Il manifesto di Zuckerberg sull’AI resuscita lo spirito di Filadelfia

Meta si impegna a rendere gratuite le versioni base dei suoi agenti AI, e a vendere le funzioni avanzate attraverso un “meccanismo d’asta dinamico”. “Sperare che un potere assoluto provveda al bene dell’umanità, non ha mai portato a risultati sicuri”, scrive mr. Facebook in “The future is for everyone”

28 AGO 26
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Foto Lapresse

Nell’America trumpata e mazziata, il manifesto di Zuckerberg sull’AI è un colpo di reni clamoroso: seimilacinquecento parole che resuscitano lo spirito di Filadelfia. La spina dorsale di “The future is for everyone” è l’idea di Publius, pseudonimo collettivo di Hamilton, Jay e Madison, poi quarto presidente degli Stati Uniti: moltiplicare le fazioni. Più numerosi sono i centri di decisione, più si controllano e bilanciano a vicenda, meno è probabile che uno solo si imponga sugli altri. La rivalità è il sistema immunitario della democrazia liberale. “Sperare che un potere assoluto, per quanto illuminato, provveda al bene dell’umanità, non ha mai portato a risultati sicuri”, scrive mr. Facebook. L’alternativa al paternalismo “responsabile” di Altman e Amodei – che litigano su tutto, tranne sul principio che lo sviluppo dell’AI debba essere guidato da loro – è metterla nelle mani di miliardi di persone. Non di poche aziende o un governo. Così che ognuno possa servirsene per ciò che considera importante nella sua vita. E’ la pursuit of happiness tradotta nel linguaggio della Silicon Valley. Che ci piaccia o no, è anche il nostro. In concreto, Meta si impegna a rendere gratuite le versioni base dei suoi agenti AI, e a vendere le funzioni avanzate attraverso un “meccanismo d’asta dinamico”.
La nuova superintelligenza non sarà solo un motore di ricerca dall’estensione prodigiosa, ma una presenza che ti segue e ti conosce nel tempo, uno strumento per “creare ciò che uno vuole vedere nel mondo”. Il potere, oggi, non discende esclusivamente dalla quantità di risorse finanziarie ed energetiche ma dalla capacità di elaborare le informazioni in modo non scontato. Ad affermarsi saranno gli uomini in grado di individuare i problemi del momento e formulare le domande giuste. Le risposte, però, verranno sempre più dall’AI. L’importante è che non siano addomesticate. Non allineate agli standard “etici” dei programmatori, ma all’urgenza e al rigore dei quesiti posti da ciascuno di noi, per quanto scabrosi. Il senso del manifesto è questo, e non è poco.
Il limite di Zuck è pensare che la tecnologia diffusa aumenterà il tempo libero. Lo credevano anche Marx e Keynes: settimana lavorativa di quindici ore entro il 2030, diceva l’economista inglese. E’ successo il contrario. Dagli anni Ottanta l’ozio ha smesso di essere uno status symbol, e chi guadagna di più sgobba di più. Davanti alla crescita esponenziale della produzione, ogni minuto di riposo è una voce in passivo. L’AI livella le diseguaglianze di partenza come nessuna rivoluzione politica riuscirebbe a fare e – Tocqueville lo spiega nel suo reportage americano – in una società di eguali nessun traguardo è un tetto. Più la forza è a disposizione di tutti, più se ne vuole ancora. L’appetito vien mangiando, e il generale che allarga il fronte promettendo ai soldati la licenza mente sapendo di mentire.