Come nello spazio, anche sull’AI l’Europa è in grado di difendersi

Se le aziende europee faticano a stare al passo con Cina e Stati Uniti, possono però contare su una buona capacità di cooperazione anche a livello statale. Un esempio da seguire? Il settore spaziale

Immagine di Come nello spazio, anche sull’AI l’Europa è in grado di difendersi

Foto ANSA

L’hackeraggio della piattaforma Hugging Face, perpetrato quest’estate da uno sciame di agenti di intelligenza artificiale fuori controllo, continua a suscitare reazioni. Negli Stati Uniti, la preoccupazione per la pericolosità di una tecnologia non più allineata agli obiettivi umani, che ha portato a un coordinamento inaspettato di azioni con strategie di dissimulazione, ha scatenato un acceso dibattito, a volte dai toni apocalittici.
Bisogna interrogarsi sulle conseguenze per l’Europa: diversi responsabili, inclusa la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso sullo stato dell’Unione, hanno confermato la gravità di questo scenario, citando esplicitamente l’episodio di Hugging Face. Si tratta di un’evoluzione notevole. Nelle fasi precedenti, la priorità europea, in linea con quanto espresso dall’enciclica Magnifica Humanitas, era quella di tutelare la centralità dell’umano nello sviluppo dell’AI, un richiamo etico. Ora, però, la priorità si è spostata sulla difesa di fronte a uno scenario considerato direttamente pericoloso, una percezione di urgenza che, tra l’altro, spiega la convocazione di un vertice da parte del re Carlo d’Inghilterra.
Questi attacchi, che siano provocati o frutto di incidenti industriali legati ai modelli di frontiera dell’AI, potrebbero rappresentare una minaccia per la stabilità della società. Ritroviamo qui gli scenari di rischio per le infrastrutture critiche (reti di comunicazione, distribuzione di energia, acqua, trasporti) studiati da decenni. Se guardiamo alla logica della sicurezza informatica, possiamo dire che da anni è in corso una sorta di corsa agli armamenti tra capacità offensive e difensive. Oggi, però, molti esperti del settore lanciano l’allarme: la rapidità con cui si sviluppano i nuovi modelli di AI richiede una revisione profonda delle norme di sicurezza dei vari sistemi. Il contesto europeo viene spesso descritto per le sue debolezze strutturali. L’Europa non vanta modelli di AI di frontiera e fatica a far crescere i suoi campioni per raggiungere livelli paragonabili a quelli statunitensi o cinesi, come dimostra, per molti versi in modo virtuoso, l’esempio dell’azienda francese Mistral AI. D’altro canto, la sicurezza informatica è spesso affidata ad aziende tradizionali. Molti gruppi che operano nel settore della difesa e dell’elettronica hanno sviluppato capacità proprie, come Leonardo o Thales; è possibile osservare anche l’importanza degli investimenti da parte delle aziende che gestiscono reti critiche (energia, telecomunicazioni, banche). Se da un lato queste aziende non riescono a competere con i giganti dell’AI, dall’altro sono, direttamente o indirettamente, collegate agli Stati e si coordinano con le politiche nazionali ed europee in materia di difesa informatica, sulla scia del perimetro di sicurezza cibernetica nazionale ideato in Italia da Roberto Baldoni, concetto poi portato a livello europeo dalla direttiva NIS 2. Le recenti istituzioni nazionali dedicate alla sicurezza informatica mostrano una buona capacità di cooperazione a livello europeo. Esistono quindi strumenti che già legano le istituzioni pubbliche e private europee per fronteggiare le minacce. Il discorso di Ursula von der Leyen rappresenta solo la punta di un iceberg: l’Europa ha saputo sviluppare competenze e azioni in ambito digitale, dalle direttive sui dati e l’AI fino alla creazione di istituzioni specializzate.
Tutto questo, però, richiede ulteriori azioni. Alcune fonti sottolineano che per contrastare l’attacco a Hugging Face sia stato utilizzato un modello di AI cinese. Se da un lato questo dimostra l’opportunità di non affidarsi a una sola risorsa tecnologica, dall’altro crea una potenziale dipendenza da un paese non democratico.
Il settore spaziale europeo offre, da questo punto di vista, un esempio interessante. La continuità degli investimenti, anche fortemente sostenuta da politiche pubbliche tramite l’Agenzia spaziale europea (Esa) e la Commissione europea, permette all’Europa di mantenere una gamma di capacità autonome, dal lancio alla produzione di satelliti, anche di fronte al carattere dirompente degli investimenti statunitensi, simbolizzati da SpaceX.
Questo modello pubblico-privato europeo nel settore spaziale può fornire indicazioni su come garantire una maggiore sicurezza e autonomia europea anche per l’AI: la continuità e la crescita del sostegno a una ricerca scientifica pubblica di qualità, con gli stati che utilizzano la loro capacità di spesa come leva per concentrarsi su produttori europei, in una strategia concertata con i gestori di reti critiche. Ben sapendo che, di fronte all’entità del pericolo attuale, da non sottovalutare, sia necessario adeguare anche i piani di difesa civile, traendo insegnamenti da esperienze recenti come la pandemia di Covid-19, il blackout in Spagna e negli aeroporti di Londra, nonché il modello ucraino di resistenza, anche dal punto di vista tecnologico.