Il boom in Borsa dei robot cinesi di Unitree non è l’Apocalisse

Il titolo ha debuttato a Shanghai con un rialzo del 629 per cento e vale già 66 miliardi, nonostante il rischio America. Pechino scommette sugli umanoidi come pilastro industriale, ma fabbriche e case sono ancora lontane dalla rivoluzione promessa

20 AGO 26
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Robot umanoidi in mostra alla fiera Embodied Intelligence Robot Industry di Shanghai. GettyImages

La Valletta. Ieri a Shanghai le azioni del colosso della robotica cinese Unitree hanno aperto le contrattazioni con un balzo del 629 per cento rispetto al prezzo di collocamento, toccando i 1.100 yuan per azione prima di ripiegare sotto i 900. La capitalizzazione dell’azienda di Hangzhou ha sfiorato i 445 miliardi di yuan, circa 66 miliardi di dollari, rendendola di fatto il primo produttore di robot umanoidi quotato sulla Cina continentale. L’offerta pubblica iniziale aveva già raccolto 6,1 miliardi di yuan, circa 905 milioni di dollari, vendendo il 10 per cento del capitale a 150,8 yuan per azione. La domanda retail – che, è bene ricordarlo, è di fatto solo a disposizione di investitori cinesi, il che rende ancora più significativa l’operazione – ha superato l’offerta di oltre 8.000 volte, un record per lo Star Market, il segmento tecnologico della borsa di Shanghai pensato come risposta cinese al Nasdaq. Quasi 9,8 milioni di conti hanno partecipato al collocamento per appena 9,7 milioni di azioni disponibili nella tranche online.
I numeri industriali di Unitree, fondata nel 2016 da Wang Xingxing con un capitale iniziale di centomila yuan (l’equivalente di quasi tredicimila euro), raccontano una storia insolita per una startup tecnologica. Nel 2025 i ricavi sono cresciuti del 335 per cento, il margine lordo si è attestato oltre il 60 per cento, l’utile netto è più che raddoppiato, nonostante una politica di prezzi particolarmente aggressiva che porta alcuni dei suoi prodotti a essere disponibili sul mercato per poche migliaia di euro. E’ una delle poche aziende del settore a essere già profittevole, mentre concorrenti come Figure AI o Boston Dynamics bruciano ancora liquidità per anni prima di avvicinarsi al pareggio. Il primo trimestre del 2026 ha confermato la crescita dei ricavi, anche se l’utile netto depurato è sceso del 53 per cento per l’aumento delle spese in ricerca, sviluppo e marketing necessarie a scalare la produzione. Pochi giorni prima del debutto, Unitree ha presentato Superman, l’ultimo modello di robot umanoide, capace secondo l’azienda di saltare fino a due metri e correre a 12,66 metri al secondo: un lancio calibrato per accompagnare la copertura mediatica dell’Ipo.
Il debutto arriva tre settimane dopo che la Federal communications commission ha inserito i robot mobili avanzati di produzione estera, umanoidi e quadrupedi, nella propria Covered list, l’elenco delle tecnologie considerate un rischio per la sicurezza nazionale americana. Il provvedimento, in vigore dal 28 luglio, impedisce ai nuovi modelli non ancora autorizzati di ottenere il via libera della commissione federale necessario per essere importati e venduti negli Stati Uniti, salvo un’approvazione condizionata dal dipartimento della Guerra. Il documento, formalmente neutrale rispetto alla nazionalità dei produttori, nella pratica colpisce soprattutto le aziende cinesi: i produttori cinesi hanno coperto circa l’85 per cento del mercato globale degli umanoidi nel 2025, con Unitree leader assoluto seguito a ruota dalle connazionali AgiBot e UBTech.
Eppure il mercato dei capitali sembra totalmente immune al rischio geopolitico. UBTech e Dobot si sono già quotate a Hong Kong, Leju Robotics ha depositato la domanda per il ChiNext di Shenzhen, AgiBot prepara la propria Ipo. Pechino considera la robotica umanoide un pilastro della propria filiera industriale indipendente e i capitali domestici, esclusi ormai da buona parte degli asset tecnologici occidentali, si concentrano su un settore che il governo protegge e sussidia apertamente. Fuori dalla Cina il copione non cambia: Figure AI viene valutata privatamente circa 39 miliardi di dollari, Tesla ha fermato le linee dei modelli S e X per fare spazio a Optimus, il capitale continua ad affluire verso una tecnologia che deve però ancora dimostrare gran parte delle proprie promesse.
Dei robot che Unitree spedisce nel mondo, la quota umanoide resta infatti oggi impiegata quasi interamente in ricerca, formazione e intrattenimento, non in fabbrica. I quadrupedi hanno un utilizzo industriale reale, ispezioni e antincendio, ma restano una minoranza dei volumi. Il lavoro vero, quello ripetitivo e affidabile richiesto da una linea di montaggio, è ancora un utilizzo di nicchia, per non parlare poi dell’ambiente domestico, dove un umanoide dovrebbe muoversi tra mobili, animali e bambini senza supervisione, e rappresenta oggi un ordine di complessità ulteriore che nessun produttore ha ancora affrontato su scala (se non con soluzioni sapientemente teleoperate al momento da esseri umani, spesso in paesi del sud del mondo). Le vulnerabilità scoperte quest’anno nei modelli Go2 e G1, capaci di propagarsi autonomamente da un dispositivo all’altro, ricordano quanto immatura sia ancora oggi l’infrastruttura software che regge queste macchine.
Il mercato che scommette 66 miliardi di dollari su Unitree in un giorno, nonostante il divieto americano, segnala sia la superiorità della tecnologia cinese nel settore, sia quanto gli investitori di Pechino, Shanghai e Shenzhen, storicamente molto prudenti dal punto di vista finanziario, si fidino ciecamente del nuovo piano quinquennale, e siano dunque disposti ad accettare un rischio significativo, per una tecnologia che alla prova dei fatti ha ancora molto da dimostrare.