digitale esiste, che Rai Scuola è già disponibile su RaiPlay e che il lineare che sarebbe diventato inadatto alla scuola viene contemporaneamente considerato adattissimo a un nuovo canale sui territori.
La domanda rimane quindi esattamente quella di prima. Se il nuovo RaiPlay Scuola e Learning migliorerà l'offerta educativa, perché per migliorarlo bisogna rinunciare anche al pubblico che Rai Scuola raggiunge oggi sul digitale terrestre? E se gli ascolti dimostrano davvero i "limiti della televisione lineare", perché quella stessa televisione lineare viene immediatamente affidata a Italiana?
Il comunicato spiega perché la Rai voglia investire nel digitale educativo, scelta sulla quale è difficile avere obiezioni, un’idea peraltro espressa da tempo; ma questo non spiega perché per farlo debba spegnere Rai Scuola sul 57.
Scrivere pietosi comunicati che si arrampicano sugli specchi attraverso piccate risposte neppure serve a nulla.
