Il legame tra ruspe e AI
Prima di essere un totem politico, i data center sono affari immobiliari
La corsa all’AI fa volare non solo Nvidia ma anche Caterpillar, camionisti, imprese edili e logistica. Dietro ChatGPT ci sono ruspe, cavi, acqua ed energia: così l’oro digitale ha bisogno di infrastrutture molto concrete
10 SET 26

“Durante una corsa all’oro, vendi pale e picconi”: è una vecchia battuta attribuita a Mark Twain che si diffuse durante la corsa all’oro californiana della seconda metà dell’Ottocento, quando le promesse di ricchezza facile attirarono migliaia di aspiranti e improvvisati cercatori d’oro. Pochissimi di loro ci riuscirono davvero, ad arricchirsi; tutti, in compenso, comprarono il necessario per provarci. E quindi, pale e picconi.
L’idea che ogni bolla speculativa nasconda un’opportunità di crescita per i settori meno appariscenti trova conferma anche oggi, nella corsa all’intelligenza artificiale. Al centro di tutto, ovviamente, ci sono prodotti avanzatissimi come le Gpu di Nvidia, le unità di elaborazione grafica nate per migliorare la grafica nei videogiochi e finite per essere impiegate come componenti fondamentali nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale.
E poi ci sono i data center, i grandi centri di elaborazione dati che ospitano la potenza di calcolo necessaria al funzionamento di ChatGPT, Claude e gli altri. Sono strutture enormi, costose e sempre più controverse, per via del loro consumo di acqua e di energia elettrica, tanto da aver creato negli Stati Uniti un fronte quasi bipartisan contro la loro costruzione. Prima ancora di essere un totem politico, però, i data center sono affari immobiliari: edifici di grandi dimensioni che vanno progettati e costruiti (e cablati, ovviamente), facendo la fortuna di una serie di settori che normalmente non associamo ai chip di ultima generazione di Nvidia. Edilizia, trasporti, movimentazione delle merci: le pale e i picconi delle intelligenze artificiali sono quasi per davvero delle pale e dei picconi.
Basti pensare che uno dei titoli azionari associati alle intelligenze artificiali non ha nulla a che fare con l’informatica: si tratta di quello di Caterpillar, l’azienda di produzione di macchinari da costruzione e per l’estrazione mineraria più grande al mondo, che in quanto tale sta beneficiando molto della costruzione dei data center. Nel corso dell’ultimo anno, il titolo in borsa dell’azienda è cresciuto di circa il 90 per cento, nonostante un forte calo rispetto ai massimi di luglio, quando toccò i mille dollari ad azione (oggi è attorno agli 810). A causare il calo sarebbe proprio la crescente avversione nei confronti dei data center, che rischia di ostacolare la costruzione di questi edifici, con grave danno per Caterpillar.
Non si tratta di una novità, sia chiaro. Da tempo gli economisti misurano la vivacità dell’economia globale anche sulla base degli ordini ricevuti da aziende come Caterpillar: più si costruisce, del resto, più il pil tende ad aumentare. Tuttavia, il legame tra ruspe e intelligenza artificiale è un fatto nuovo, a conferma di come un servizio software come ChatGPT abbia un’impronta sempre più concreta e fisica.
L’opposizione ai data center si basa anche su questo, ovviamente. Non basta che i grandi capi del settore dell’AI promettano sistemi sempre più potenti e in grado di sostituirsi al lavoro di milioni di persone; per farlo, hanno bisogno anche di spazio, acqua ed energia elettrica.
A gioire sono in compenso i camionisti e, in generale, chi si occupa di logistica. Due terzi dei data center in corso di costruzione negli Stati Uniti, infatti, si trovano in aree rurali, dove vanno spostati materiali di costruzione e dove si stanno creando nuove opportunità di lavoro per regioni altrimenti depresse. Secondo Janelle Griffith, esperta di logistica intervistata dalla Cnbc, “i data center non sono la fine della catena di approvvigionamento, ma il suo centro”, e avrebbero effetti benefici su molte categorie professionali, tra cui i citati camionisti e i magazzinieri soprattutto. Non tutti però concordano.
C’è chi ricorda come la richiesta di movimenti e trasporti, in questo settore, non duri per sempre: una volta che il data center è stato costruito e cablato, non ha più bisogno di altro, a differenza di un magazzino o di un centro di distribuzione, che continua a comunicare con il resto della rete della logistica. Le aree rurali rischiano quindi di tornare alla situazione precedente, con la sola aggiunta di un grande centro di elaborazione dati dietro casa.
Ma questi sono problemi potenziali e futuri. A oggi, la richiesta di trasporti rimane altissima, anche perché una volta finito un data center ce n’è un altro su cui lavorare. Il business delle pale e dei picconi va sempre alla grande, finché c’è chi è convinto di poter trovare dell’oro.