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Le doti paranormali di Tarro, il virologo allievo di Nostradamus

Il medico, sedicente “candidato al Nobel” e presentato in tv come esperto di Covid, ha pubblicato su riviste predatorie che retrodatano a ottobre 2019 i suoi articoli fake sul “coronavirus di Wuhan”: tre mesi prima che sia accaduto

25 Aprile 2020 alle 20:11

Le doti paranormali di Tarro, il virologo allievo di Nostradamus

Adesso davvero merita il premio Nobel. Perché è il primo ricercatore nella storia dell’umanità a scrivere un articolo scientifico su un evento prima che sia accaduto. Più che uno scienziato è un veggente. Altro che allievo di Sabin, è l’allievo di Nostradamus. Parliamo di Giulio Tarro, il medico presentato da tanti media come “virologo di fama internazionale” e invitato da Massimo Giletti a “Non è l’arena” a parlare in qualità di “candidato al premio Nobel”. Queste due qualifiche autoattribuite sono state già smentite dalla Società italiana di immunologia (Siica), perché Tarro più che famoso è famigerato. Secondo la società scientifica che riunisce circa 700 scienziati, è “uno scienziato di modestissima caratura, autoproclamatosi candidato al premio Nobel per scoperte ignote alla comunità scientifica, falso esperto che ha infilato nella trasmissione ‘Non è l’arena’ una serie di opinioni personali fra sciacallaggio e becero ottimismo”. Naturalmente l’asserita plurima “candidatura al Nobel” è falsa, perché è risaputo che le candidature vengono rese note dall’Accademia svedese solo 50 anni dopo l’anno di premiazione e, in ogni caso, per entrare in quella lista bisogna aver scoperto o inventato qualcosa.

  

Tarro finora non ha inventato nulla di rilevante. Ma ora potrebbe ambire a quel premio perché è stato capace di scoprire il futuro. Il virologo napoletano, idolo del popolo no vax e di chi si oppone al “mainstream”, ha infatti pubblicato uno pseudo articolo scientifico dal titolo “The new coronavirus from the chinese city of Wuhan” (Il nuovo coronavirus dalla città cinese di Wuhan), su una sconosciuta rivista “predatoria” – di quelle cioè che all’apparenza sembrano una vera rivista scientifica ma in realtà non fanno alcun controllo o revisione sulle pubblicazioni – che si chiama “International Journal of Recent Scientific Research”. L’articolo, di una paginetta, non dice nulla di importante, riferisce di questa nuova polmonite in Cina, nella città di Wuhan, causata da un nuovo coronavirus. Data la rivista e il contenuto dell’articolo siamo già fuori dall’ambito scientifico, ma fin qui è tutto abbastanza normale. È guardando alcuni dettagli, ad esempio alla “article history”, che invece si entra nel paranormale. La rivista infatti scrive di aver ricevuto l’articolo di Tarro il “14 ottobre 2019”, di aver poi ricevuto una revisione il “29 novembre 2019”, di averlo accettato il “5 dicembre 2019” e infine di averlo pubblicato il “28 gennaio 2020”.

 

  

I più attenti avranno notato che c’è un problema di date: infatti il virus responsabile della pandemia è stato identificato nei primi giorni di gennaio 2020 e il suo genoma pubblicato pochi giorni dopo, il 10 gennaio. Ma al chiaroveggente Tarro, quindi, era già tutto noto a ottobre! E lo sapeva nei dettagli: “Un focolaio di polmonite nella città cinese di Wuhan è stato segnalato all'OMS l’ultimo giorno dell'anno 2019 – scriveva a ottobre 2019 il prof. Tarro –. Un nuovo coronavirus (2019-nCoV) è stato identificato una settimana dopo. L’OMS ha stabilito una guida per tutti i paesi per prepararsi alla nuova infezione virale”. Non è la sola incongruenza ridicola che compare nell’articolo. Ad esempio, nel testo Tarro riporta il numero degli infetti (“20 mila casi con 425 decessi”) del “4 febbraio 2020”, ovvero una settimana dopo la pubblicazione del suo articolo, avvenuta il 28 gennaio. Non basta. Il prof. Tarro, nell’affiliazione, si presenta come “Chairman of the committee on Biotechnologies and VirusSphere, WABT – UNESCO, Paris France”. Ma all’Unesco non conoscono l’esistenza né di questo comitato né di Tarro.

 

Non è per caso che Tarro preveda il futuro del mondo e della scienza. Più recentemente ne ha dato un’ulteriore dimostrazione. Sempre sulla stessa rivista predatoria, nel numero di marzo, ha pubblicato un altro “fake articolo scientifico”, sempre sul coronavirus, dal titolo: “Pathogenesis of Covid-19 and the body’s responses” (Patogenesi di Covid-19 e risposte del corpo). Anche in queste due paginette non c’è nulla di scientificamente significativo, a parte le date. Ancora una volta il prof. Tarro dimostra le sue doti paranormali: sottomissione dell’articolo “6 dicembre 2019”, sottomissione in forma revisionata “15 gennaio 2020”, accettazione “12 febbraio 2020” e pubblicazione “28 marzo 2020”. Il  virologo napoletano è stato per la seconda volta capace di scrivere del coronavirus e della malattia Covid-19, con tanto di dati sulla letalità, a dicembre, cioè un mese prima che il mondo ne fosse a conoscenza. E il mago Tarro è talmente preveggente da riuscire a mettere nelle note un sacco di dati e articoli scientifici di marzo 2020, ovvero apparsi sulla faccia della Terra tre mesi dopo aver scritto l'articolo.

Ora non ci sono più dubbi: bisogna dare immediatamente un Nobel per la chiaroveggenza a Tarro. E un Pulitzer ai giornalisti che gli danno credito.

 

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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  • Alessandro2

    Alessandro2

    27 Aprile 2020 - 11:09

    Quanto livore, quanto debunking e fact checking per un singolo scienziato (perché Tarro lo è, o vogliamo negare anche questo?) che canta fuori dal coro. Lo stesso coro che a gennaio ci garantiva che da noi non sarebbe successo niente.. "e poi, mica è facile contagiarsi..." Un po' di vergogna, suvvia.

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  • albertoxmura

    25 Aprile 2020 - 23:53

    Credo che all'età di 82 anni si abbia il diritto di non pubblicare nulla, anche si è stati insigniti per davvero del premio Nobel. Mi sembra chiaro che le vicende recenti di Tarro appartengano all'ambito della patologia psichiatrica senile anziché a quello dell'arrivismo "cialtrone" di chi vuol fare carriera ricorrendo a mezzi truffaldini. Non conosco l'attività scientifica del giovane Tarro, Trovo strano che un uomo di indiscusso prestigio e valore come Albert Sabin abbia accolto e coltivato una persona così come è descritta nell'articolo. Credo che l'inferenza dal comportamento odierno di Tarro a tutto il suo passato scientifico, ivi incluso quello in cui firmava articoli con Sabin, debba essere accuratamente provata prima di essere asserita con prove che riguardano il presente. Quanto alla nota della SIICA, va detto che nessuna società scientifica seria si permette, non avendone competenza, di emettere giudizi diffamatori sulla "caratura" scientifica dei singoli scienziati.

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