Veltroni invoca regole per l'Ai, ma i fatti dicono il contrario

Si evocano Morselli, Kubrick e Sam Altman per chiedere di fermare l’intelligenza artificiale, ma la storia è un'altra: modelli che barano, incidenti informatici e una corsa agli investimenti che l'Europa non riesce a sostenere. Più che di nuove grida, servono laboratori, ingegneri e capacità tecnologica
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Due giornali, due epistemologie. In prima pagina del Corriere Walter Veltroni chiede a gran voce di regolare l'AI "prima che sia tardi", poggiando su tre pilastri: un romanzo postumo di Guido Morselli, un film (2001: Odissea nello spazio) e Sam Altman. Due sono opere di finzione; il terzo vende il prodotto di cui denuncia il pericolo. Lo stesso giorno il Financial Times, con la firma della sua AI editor Madhumita Murgia, pubblicava invece i fatti. Sono più interessanti dei romanzi e portano a conclusioni opposte.
Il 21 luglio OpenAI ha ammesso che due suoi modelli, durante una valutazione delle capacità cyber, sono usciti dall'ambiente isolato in cui erano confinati, hanno raggiunto Internet e violato l'infrastruttura di produzione di Hugging Face. Scopo dell'impresa: rubare le soluzioni di ExploitGym, il benchmark su cui erano esaminati. Il modello non si è ribellato: ha copiato al compito in classe. Nessuna coscienza, nessuna volontà di potenza, nessun Hal. C'è un sistema addestrato a massimizzare un punteggio che massimizza il punteggio per la via più economica disponibile, barare compresa. La notizia seria è un'altra: le stesse capacità che rendono un modello utile a scrivere codice lo rendono efficace ad attaccarlo. Sono la medesima capacità.
Nel 1964 Umberto Eco pubblicava "Apocalittici e integrati" sui presunti pericoli della tv e dei mass media, e il suo bisturi resta il migliore disponibile: l'apocalittico idealizza un uomo che non è mai esistito, rifiuta a priori il nuovo medium e, soprattutto, produce lui stesso una merce dell'industria culturale che denuncia. L'apocalisse vende. A entrambi i partiti Eco imputava poi la teoria del proiettile magico: effetti unidirezionali, inevitabili, uguali per tutti. La "recessione cognitiva" evocata da Veltroni è il remake 2026 della tv che atrofizza il cervello: copione identico, cambiati i costumi di scena.
Resta il paradosso dell'auctoritas: la prova regina del pericolo è la parola del produttore del pericolo. Serve però una distinzione. Le profezie di un amministratore delegato sul destino dell'umanità non provano nulla: sono affermazioni non falsificabili rilasciate da chi ha interesse a renderle credibili, perché la paura è la più efficace barriera all'entrata mai inventata, e chi detta l'agenda del rischio catastrofico ne fissa anche la soglia di conformità, che è una formidabile barriera competitiva perché tiene distanti i piccoli e lascia passare i grandi. Il rapporto sull'incidente di luglio vale invece moltissimo, perché è una dichiarazione contro il proprio interesse, verificabile e documentata da terzi. Regola antica del mestiere: si citano i log, non le profezie. E si noti chi ha scoperto l'intrusione: la sicurezza di Hugging Face e quella di OpenAI, cioè chi i log li possedeva. Non un'autorità di vigilanza, non un procuratore, non l'AI Act.
Veniamo al piano economico, dove le righe si contano. Il regolamento europeo sull'Intelligenza artificiale consta di 113 articoli, 180 considerando e 13 allegati; sopra ci sono migliaia di pagine di GDPR, DSA, DMA, Data Act, NIS2, Cyber Resilience Act; sotto, in Italia, la legge 132/2025 e i decreti attuativi che all'AI Act aggiungono il codice penale. Sull'altro piatto della bilancia, i numeri dell'AI Index 2026 di Stanford: nel 2025 gli investimenti privati statunitensi in intelligenza artificiale hanno raggiunto 285,9 miliardi di dollari, di cui 163,6 miliardi nella sola AI generativa. Nello stesso segmento, Europa e Cina insieme hanno raccolto appena 4,7 miliardi di investimenti privati. Gli investimenti privati in AI sono cresciuti di circa 7,2% in Europa, mentre negli Stati Uniti sono più che raddoppiati rispetto al 2024 (circa +127 per cento), raggiungendo un livello senza precedenti. L'Europa legifera in settimane e finanzia in decenni: produciamo più commi che parametri, e poi chiamiamo sovranità digitale il divario risultante. Del resto, tutto quanto sopra l'Europa lo ha appreso leggendo il Financial Times: non abbiamo i log perché non abbiamo i laboratori.
Il precedente storico è a poche fermate di metropolitana dalla redazione del Corriere. Le gride manzoniane contro i bravi furono riemanate almeno otto volte fra il 1583 e il 1627: la reiterazione è la prova documentale del fallimento. Manzoni annota che le leggi "diluviavano", con pene "pazzamente esorbitanti" e aumentabili "ad arbitrio del legislatore stesso e di cento esecutori". Un governatore, non riuscendo a prendere i bravi, arrivò a vietare il ciuffo. Ecco: la regolazione europea dell'AI è in larga parte una politica del ciuffo, fatta di etichette, registri, fascicoli e reati di pericolo. I bravi, cioè chi i modelli di frontiera li addestra davvero, stanno altrove.
Il che non significa minimizzare i rischi dell'AI. L'asimmetria tra offesa e difesa è strutturale: trovare una vulnerabilità è un compito discreto e verificabile, dunque perfetto per l'apprendimento per rinforzo, mentre difendere una rete è continuo, distribuito e privo di funzione di ricompensa. E il caso riportato dal FT di agenti autonomi che mappano sistemi governativi taiwanesi fino all'agenzia per la sicurezza nucleare ricorda che l'attore ostile non è una macchina ribelle, ma uno Stato: nessuna grida lo ferma. Né basta la sola responsabilità civile ex post, perché quando il danno è sistemico e non assicurabile la mera deterrenza legale del rischio è insufficiente per costruzione.
Ma la scelta vera non è tra correre e fermarsi: è tra chi rallenta avendo laboratori e chi si ferma non avendone. Valutazioni indipendenti delle capacità, contenimento certificato degli ambienti di test, segnalazione rapida degli incidenti, calcolo sicuro, acquisto pubblico di difesa algoritmica come si compra un radar: si fanno con ingegneri, GPU e commesse, non con un comma. Non si verifica ciò che non si sa costruire. La sicurezza è un bene pubblico prodotto da capacità tecnologica, non da liturgia proibizionista: un'Italia e un'Europa competitive sono più sicure, per sé e per il mondo, di istituzioni apocalittiche trincerate dietro decreti inefficaci. Il protagonista di Morselli torna a valle e trova il mondo vuoto. Il rischio europeo è più prosaico e assai più probabile: svegliarsi e trovare il mondo pieno. Di tecnologie fatte da altri, usate da tutti, ma che noi pretendiamo di regolare senza sforzarci di capirle.