screenshot. cose dai nostri schermi
Anche Apple vuole ascoltare tutto
E' stata la settimana di iPhone Duo, il telefono pieghevole, ma anche di due nuove funzioni di Siri, per ora disponibili su Apple Watch, con cui Apple vuole registrare tutto. In modo sicuro e attento alla privacy, precisa l'azienda, ma intanto pure lei si aggiunge a Meta e alle altre società che usano le AI per ascoltare – e analizzare – tutto quello che dicono gli utenti
12 SET 26

Foto LaPresse
C'è stato un tempo in cui i dispositivi si spegnevano. I primi computer, grandi e biancastri, andavano accesi e poi spenti, con tanto di attesa e rumori meccanici durante l'avvio. Oggi non è più così, e ormai siamo abituati all’idea che qualunque schermo possa riavviarsi in un secondo, tornando esattamente come lo avevamo lasciato. A popolarizzare questo approccio alla tecnologia è stata Apple con l’iPhone, pensato fin dall'inizio per essere "always-on", sempre acceso. Succedeva vent’anni fa e ormai siamo pronti a una nuova fase, in cui i dispositivi non sono solo sempre accesi ma sono anche in ascolto. “Always listening”, potremmo dire. Non si tratta di una di quelle teorie cospiratorie del tipo “il mio telefono mi ascolta, mi mostra le pubblicità in base a quello che dico”. No, si tratta di prodotti che esistono e vengono venduti per rispondere alle nostre richieste (Siri, Alexa e compagnia bella), o per registrare tutto quello che sentiamo. Così, per sicurezza.
A rendere possibile il passaggio all’era dell’ascolto continuo sono state le intelligenze artificiali, che permettono ai dispositivi di capire quello che diciamo, elaborando risposte utili. Il trend è in corso da tempo e ha ricevuto questa settimana l’approvazione di Apple, che ha tenuto il suo primo keynote di settembre (quello dove presenta i nuovi iPhone) sotto la direzione di John Ternus, il nuovo amministratore delegato che ha preso il posto di Tim Cook (rimasto comunque in azienda).
Al centro del keynote, com’era stato anticipato ormai mesi fa, c’era iPhone Duo, il modello pieghevole, che ha attirato la maggior parte delle attenzioni, ma si è parlato anche d’altro, ad esempio di Apple Watch. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, Apple è riuscita finalmente a risolvere il disastro di Apple Intelligence, la suite di servizi AI presentata nel 2024 e all’epoca non funzionante. In particolare Apple ha risolto la questione Siri, l’assistente vocale nato nel 2011 e che da allora, fino a pochi mesi fa, aveva fatto pochi passi in avanti. Poi è arrivata l’alleanza di Apple con Google per l’utilizzo dei modelli Gemini per ricostruire dalle fondamente una Siri funzionante – e intelligente. Si chiama Siri AI. In aggiunta a questa, Apple ha presentato due nuovi servizi AI basati sulla voce, che riguardano proprio Apple Watch. Se nel futuro parleremo sempre di più con i chatbot, del resto, serviranno dispositivi appositi che fungano di fatto da microfoni: piccoli, leggeri, sempre accessibili. Questo spiega l’esplosione di pendagli, collane, anelli, occhiali e orologi che abbiamo visto in questi anni, così come l’interesse di Apple per il suo Watch.
Sono due le novità a fare discutere, entrambe disponibili agli utenti di Apple Watch Series 12: si chiamano Live Rewind e Siri Recap, e rientrano nel più ampio progetto Apple Intelligence, sotto l'etichetta Audio Intelligence, che raccoglie le funzioni basate sull’interazione vocale. Con Live Rewind, è possibile premere la digital crown (la rotella cromata di cui sono dotati gli Apple Watch) e chiedere a Siri di ripetere quanto ascoltato nei quindici secondi precedenti (che viene proposto sotto forma di testo, non di audio). Secondo quanto dichiarato da Apple durante la presentazione, la funzione è pensata per i casi in cui non si è colto bene un consiglio, un'osservazione di un collega o un dettaglio sfuggito nella conversazione.
Quanto a Siri Recap, invece, si tratta di riassunti e appunti a partire dalle conversazioni dell'utente, che può scegliere se tenerlo attivo in modo continuativo oppure solo in momenti specifici, come le riunioni. E la privacy? Apple precisa che i dati confluiscono “in un buffer protetto all'interno del Secure Enclave del chip S11, un comparto isolato a livello hardware presente su Apple Watch e iPhone, che elabora i dati dei sensori separatamente dal resto del sistema. Una volta elaborati, i dati verrebbero eliminati immediatamente”, e non risulterebbero accessibili al sistema operativo, alle app, all'utente né ad Apple stessa. Basterà a calmare gli animi già innervositi dal successo dei Ray-Ban Meta Glasses, gli occhiali smart di Meta che possono essere abusati per fare riprese illecite di sconosciuti? Forse, chissà, Apple ha la nomea e la street credibility che a Meta manca da sempre. Forse. Oppure questa sarà la prima grana di Ternus: gestire le proteste di chi si ricorda di quanto Apple era l’azienda più attenta alla privacy, e ora si ritrova con un dispositivo sempre in ascolto al polso.