Umanoidi da record. AgiBot vince il medagliere delle Olimpiadi, ma la gara è in cucina più che in pista

Le “Olimpiadi della robotica” che si sono svolte a Pechino a fine agosto sono state molto partecipate. Ma nell'edizione del 2027 la rilevanza dei giochi si sposterà sempre più dalla pista d’atletica alle abitazioni domestiche, con gare di preparazione di piatti complessi e stiramento dei vestiti
1 SET 26
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Foto Getty

Sono più di 160 i produttori di robot umanoidi cinesi: ecco perché le “Olimpiadi della robotica” che si sono svolte a Pechino a fine agosto sono state molto partecipate, con batterie, quarti, semifinali e finali delle maggiori discipline, soprattutto provenienti dal mondo dell’atletica (al momento, è sconsigliato far nuotare anche – e soprattutto – i modelli più avanzati).
Si sono scontrati circa una ventina di produttori tra i principali del paese, con qualche defezione rumorosa (tra tutte, quella di UBTech, l’azienda di Shenzhen quotata in borsa che è tra i top tre della Cina, e quindi del mondo), in una cinquantina di discipline diverse.
A vincere il medagliere olimpico è stata AgiBot, l’azienda di Shanghai nata nel 2023 da Deng Taihua e Peng Zhihui (ex “genio” Huawei), sostenuta da Tencent, con una quotazione indiretta ancora in corso. Agibot insegue da vicino nel mondo reale dei prodotti consegnati il leader mondiale Unitree – che a sua volta si consola del terzo posto finale con sole dieci medaglie complessive contro le quarantasei del principale competitor con una recente quotazione in Borsa che ha fatto diventare milionari diverse centinaia di suoi dipendenti, e molti dei suoi azionisti.
Al secondo posto, tra i due grandi concorrenti, si è inserita Tiangong, che è il prodotto di punta di un’azienda statale, il Beijing Humanoid Robot Innovation Center (BHRIC / X-Humanoid), un centro fondato nel novembre 2023 come joint venture tra Beijing Yizhuang Investment Holdings, UBTech (ecco dove si nascondeva), Xiaomi e Beijing Jingcheng Machinery Electric. L’azienda ha successivamente aumentato il capitale a 350 milioni di yuan, circa 45 milioni di euro, con l’ingresso di Beijing Yizhuang Robot Technology Industrial Development come azionista.
Tiangong ha vinto alcune delle discipline più iconiche: in particolare i cento metri, dove ha battuto per diverse volte in pochi giorni il record del mondo, stabilendo quello definitivo in finale, in entrambi i casi correndo sensibilmente al di sotto del record di Usain Bolt (il miglior tempo è stato di 8,64 secondi, quasi un secondo in meno dello storico crono del campione giamaicano di 9,58).
I video più virali della competizione sono stati in realtà quelli buoni per le basi meme: robot che si schiantano contro un materassone all’arrivo delle corse o piroettano auto-demolendosi, movimenti totalmente innaturali per postura rispetto ai velocisti umani, e altre casistiche che hanno collezionato milioni di views nei social d’occidente e d’oriente. E’ interessante notare come i robot antropomorfi abbiano ormai battuto i record dei loro simili in carne e ossa in tutte le principali discipline: dai cento metri alla maratona, passando per tutte le distanze intermedie, e anche nel salto in alto (per il momento, per i robot da fermi: Sotomayor è ancora salvo). E’ interessante notare pure come proprio per questo è probabile che vedremo sempre meno di queste gare, una volta stabilito che il sorpasso sugli umani è definitivo, anche nei confronti degli umani “aumentati”, come abbiamo visto agli Enhanced Games di Las Vegas, i “giochi olimpici per dopati” fortemente voluti e finanziati da Peter Thiel. D’altronde, qualcuno ha voglia di vedere giocare due AI a scacchi?
E così, nell’annunciare la prossima edizione del 2027, gli organizzatori cinesi hanno specificato che la rilevanza dei giochi si sposterà sempre più dalla pista d’atletica alle abitazioni domestiche, con gare di preparazione di piatti complessi, stiramento dei vestiti e altre applicazioni ben più utili, ora che l’effetto wow nelle gare sportive va esaurendosi. D’altronde, molti utenti online in questi giorni facevano notare la dicotomia tra la parata degli umanoidi negli stadi di Pechino e l’artigianalità dei soccorsi dopo il disastro climatico in Tibet.
Per perseguire nella strada verso la maturità della tecnologia robotica umanoide in Cina, le dimostrazioni di forza e velocità hanno sempre meno senso: la partita si gioca oggi semmai sulla destrezza, e la capacità di operare in spazi esigui e ambienti scarsamente illuminati, rispondendo a domande d’uso più banali dal punto di vista umano, ma che risultano, per il ben noto paradosso di Moravec, ben più complesse per i robot. Ed è proprio su questo che gli ingenti investimenti di Pechino – così come quelli, ancora più pesanti, della Silicon Valley – sono a oggi principalmente direzionati.