Fatta la legge, trovato il “no data center”. Risponde Sertori

La Lombardia vuole attrarre le strutture, ma assicurandosi che ogni progetto sia sostenibile e compatibile con l'ambiente circostante. Parla l'autore della prima legge italiana in materia

19 SET 26
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Foto ANSA

Non è una marcia trionfale lungo le valli lombarde, quella dei nuovi data center, cuore pulsante dell’Ai e dello sviluppo prossimo venturo. Vuoi a causa del fantasma di HAL 9000 (il computer disubbidiente di 2001 Odissea nello spazio), agitato dai creatori stessi dell’Ai che, involontariamente, sta dando ossigeno ai comitati “no data center”; vuoi per la consolidata filosofia degli amministratori locali: depuratori, inceneritori, data center? Sì, ma nel giardino del vicino, mai a casa mia. Sta di fatto che Massimo Sertori, assessore regionale agli Enti locali, Risorse energetiche, Risorsa idrica, autore della legge, equilibrata e apprezzata, la prima in Italia, che disciplina la costruzione dei data center, si è ritrovato a Travagliato, comune del bresciano governato da Renato Pasinetti, sindaco leghista, ad affrontare un primo ostacolo. “Nel corso dell’iter sono emerse criticità e carenze documentali che non hanno consentito di completare positivamente la valutazione del progetto. Il Comune ha espresso parere negativo, evidenziando la necessità di disporre di elementi adeguati per valutare compiutamente gli impatti ambientali, energetici, infrastrutturali e territoriali dell’intervento. Successivamente, il proponente non ha dato seguito al procedimento nei termini previsti e ha ritirato la pratica relativa al piano attuativo. La Lombardia vuole attrarre data center, ma vuole farlo assicurando che ogni insediamento sia sostenibile e compatibile con il contesto nel quale viene realizzato. Comprendiamo le preoccupazioni dei territori, ma riteniamo che il confronto debba basarsi su dati oggettivi e non su pregiudizi”. 
Ma come è stata accolta dagli operatori la legge regionale sui data center? “La legge richiede agli operatori uno sforzo progettuale concreto verso una maggiore efficienza e sostenibilità degli insediamenti”, dice Sertori: “Penso, ad esempio, al recupero e all’utilizzo del calore di scarto, alla produzione e all’autoconsumo di energia in sito e alla tutela delle risorse idriche: per accedere ai vantaggi previsti dalla normativa regionale non è sufficiente una dichiarazione di intenti, ma occorre dimostrare concretamente, già all’atto della presentazione dell’istanza, il perseguimento delle priorità individuate dalla Regione. Sono scelte che possono richiedere investimenti iniziali maggiori e che non sempre rappresentano, nell’immediato, la soluzione economicamente più conveniente per l’operatore, ma che ci consentono di orientare e attrarre investimenti sostenibili, efficienti e capaci di generare valore per il territorio, senza tuttavia favorire iniziative speculative che non producano alcun valore aggiunto per le comunità locali. Nonostante questo maggiore impegno richiesto, gli operatori hanno apprezzato lo sforzo compiuto dalla Regione per dare certezza a un settore nuovo e in rapidissima crescita, definendo un quadro regolatorio e procedurale chiaro”, conclude Sertori.