I campioni culturali della destra esistono. Nomi per la Rai

Giuliano Ferrara

I campioni culturali della destra esistono, non si capisce perché quel grossolano buontempone del Truce, seguito da Giggino, abbia tirato fuori dal cilindro, per adesso e con forzature di ogni genere, personalità che hanno trafficato con l’imbroglio politico, tecnicamente due imbroglioni a cui su Twitter, organo rivelatore quanto mai altri, è scappata con regolare continuità la mano sbagliata. Marcello Veneziani, per esempio, è un saggista di cui sono apprezzati gli sforzi di vedere il mondo storico in una luce particolare, affetta direi da novecentismo acuto, ma che non è un imbroglio pacchiano, e sono apprezzati anche fuori delle conventicole dei duri e puri, ammiratori degli strongman di Mosca o di Washington. Sarebbe un buon presidente della Rai, di rottura e di dialogo quanto basta. Essere putiniani o trumpiani è legittimo, certo, vorrei vedere, ma cinguettare come ha fatto Foa sulle feste sataniche di Hillary Clinton e John Podesta è un’altra cosa. Vorrei Salvini a casa al più presto, e certamente resterò deluso, ma non gli darei mai del pedofilo, come invece ha fatto Marcello Foa a proposito dei satanisti democratici d’America.

Ma c’è un paio di nostre vecchie conoscenze e, al di là delle rispettive identità politiche o ideologiche, amiche: Pietrangelo Buttafuoco, per esempio, o Alessandro Giuli. Buttafuoco sa leggere e scrivere da padreterno, riscuote odio e dileggio a sinistra, talvolta, ma è accettato e trattato come merita, cioè bene, da un establishment culturale che non si sta a preoccupare del suo fedele e paradossale fascismo o islamismo: basta poi pensare al suo lungo e fervoroso sodalizio con il giornalista comunista e fogliante sentimentale, Stefano Di Michele, morto giovane nel 2016, e alle loro opere di stampa e televisive in comune, per capire che Buttafuoco è un poliedro, uno sfaccettato, oltre che uno sfacciato del cattiverio. Intelligente e di destra non è un ossimoro. Giuli vale molto, è un erudito e un uomo di mondo, è stato con noi al lavoro in posti di responsabilità per anni, e la sua militanza editoriale testimonia che ha la vista lunga, un gusto antimoderno interessante, ma anche una rara capacità di ascolto e di immedesimazione nelle ragioni degli altri, ed è giovane.

 

Ostracizzare no, valutare sì

Sul crinale della mediazione con un ceto giornalistico molto più che decente (Foa è un giornalista ma “molto più che decente” è definizione che sarebbe per lui un azzardo), e rappresentativo di un’Italia non pregiudizialmente ostile, come me, ai contrattisti di governo, anzi, in qualche caso anche fervorosamente incline a credere in santa Virginia Raggi e altri idoli del momento, ci sarebbero un Pierluigi Battista o un Antonio Padellaro o una Sofia Ventura. Il loro lignaggio politico e culturale arricchirebbe una maggioranza nazional-campano-padana piuttosto robusta ma a suo modo isolata in certe evidenti anomalie, è ovvio. Invece no, i rudi tori del governo del cambiamento neanche per un minuto hanno pensato al tentativo di contemperare il plebiscito di ogni giorno, cioè il mito ottocentesco della nazione che si emancipa dai suoi ceppi, con un’apertura all’imprevedibile sicuro, a gente appena di là dal perimetro della bassa forza operativa, dei fan del vestitino gialloverde, i più smaccati e burleschi militanti del peggio. Ho già scritto che non si possono ostracizzare i putiniani o i trumpiani, sarebbe arrogante, ma mettere alla testa della Rai gente che alla categoria appartiene con eccessiva disinvoltura e sprezzo del pericolo culturale è un altro paio di maniche.

 

Questi per adesso, e la cosa è destinata a durare, tagliano teste di parassiti, così dicono, e al loro posto ci mettono quelle che considerano le loro teste, sono giacobini della mutua. Bè, si rassegnino se qualcuno le considera teste vuote. O piene di pregiudizio. Di pregiudizi ne abbiamo tutti ed è anche vero che i tweet sono tutti eguali, ma alcuni sono più eguali degli altri, come diceva Orwell.

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